10 nuovi volti per l’Ordine di Milano: arriva la lista Architettiamoci

Ecco i volti della lista Architettiamoci per Milano, che corre alle elezioni dell’Ordine degli Architetti Milanese

Per la sezione A…

 

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Le interviste ad alcuni candidati…

Caterina Parrello
Francesca De Tisi
Laura Galli
Edmondo Jonghi Lavarini
Alessandro Sassi
Ettore Brusatori
Paola Bettoni
Angelo Errico

Per la sezione B…

Sara Brugiotti

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Manifesto

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CONCORSI OBBLIGATORI E STATI GENERALI
CON TUTTI GLI ISCRITTI PER LO SVILUPPO DI NUOVE
SINERGIE INTERSETTORIALI

I cambiamenti tecnologici in corso a livello internazionale avranno un impatto enorme sullo sviluppo della nostra società nei prossimi decenni. L’architetto può diventare parte del cambiamento con la sua capacità di mettere in relazione lo sviluppo del territorio con tutti gli strati sociali, sviluppando una realtà vicina all’uomo attraverso la maggior arte collettiva che si conosca: l’architettura. Il nuovo Consiglio dell’Ordine si deve impegnare ad organizzare gli Stati Generali 4.0 dell’Architettura coinvolgendo tutti gli iscritti.

• INCONTRI PERIODICI CON TUTTI GLI ISCRITTI
– stati generali dell’architettura ogni anno
– promozione di incontri annuali tra architetti
imprese e committenza
– sinergie tra le diverse figure di architetto

• CONCORSI E TARIFFE PROFESSIONALI
– obbligatorietà del concorso nella progettazione
per le opere di carattere collettivo
– stimolare le collaborazioni tra architetti
– sviluppo di attività intersettoriali

• STRUMENTI PER COMPETERE
– sostegno allo sviluppo di forme di aggregazione
tra professionisti per la competitività internazionale
– servizi 4.0 per gli iscritti
– il credito formativo come crescita professionale

• NUOVI RUOLI PER L’ARCHITETTO
– seguire il cambiamento dell’economia globale,
adeguarsi e individuare nuovi ruoli per la professione
– individuazione ed esplorazione di nuovi ambiti
e mercati

• GIOVANI
– affiancamento e formazione specifica per
l’inserimento graduale nella professione dei
neoiscritti

• QUALITA’ DELLA PROFESSIONE E TUTELA DEL RUOLO
– attività di tutela dei diritti degli architetti
per i ruoli tradizionali e i nuovi ruoli
– la protezione del progetto
– tutela nella frammentazione degli incarichi

• MEGAFONO ISTITUZIONALE
– l’Ordine come megafono dell’intelligenza collettiva
della nostra categoria
– azioni sinergiche con gli architetti con pubbliche
amministrazioni, associazioni di categoria, imprese
e cittadini sul territorio

 

 

Per sostenerci vieni a votarci: ecco il calendario dei giorni.

Terza e ULTIMA votazione: valida senza quorum

Venerdì 20 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Sabato 21 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 17.00
Lunedì 23 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Martedì 24 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Mercoledì 25 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Giovedì 26 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Venerdì 27 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Sabato 28 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 17.00

GRUPPO ARCHITETTIAMOCI

 

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Erna Corbetta, con “Architettiamoci” per l’Ordine di Milano

Elezione Consiglio Ordine Architetti PPC di MILANO (2017-2021)

ERNA CORBETTA

contatto: arch@ernacorbetta.it

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Erna Corbetta

ARCHITETTIAMOCI

Ho scelto questo gruppo in quanto molto eterogeneo: questo permette un confronto aperto alle nuove idee e ricettivo alle diverse esigenze. Trovo che un dialogo così aperto e costruttivo possa generare nuove sinergie e dare la giusta spinta al cambiamento.

L’idea a cui si deve tendere è un Ordine aperto a tutti e soprattutto partecipato da tutti i Professionisti!
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COSA POSSIAMO FARE INSIEME?

