Come proporsi professionalmente sul web? La parola a ProntoPro

Se un tempo era tutta una questione di passaparola, ed inevitabilmente ad essere favoriti erano i professionisti più anziani, oggi i giovani, e tutti coloro che si aprono al web senza pregiudizi, possono utilizzare spazi web e social pensati per il networking professionale.
Tra essi spicca ProntoPro, tanto che ho deciso di intervistare i fondatori del portale (Silvia Wang e Marco Ogliengo) in modo che possano raccontarci la genesi dell’idea e i modi più strategici per utilizzare meglio la visibilità professionale che il portale offre.

Via Filzi 25, gli uffici di ProntoPro

Via Filzi 25, gli uffici di ProntoPro. Silvia Wang e Mario Lengo

Come nasce l’idea di ProntoPro?

S: In realtà l’origine del portale è stata alquanto “casuale”. Marco ed io volevamo sposarci in Italia e all’epoca vivevamo a Jakarta. Pensavamo che sarebbe stato facile trovare i professionisti di cui avevamo bisogno online, ma… niente di più sbagliato! Da lì l’idea di creare un portale efficiente e veloce volto a trovare il giusto professionista. Da due anni stiamo facendo tutto per step, con tanto spirito di sacrificio e dedizione, ma siamo molto orgogliosi di quello che abbiamo creato e che stiamo incrementando e migliorando giorno dopo giorno.

I portali che “promettono” di portare lavoro ai giovani professionisti sono “millemila”…cosa ha di diverso ProntoPro?

M: Se ProntoPro è il primo in Italia per numero di utenti, un motivo ci sarà ☺ Noi siamo diversi per tanti motivi: innanzitutto non sfruttiamo il fatto che sono tanti i giovani professionisti alla ricerca di più lavoro attraverso costi di abbonamento al servizio; su ProntoPro puoi rispondere solo alle richieste che ti interessano e pagare solo quelle. E poi siamo diversi perché ci rivolgiamo a tutti! Professionisti del mondo della casa, del benessere, docenti, piccole e medie aziende… tutti su ProntoPro hanno la possibilità di sfruttare uno strumento capace di fare arrivare richieste di lavoro direttamente nella propria casella elettronica.

Come funziona operativamente? In cosa siete innovativi? E perché funziona?

S: ProntoPro.it permette l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Attraverso il sistema delle recensioni stiamo rivoluzionando il processo di ricerca dei professionisti perché usare il nostro portale è semplicissimo sia per gli utenti che per i professionisti. Ai primi basta recarsi sul sito, selezionare la figura ricercata e compilare una scheda indicando i dettagli del lavoro che vogliono commissionare. Nel giro di poche ore riceveranno fino a 5 preventivi personalizzati e potranno scegliere autonomamente e senza impegno quello più adatto alle proprie esigenze. Per i professionisti, invece, l’uso di ProntoPro.it è un valido aiuto per ampliare la propria clientela. Questo sistema funziona perché è utile.

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Visto che il blog è seguito da “nerd” e, come si dice oggi, “geek”, che ne dite di darci un po’ di numeri?

M: Oltre 100.000 sono i professionisti iscritti e 150.000 i clienti che hanno già usato il nostro sito. Le categorie di servizi sono 430. Il tasso di crescita è del 20% mese su mese. Il valore generato su ProntoPro corrisponde al PIL della  Toscana e sul nostro sito arriva una richiesta di preventivo ogni 3 secondi. Esistiamo da poco più di due anni, ma siamo in tutta Italia.

Perché un giovane professionista dovrebbe investire in ProntoPro e non, ad esempio, in biglietti da visita o volantini?

S: Noi non crediamo che una forma di pubblicità escluda l’altra. Indubbiamente dalla nostra parte ci sono le statistiche che dimostrano come i canali digitali saranno sempre più gli strumenti utilizzati dai professionisti per farsi conoscere e il fatto che ormai da anni, quando si ha bisogno di qualsiasi cosa, la prima cosa che facciamo è googlare la ricerca, conferma tutte le statistiche. La ricerca avviene online, il contatto offline.

