Marco Ferrara, Architetto, Docente, e promotore dell’Open Source

Intervista a Marco Ferrara, architetto, docente del Politecnico alla Scuola di Design, e promotore della cultura Open Source.

marco

 

Ciao Marco, prima di tutto le presentazioni: età, provenienza, formazione, professione, passioni…

41 anni, nato e cresciuto a Catania, formazione artistica, ho studiato architettura a Firenze dove ho vissuto per circa 10 anni, da circa 12 anni vivo a Milano dove lavoro come architetto e docente presso la scuola del Design del Politecnico di Milano. Non ho passioni specifiche ma tendo ad appassionarmi quotidianamente: ho amato molto il cinema (adesso meno: preferisco le serie perché hanno un respiro maggiore, sono l’equivalente contemporaneo del romanzo ottocentesco), amo il teatro, l’architettura e le arti in generale, mi interesso al pensiero politico e alla storia, la scienza mi incuriosisce moltissimo e mi piace giocare con la matematica e la programmazione

 

Ti sei laureato con una tesi a cavallo tra architettura, scenografia e cinema: quanto questi mondi si intrecciano nelle ambientazioni 3D?

La tesi di laurea prende le mosse dalla tradizione architettonica rinascimentale e barocca della costruzione dell’illusione attraverso l’uso scenografico della geometria proiettiva. E se si parla di illusione il passaggio al cinema è brevissimo: la persistenza della visione, l’illusione del movimento… e per dare forza a questi aspetti per la tesi ho scelto di usare la pellicola super8 (dove il frame è reale, il meccanismo della finzione può essere toccato concretamente) al posto del video.
Il digitale, e quindi la modellazione 3D, sono serviti a rendere veloce, economico ed efficiente il processo creativo e la sua realizzazione [maggiori dettagli sono pubblicati qui, mentre altri contenuti relativi alla realizzazione sono disponibili qui, qui e qui.

 

Come nasce il progetto software libero per l’architettura? Quali le finalità?

Software libero per l’architettura nasce nel 2010 quando io e mia moglie (anche lei è un architetto) abbiamo smesso di lavorare per conto di altri studi professionali per metterci in proprio. Erano i primi anni della crisi economica per cui la scelta del software libero è venuta innanzitutto per ovvie motivazioni di risparmio.
Ma non è stato solo questo: in quel periodo si percepiva nella società il bisogno di un recupero di valori etici che rendesse l’agire quotidiano più equo e più giusto. Il software libero rappresentava – ed è tutt’ora – un modello economico alternativo: un modello in cui la principale risorsa è la conoscenza e la logica dominante è quella della ridistribuzione di tale ricchezza attraverso la condivisione, in opposizione alla concentrazione delle risorse.
Lo scopo del progetto è quello di promuovere la cultura open e gli strumenti liberi nell’ambito professionale dove, invece, predomina l’uso di strumenti proprietari prodotti da poche grandi aziende commerciali (Adobe e Autodesk). Si tratta di software spesso molto costosi, che impongono condizioni sempre più vincolanti attraverso l’adozione di formati proprietari o l’uso di licenze “subscription”: questo si traduce inevitabilmente in una riduzione del campo di libertà del libero professionista ed una conseguente riduzione delle proprie potenzialità creative ed imprenditoriali.

open-source-artwork

Quali le prassi virtuose per una didattica opensource? E quali le discipline coinvolte?

Sulla didattica e l’educazione in generale è in corso una grande riflessione a livello mondiale perché il modello tradizionale di classe e di scuola non riesce più a rispondere adeguatamente alle esigenze di una società molto più complessa e più estesa di quella novecentesca. Si parla molto di didattica innovativa, di MOOC, di flipped classroom… la riflessione è profonda e coinvolge pedagoghi, docenti, psicologi, informatici… perfino gli architetti (che sono chiamati a progettare nuovi spazi per l’edilizia scolastica e l’educazione).
In questo contesto la cultura open sta svolgendo un ruolo molto importante promuovendo logiche di inclusione, accessibilità, condivisione: basti pensare al grande rilievo che stanno assumendo le OER, Open Educational Resources, nella discussione.
Con la dizione “didattica opensource” credo che tu faccia riferimento ad un mio articolo in cui tracciavo alcune note a partire dal lavoro svolto durante un corso che ho tenuto alla Scuola del Design del Politecnico di Milano. Credo che quell’esperienza sia stata utile per ragionare sulla relazione tra didattica e cultura open ma si è trattato solo di un primo passo in una ricerca che continua tuttora: a circa 4 anni da quel corso questo lavoro di sperimentazione prosegue nei corsi che tengo ogni anno. Negli ultimi corsi, ad esempio, ho provato ad adottare strumenti come Git e GitHub per rendere più efficiente il processo di apprendimento, produzione, revisione e collaborazione tra studenti. I risultati sono interessanti (e spero in futuro di avere il tempo di condividerli scrivendo qualche articolo a riguardo) ma non è possibile ancora dire parole definitive sul tema.