I punti sono sicuramente molti. Voglio accennarne solo alcuni che ritengo comuni, in modo molto sintetico:

  • ridefinizione del ruolo dell’architetto;
  • affrontare seriamente la tematica dei minimi tariffari e delle sovrapposizioni di competenze;
  • il rispetto tra colleghi;
  • l’internazionalizzazione della figura dell’architetto;
  • il funzionamento degli uffici legati alla Professione.

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Stante che l’Ordine è un Ente pubblico che ha l’onore e l’onere di garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti: è proprio dall’agire dell’Ordine che può e deve avere inizio la tutela della professionalità della categoria.

Questo si può raggiungere solo facendo prevenzione: attivando un servizio alla categoria che possa aiutare il professionista nel rapporto con il Committente, non solo per quanto riguarda la compilazione delle parcelle. Nel ruolo che ricopre, l’Ordine deve poter essere un valido strumento, anche legale, sia a tutela dei cittadini sia dell’intera Categoria.

La dignità della professione si raggiunge anche con un miglior inquadramento della stessa: la figura professionale dell’Architetto merita riconoscimento ma per arrivare a questo è l’Architetto che deve diventare riconoscibile nel suo operato, senza entrare in competizione con le altre categorie professionali.

È giusto che ci sia una formazione di base: non deve però essere un mero strumento operativo, deve essere una opportunità per aprire nuovi orizzonti alla Professione.

Vi chiedo inoltre di poter valutare la distribuzione del voto più equamente tra rappresentanti uomini e donne.

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Le interviste ad alcuni candidati…

Caterina Parrello
Francesca De Tisi
Laura Galli
Edmondo Jonghi Lavarini
Alessandro Sassi
Ettore Brusatori
Paola Bettoni
Angelo Errico
Sara Brugiotti (Sez. B)

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Come, quando e dove si vota?

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Sara Brugiotti, candidata per l’Ordine di Milano, Sezione B

Oggi intervistiamo Sara Brugiotti, architetto junior, candidata al Consiglio dell’Ordine degli Architetti per la sezione B. Ci parlerà della realtà degli architetti junior e dei loro problemi.

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Raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Ho 42 anni sono milanese e sono un architetto iunior. La mia formazione è sempre stata affiancata da esperienze lavorative soprattutto nel settore della moda, ma sono ormai approdata alla professione di architetto già da diversi anni. Dopo diverse fortunate collaborazioni con prestigiosi studi di architettura di Milano, ho recentemente deciso di intraprendere il difficile percorso della libera professione.

 

Cosa ti ha spinto a scegliere la via dell’Architettura? Di cosa ti occupi? In cosa si differenzia il tuo approccio?

Una grande passione per i luoghi e la loro identificazione attraverso il costruito mi hanno spinto sempre più verso la conoscenza del mondo architettonico, motivandomi fortemente ad intraprendere la formazione universitaria e sostenendomi durante gli anni faticosi di studente/lavoratore. Nella mia mente sono impresse ancora le parole di accoglienza al corso di storia dell’architettura moderna del prof. Biraghi: “L’architettura è l’unica forma d’arte con cui viviamo a stretto contatto”. Da cui nasce necessariamente una prima riflessione sulla responsabilità del progettista nel suo operato ad ogni scala di intervento e sulla funzione sociale, ma anche individuale ed umana, che il ruolo che l’architettura ricopre. Senza alcuna pretesa di creare opere d’ arte, mi occupo di migliorare gli spazi abitativi in cui viviamo quotidianamente attraverso ristrutturazioni private di appartamenti, allestimenti ed interventi su costruzioni civili.

 

Cosa dovrebbe fare l’Ordine per il professionista? Cosa fa? Cosa vorresti che facesse?