Molti giovani professionisti si sono attrezzati con siti, blog professionali e profili social: questi strumenti sono un’alternativa a ProntoPro o questi strumenti possono lavorare in tandem e potenziarsi a vicenda?

M: Non solo possono lavorare insieme, ma secondo noi devono farlo! Non a caso, incoraggiamo sempre i nostri professionisti ad inserire nella propria pagina personale tutte le informazioni che li riguardano: siti, blog, profili social, certificazioni, attestati sono strumenti indispensabili per dare un’immagine il più chiara possibile di sé e della propria attività. Essere trasparenti, reperibili e facilmente contattabili è il primo modo per  conquistare   potenziali nuovi clienti.  

La credibilità prima di tutto: chi “certifica” le proprie competenze prende punti, o meglio… crediti: è una scelta d’immagine? premiare i “referenziati”?

S: Più che una questione d’immagine, la scelta di regalare crediti a coloro che completano il profilo è un incoraggiamento a sfruttare al meglio il canale. ProntoPro è un portale sul quale si possono trovare nuovi contatti senza un impegno proattivo da parte del professionista. Questo tipo di approccio è totalmente diverso da quello che avviene offline, quindi diventa indispensabile avere un profilo chiaro e completo per avere la maggiore probabilità di essere scelto tra più professionisti. ProntoPro vuole diffondere questo messaggio ai professionisti e tra gli strumenti usati c’è la scelta di regalare i crediti una volta completato il profilo.

Quale tipo di professionista viene premiato da PP? Il più veloce? il più bravo? il più “sgamato” con internet o quello con migliore qualità prezzo?

M: I professionisti che vengono assunti più spesso sono quelli che aiutano il cliente a capire meglio la situazione e il lavoro che dovrà essere svolto, quelli con un profilo completo, e coloro che danno subito una stima di prezzo. Ovviamente anche le recensioni sono indispensabili: anche una sola recensione aumenta del 100% le probabilità di venir assunto! Se ne hanno più di 5, aumentano di 4 volte le proprie probabilità.

Vedo che inserite anche la possibilità di inserire il racconto di un’esperienza: quanto è importante padroneggiare la tecnica dello “storytelling” per conquistare il potenziale cliente?

S: Attraverso la creazione di storie si può dare vita ad una ben definita identità narrativa. Permettere ai professionisti di raccontarsi è parte della nostra missione di diffondere una cultura di connessione, collaborazione e innalzamento del livello qualitativo del mondo del lavoro.

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Date la possibilità di mettere come raggio d’azione “tutta Italia”. Quanto questa possibilità, nell’epoca del digitale, è una realtà? e quali sono le professioni che permettono di essere “nomadi digitali”?

M: È una realtà sfruttata da tantissime persone. Pensiamo al mondo dell’e-learning: tutti quelli che vogliono imparare una nuova lingua, prendere ripetizioni di matematica, o seguire corsi di recupero oggi possono farlo attraverso Skype, Google Hangout, Facebook Messenger, Whatsapp… sono tantissimi gli strumenti che oggi garantiscono di vedersi e sentirsi anche a distanza.

Ultima domanda: uno dei problemi principali dei professionisti sul web è l’insistenza. Alcuni giovani, presi dalla foga di cercare committenti, sono piuttosto maldestri ed insistenti nel proporsi. Sappiamo che avete progettato ProntoPro in modo da tutelare il cliente da “spamming lavorativo”, ma in generale quali sono i consigli che date al professionista per evitare che venga percepito come insistente?

S: Noi li invitiamo ad essere molto chiari nella prima risposta, osservando attentamente i dettagli della richiesta. È importante fornire un costo preciso o una stima per il lavoro da svolgere, specificando cos’è incluso nel preventivo. Sottolineare la necessità di un colloquio e/o di un sopralluogo utili a fornire informazioni più precise, sono suggerimenti che diamo spesso ai nostri professionisti per evitare di stressare il cliente con un numero eccessivo di comunicazioni.

