Pubblicato in: abilitazione, ordine, albo, formazione, CFP, bim, i reportage di irriverender arch. bonnì

Appunti sul BIM: Il nuovo modello di progettazione collaborativa

Il 12 ottobre 2017, al Palazzo delle Stelline di Corso Magenta a Milano, si è tenuto il workshop intitolato: BIM, Il nuovo modello di progettazione collaborativa.

pavan2

L’evento, moderato dal Dott. Domenico Latanza, ha avuto come suo primo relatore Alberto Pavan, esperto Bim e insegnante del Politecnico di Milano, delegato italiano ai tavoli ISO e CEN in ambito BIM, responsabile scientifico del progetto INNOVance.
Ricorda che il metodo Bim, per ora introdotto come facoltativo, potrebbe diventare ben presto obbligatorio in Italia, probabilmente dal 2019 per quanto riguarda gli appalti da oltre 100 milioni e dal 2021 per tutti gli appalti.
Ha parlato anche dell’IFC, linguaggio comune tra i software basati sul BIM, consigliando sempre, quando si lavora tra software diversi, di farsi spedire anche il pdf, in modo da monitorare possibili divergenze nelle informazioni relative alla modellazione.
Ha spiegato che, mentre nel 3d tradizionale sono necessarie tante viste per avere informazioni su come un oggetto è fatto “dentro”, ciò non è necessario nel metodo BIM, dove ogni elemento è un “lego” dotato delle sue informazioni.
Il BIM si usa anche per creare modelli di manutenzione, dove ad esempio rimane verde ciò che è nel suo ciclo di vita, diventa rosso ciò che sta per terminarlo.
Si possono usare funzioni, come la “crash detention”, che fanno si, ad esempio, che nulla venga creato a 10 cm di distanza da un tubo, o che i parapetti siano sempre più alti di un metro, o che siano rispettati i rapporti areo-illuminanti, inserendo i parametri del regolamento edilizio di riferimento.
Le informazioni possono anche essere georeferenziate.
Quando nel progetto viene sostituito un oggetto, in automatico anche il cash flow viene aggiornato.
E’ molto importante ricordare che nei software basati sul bim, l’appagamento visivo non è centrale. Alcuni software basati sul bim, addirittura, non hanno la modellazione 3D.
Infine, il relatore ha parlato delle nuove lauree a cavallo tra le competenze architettoniche e quelle informatiche, che creano figure importantissime negli studi moderni.

pavan1bim pavan
22459518_1916441661705831_4027715674519720699_o

A seguire, ha preso la parola Roberto Mancini, ingegnere, libero professionista e docente.
Ricorda che nei software BIM il fine non è estetico, ma la rappresentazione tridimensionale ha come obiettivi la comprensione e la comunicazione.
E’ necessaria una dotazione hardware non trascurabile, pc da 2000/3000 euro se non di più, nel caso di voglia fare una workstation di 20 persone.
Il Bim sfrutta anche i progressi fatti con le tecniche laser scanner, che permettono rilievi precisi al millimetro, con nuvole di punti colorate.

22496404_1916444551705542_7623700556419912185_o

 

Segue il relatore Sandro Paiano del MixLegno Group.
Il fornitore deve essere per l’architetto una risorsa capace di integrarsi con il progetto, rispondere alle reali esigenze del progettista e del committente evitando di proiettare le proprie convinzioni ed evidenziare gli eventuali punti critici in quanto esperto del proprio settore. Tutto questo è importante perché a differenza del pittore e dello scultore che realizzano personalmente le proprie opere l’architetto consegna ai fornitori la realizzazione della propria opera. Per questo la MixLegno crede che il segreto sia nella stretta collaborazione perché come recita un aforisma africano “se le formiche si mettono d’accordo spostano un elefante”


Interviene in seguito Luca Gennero della Dott. Gallina, parlando dei pannelli con preziose proprietà raramente presenti in un unico materiale: leggerezza, trasparenza, isolamento termico. Rinunciando alla leggerezza c’è il vetro, rinunciando alla trasparenza ci sono i pannelli isolanti. Vengono proiettati alcuni casi studio.

gallina

 