Un ordine professionale deve essere garante dei suoi iscritti, aiutandoli nello svolgimento della professione. Oltre che a ricoprire il ruolo istituzionale, può essere occasione di raccolta di informazioni e luogo di incontro per confrontarsi sulle problematiche che si riscontrano soprattutto in particolari periodi di cambiamento. Per quanto la sezione B dell’ albo vorrei che venisse ascoltata maggiormente, e che insieme ai senior si possano colmare e risolvere le problematiche intorno alla figura spesso sconosciuta dell’ architetto iunior. Ci vorrebbe una comunicazione mirata per la mia sezione, ma soprattutto una conoscenza maggiore della realtà dei suoi iscritti per individuare le difficoltà riscontrate negli anni. Essendo previsto un seggio dedicato alla sezione B nel Consiglio dell’ Ordine, mi auguro che non venga utilizzato solo a scopo politico per interessi che non considerano e non rappresentano questa categoria, che invece ha molto bisogno di una voce. Il lavoro più importante da fare insieme all’ Ordine è quello di cercare di immaginare il futuro di questa professione, per entrambe le categorie.

 

Finte partite iva, minimi tariffari, autorevolezza dell’Architetto, formazione obbligatoria, sovrapposizione di competenze….quali le problematiche di categoria finora non affrontate?

Appartenere alla sezione di B dell’ albo non mi ha risparmiata da nessuna problematica che anche i colleghi senior hanno vissuto o vivono. Gli architetti iunior sono una realtà piccola e dimenticata. La laurea triennale è nata dalla riforma universitaria del 1999 (Berlinguer/Zecchino), che avendo l’ obbiettivo di avvicinarsi alle medie europee dei laureati, ha introdotto il 3+2 per quasi tutti i cicli universitari, permettendo di avere un titolo di studio e uno sbocco professionale già a conclusione del terzo anno. Sebbene sia ben noto il fallimento di tale riforma (decretato già dal 2010 dall’ allora Ministro dell’ Istruzione, che nel 2014 dalla Corte dei Conti) che non ha portato ai risultati sperati né in termini di laureati, né in termini di formazione, sono 45 mila i laureati triennali che non continuano gli studi e approdano al mondo del lavoro, che non è affatto pronto ad accoglierli. Il Decreto Ministeriale che delinea la professione dell’ architetto iunior è molto carente nelle competenze di tale nuova figura professionale e di fatto si assiste a un declassamento di questa categoria di laureati che non soddisfa apparentemente nessuna esigenza lavorativa specifica. Siamo spesso visti come “supergeometri” e troviamo molte più difficoltà a trovare lavoro e siamo mediamente pagati meno dei nostri colleghi senior, sebbene di fatto copriamo le stesse mansioni, abbiamo gli stessi obblighi, anche formativi, e paghiamo le stesse tasse.

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Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Alessandro Sassi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista al candidato Ettore Brusatori
Intervista a Paola Bettoni
Intervista ad Angelo Errico

Come, quando e dove si vota?

 

Angelo per l’Ordine degli Architetti di Milano

Angelo Errico, candidato all’Ordine degli Architetti di Milano, con la lista “Architettiamoci per Milano”, ci racconta il suo programma

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Raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Sono Angelo Errico, ma la mia firma è sempre stata “Angelo”.
Sono architetto, ancor prima della laurea nel 99 con Guido Nardi e dell’esame di Stato nel 2005, e prima ancora ho frequentato a Milano la scuola tecnica superiore all’epoca considerata la università per i geometri: il Carlo Cattaneo.
Sono da 52 anni amante del costruire, della forma che segue la funzione, della tecnica che silenziosa e garbata soddisfa i desideri, e l’arte del costruire è a mio avviso come l’arte del buon vivere.

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Perché ti candidi al Consiglio degli Architetti di Milano?

1 – il cambio di guardia al Collegio è previsto dal regolamento, e se tutti gli architetti sono candidabili, allora perché non io ?