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Professionisti e Personal Branding, intervistiamo Pietro Galeoto

Architetti, grafici, modellatori, renderisti, designer, e tutti i professionisti che lavorano da freelance spesso dimenticano l’importanza del personal branding, ed in particolare del net branding, ovvero l’arte di accrescere la propria reputazione, lavorativamente e non, tramite il web, con ovvie ripercussioni positive nella “real life”.
A tal proposito intervistiamo Pietro Galeoto, 20 anni di esperienza nella comunicazione, dalla carta stampata alla TV, oggi le sue attività sono prettamente concentrate su web e social.

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Ciao Pietro, raccontaci un po’ di te…cosa ti ha portato ad occuparti di personal branding, e quali altre esperienze professionali corredano il tuo cv?

“Il mio primo approccio al personal branding è legato alla mia ultima esperienza lavorativa. Sono, infatti, stato a capo della Comunicazione di un importante Gruppo che opera nel campo delle risorse umane. E ho quindi toccato con mano quanto incida sulla selezione delle risorse la reputazione che il candidato ha sul web. Per questo ho iniziato ad approfondire l’argomento, sperimentando nel mio lavoro quotidiano tutte le nozioni apprese. Nel giro di un paio di anni, ho trasformato quindi la comunicazione aziendale da tradizionale a social, con risultati interessantissimi, tali da indurmi a lavorare su un progetto che mi vedrà prossimamente a supporto di professionisti e aziende per raccontare al meglio se stessi e il proprio valore. Ma avremo modo di parlarne in seguito”.

Cos’è il personal branding? Com’è direttamente connesso col successo professionale?

“Ciò che dico spesso è che noi siamo quello che esprimiamo e raccontiamo sul web. Pensaci. Quando senti parlare di un professionista o di un’azienda e vuoi saperne di più, che cosa fai? Prendi lo smartphone e digiti la tua Query su Google: il nome del professionista o dell’azienda… Beh in quel momento, anche se ti ho di fronte, per me sei quello che appari sul web; i contenuti che tu hai prodotto meglio sono fatti, più pertinenti sono al tuo business, maggiore è il tuo valore ai miei occhi”.

Qual è la differenza tra popolarità e reputazione?

“La popolarità è più legata alla forma e all’impatto di ciò che esprimi; la reputazione invece è legata ai contenuti, all’autorevolezza dettata dalla qualità dei tuoi interventi. Oggi sono importanti tutte e due le cose. Fondamentali sono il controllo e gli interventi ‘riparatori’ su contenuti che possono far divergere la tua web reputation dagli obiettivi che ti sei prefissato. Bisogna fare, dunque, un distinguo netto tra utilizzo istintivo e utilizzo razionale/professionale dei social network”.

Quali sono i principali concetti che dovrebbe conoscere un professionista o uno studio che di appresta a migliorare il suo personal branding?

“Anzitutto è necessario fare in modo che la propria immagine sia coerente e coordinata. Poi è fondamentale riempire i propri strumenti (sito web, blog, social) di contenuti altrettanto pertinenti. Qualsiasi architetto o professionista in genere, deve capire un concetto fondamentale: alla gente, ai nostri potenziali clienti, non frega nulla di noi… ciò che può interessare loro è: come possiamo essere loro utili, quali soluzioni possiamo offrire loro. Mi spiego meglio. Un architetto si sarà trovato a risolvere un problema di spazi, altezze, agibilità… lo racconti, racconti come è riuscito a risolvere un determinato problema. E’ questo che interessa al tuo potenziale cliente, che magari vorrà risolvere proprio quel problema”.

E un architetto, designer, o visual artist che ha deciso di lavorare come freelance? Puo’ il personal branding aiutare a trovare delle commesse?

“Certo! Ricordiamoci sempre che un freelance che dimostra di conoscere il campo in cui lavora e di poter raggiungere in autonomia un determinato risultato è sempre più competitivo sul mercato, rispetto a un’azienda che ha più costi da sostenere”.