Prende la parola Luca Linossi, dell’azienda Gerflor, che introduce il relatore della Render Factory, il quale fa un approfondimento su come adesso la potenza di calcolo dei PC e la reperibilità degli oggetti 3D abbia cambiato il modo di lavorare. Vengono presentati i “Bim Objects” aziendali, mostrando come in fase di renderizzazione permettano grande realismo e di come già solo il cambio di colori e modelli generi atmosfere nuove.

gerflor

 

E’ il turno di Mario Lombardi della Favaro 1, che parla dei rivestimenti di parete e dei pavimenti prodotti dall’azienda,

favaro

 

seguito da Giancarlo Simonelli della Twin System, azienda che si occupa di serramenti, ed Edoardo Stella della Alpacom, azienda specializzata in serramenti e sistemi prefabbricati, che presenta dei particolari serramenti coibentati nei quattro lati.
Segue Davide Guida della Drenatech, azienda specializzata in pavimentazioni esterne, che ci parla della gamma IdroRain (pavimenti drenanti) e della serie Drenatech (pavimenti drenanti e decorativi).

idrodran

 

Dopo la pausa pranzo è il turno dell’intervista a Chiara C. Rizzarda, esperta BIM e vice Bim Manager nello studio di Antonio Citterio e Patricia Viel, ad opera del relatore della mattina Roberto Mancini.
Il Bim è comodo da usare fin dai piccoli progetti, poiché permette di aggiornare gli elementi, se occorre, una sola volta.
Le figure coinvolte nel processo BIM sono:
– il Bim manager
– il Bim coordinator, la figura chiave che segue operativamente il progetto
– i Progettisti, che lavorano “in Bim” fin dall’inizio
– il Bim specialist
Il vero costo del passare al metodo Bim è la formazione delle persone, e l’accettare la fase di “downtime in cui, durante la formazione, la produttività cala.
Si consiglia di inserire il metodo Bim tramite un progetto “pilota”, che sia semplice, nel core business dello studio, e che “permetta” eventuali ritardi.
I corsi bim da 40 ore non servono se nel frattempo non si pratica.
Vanno inoltre inserite delle figure Junior che affianchino i Senior con uno scambio equo di formazione informatica e sensibilità progettuale tra i primi e i secondi e viceversa.
Il titolare deve essere presente e assistere a questa transizione e metamorfosi tecnologica con consapevolezza dello strumento.
La relatrice conferma che è richiesto un hardware potente e una connessione a fibra per il “bim collaborativo”.
Bim è tre cose: collaborativo, parametrico e informativo.
22499027_1916442865039044_5676567742168217222_o

La spesa maggiore, come detto prima, non è l’hardware, il software o l’infrastruttura, ma la formazione del personale.
Il procedimento Bim inizia con l’architetto: ogni professionista (architetto, impiantista, strutturista) lavora sul suo modello e tutti e tre sono importanti.
Sapendo progettare è facile saper concepire un modello: imparare il metodo BIM è come imparare a disegnare a mano, e richiede del tempo.
Non è vero che il metodo Bim non permette una crescita del dettaglio, poichè esistono strumenti come le masse concettuali.
Non è neanche vero che il Bim impedisce la creatività e le possibilità, perché limita semplicemente a ciò che è realizzabile, quindi è inadatto a ciò che di fatto, seppur concepito da un software, sarebbe poi “inefficiente” nella realizzazione. Col bim, insomma, non si può “barare”.
I software basati sul Bim, dunque, non limitano l’espressività: un pannello a doppia curvatura è difficile (ma non impossibile) da disegnare perchè è difficile da costruire, controllare, pagare, documentare e sviluppare. Siamo dei tecnici, non degli artisti.
Costruttori e architetti sono quindi in affanno per il Bim. I costruttori devono assolutamente procurarsi una figura di Bim Specialist, e i progettisti devono imparare a chiedere economicamente di più ai committenti, offrendo una progettazione che, col Bim, consente un miglior controllo.

22499172_1916444468372217_6258185862541426848_o

Continua, dopo una breve pausa, Claudio Marsili di Serisolar, con un intervento sul risparmio energetico.

serisolar

 

Prosegue Fabrizio Vimercati, di OTIS, che trasforma l’ascensore in un luogo di arredo e design, proponendo tecnologie innovative, traendo energia dalla gravità.

otis
Prosegue Walter Bertona di Caleffi, che spiega gli oggetti Bim della sua azienda, precisando che cercano di inserire più tipologie della serie nella stessa famiglia parametrica, tenendo come limite il rischio di eccessivo appesantimento del file.
Il suo intervento è mirato a sottolineare la qualità del dato all’interno di oggetti BIM nei progetti MEP.
Parla dell’interessante esperienza di restituzione in file Bim della loro sede, il “Cubo rosso”.