 

Come sta reagendo il mondo accademico rispetto allo strumento open source?

Il mondo accademico, come tutti gli altri “mondi”, è molto variegato ed è difficile parlarne come se fosse un’entità omogenea: l’università è fatta di persone e sono queste che determinano le politiche e le priorità da adottare. E come è facile immaginare queste cambiano da corso a corso, da indirizzo ad indirizzo, da scuola a scuola, da ateneo ad ateneo.
In generale posso dire che il rinnovamento della didattica è un’urgenza ormai diffusamente sentita, anche grazie ai fondi e ai finanziamenti ministeriali messi a disposizione per chi lavora in tal senso. In questo rinnovamento gli strumenti open hanno indubbiamente un importante rilievo. Purtroppo ci sono ancora molti pregiudizi su questi strumenti…

 

Ci parli della tua attività come docente al Politecnico di Milano?

Sono un docente a contratto presso la Scuola del Design. Insegno dal 2008 discipline relative al disegno manuale e digitale all’interno del corso di laurea in Design degli Interni.

opensource

Quali le resistenze? e quali le oggettive criticità nel formare prevalentemente su software open source?

Le resistenze sono diverse, sia da parte degli studenti che da parte dei colleghi docenti. In alcuni casi queste sono dovute semplicemente a pregiudizi o alla non conoscenza di tali strumenti.
Ci sono tuttavia altre ragioni che rendono oggettivamente difficile una simile scelta di campo come, ad esempio, il fatto che questi strumenti non siano quelli prevalentemente richiesti dal mercato del lavoro. Il problema non è banalizzabile e dipende da molti fattori: quale tipo di figura professionale si vuole formare (autonomo o dipendente), quale settore del mercato si vuole coprire, qual è il numero di studenti da formare, quale livello di qualità si vuole raggiungere, quali sono le risorse disponibili per la formazione, quanti assistenti
Quando si parla di libertà – e di questo si parla quando si parla di free software – il problema diventa politico e riguarda i valori personali e la propria visione del mondo: è quindi normale che ci siano resistenze e criticità.

 

Ci parli del progetto Liberi Saperi?

LiberiSaperi  è la “costola operativa” del progetto Software libero per l’architettura. E’ una piattaforma Moodle per l’e-learning che abbiamo costruito per erogare corsi di formazione on-line accreditati sugli strumenti open (ed anche qualche freeware) utili ai progettisti.
L’abbiamo usata nel primo triennio della sperimentazione sulla formazione obbligatoria (2014-2016) strutturando un’offerta formativa fatta di piccoli corsi (9-12 ore) per piccole classi (max 12 iscritti). La didattica è sincrona (abbiamo usato BigBlueButton, un ottimo strumento open per creare classi virtuali) per permettere una piena interazione tra docente ed allievo. Nei due anni effettivi di operatività abbiamo avuto circa 200 iscrizioni all’anno.
Attualmente l’attività formativa è sospesa per i numerosi impegni provenienti dall’attività professionale e dall’università.

open-source-trends

Quali i software open source di cui ti occupi, quali discipline riguardano e quali sono stati accolti positivamente dal mercato del lavoro?