Il personal branding ha un valore al di là di cio’ che si sta facendo “al momento” professionalmente? E’ un investimento più a lungo termine?

“Sicuramente. Il tuo personal branding è un valore al di là dello specifico momento, è una casa che va costruita mattone su mattone”.

Perché i professionisti anziani o di mezza età rimproverano i giovani di “perdere tempo col web” dicendo che “devono andare a lavorare”? Dipende dal loro non essere capaci di capire l’importanza dello strumento?

“Beh, sono i soliti attriti generazionali. E’ difficile uscire dalle proprie aree di comfort e mettersi in gioco per chi appartiene a un’altra epoca. Ma anche su questo ci sono delle eccezioni: conosco molti ‘anziani’ che si sono adeguati benissimo a questo nuovo modo di comunicare. Sarò più categorico: chi non si adegua è perduto”.

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Quanto è importante la comunicazione visuale?

“Fondamentale  direi. E’ ormai risaputo che un’immagine attrae molto più di un post testuale. Si pensi all’innovazione da poco introdotta da facebook che ci permette di creare sfondi e colorare il lettering dei nostri post. E, soprattutto, chi si occupa di design deve prestare un’attenzione particolare alle immagini che pubblica”.
Quanto è importante “fare networking”?

“Importantissimo sia off che on line. Interagire attraverso i commenti su blog e post è un’ottimo strumento per confrontarsi e conoscersi. Per quanto mi riguarda, sono nate molte collaborazioni proprio così, in particolar modo su linkedin”.

Quali sono i social più efficaci per chi si propone come professionista tecnico? e per chi si propone come 3d visualizer? (modellazione, rendering,…)

“Diciamo che linkedin è la base per qualsiasi professionista; poi in questo caso specifico non trascurerei tutti i social che si basano sull’immagine, Pinterest, Instagram ecc..” 

Quali i migliori strumenti? Articoli? Video? Immagini studiate?

“Tutto fa brodo. Ma soprattutto bisogna seguire le proprie attitudini, per fare in modo che i contenuti siano sempre più di qualità. Per quanto mi riguarda, il mio futuro sarà orientato sui video,che sono anche lo strumento che i social stanno sempre più ‘spingendo’. Si calcola che tra qualche anno il 75% dei contenuti Web sarà vide, ed è bene che tutti inizino a prendere dimestichezza con questo strumento”.

Quali, invece, gli errori da non fare?

“Uno su tutti è sottovalutare la foto, l’immagine dei propri profili, che invece è il nostro principale ‘segno di riconoscimento’. Tempo fa scrissi un articolo proprio su questo argomento che è possibile leggere qui, Per tutto il resto direi che non bisogna avere paura di sbagliare; prima si sbaglia prima si impara”.

Si dovrebbe cominciare a curare il proprio personal branding quando si è ancora studenti?

“Se si hanno delle passioni, degli interessi, perché no… Si pensi che in America il nome dei propri figli si sceglie in base al fatto se il dominio è libero o se il nome è già inflazionato sul web. Insomma chi ben comincia è a metà dell’opera”.

Quali sono le figure professionali a cui uno studio o un professionista dovrebbe appoggiarsi per accrescere il personal branding?

“Sono tanti i professionisti che fanno ricerca e possono fornire utili consigli sulla valorizzazione del proprio personal branding. Citerò quelli che ho conosciuto anche off line:
Silvia Vianello con la quale ho avuto il piacere di collaborare nella realizzazione di un evento sulle nuove tecnologie con il supporto di Accenture e Google. Docente di Marketing alla Bocconi, è molto seguita sui social e su linkedin; in particolare dispensa consigli e riflessioni sul giusto approccio da adottare in ambito lavorativo.
Mirko Saini, sono stato ospite in un suo evento formativo. Cura un blog tutto centrato su linkedin; consiglio a tutti di seguirlo.
Stefania Boleso, consulente in marketing e comunicazione digitale. Anche lei conosciuta in un evento che organizzai a MIlano. I suoi  corsi aiutano i partecipanti a costruire una strategia di marketing personale che valorizzi le loro competenze e li aiuti a promuoversi correttamente online.