742x381caleffi

 

E’ il turno dell’ultimo relatore scientifico, Natale Raineri, professionista genovese che ha ricoperto la carica di Presidente dell’Ordine dal 2013 al 2015.
Parla del ruolo dell’architetto e l’innovazione, passando dal grafos, al Bim, alla realtà aumentata.

topolino
Parla di come Gehry e Renzo Piano prediligessero altri strumenti per rappresentare i loro volumi al posto dei software 3D.
Sottolinea che il Bim può essere ridimensionato alla fase “cantierabile”.
Presenta il caso studio dell’edificio di via Bosio 14 a Genova, Villa Arbà, comunemente chiamata Buon Pastore, dal nome dell’istituto che ha sostituito.
In questo caso il metodo Bim è subentrato nella fase dell’esecutivo. Raineri mostra i metodi di rappresentazione, anche misti (cad + colorazione manuale delle stampe) usati nell’ideazione e nella rappresentazione.

raineri

22459452_1916441908372473_949753825281424355_o22459392_1916442755039055_498363944160466156_o

 

 

 

 

autore: Irriverender Bonnì, architetto e formatore

Pubblicato in: Elezioni ordine architetti milano 2017

10 nuovi volti per l’Ordine di Milano: arriva la lista Architettiamoci

Ecco i volti della lista Architettiamoci per Milano, che corre alle elezioni dell’Ordine degli Architetti Milanese

Per la sezione A…

Link della pagina di Architettiamoci

Link per entrare nel gruppo Whatsapp

Le interviste ad alcuni candidati…

Caterina Parrello
Francesca De Tisi
Laura Galli
Edmondo Jonghi Lavarini
Alessandro Sassi
Ettore Brusatori
Paola Bettoni
Angelo Errico

Per la sezione B…

Sara Brugiotti

unnamed

Manifesto

Architettiamoci_10-14tondi

CONCORSI OBBLIGATORI E STATI GENERALI
CON TUTTI GLI ISCRITTI PER LO SVILUPPO DI NUOVE
SINERGIE INTERSETTORIALI

I cambiamenti tecnologici in corso a livello internazionale avranno un impatto enorme sullo sviluppo della nostra società nei prossimi decenni. L’architetto può diventare parte del cambiamento con la sua capacità di mettere in relazione lo sviluppo del territorio con tutti gli strati sociali, sviluppando una realtà vicina all’uomo attraverso la maggior arte collettiva che si conosca: l’architettura. Il nuovo Consiglio dell’Ordine si deve impegnare ad organizzare gli Stati Generali 4.0 dell’Architettura coinvolgendo tutti gli iscritti.

• INCONTRI PERIODICI CON TUTTI GLI ISCRITTI
– stati generali dell’architettura ogni anno
– promozione di incontri annuali tra architetti
imprese e committenza
– sinergie tra le diverse figure di architetto

• CONCORSI E TARIFFE PROFESSIONALI
– obbligatorietà del concorso nella progettazione
per le opere di carattere collettivo
– stimolare le collaborazioni tra architetti
– sviluppo di attività intersettoriali

• STRUMENTI PER COMPETERE
– sostegno allo sviluppo di forme di aggregazione
tra professionisti per la competitività internazionale
– servizi 4.0 per gli iscritti
– il credito formativo come crescita professionale

• NUOVI RUOLI PER L’ARCHITETTO
– seguire il cambiamento dell’economia globale,
adeguarsi e individuare nuovi ruoli per la professione
– individuazione ed esplorazione di nuovi ambiti
e mercati

• GIOVANI
– affiancamento e formazione specifica per
l’inserimento graduale nella professione dei
neoiscritti

• QUALITA’ DELLA PROFESSIONE E TUTELA DEL RUOLO
– attività di tutela dei diritti degli architetti
per i ruoli tradizionali e i nuovi ruoli
– la protezione del progetto
– tutela nella frammentazione degli incarichi

• MEGAFONO ISTITUZIONALE
– l’Ordine come megafono dell’intelligenza collettiva
della nostra categoria
– azioni sinergiche con gli architetti con pubbliche
amministrazioni, associazioni di categoria, imprese
e cittadini sul territorio

Per sostenerci vieni a votarci: ecco il calendario dei giorni.