2 – l’Ordine sia un riferimento per l’equilibrio tra chi desidera realizzare una idea di progetto un po’ disordinato e chi debba coronare i sogni nel recinto delle norme disorientanti

3 – anche gli architetti degli uffici tecnici sono laureati e iscritti all’albo dopo superato l’esame di Stato come gli architetti che elaborano un progetto nel proprio studio, e si incontrano per un supporto professionale

4 – quando devo cercare un’informazione tecnica e burocratica per un’idea da elaborare, stimare, appaltare, callaudare, riscuotere economicamente, voglio percepire di potermi confortare del l’ausilio di una consulenza del mio Ordine

5 – essere architetti (architettto e architetta) sia l’espressione di un libero virtuoso scambio di esperienze personali maturate e formate nei cantieri, nelle collaborazioni con le imprese edili, negli studi all’estero, con il coworking, in servizio agli sportelli di enti pubblici e amministrativi

6 – perché diceva Gio Ponti, “assurdo sarebbe discutere se un asilo, una colonia marina, […] uno stadio debbano avere o no archi e colonne o pilastri e travi”

7 – nelle stanze dell’Ordine di Milano pare di essere accolti in un asettico distaccato elegante studio notarile, non in un fluido, confortevole, stimolante luogo dove ritrovarsi e incontrarsi, in modo informale tra mille scaffali di libri e tante sedute mobili, con professionisti, con colleghi, con amici

8 – la tessera te la devi stampare e plastificare tu, e magari la usi poco o addirittura niente

9 – si può migliorare e rinnovare il dignitoso lavoro svolto da chi mi ha rappresentato fino a oggi

10 – ascolterò le richieste che gli altri architetti mi segnaleranno

 

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Come hai conosciuto Architettiamoci e perché l’hai scelta come lista?

Nell’epoca delle connessioni in rete e di social media, io ho conosciuto il gruppo Architettiamoci per Milano tramite passaparola con amici architetti.

L’informalità dei rapporti individuali, l’ampia varietà di esperienze lavorative e propensioni professionali, la quota rosa con simpatia e giovialità di carattere, hanno reso spontanea la richiesta da parte mia di partecipazione al gruppo, per condurre e proporre la mia candidatura.

Le idee personali di ciascuna e di ciascuno, con le comunicazioni arrivate in posta elettronica su malcontenti e desideri per un albo un po’ più vicino alle necessità di noi architetti, han permesso in Architettiamoci per Milano, di costruire un programma manifesto con proposte che mirino a rendere l’incontro tra noi professionisti più informale, più confortante, più coinvolgente e identitario, senza alcuna presunzione di stravolgimenti né di tabule rase, senza pronuncia di verbi da oracolo né di messia sceso in terra, con l’addizione di più voci il cui coro vuol essere, di qua e di là, un bel sentire, migliore della somma delle singole voci.

 

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Intervista a Paola Bettoni
Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Alessandro Sassi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista a Sara Brugiotti (Sez. B)

Come, quando e dove si vota?

 

 

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Paola, una millennial per l’Ordine degli architetti di Milano

Oggi intervistiamo Paola Bettoni, mantovana giovanissima candidata per le elezioni del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Milano, con la lista Architettiamoci.

Paola Bettoni

Ciao Paola, raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Ciao, sono nata e cresciuta a Mantova e vivo a Milano da circa un anno e mezzo. Ho 32 anni, mi sono laureata presso il Politecnico di Milano nel 2012 e fin da subito ho aperto la partita iva. Sono grata a Milano poiché mi ha accolta fornendomi opportunità mai avute prima. Vivo la città con esultanza, poiché ricca di opportunità e slanci per sviluppare le mie capacità. Sento di abitare in una città realmente internazionale, la porta dell’Italia sul mondo e sono felice ed orgogliosa d’esserci.
Sono appassionata di speleologia e questo lato avventuroso mi ha portata a conoscere le parti più nascoste ed affascinanti degli edifici storici, salendo su tetti ed esplorando sottotetti, cantine e cunicoli. L’esplorazione è la mia profonda passione che cerco di coniugare con il mio lavoro. Mi sono specializzata nella manutenzione degli edifici storici. Attualmente lavoro nel campo della bioedilizia, tematica molto cara poiché è la reale riscoperta di materiali “antichi” oltre che la vera chiave per proseguire in uno sviluppo sostenibile.

 

Cosa ti ha spinto a scegliere la via dell’Architettura? Di cosa ti occupi? In cosa si differenzia il tuo approccio?