E poi il mio caro amico Luca Conti, consulente, blogger, docente e giornalista, vanta una delle più produttive bibliografie sull’argomento”.

Se invece siete interessati a conoscere di più Pietro Galeoto, questo è il suo blog: galeoto.it 
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Linkedin e gli altri social preziosi per un giovane Architetto

Linkedin, social e piattaforme web: come capitalizzarli se sei architetto?

Cosa è un geek se non un nerd che vuole darsi un tono?
Faccio parte di quella generazione, i cosiddetti “millennials”, che hanno avuto internet nella prima adolescenza e ne hanno fatto una passione e un’ossessione.
Alcuni di noi ne hanno fatto anche una professione, e oggi sono i migliori Seo, operatori del social media management, personal branding, net branding, web content management, content marketing, blogging, storytelling, sociologia del contatto filtrato e web 2.0.
Senza arrivare agli enfant prodige come Zuckemberg, la nostra è una generazione che ha fatto del web uno stile di vita, e anche senza farne una professione, tutte le abilità sopracitate possono diventare, se non il fine, il “mezzo” per promuovere la nostra professione, soprattutto nel caso sia una professione tecnica e/o se lavoriamo da freelance.

Non ho mai avuto simpatia per le “cariatidi” di entrambi i sessi che pontificano contro il web quando il vero motivo è che non lo capiscono e non lo hanno nel “dna.
Ci riempiono di paroloni sul come loro (in ben altri tempi), si sono affermati nel lavoro grazie al passaparola, e ci vorrebbero piegati ad una logica in cui per farti un nome devi fare pratica, e magari farla gratis o quasi, in eterno o quasi, da un vecchio professionista che il “nome” se lo è fatto, ma in un tempo in cui i laureati erano pochi ed era relativamente semplice farsi apprezzare.

Si dice che internet lo abbiano inventato gli introversi, ed è per questo che spesso gli Influencer dal vivo sono impacciati ed insicuri.
Internet ha “democratizzato” la possibilità di farsi conoscere, che è accessibile a chi padroneggia meglio lo strumento, piuttosto che a chi ha altri canali per farsi “un nome”.

L’unico scoglio da superare è mettere da parte una formazione tradizionale e tradizionalista, quella di noi architetti, che ci porta a diffidare da questi strumenti, considerarli “fuffa” solo perché sono fluidi, metamorfici e non richiedono competenze acquisibili secondo percorsi definiti, abilitazioni e patentini (a cui siamo tanto abituati noi che abbiamo studiato discipline tecniche).

E così, al netto delle filippiche contro la modernità dei nostri mentori, internet può essere per noi una risorsa, poiché mette in risalto nel nostre competenze, le nostre visioni ed idee, o, se vogliamo essere alla moda, le nostre “skills”.

E così nasce la figura dell’influencer, spesso una persona molto giovane, un “nativo digitale”, che sa destreggiarsi tra facebook, twitter, instagram e google plus, e tutti i comodissimi aggregatori che permettono di diffondere propri contenuti in tutto il pacchetto di social a disposizione.

Ad un giovane architetto che vuole fare conoscere consiglierei alcuni portali o social che possono sia far conoscere il suo portfolio, sia dargli spunti per migliorare confrontandosi con altri.

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Il primo portale che consiglio è deviant art, una community storica che unisce artisti “alternativi” di varie discipline: fotografi, renderisti, artisti digitali, pittori, scrittori. Apri una galleria e comunica con gli artisti digitali del tuo settore. Prendi esempio dai migliori.

Il secondo portale che consiglio è Academia.edu. Collabora con gli atenei e ti permette di pubblicare il tuo materiale saggistico in pdf. Puoi impaginare il tuo materiale con un buon software libero come Scribus, e suggerire questo tuo social a coloro che sono interessati a te come saggista dell’Architettura.
Se hai il permesso e hai voglia di farlo, puoi rendere disponibili anche le tue tesi di larea.