Terza e ULTIMA votazione: valida senza quorum

Venerdì 20 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Sabato 21 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 17.00
Lunedì 23 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Martedì 24 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Mercoledì 25 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Giovedì 26 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Venerdì 27 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Sabato 28 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 17.00

GRUPPO ARCHITETTIAMOCI

intervista a cura di Irriverender Architetto Bonnì,
Ufficio Stampa e Social Media Manager per la lista “Architettiamoci per Milano”

Pubblicato in: Elezioni ordine architetti milano 2017, Senza categoria

Erna Corbetta, con “Architettiamoci” per l’Ordine di Milano

Elezione Consiglio Ordine Architetti PPC di MILANO (2017-2021)

ERNA CORBETTA

contatto: arch@ernacorbetta.it

IMG_8386
Erna Corbetta

ARCHITETTIAMOCI

Ho scelto questo gruppo in quanto molto eterogeneo: questo permette un confronto aperto alle nuove idee e ricettivo alle diverse esigenze. Trovo che un dialogo così aperto e costruttivo possa generare nuove sinergie e dare la giusta spinta al cambiamento.

L’idea a cui si deve tendere è un Ordine aperto a tutti e soprattutto partecipato da tutti i Professionisti!
IMG_8338

COSA POSSIAMO FARE INSIEME?

I punti sono sicuramente molti. Voglio accennarne solo alcuni che ritengo comuni, in modo molto sintetico:

  • ridefinizione del ruolo dell’architetto;
  • affrontare seriamente la tematica dei minimi tariffari e delle sovrapposizioni di competenze;
  • il rispetto tra colleghi;
  • l’internazionalizzazione della figura dell’architetto;
  • il funzionamento degli uffici legati alla Professione.

IMG_8354

Stante che l’Ordine è un Ente pubblico che ha l’onore e l’onere di garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti: è proprio dall’agire dell’Ordine che può e deve avere inizio la tutela della professionalità della categoria.

Questo si può raggiungere solo facendo prevenzione: attivando un servizio alla categoria che possa aiutare il professionista nel rapporto con il Committente, non solo per quanto riguarda la compilazione delle parcelle. Nel ruolo che ricopre, l’Ordine deve poter essere un valido strumento, anche legale, sia a tutela dei cittadini sia dell’intera Categoria.

La dignità della professione si raggiunge anche con un miglior inquadramento della stessa: la figura professionale dell’Architetto merita riconoscimento ma per arrivare a questo è l’Architetto che deve diventare riconoscibile nel suo operato, senza entrare in competizione con le altre categorie professionali.

È giusto che ci sia una formazione di base: non deve però essere un mero strumento operativo, deve essere una opportunità per aprire nuovi orizzonti alla Professione.

Vi chiedo inoltre di poter valutare la distribuzione del voto più equamente tra rappresentanti uomini e donne.

Architettiamoci_10-14tondi

Le interviste ad alcuni candidati…

Caterina Parrello
Francesca De Tisi
Laura Galli
Edmondo Jonghi Lavarini
Alessandro Sassi
Ettore Brusatori
Paola Bettoni
Angelo Errico
Sara Brugiotti (Sez. B)

definiBianco

Come, quando e dove si vota?

Link della pagina di Architettiamoci
Link per entrare nel gruppo Whatsapp

segnalibro

intervista a cura di Irriverender Architetto Bonnì,
Ufficio Stampa e Social Media Manager per la lista “Architettiamoci per Milano”

 

Pubblicato in: Elezioni ordine architetti milano 2017

Sara Brugiotti, candidata per l’Ordine di Milano, Sezione B

Oggi intervistiamo Sara Brugiotti, architetto junior, candidata al Consiglio dell’Ordine degli Architetti per la sezione B. Ci parlerà della realtà degli architetti junior e dei loro problemi.