Sin dall’infanzia l’architettura mi ha attirata. La curiosità nel comprendere come venivano realizzati gli edifici era costantemente accompagnata dal gesto di toccare i diversi materiali, pietre, mattoni, intonaci, percepirne la superficie, sentire i rumori che producevano, il profumo che emanavano fino a chiedermi ed immaginarmi chi mai avesse posato quel materiale in quel determinato modo.
Quindo ho sempre avuto un approccio sensoriale a tutto ciò che era edificato. Una volta cosciente di questa passione ho conseguito la strada dell’architettura non tanto per acquisire un mero titolo rappresentativo, ma per poter avere gli strumenti necessari per poter comprendere gli edifici e dare un senso alle storie che potevano raccontarmi, il loro trascorso e loro abitanti.
Ho così naturalmente approfondito le tematiche del restauro architettonico ma soprattutto la manutenzione degli edifici storici.
Sensibile alla natura dei materiali edili, la bioedilizia di cui ora mi occupo è il proseguo della mia passione, coniugando questi materiali antichi ottimi per l’edilizia storica, alla pressante necessità di affrontare l’inquinamento ambientale tramite la realizzazione di nuovi edifici di qualità, sani e rispettosi dell’ambiente in cui viviamo.

 

Cosa dovrebbe fare l’Ordine per il professionista? Cosa fa? Cosa vorresti che facesse?

L’iniziale approccio che ho avuto con l’ordine è stato piuttosto distaccato. L’Ordine essenzialmente è un organo di “vigilanza” della professione degli architetti, ma mi sarei aspettata qualcosa di più. Alle domande di richiesta di aiuto di giovani architetti spiazzati dal cannibalismo lavorativo, incapaci di potersi realizzare e autodeterminare, imbrigliati nelle vecchie logiche lavorative, trasformati in meri disegnatori sottopagati, paragonati a semplici strumenti come software informatici, è stato semplicemente risposto che non era competenza dell’Ordine aiutarli a trovare diverse soluzioni. Alla denuncia di diversi architetti che coraggiosi osservatori del loro territorio segnalavano l’abbandono, l’abuso e la distruzione di edifici di valore storico etnico e culturale, l’ordine ha risposto che più di accogliere la loro segnalazione, altro non potevano fare. All’insofferenza dei professionisti nei confronti della Pubblica Amministrazione per miopia di vedute e mancanza di dialogo per la risoluzione di molti problemi burocratici, bhè c’è ancora molto da fare.
Credo che l’ordine debba essere più di un’istituzione che faccia rispettare le regole, credo debba essere un megafono per far sentire la voce degli architetti, rendendoli nuovamente protagonisti, coinvolgendoli nei processi decisionali e accogliendo le loro istanze, ascoltandoli e cercando soluzioni assieme.
C’è da dire che attualmente la partecipazione degli architetti milanesi alla vita dell’ordine è molto limitata e se la partecipazione dei singoli non sarà più attiva, difficilmente i vecchi schemi verranno interrotti.

 

Quali sono le problematiche della professione che ritieni di maggior urgenza?

Il periodo economico appena trascorso ha esasperato le criticità che esistevano nel sistema lavorativo italiano. La solitudine lavorativa degli architetti che fino ad un decennio fa poteva ancora funzionare, oggi non può più sussistere. La spietata competitività fatta a colpi di ribasso dei tariffari, soprattutto dei giovani architetti, ha portato ad un generale impoverimento e perdita di qualità dei lavori eseguiti. È necessario quindi adeguarsi al cambiamento in atto, sfruttando la crisi trascorsa come motivo creativo per allargare i propri orizzonti lavorativi, uscendo dai soliti schematismi ed esplorando nuovi ambiti, nuove metodologie di lavoro, formando nuove figure professionali ed osservando l’estero non come minaccia ma come spunto di nuove opportunità, rimanendo comunque in Italia.

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Come, mai, tra tante liste, hai scelto “Architettiamoci”?