Ti consiglio anche Anobii, una piattaforma su cui puoi caricare la tua intera biblioteca personale a tema architettura e di altri temi che ti interessano, con tanto di recensioni e divisione dei libri per categorie, argomento, letti/non letti/in lettura, ed intercettare librerie interessanti simili alla tua.

Consiglio anche Archilovers, unico vero social dedicato interamente al nostro ambito professionale, un vero biglietto da visita virtuale, che ti mette in contatto con i professionisti del tuo settore, creare networking e collaborazioni, e che puoi linkare come portfolio virtuale.

Anche la piattaforma di Adobe è interessante e ti mette in una rete di colleghi nel mondo della grafica, della renderizzazione e del design. Parlo di Behance.

Utile anche Blender.it, che permette ad architetti e renderisti di mettere il proprio portfolio.

Passiamo ai social “generalisti”….

Molti trovano di giovamento anche Google +, soprattutto per la leggenda metropolitana che vuole che postando i propri contenuti su questa piattaforma, si aggiornino e si indicizzino su google (non smentisco e non confermo anche perché…non lo so).

Ultilissimo anche Twitter se però lo si tiene aggiornato e lo si usa più per notizie di attualità del tuo settore che per altri contenuti (per cui sono più adatti i social e le piattaforme precedentemente descritte).

Su Facebook ha senso esserci come professionista, ma solo con un profilo dedicato, con amicizie mirate, e con una pagina con più di 5000 followers e che abbia uno standard a cinque stelle, contenuti sempre aggiornati e magari programmati per uscite regolari e negli orari caldi. Eviterei di pompare la pagina a pagamento. Sono tecniche più adatte alle aziende tradizionali che ad un freelance che vuole promuoversi.

Instagram è utile per chi ricerca una comunicazione molto visuale, per chi è più interessato al settore grafico e dei render. Considerate che i contenuti da postare su questo social sono pensati per una consultazione veloce e immediata. Non verrebbero percepite delle sottigliezze sulla qualità di una foto d’architettura o di un render. E’ uno strumento che uso poco, ma su cui ho recentemente deciso di essere. Sulla falsariga di Istagram posso consigliarvi Pinterest, Issuu e una serie di strumenti estremamente visuali.

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Il social che maggiormente consiglio, e che personalmente sviluppo è Linkedin.
Sento dire spesso che Linkedin non funziona e che “non si trova lavoro”, ma questo viene detto perché lo si immagina come un Monster.it o un Infojobs, quando Linkedin è un social network vero e proprio, o comunque lo è diventato col tempo, ovviamente finalizzato alle discussioni a tema professionale.

Se l’obiettivo è accrescere il proprio personal branding, non importa se si è in cerca di lavoro o lo si ha già, se si è soddisfatti della propria carriera o si cercano nuove opportunità: Linkedin è una risorsa per tutti.

Per chi è all’inizio della sua carriera e per chi vuole cambiare lavoro o settore, Linkedin è un’occasione per “ridisegnare” la propria figura professionale e rimanere aggiornati sul proprio settore o su dei settori che si stanno osservando ed analizzando.

Alcuni di voi si chiederanno che interesse potrei avere io, che custodisco un alto SSI (Social Selling Index) ad aiutare gli altri ad avere successo: non è solo “bontà”: io credo ciecamente nel “net karma”, ovvero quella pratica, premiata dagli algoritmi, di dare informazioni utili alle persone per accrescere la propria credibilità e reputazione. Non credo che se un architetto migliore di me, che per ora è meno visibile di me, dovesse superarmi nella visibilità, ciò sia qualcosa di sbagliato: credo che più gli appartenenti del settore architettura impareranno ad usare bene uno strumento di networking professionale, più ciò sarà conveniente a tutti gli appartenenti alla categoria, e ne migliorerà la visibilità e reputazione della categoria.