AAEAAQAAAAAAAAjQAAAAJDE4NTllOTdiLWMyMzMtNDdhMy1iZTdhLTE5YWU0NzllYWRjZg

Raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Ho 42 anni sono milanese e sono un architetto iunior. La mia formazione è sempre stata affiancata da esperienze lavorative soprattutto nel settore della moda, ma sono ormai approdata alla professione di architetto già da diversi anni. Dopo diverse fortunate collaborazioni con prestigiosi studi di architettura di Milano, ho recentemente deciso di intraprendere il difficile percorso della libera professione.

 

Cosa ti ha spinto a scegliere la via dell’Architettura? Di cosa ti occupi? In cosa si differenzia il tuo approccio?

Una grande passione per i luoghi e la loro identificazione attraverso il costruito mi hanno spinto sempre più verso la conoscenza del mondo architettonico, motivandomi fortemente ad intraprendere la formazione universitaria e sostenendomi durante gli anni faticosi di studente/lavoratore. Nella mia mente sono impresse ancora le parole di accoglienza al corso di storia dell’architettura moderna del prof. Biraghi: “L’architettura è l’unica forma d’arte con cui viviamo a stretto contatto”. Da cui nasce necessariamente una prima riflessione sulla responsabilità del progettista nel suo operato ad ogni scala di intervento e sulla funzione sociale, ma anche individuale ed umana, che il ruolo che l’architettura ricopre. Senza alcuna pretesa di creare opere d’ arte, mi occupo di migliorare gli spazi abitativi in cui viviamo quotidianamente attraverso ristrutturazioni private di appartamenti, allestimenti ed interventi su costruzioni civili.

 

Cosa dovrebbe fare l’Ordine per il professionista? Cosa fa? Cosa vorresti che facesse?

Un ordine professionale deve essere garante dei suoi iscritti, aiutandoli nello svolgimento della professione. Oltre che a ricoprire il ruolo istituzionale, può essere occasione di raccolta di informazioni e luogo di incontro per confrontarsi sulle problematiche che si riscontrano soprattutto in particolari periodi di cambiamento. Per quanto la sezione B dell’ albo vorrei che venisse ascoltata maggiormente, e che insieme ai senior si possano colmare e risolvere le problematiche intorno alla figura spesso sconosciuta dell’ architetto iunior. Ci vorrebbe una comunicazione mirata per la mia sezione, ma soprattutto una conoscenza maggiore della realtà dei suoi iscritti per individuare le difficoltà riscontrate negli anni. Essendo previsto un seggio dedicato alla sezione B nel Consiglio dell’ Ordine, mi auguro che non venga utilizzato solo a scopo politico per interessi che non considerano e non rappresentano questa categoria, che invece ha molto bisogno di una voce. Il lavoro più importante da fare insieme all’ Ordine è quello di cercare di immaginare il futuro di questa professione, per entrambe le categorie.

 

Finte partite iva, minimi tariffari, autorevolezza dell’Architetto, formazione obbligatoria, sovrapposizione di competenze….quali le problematiche di categoria finora non affrontate?

Appartenere alla sezione di B dell’ albo non mi ha risparmiata da nessuna problematica che anche i colleghi senior hanno vissuto o vivono. Gli architetti iunior sono una realtà piccola e dimenticata. La laurea triennale è nata dalla riforma universitaria del 1999 (Berlinguer/Zecchino), che avendo l’ obbiettivo di avvicinarsi alle medie europee dei laureati, ha introdotto il 3+2 per quasi tutti i cicli universitari, permettendo di avere un titolo di studio e uno sbocco professionale già a conclusione del terzo anno. Sebbene sia ben noto il fallimento di tale riforma (decretato già dal 2010 dall’ allora Ministro dell’ Istruzione, che nel 2014 dalla Corte dei Conti) che non ha portato ai risultati sperati né in termini di laureati, né in termini di formazione, sono 45 mila i laureati triennali che non continuano gli studi e approdano al mondo del lavoro, che non è affatto pronto ad accoglierli. Il Decreto Ministeriale che delinea la professione dell’ architetto iunior è molto carente nelle competenze di tale nuova figura professionale e di fatto si assiste a un declassamento di questa categoria di laureati che non soddisfa apparentemente nessuna esigenza lavorativa specifica. Siamo spesso visti come “supergeometri” e troviamo molte più difficoltà a trovare lavoro e siamo mediamente pagati meno dei nostri colleghi senior, sebbene di fatto copriamo le stesse mansioni, abbiamo gli stessi obblighi, anche formativi, e paghiamo le stesse tasse.