Ho scelto Architettiamoci poiché parla di reale cambiamento, di collaborazione attiva tra architetti, pronta a fornire maggiori informazioni, maggiori possibilità di collaborazione, cambiamento e vera apertura e coinvolgimento dei giovani architetti. È aperta all’ascolto di chiunque abbia qualcosa da comunicare e voglia di partecipare.

 

C’è davvero democrazia partecipata nelle riunioni di Architettiamoci?

Decisamente sì. Gli incontri permettono di conoscere altri colleghi,confrontarsi sui vari temi e trovare proficue affinità e collaborazioni. Indipendentemente dall’età e dall’esperienza lavorativa, ognuno viene accolto per gli stimoli, idee e competenze che può portare. La diversità di ognuno diventa così ricchezza di tutti.

 

Quali le istanze più sentite?

Cambiamento, collaborazione, apertura, ascolto.

 

Chi altro vorresti si avvicinasse al progetto?

Vorrei si avvicinassero al progetto tutti coloro che non si sentono rappresentati dall’Ordine, che anzi lo vedono più come un mero organo istituzionale che semplicemente gli permette di svolgere la loro attività, ma che di fatto non fa nulla per loro.
Vorrei si avvicinassero tutti i giovani architetti, che comprendano che il vero cambiamento si attua soltanto se per primi ci si impegna ad attuarlo. Per un futuro migliore per la loro professione è necessario che fin da subito facciano sentire la loro voce, le loro necessità e attuino di persona il cambiamento.

 

Quale la visione verso giovani iscritti all’Ordine, neolaureati e Millennials?

I giovani architetti sono coloro che vivranno il futuro della professione. Per questo è necessario in questa fase non essere statici e radicati agli schemi del passato, ma utilizzare la loro osservazione della realtà attuale, le loro energie, capacità di innovamento, visione del futuro e prospettive per riuscire ad aprirsi a nuove idee e professionalità, adatti a questo mondo in continuo cambiamento.

 

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Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Alessandro Sassi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista ad Angelo Errico
Intervista a Sara Brugiotti (Sez. B)

Come, quando e dove si vota?

Ettore di “Architettiamoci” e il suo programma come candidato all’Ordine

Intervistiamo Ettore Brusatori, Architetto, Light Designer, e candidato alle Elezioni dell’Ordine degli Architetti di Milano del 2017

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Raccontaci di te…

Sono nato nel 1961 a Milano.
Amo leggere libri di ogni tipo e riviste, spesso d’epoca. Sono da sempre appassionato di Aeronautica cosa che mi ha portato a diplomarmi in Costruzioni Aeronautiche. Altro? La fotografia, le auto e le moto d’epoca, il Rugby che ho praticato per 10 anni e la Boxe. Per anni, si può dire passione, ho fatto volontariato col 118, col 115 e con la Protezione Civile, per la quale sono stato in Abruzzo nel 2009.
Laureato nel 1987 ho subito lavorato in grandi multinazionali dell’ illuminazione occupandomi di grandi impianti luce, design, allestimenti, risparmio energetico, comunicazione e didattica.
Nel 1995 mi sono iscritto all’ordine e iniziato la libera professione. Ho scritto per anni per riviste come Ufficio Stile, Modulo, Progetto Energia.
Ho anche insegnato ad un Master del BEST del Politecnico di Milano “Illuminazione di Opere D’arte e Monumenti”.
Nel 2004 ho svolto gratuitamente l’attività di consulente per tre comitati di quartiere per osteggiare tecnicamente alcuni scellerati progetti edilizi regionali comunali. Due progetti sono stati bloccati definitivamente, uno rivisto, . Gli iscritti ai comitati mi hanno chiesto di candidarmi, così nel 2006 sono stato eletto consigliere di Zona 5, un area sia cittadina che agricola comprendente parte del parco sud con circa 136 mila abitanti.

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Cosa ti ha spinto a scegliere la via dell’Architettura?