Mi sono sempre occupato dell’ambito del disegno e della progettazione, prima con i software proprietari e adesso attraverso gli strumenti liberi.
I software che uso sono QCAD e FreeCAD per il disegno CAD; GIMP e Krita per la grafica raster, Inkscape per la grafica vettoriale, Blender per la modellazione e il rendering.
Inoltre sono sempre stato interessato alla programmazione per cui mi trovo spesso a scrivere piccoli script in Python per uso personale (spesso applicati in ambito didattico) o pagine web in HTML, CSS e Javascript.
Difficile parlare di mercato del lavoro in questo momento storico: la crisi ha minato fortemente gli assetti consolidati, le nuove attività imprenditoriali sono spesso start-up che hanno nella sperimentazione e nell’innovazione la propria naturale vocazione ed non è facile delineare lo scenario attuale.
Tra i software citati credo che Blender sia quello che gode di maggior apprezzamento, ma anche Gimp ha uno zoccolo duro di utilizzatori e Krita sta crescendo.

 

Che suggerimenti dai ai neolaureati e ai neolavoratori (per quanto riguarda le professioni tecniche) riguardo all’uso dei software nella professione?

Suggerirei di imparare a programmare. Non tanto per scrivere software ma per capire cosa è e come funziona la macchina con cui lavorano.
Oggi i principali produttori di software, a partire da Windows e Apple, ma anche Autodesk e Adobe, stanno dirigendo la propria politica sempre di più verso l’idea di “software come servizio” (SaaS) e considerano l’utente come un semplice consumatore di tale servizio. Voglio chiarire che si tratta di una strategia di mercato assolutamente lecita che ha anche alcuni aspetti di convenienza per l’utente. Tuttavia, attraverso questa logica, stiamo assistendo al passaggio degli strumenti di produzione dall’autore dell’opera al fornitore del servizio. E temo che la perdita della proprietà dello strumento di produzione avrà una ricaduta negativa sulla qualità e sulla ricchezza espressiva che la nostra società può produrre.
Come contenere questo processo? Con più conoscenza, sforzandosi di capire il perché delle cose, comprendendo le logiche che usa il computer e i suoi linguaggi, abituandosi ad “aprire il cofano” ogni tanto.

Annunci

Architettura Open Source: ce ne parla un Architetto per il software libero

Il mondo dei software open source e quello dell’architettura e della progettazione sembrano mondi lontani. Francesco Arena, Architetto, si occupa di formazione riguardante diversi software di modellazione 3D, render e grafica.
Francesco è anche un attivista per il software libero. Ha fondato CgTutor, è socio di  SegnoDisegno e dell’associazione “Libera Informatica”.
In quest’intervista ci racconta l’importanza dei software open source nell’attività di un giovane architetto.

Socip-01

Ciao Francesco. Cosa ti ha portato verso quella che oggi è diventata la tua professione?

La curiosità verso ambiti nuovi, la voglia di sperimentare, l’amore per l’architettura e per il piacere nel disegnare.

Che ne pensi dell’architettura open source? Hai mai letto “Architettura Open Source” di Carlo Ratti?

In realtà non conosco questo libro quindi il mio giudizio non può essere completo. Leggendone però la presentazione nel sito dell’editore vedo che si parla di una rivoluzione in atto nel campo della progettazione. Io vivo e lavoro come architetto a Firenze. Frequento colleghi e cerco di tenermi aggiornato per quanto mi è possibile. Probabilmente devo essere particolarmente miope per non vedere alcuna rivoluzione in atto ma solo tante difficoltà che stanno ormai opprimendo questa favolosa professione.

Questa premessa però non mi blocca dal fare questa riflessione che ritengo pertinente. L’architettura è un’arte antica con caratteristiche ben definite, per esempio il disegno architettonico è nato come una semplificazione della realtà necessaria per comprendere, gestire e sviluppare meglio un progetto.

Oggi invece si cercano spesso strumenti inutilmente complessi che spostano l’attenzione più sullo strumento che sul progetto. Questo, a mio avviso, non è un bene perché si va a discapito della flessibilità, della velocità e della comprensione stessa del progetto.

Nelle realtà medio piccole non ha senso cercare di risolvere tutto innanzitutto con la grafica o con strumenti “rivoluzionari” e “moderni”. Bisogna essere sicuramente molto rapidi e quindi certe soluzioni vanno elaborate direttamente in cantiere.

 

 

Qual ‘è la tua storia “softwaristica”? da quale software sei partito e come sei arrivato a Blender e a C4D?

Ho iniziato ad utilizzare i software di grafica verso metà degli anni 90 ed erano Autocad, Coreldraw e 3DstudioMax. Internet era appena arrivato, navigavo solo nella biblioteca universitaria utilizzando Netscape. Per imparare un software bastava il passaparola tra colleghi oppure bisognava acquistare manuali cartacei che erano particolarmente voluminosi.