La foto non deve essere troppo casual, ma sconsiglio anche di usare una foto troppo seriosa che ci rispecchia troppo poco. Molte persone ci conosceranno solo tramite quella foto, e ciò che scriveremo sarà accompagnato da quell’immagine, quindi deve metterci a nostro agio, altrimenti sarà come quando ci siamo laureati con le scarpe nuove che facevano un male cane e siamo stati male per tutta la discussione della tesi 😀
Se la foto non ci rappresenterà, sarà come essersi presentati ad un colloquio con un abito troppo stretto o scomodo: in pratica quando si compartecipa con una avatar, dietro un monitor, le logiche non sono tanto diverse rispetto a quando si è nel cosiddetto mondo reale.

Per quanto riguarda la scelta del nome con cui farsi conoscere, linkedin è meno rigido di facebook, quindi se siete noti con un nome informatico “di battaglia”, mettetelo pure tra il nome ed il cognome. Ad esempio sul mio facebook compare “Irriverender”, che è il nome con cui google mi indicizza, maggiormente rispetto al mio cognome o ad altri dati personali, e che è il nome del mio progetto da freelance.
Alcuni inseriscono anche il titolo (Arch, Ing, Geom). Linkedin non vede benissimo questa cosa ma la tollera: fate voi le vostre valutazioni, sapendo che il nome puo’ essere cambiato anche più volte, e fate la scelta a voi più congeniale.

Una scelta oculata di nome e foto portano a metà dell’opera, ma devono essere supportati da una grande concretezza dei contenuti del profilo: quindi non abbiate vergogna, e compilate, compilate dettagliatamente mettendo precisi riferimenti ai luoghi dove avete lavorato e dove eventualmente vi referenzierebbero perché hanno un buon ricordo di voi.

Aggiungete ex compagni di scuola, di università, di lavori precedenti, ex capi, ex professori e, mi raccomando, chiedete loro la conferma delle skills oltre che le referenze. Al limite, per incentivarli a farlo, fate anche voi un primo passo e referenziateli: se non avete molta esperienza nel settore in cui operate, o desiderate operare, dovete compensare essendo ineccepibili in tutto il resto.


Capitalizzate le vostre attività extralavorative
. Avete fatto volontariato? Avete curato dei blog o dei forum per anni?
So che avrete la tendenza ad immedesimarsi col capo italiano medio, che discrimina i creativi e coloro che hanno troppi “grilli per la testa”, ma non dimenticate che Linkedin è un portale internazionale, e quindi gli algoritmi sono pensati con logiche “estere”, per le quali essere impegnato socialmente, o essere un blogger, un influencer, un opinion leader, è un quid in più.
Non pensate a quanto queste attività siano lontane dalla vostra professione: alcune capacità acquisite nell’attivismo vi arricchiscono in generale come persone e come lavoratori: team building, problem solving e tanto altro.

Importate la vostra rubrica mail, ovvero le persone già in contatto con voi nella vostra vita reale e virtuale, ma solo quelle che hanno già linkedin, senza rompere le scatole a chi non lo ha. Aggiungete anche chi non è del vostro settore. Anche “vostro cugino” vi aiuterà ad accrescere il numero, inizialmente esiguo, di connessioni della vostra rete. In seguito potrete aggiungere, se volete, gente del vostro settore o dei settori che vi interessa montorare. Aggiungete gli influencer del vostro settore, potenziali colleghi, capi, recruiter, clienti, ma non fatelo finché non avrete sistemato il vostro profilo, o potreste “bruciarveli”.

Non postate troppo, altrimenti avrete dei vecchi bacucchi che vi diranno che state perdendo tempo “al posto di lavorare”.
Ovviamente dicono ciò perché sono vecchi e ignoranti, e non sanno neanche che con un aggregatore potete programmare una decina di post la sera, e “spararli” agli orari più caldi, ma siccome da questi anzianotti dipendiamo (oggi i nostri clienti e capi sono loro, ma non perdiamo di vista i giovani, che un giorno saranno i nostri clienti), cerchiamo di venire incontro alle loro logiche vetuste.