definiBianco

 

Link della pagina di Architettiamoci
Link per entrare nel gruppo Whatsapp

Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Alessandro Sassi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista al candidato Ettore Brusatori
Intervista a Paola Bettoni
Intervista ad Angelo Errico

Come, quando e dove si vota?

intervista a cura di Irriverender Architetto Bonnì,
Ufficio Stampa e Social Media Manager per la lista “Architettiamoci per Milano”

 

Pubblicato in: Elezioni ordine architetti milano 2017

Angelo per l’Ordine degli Architetti di Milano

Angelo Errico, candidato all’Ordine degli Architetti di Milano, con la lista “Architettiamoci per Milano”, ci racconta il suo programma

Angelo_Fuorisalone2008_AdekItalia_foto1 copia

Raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Sono Angelo Errico, ma la mia firma è sempre stata “Angelo”.
Sono architetto, ancor prima della laurea nel 99 con Guido Nardi e dell’esame di Stato nel 2005, e prima ancora ho frequentato a Milano la scuola tecnica superiore all’epoca considerata la università per i geometri: il Carlo Cattaneo.
Sono da 52 anni amante del costruire, della forma che segue la funzione, della tecnica che silenziosa e garbata soddisfa i desideri, e l’arte del costruire è a mio avviso come l’arte del buon vivere.

Angelo_Fuorisalone2008_sul_divano_a_Emporio31_2 copia

Perché ti candidi al Consiglio degli Architetti di Milano?

1 – il cambio di guardia al Collegio è previsto dal regolamento, e se tutti gli architetti sono candidabili, allora perché non io ?

2 – l’Ordine sia un riferimento per l’equilibrio tra chi desidera realizzare una idea di progetto un po’ disordinato e chi debba coronare i sogni nel recinto delle norme disorientanti

3 – anche gli architetti degli uffici tecnici sono laureati e iscritti all’albo dopo superato l’esame di Stato come gli architetti che elaborano un progetto nel proprio studio, e si incontrano per un supporto professionale

4 – quando devo cercare un’informazione tecnica e burocratica per un’idea da elaborare, stimare, appaltare, callaudare, riscuotere economicamente, voglio percepire di potermi confortare del l’ausilio di una consulenza del mio Ordine

5 – essere architetti (architettto e architetta) sia l’espressione di un libero virtuoso scambio di esperienze personali maturate e formate nei cantieri, nelle collaborazioni con le imprese edili, negli studi all’estero, con il coworking, in servizio agli sportelli di enti pubblici e amministrativi

6 – perché diceva Gio Ponti, “assurdo sarebbe discutere se un asilo, una colonia marina, […] uno stadio debbano avere o no archi e colonne o pilastri e travi”

7 – nelle stanze dell’Ordine di Milano pare di essere accolti in un asettico distaccato elegante studio notarile, non in un fluido, confortevole, stimolante luogo dove ritrovarsi e incontrarsi, in modo informale tra mille scaffali di libri e tante sedute mobili, con professionisti, con colleghi, con amici

8 – la tessera te la devi stampare e plastificare tu, e magari la usi poco o addirittura niente

9 – si può migliorare e rinnovare il dignitoso lavoro svolto da chi mi ha rappresentato fino a oggi

10 – ascolterò le richieste che gli altri architetti mi segnaleranno

 

IMG_8381

Come hai conosciuto Architettiamoci e perché l’hai scelta come lista?

Nell’epoca delle connessioni in rete e di social media, io ho conosciuto il gruppo Architettiamoci per Milano tramite passaparola con amici architetti.

L’informalità dei rapporti individuali, l’ampia varietà di esperienze lavorative e propensioni professionali, la quota rosa con simpatia e giovialità di carattere, hanno reso spontanea la richiesta da parte mia di partecipazione al gruppo, per condurre e proporre la mia candidatura.

Le idee personali di ciascuna e di ciascuno, con le comunicazioni arrivate in posta elettronica su malcontenti e desideri per un albo un po’ più vicino alle necessità di noi architetti, han permesso in Architettiamoci per Milano, di costruire un programma manifesto con proposte che mirino a rendere l’incontro tra noi professionisti più informale, più confortante, più coinvolgente e identitario, senza alcuna presunzione di stravolgimenti né di tabule rase, senza pronuncia di verbi da oracolo né di messia sceso in terra, con l’addizione di più voci il cui coro vuol essere, di qua e di là, un bel sentire, migliore della somma delle singole voci.