Alla Facoltà di Architettura di Firenze l’utilizzo dei software avveniva quasi esclusivamente per iniziativa personale e spesso, lo dico per esperienza diretta, veniva fortemente osteggiata dai professori che si occupavano di grafica e pretendevano l’utilizzo del solo tecnigrafo, matita e rapidograph. Benché mi fosse stato sconsigliato l’uso del computer per una tesi di restauro, alla fine mi laureai a pieni voti disegnando interamente la tesi con il cad e colorando a matita le tavole tematiche.

Ho iniziato ad utilizzare Blender dalla versione 2.37 nel 2005 perché deluso dalle prestazioni di Vectorworks (ottimo per il 2d ma veramente molto limitato tuttora per il 3d). L’interfaccia molto complessa di Blender mi fece desistere per un po’ per poi innamorarmene definitivamente dalla vers. 2.48 in poi quando riuscì ad inserirlo stabilmente nella mia pipeline fatta da VectorWorks, Blender, Gimp e Inkscape.

Dal 2009, in occasione dell’uscita della versione di Blender 2.50 completamente rielaborata e soprattutto dotata di interfaccia molto più semplice e ben progettata, ho iniziato ad insegnare alla LABA di Firenze al corso di Modellazione ed animazione 3d 1 e 2 proprio utilizzando questo programma.
Con Cinema4D invece le occasioni sono state più limitate e sono riferite ad occasionali collaborazioni tra le quali ricordo uno studio i cui elaborati erano stati interamente sviluppati in quel programma e volevano che fossero terminati con quel programma. Fu veramente molto semplice imparare Cinema4D.

The Jam Jar-v2

Ti consideri un Open Source Activist?

È una mia priorità. Insieme alla associazione Libera Informatica cerco di diffondere l’uso dei software open source, io mi occupo di quelli di grafica 2d, 3d, video e stampa 3d. Non riesco ad utilizzare esclusivamente software open source poichè per motivi di lavoro devo usare programmi che girano solo su MacOSX e Windows. Per questo motivo, almeno per ora, non utilizzo abitualmente nessuna distribuzione Linux.

Come è nata l’associazione “Libera Informatica” e di cosa si occupa?

L’associazione Libera Informatica è nata nel 2009 a Firenze, fondata da un piccolo gruppo di appassionati del Software Libero. La prima attività dell’associazione è stata di Trashware, cioè il recupero di computer considerati obsoleti e destinati allo smaltimento, che venivano revisionati e riportati a nuova vita con l’installazione di GNU/Linux.

A questa attività si sono poi affiancati i corsi di informatica, i laboratori nelle scuole e le manifestazioni.


Appoggiarsi ai FOSS (Free Open Source Software) può essere un modo, per un giovane freelance, di tagliare le spese delle licenze?

Sicuramente e non di poco. Scegliendo Blender, che è completamente gratuito, al posto di un altro programma commerciale di 3d si risparmiano diverse migliaia di euro per l’acquisto della licenza completa e di qualche centinaio di euro\anno tra assistenza ed upgrade. Scegliere però di usare i FOSS solo per la questione economica vuol dire non aver capito appieno le potenzialità del sistema open source che si fonda sulla condivisione, sullo sfruttare le reali potenzialità del software, dell’hardware e forse non si hanno neanche le idee chiare sul mestiere stesso che si vorrebbe fare visto che la scelta dello strumento adatto è fondamentale.

Molti diffidano dall’open source, considerandolo di qualità inferiore, è solo un pregiudizio?

Si, esattamente. Ci sono professionisti come graphic designer, fotografi e ingegneri anche italiani che utilizzano per il loro lavoro strumenti open source. La loro scelta non è sicuramente guidata da motivi economici ma dal riconoscimento delle qualità che questi software hanno.

 

 

 

Ti sei scontrato anche tu, nel mondo dell’architettura, con coloro che hanno la puzza al naso verso i software open source?