Le energie che dedicavi ai social frivoli vanno spostate sui social professionali.

Il tempo che linkedin e i portali relativi alla crescita professionale richiedono non è inferiore a quello che richiede facebook, ma la magia è che sarà un esercizio di disintossicazione dai social generalisti, che rubano tante energie a chi vuole e deve dedicarle ad altro.
Una volta un mio amico venne a casa mia per essere aiutato “coi social” a cambiare lavoro. Mi diede il suo pc e alla fine del mio operato non gli avevo aperto nuovi social…gli avevo solo disattivato facebook 😀

Imparate a coltivare i vostri social media in modo professionale. Avete presente tutto il tempo che impegnate su Facebook? Mettere like, condividere status, scriverne di vostri…ecco: impegnatelo su Linkedin (che ha le stesse funzioni), e il vostro profilo scalerà le classifiche (e su questo vi consiglio di monitorare sempre le statistiche per vedere come vi piazzate rispetto a ex colleghi, ex compagni di scuola e …cugini).
Postare e condividere su linkedin ha un altro vantaggio: scoprirete che i vostri ex compagni di scuola non hanno combinato nulla. Per anni li avete immaginati più realizzati di voi, e ora considerate che i loro spazi Linkedin, scarni e poco curati, sono già un miglioramento rispetto alla loro triste situazione attuale, quindi potrai renderti conto che non è mai stata colpa vostra: la colpa è della crisi 😀

Facebook è un mondo vasto dove il tema di una bacheca lo fa anche la rete di amici, e se i nostro amici sono tutti, che ne so, buddhisti, alla fine avremo tremila like quando postiamo aneddoti sulla vita del buddha o suoi “aforismi” e nessuno quando parliamo di qualcos’altro: alla fine saremo spinti a parlare solo del buddha e di quanto è bello e appagante essere buddhisti (il rischio dell’alienazione mono-maniacale).
Ecco: su linkedin avrete l’opportunità di dire la vostra sul mondo del lavoro, delineare i vostri punti di vista, vedere chi la pensa come voi, aggiungere o seguire professionisti interessanti, e spiare il mondo del lavoro, le sue dinamiche e i suoi cambiamenti, per ri-modellare il vostro profilo in modo che sia più “sexy” per il mondo del lavoro.

Solo su una cosa vi metto in guardia: state lontano dagli sciacalli della crisi. Non impelagatevi presso guru, santoni, formatori, motivatori, che cercheranno in tutti i modi di illudervi che la crisi non c’è e il problema siete voi. C’è un sacco di gente, o proprio un’intera categoria professionale, che sta lucrando sulla crisi.

Alla ricerca “attiva” di lavoro (bombardamento di curriculum, la maggior parte persi nel mare magno delle proposte di milioni di giovani disperati, proporsi a persone che non ci conoscono, che non ci hanno notato o scelto, incassare dei “no” e dei “silenzi”), preferisco affiancare la ricerca “ricettiva”, ovvero farsi vedere, conoscere, ed attirare l’attenzione in modo intelligente ed educato.
Molti di noi sono impacciati ai colloqui: perché quindi non far parlare, rispetto a chi siamo e cio’ che sappiamo fare, un social professionale?

Ultimo consiglio: costruite un sito personale o un blog (consiglio la piattaforma WordPress). Ormai molte piattaforme permettono di fare siti free e senza approfondite conoscenze di html e altri linguaggi. Fate un bel sitobiglietto da visita, e linkatelo in tutti i vostri social. Già solo farlo, scegliere i contenuti da mettere dentro, e a cosa dare priorità vi aiuterà a auto-orientarvi professionalmente e a capire su cosa volete puntare.

Impegnate qualche mese in questo e vedrete che le opportunità arriveranno, oltre a sentirti meglio voi: ci si sente bene quando si lavora per migliorare se stessi e imparare cose nuove!!!

Irriverender Arch. Bonnì

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