 

Link della pagina di Architettiamoci
Link per entrare nel gruppo Whatsapp

Intervista a Paola Bettoni
Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Alessandro Sassi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista a Sara Brugiotti (Sez. B)

Come, quando e dove si vota?

 

 

definiBianco

Angelo_Fuorisalone2008_foto-14 copia

intervista a cura di Irriverender Architetto Bonnì,
Ufficio Stampa e Social Media Manager per la lista “Architettiamoci per Milano”

Pubblicato in: Elezioni ordine architetti milano 2017

Paola, una millennial per l’Ordine degli architetti di Milano

Oggi intervistiamo Paola Bettoni, mantovana giovanissima candidata per le elezioni del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Milano, con la lista Architettiamoci.

Paola Bettoni

Ciao Paola, raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Ciao, sono nata e cresciuta a Mantova e vivo a Milano da circa un anno e mezzo. Ho 32 anni, mi sono laureata presso il Politecnico di Milano nel 2012 e fin da subito ho aperto la partita iva. Sono grata a Milano poiché mi ha accolta fornendomi opportunità mai avute prima. Vivo la città con esultanza, poiché ricca di opportunità e slanci per sviluppare le mie capacità. Sento di abitare in una città realmente internazionale, la porta dell’Italia sul mondo e sono felice ed orgogliosa d’esserci.
Sono appassionata di speleologia e questo lato avventuroso mi ha portata a conoscere le parti più nascoste ed affascinanti degli edifici storici, salendo su tetti ed esplorando sottotetti, cantine e cunicoli. L’esplorazione è la mia profonda passione che cerco di coniugare con il mio lavoro. Mi sono specializzata nella manutenzione degli edifici storici. Attualmente lavoro nel campo della bioedilizia, tematica molto cara poiché è la reale riscoperta di materiali “antichi” oltre che la vera chiave per proseguire in uno sviluppo sostenibile.

 

Cosa ti ha spinto a scegliere la via dell’Architettura? Di cosa ti occupi? In cosa si differenzia il tuo approccio?

Sin dall’infanzia l’architettura mi ha attirata. La curiosità nel comprendere come venivano realizzati gli edifici era costantemente accompagnata dal gesto di toccare i diversi materiali, pietre, mattoni, intonaci, percepirne la superficie, sentire i rumori che producevano, il profumo che emanavano fino a chiedermi ed immaginarmi chi mai avesse posato quel materiale in quel determinato modo.
Quindo ho sempre avuto un approccio sensoriale a tutto ciò che era edificato. Una volta cosciente di questa passione ho conseguito la strada dell’architettura non tanto per acquisire un mero titolo rappresentativo, ma per poter avere gli strumenti necessari per poter comprendere gli edifici e dare un senso alle storie che potevano raccontarmi, il loro trascorso e loro abitanti.
Ho così naturalmente approfondito le tematiche del restauro architettonico ma soprattutto la manutenzione degli edifici storici.
Sensibile alla natura dei materiali edili, la bioedilizia di cui ora mi occupo è il proseguo della mia passione, coniugando questi materiali antichi ottimi per l’edilizia storica, alla pressante necessità di affrontare l’inquinamento ambientale tramite la realizzazione di nuovi edifici di qualità, sani e rispettosi dell’ambiente in cui viviamo.

 

Cosa dovrebbe fare l’Ordine per il professionista? Cosa fa? Cosa vorresti che facesse?