Si, continuamente. Non ho colleghi a Firenze che usano Blender, eppure questo software ha fatto passi da giganti in questi ultimi anni. Oggi è possibile creare delle immagini con resa fotorealistica in maniera molto veloce e semplice grazie a librerie di materiali on line, grazie a strumenti per gestire l’illuminazione attraverso preset, grazie a modelli già pronti e a renderfarm on line. Queste risorse sono per lo più gratuite e quelle a pagamento hanno prezzi molto accessibili.


Per quanto riguarda la post
produzione, quale o quali software liberi consiglieresti?

Per la postproduzione si possono usare veramente tanti software, dipende proprio da scelte soggettive e dal risultato che si vuol raggiungere. In Blender esiste un modulo dedicato al compositing che è veramente molto completo e potente, spesso uso solo questo. Si può utilizzare anche:

– Natron che è l’equivalente di Adobe After Effect,

– Openshot che è l’equivalente di Adobe Premiere,

– Gimp che è l’equivalente di Adobe Photoshop

– Rawtherapee che è l’equivalente di Adobe Photoshop Lightroom.

E per il disegno vettoriale? e per l’impaginazione?

Io utilizzo Inkscape (equivalente di Adobe Illustrator) e Scribus (equivalente di Adobe Indesign)

Reading corner-00


Perché quasi tutti i corsi, anche quelli relativi all’ottenimento di crediti formativi per gli albi, snobbano i software open source?

Perché in giro è più facile trovare tecnici che sono ormai abituati ad utilizzare software commerciali chiusi e non sono disposti a cambiare le loro abitudini. Credo che le cose piano piano stiano cambiando.


E’ una questione di diffusione, di formati, di performance, o di semplice pregiudizio/disinformazione?

Escludendo la performance che nei software FOSS citati è alta, confermo che si tratta di disinformazione. Non ci sono reali limitazioni quando si decide di usare il software FOSS

Quali sono gli strumenti (informatici), hardware e software, che non possono mancare ad un giovane freelance?

Dipende dalla professione che vorrà seguire. Per il 3d (ma anche per i videomaker) sinceramente non credo più nel mondo Apple, le sue macchine non sono più competitive per il costo, per l’hardware e quindi per le prestazioni per esempio ormai da tempo non sfruttano l’elaborazione tramite GPU con tecnologia CUDA utilizzata da programmi come Blender o Premiere. In studio ho ancora un Imac ma non credo che lo aggiornerò più.

 


L’idea di mettersi “in proprio” o con altri giovani, usando le risorse open source, per proporsi come 3d visualizer, in un paese come l’Italia, ha senso?

Certo è una maniera molto intelligente di iniziare a lavorare, il mondo FOSS è completo ed offre tutti gli strumenti per lavorare a livello professionale.

Mettersi a fare formazione “open source” in un mondo dove “ciò che non costa non vale” non è rischioso? che feedback hai?

Intanto è bene aver chiara la differenza tra “insegnare un software” e “insegnare una materia”. Per imparare un software, banalizzo un po’, basta Youtube, ci sono ormai tantissimi tutorial di tutti i tipi e soprattutto gratuiti, quindi questo basta per procedere come autodidatta anche se il risultato non è sempre certo dipende dal percorso intrapreso. Per imparare invece una materia o un mestiere ci vuole qualcosa di più un tutorial, ci vuole un corso magari tenuto da un insegnante che abbia un’esperienza diretta con quegli ambiti. Fare formazione all’interno di un istituto mi permette di incontrare persone motivate ed orientate verso un risultato certo in questo caso graphic designer. Sono quindi anche io molto selettivo, preferisco fare formazione a categorie ben precise come, oltre ai graphic designer, architetti e fotografi.

La LABA di Firenze ha creduto da diversi anni anche nel software open source utilizzando Blender per il corso di Animazione e modellazione 3d e fortunatamente non è l’unico istituto cito ad esempio il DAMS di Torino e il Corso di laurea in Informatica di Catania che utilizzano Blender in alcuni corsi.

I corsi di grafica 2d e 3d che ho pronti sono pubblicizzati da Libera Informatica e dal mio sito Cgtutor, ho collaborato anche con il Fablab di Firenze.

Dalla mia esperienza risulta che senza campagne di marketing mirate questi cataloghi di corsi on line non danno un buon riscontro. Le relazioni personali sono sempre molto importanti per creare nuove possibilità di lavoro. Attualmente ho appena terminato un corso su GIMP, programma di fotoritocco, per la Regione Toscana e con Paleos e 3dstore  stiamo preparando un corso di Stampa 3d per un istituto formativo di Milano



Ti occupi anche di promozione di brand e di editoria: che ne pensi degli architetti che si reinventano ampliando il loro campo d’azione a discipline contingenti e complementari alla professione classica dell’architetto?

È una operazione fondamentale per perseguire l’ottenimento di una maggiore soddisfazione del cliente. Con la Segnodisegno, azienda nella quale lavoro dal 2000 e di cui sono socio dal 2016, siamo in grado di fornire competenze pluridisciplinari infatti ci occupiamo della promozione di immagine coordinata che in può interessare ambiti differenti da quello architettonico, a soluzioni di design di interni, allo stand, alla parte grafica.

arredi


Cinema4D e Blender, insegni entrambi: ci illustri le differenze e i perché un freelance dovrebbe scegliere l’uno o l’altro?

Semplifico la risposta, e saltando l’aspetto economico affermo che non ci sono differenze. Sono entrambi strumenti che possono essere utilizzati per le stesse finalità. Riporto sempre l’esperienza della LABA. Il corso di modellazione ed animazione 3d 1 viene fatto utilizzando Blender e il corso di 3d 2 utilizzando Cinema4d. Ritengo questa scelta molto intelligente e corretta nei confronti dei allievi del corso perché gli permette di avere più frecce per il loro arco.

Oggi sono diversi i software utilizzati nel campo della CG.

La finalità di un corso accademico poi non deve mai essere meramente quella di insegnare ad usare uno strumento ma quello di insegnare una materia indipendentemente dallo strumento scelto. Se poi proprio la scelta si dovesse fare verso un singolo software allora, almeno nel campo del 3d, credo di più in Blender perché è l’unico software veramente completo che poi non ti blocca con le logiche aziendali proprie dei software commerciali. Utilizzandoli in sinergia i vantaggi aumentano. Per esempio Blender ha un ottimo simulatore di fluidi che può essere usato per le scene di Cinema4D.

Sono entrambi molto potenti.

Se scegli Blender hai a disposizione di uno strumento molto potente continuamente sviluppato con il quale puoi sperimentare tutti gli ambiti della grafica senza alcuna limitazione e sei libero di interagire con qualunque altro software.

Se scegli Cinema4d impari soprattutto uno standard riconosciuto universalmente ed entri in una logica completamente differente che ti spinge poi a conoscere ed usare altri software per completare il tuo lavoro.

interni


Perché il settore dell’architettura sta resistendo maggiormente, rispetto a molti altri settori, al mondo del software libero, della condivisione e del social networking?

Io non percepisco questa differenza tra il settore dell’architettura e gli altri settori professionali. Non mi sembra di aver visto colleghi avvocati, medici o commercialisti diventare paladini del FOSS e della condivisione. La nostra è una società che nel pieno di grossi cambiamenti, la libera professione è forse tra quelle attività che sta subendo maggiormente questi cambiamenti in maniera drastica. Sarebbero dovuti essere gli enti pubblici (uffici comunali, provinciali, scuole ecc. ecc.) i luoghi per eccellenza promotori dell’uso del software libero ed invece utilizzano tutt’altro.

Un ultimo pensiero o consiglio per i giovani lettori?

Svegliatevi, siate critici, non seguite le mode e i marchi. Dietro ogni attività ci sta sempre una persona. Chiedetevi veramente cosa volete fare e poi cercate di perseguire questo obbiettivo.

AF

Salva

Salva

Salva

Blender è performante per architetti e designer? La parola ad Andrea Rotondo

Blender è un software di cui si discute molto nel mondo degli architetti e dei designer che si occupano di modellazione, render e postproduzione.
Cerchiamo di sfatare leggende metropolitane e falsi miti confrontandoci con Andrea Rotondo, Blender Traniner certificato, fondatore di BlenderGeek, fumettista, modellatore, animatore 3D, renderista, e insegnante, che ha scelto, tra tanti software, proprio Blender.

render02

La tua formazione mixa belle arti, comunicazione visiva e fumetto. Hai unito passione e professione. Raccontaci la tua esperienza…

Ho sempre avuto la passione per il disegno tradizionale e per il computer. Fin dai tempi del Commodore 64 prima, e successivamente dell’Amiga disegnavo a mano e al computer, imparando le basi della grafica 2D e 3D. Grazie ad Amiga mi sono avvicinato alla grafica 3D che ai tempi (si parla degli anni 94/95) erano pochi cubi perché l’hardware non era potentissimo. Di conseguenza ho sempre visto il Computer come uno strumento, come se si parlasse di una matita, pennello. Con l’evoluzione della tecnologia e del software il Computer ha sempre preso più importanza e ha sempre di più affiancato il mio mondo artistico. Ora è diventato il mio strumento di lavoro principale.