L’iniziale approccio che ho avuto con l’ordine è stato piuttosto distaccato. L’Ordine essenzialmente è un organo di “vigilanza” della professione degli architetti, ma mi sarei aspettata qualcosa di più. Alle domande di richiesta di aiuto di giovani architetti spiazzati dal cannibalismo lavorativo, incapaci di potersi realizzare e autodeterminare, imbrigliati nelle vecchie logiche lavorative, trasformati in meri disegnatori sottopagati, paragonati a semplici strumenti come software informatici, è stato semplicemente risposto che non era competenza dell’Ordine aiutarli a trovare diverse soluzioni. Alla denuncia di diversi architetti che coraggiosi osservatori del loro territorio segnalavano l’abbandono, l’abuso e la distruzione di edifici di valore storico etnico e culturale, l’ordine ha risposto che più di accogliere la loro segnalazione, altro non potevano fare. All’insofferenza dei professionisti nei confronti della Pubblica Amministrazione per miopia di vedute e mancanza di dialogo per la risoluzione di molti problemi burocratici, bhè c’è ancora molto da fare.
Credo che l’ordine debba essere più di un’istituzione che faccia rispettare le regole, credo debba essere un megafono per far sentire la voce degli architetti, rendendoli nuovamente protagonisti, coinvolgendoli nei processi decisionali e accogliendo le loro istanze, ascoltandoli e cercando soluzioni assieme.
C’è da dire che attualmente la partecipazione degli architetti milanesi alla vita dell’ordine è molto limitata e se la partecipazione dei singoli non sarà più attiva, difficilmente i vecchi schemi verranno interrotti.

 

Quali sono le problematiche della professione che ritieni di maggior urgenza?

Il periodo economico appena trascorso ha esasperato le criticità che esistevano nel sistema lavorativo italiano. La solitudine lavorativa degli architetti che fino ad un decennio fa poteva ancora funzionare, oggi non può più sussistere. La spietata competitività fatta a colpi di ribasso dei tariffari, soprattutto dei giovani architetti, ha portato ad un generale impoverimento e perdita di qualità dei lavori eseguiti. È necessario quindi adeguarsi al cambiamento in atto, sfruttando la crisi trascorsa come motivo creativo per allargare i propri orizzonti lavorativi, uscendo dai soliti schematismi ed esplorando nuovi ambiti, nuove metodologie di lavoro, formando nuove figure professionali ed osservando l’estero non come minaccia ma come spunto di nuove opportunità, rimanendo comunque in Italia.

definiBianco

Come, mai, tra tante liste, hai scelto “Architettiamoci”?

Ho scelto Architettiamoci poiché parla di reale cambiamento, di collaborazione attiva tra architetti, pronta a fornire maggiori informazioni, maggiori possibilità di collaborazione, cambiamento e vera apertura e coinvolgimento dei giovani architetti. È aperta all’ascolto di chiunque abbia qualcosa da comunicare e voglia di partecipare.

 

C’è davvero democrazia partecipata nelle riunioni di Architettiamoci?

Decisamente sì. Gli incontri permettono di conoscere altri colleghi,confrontarsi sui vari temi e trovare proficue affinità e collaborazioni. Indipendentemente dall’età e dall’esperienza lavorativa, ognuno viene accolto per gli stimoli, idee e competenze che può portare. La diversità di ognuno diventa così ricchezza di tutti.

 

Quali le istanze più sentite?

Cambiamento, collaborazione, apertura, ascolto.

 

Chi altro vorresti si avvicinasse al progetto?

Vorrei si avvicinassero al progetto tutti coloro che non si sentono rappresentati dall’Ordine, che anzi lo vedono più come un mero organo istituzionale che semplicemente gli permette di svolgere la loro attività, ma che di fatto non fa nulla per loro.
Vorrei si avvicinassero tutti i giovani architetti, che comprendano che il vero cambiamento si attua soltanto se per primi ci si impegna ad attuarlo. Per un futuro migliore per la loro professione è necessario che fin da subito facciano sentire la loro voce, le loro necessità e attuino di persona il cambiamento.

 

Quale la visione verso giovani iscritti all’Ordine, neolaureati e Millennials?

I giovani architetti sono coloro che vivranno il futuro della professione. Per questo è necessario in questa fase non essere statici e radicati agli schemi del passato, ma utilizzare la loro osservazione della realtà attuale, le loro energie, capacità di innovamento, visione del futuro e prospettive per riuscire ad aprirsi a nuove idee e professionalità, adatti a questo mondo in continuo cambiamento.

 

Link della pagina di Architettiamoci
Link per entrare nel gruppo Whatsapp

Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Alessandro Sassi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista ad Angelo Errico
Intervista a Sara Brugiotti (Sez. B)

Come, quando e dove si vota?

intervista a cura di Irriverender Architetto Bonnì,
Ufficio Stampa e Social Media Manager per la lista “Architettiamoci per Milano”