Quando è nata la passione per il mondo 3D? Riesci anche ad unire questa passione con quella per i fumetti?

Il 3D è una naturale evoluzione del 2D. Di conseguenza la mia voglia di imparare sempre qualcosa di nuovo mi ha portato ad approfondire il mondo tridimensionale. Prima con pochi cubi, poi con milioni di poligoni. Ora, nel mio caso, il 3D prevale sul 2D. Questo perché si ha più libertà di creazione, la terza dimensione aiuta tantissimo a sviluppare la propria fantasia. Di conseguenza, essendo appassionato anche di 3D, l’unione del fumetto e del 3D era inevitabile.

Hai usato e studiato molti software 3D, come è nato l’amore per Blender?

L’amore per Blender è nato per caso. Ero ammalato ed ero a casa che mi stavo annoiando. Premetto che all’epoca utilizzavo 2 software principali (i più famosi). Navigando sui vari forum leggevo della gente che era orgogliosa e motivata nell’usare Blender. All’inizio, devo ammettere, li sfottevo. Non capivo come mai erano così soddisfatti di Blender. Poi decisi di provarlo. Di sbatterci la testa per imparare. E’ stata dura… Ci ho messo 5 giorni, 8 ore al giorno per capire la mentalità e come funzionava (ai tempi non c’erano tanti video o tutorial). Però poi è stata una folgorazione. Quando ho capito il potenziale che ha Blender gli altri programmi mi sono sembrati “vecchi”.

Un giovane architetto o designer che volesse lavorare su modellazione e render, perché dovrebbe scegliere Blender? Avrebbe senso sceglierlo se non fosse open source?
Blender è veramente potente. E ve lo dico io che “purtroppo” per lavoro, spesso mi chiedono di usare obbligatoriamente anche gli altri software. Blender ha tutto e di più. Premessa, bisogna obbligatoriamente aprire la propria mente.
E’ un po’ come guidare un trattore e un go-kart. Il go-kart è veloce, potente, ma bisogna saperlo guidare altrimenti ci si schianta alla prima curva.

Come già detto Blender permette di seguire tutta la PIPELINE lavorativa senza dover uscire dal programma. Bozze, modellazione, rendering, sculpting, animazione, montaggio video, compositig, realtime, VR avviene tutto all’interno di Blender, e questo potenziale non te lo offre nessun altro programma 3D. Quindi sì. Consiglio vivamente di imparare Blender e magari dare un’occhiata anche ad un altro programma più “commerciale”. Non c’è niente di male a conoscere più di un programma 3D.

Perché il mondo dell’architettura e del design storcono il naso quando si parla di Blender? Quando è una questione di formati, quanto di prestazioni, e quanto un pregiudizio legato al suo essere un open source?

Si sicuramente l’essere Open Source non è d’aiuto. Ma adesso il mondo sta cambiando. Finalmente il cliente vuole il Prodotto Finito e non più i progetti. Quindi siamo più liberi di lavorare come preferiamo noi. Ricordo anche che motori di rendering come Cycles per l’architettura sono ottimi e molto più avanti di altri motori di resa blasonati. Inoltre anche motori come VRAY, Renderman sono compatibili con Blender.

Perché il mondo dei professionisti sottintende che un professionista serio debba “pagarsi” i programmi?

Penso sia solo una questione di “ignoranza”. Io personalmente guardo prima la potenza di un programma. Se è potente allora sono anche contento di pagare. Altrimenti tendo a trovare alternative.

Esistono molti corsi che dànno crediti formativi per l’albo degli architetti che riguardano sketchup, GIMP, e altri software. Come mai non viene preso in considerazione Blender?

Siamo sempre su un discorso di conoscenze. Probabilmente chi è nei piani alti non conosce neanche l’esistenza di Blender.

Si dice che Blender sia difficile da imparare per chi non viene dal mondo Linux. Dopo anni da formatore sei d’accordo con questa leggenda metropolitana?

16558334_10155492748917080_938043163_nLinux o no, Blender è un programma di grafica 3D professionale. Sfido chiunque a mettersi davanti ad un altro programma di grafica 3D e veder se combina qualcosa. Bisogna mettersi a studiare, imparare qualsiasi programma e Blender non fa eccezione. Io posso portare la mia esperienza che spiegandolo, Blender ha la curva d’apprendimento di 20 minuti. Dopo 20 minuti si entra nella mentalità e si inizia subito a produrre. Con altri programmi ci vogliono qualche ora. Basta vedere i video che mettiamo Online per rendersi conto quello che dico è vero.

Blender comunica in modo semplice con altri software con simile funzione?

Ormai basta esportare in FBX o ALAMBIC o DAE per avere una compatibilità al 90%. Purtroppo nella grafica 3D non esiste un formato universale.

C’è facilità di accesso a risorse free? Intendo sia manuali e videocorsi, sia librerie di oggetti e materiali, e add on?

Blender ha la Community più attiva e attenta al mondo. Sui principali siti Blender.it, Blendswap.com, Blenderartist.org, Blender.org, Cloud.blender.org, trovi veramente qualsiasi cosa e qualsiasi tipo di supporto.

Blender è competitivo anche per le animazioni?

Nell’Accademia di Belle Arti dove insegno, la mia materia è proprio Animazione. E posso affermare che anche in quel campo Blender è veramente notevole. Animazione ossea, animazione facciale, animazione tramite shape keys e altro. Non manca proprio nulla.

Cos’altro fa Blender?

Come detto prima Blender fa tutto e permette di mantenere la Pipeline lavorativa all’interno di Blender. Per tutte le funzionalità vi invito a guardare questo link: https://www.blender.org/features/

Perché un professionista serio dovrebbe mettere online un videocorso free? E’ una questione di personal branding?

Io lo faccio perché mi piace. Mi piace far vedere le potenzialità di Blender mi piace vedere che la gente apprende dai miei corsi.

Ci parli del progetto Art-Tech?

La ART è la mia società di lavoro. E’ nata con lo scopo di innovare il campo della grafica 2D e 3D. Spesso nei lavori cerchiamo la soluzione più innovativa. Ora siamo molto attivi nel mondo del Virtuale e stiamo portando le nostre tecnologie di produzione all’interno delle aziende (e Blender e una di queste).

E riguardo al progetto Blender Geek?

BlenderGeek nasce come semplice gruppo Facebook per comunicare con chi seguiva i nostri corsi dal vivo. Ora è cresciuto ed è diventato un gruppo molto grosso di gente appassionata a Blender. I membri del consiglio sono tutti professionisti che usano Blender lavorativamente. Sta per nascere anche BlenderGeek PLUS, una sorta di cloud.blender.org dove, pagando un abbonamento mensile, si avranno tutta una serie di contenuti inediti realizzati da noi, un’assistenza diretta, la possibilità di seguire i nostri HANGOUT con tutti i membri del BlenderGeekPlus e avere sconti (se non addirittura gratuiti) sui futuri corsi avanzati, professionali che faremo.

I giovani freelance che strizzano l’occhio all’open source, e che modellano renderizzano con blender, mi chiedono se c’è un’alternativa open source anche per la post produzione. Che ne pensi di GIMP? Hai altri software da consigliare?

Se per la post produzione basta modificare le tonalità, i contrasti o simili allora basta il compositing di Blender molto potente. Se bisogna eliminare errori manualmente allo consiglio KRITA al posto di GIMP che sta migliorando a vista d’occhio. GIMP è rimasto troppo “vecchio”, in tutti questi anni si è evoluto pochissimo.

Blender è targettizzato per un certo tipo di modellatori 3d, o è adatto anche ad architetti e/o a designers?

Blender è adatto per chi vuole imparare il 3D. Io ho fatto corsi a Bambini, adulti, ingegneri, architetti e altro. Se spiegato correttamente immediatamente appassiona e permette d’avere uno strumento unico e potente.

 

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Salva

Anche le famiglie parametriche sono famiglie!

Quando lanci un render, che richiede 8 ore, prima di andare a nanna…