A 17 anni lessi “Artista come mestiere” di Bruno Munari, mi affascinò la figura del Designer, quasi un maestro Zen. Poi con gli studi ho iniziato ad amare si le grandi opere che l’Architettura Sociale

 

Di cosa ti occupi?

L’attività principale è sempre stata la realizzazione d’impianti dl’illuminazione; che seguo dalla progettazione alla produzione e messa in opera. Ma anche di ristrutturazioni, e pratiche edilizie.
Chiariamo sono un architetto come tanti che come tanti di questi tempi si arrabatta per arrivare a fine mese.

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In cosa si differenzia il tuo approccio?

Ho sempre unito creatività a rigore tecnico, ampia scelta di tecnologie d’avanguardia e risparmio energetico. Qualità che può esprimere solo un professionista, non un azienda.
Affidabilità, organizzazione del cantiere e della produzione: decisa una data finale come l’apertura di un negozio stendo un calendario a ritroso con cui stabilire la fine la durata e l’inizio di ogni operazione.

 

Cosa dovrebbe fare l’Ordine per il professionista…

C’è chi vuole abolire gli Ordini, io li vedo ancora come una risorsa, se rivoluzionati però: demoliti e ricostruiti con criteri di questo secolo.
L’ordine dovrebbe aprirsi anche alle Matricole preparandole alla professione, cosa che non fa l’Università.
Poi dovrebbe seguire tutti: i ventenni, i trentenni, i quarantenni, i cinquantenni i sessantenni, e visti i tempi occorrerà anche con i settantenni. Ognuno in modo specifico in base alle particolari problematiche cercando sinergie utili a tutti. Per esempio mettendo in contatto studenti, o neolaureati, che cercano di fare esperienza pratica e professionisti, affermati che hanno bisogno di collaborazione o idee fresche (retribuendole!). Aiutare uno o più architetti ad aprire uno studio. Facilitare la creazione di gruppi di architetti , magari su tematiche cittadine.

..cosa fa?

Direi molto poco, soprattutto è grave che non reagisca al momento di crisi della nostra professione.

…e cosa vorresti che facesse?

1-Aprire una commissione S.O.S Architettura, per lo studio dell’allarmante odierna situazione di crisi della Professione e per la realizzazione di contromisure e manovre di aiuto.
2-Comunicare, comunicare e ancora comunicare ai cittadini che i nostri problemi sono i loro visto che agiamo come servizio alla comunità . Organizzare una campagna di comunicazione su tutti i mass media, che ci qualifichi sconfessando gli arch -fiction televisivi. Se è vero che ormai conta l’immagine, l’Architetto deve rifarsi un’immagine di prestigio.
3-Aprire gli spazi dalle 8 alle 24 a tutti gli iscritti per riunioni e gruppi di studio e lavoro.
4-Organizzare uno spazio di collegamento – videoconferenza- con Ordini e/o istituzioni di altre città, e con Inarcassa.
5- Prendere possesso della Commissione Paesaggio che deve diventare organo di controllo degli Architetti nei confronti dei burocrati e non viceversa.
6-creare un gruppo di acquisto di beni e strumenti atti alla nostra professione.

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Come nasce l’idea di proporre una lista alternativa che si candidi all’Ordine? Come nasce “Architettiamoci”?

Direi da due elementi: l’immobilità dei precedenti consigli e sopratutto la loro mancata reazione alla crisi contingente, negligenza ormai criminale.

 

Come gli architetti di Milano hanno reagito alla proposta di incontro prima tramite social e poi tramite incontro dal vivo?

Direi bene, ci si scambia idee, esperienze, problemi, non si è più soli ma membri di un organismo, speriamo più forte, che porti profondi cambiamenti positivi per la professione e per Milano.

 

Quali gli obiettivi di Architettiamoci?

Penso prima di tutto la creazione di un gruppo che ha come minimo comune denominatore l’amore per l’architettura, la propria professione la città di Milano , la voglia di migliorarli. Adesso c’è l’Ordine da cambiare, poi penseremo ad altre azioni, sempre nella stessa ottica.

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Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Alessandro Sassi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista alla candidata Paola Bettoni
Intervista al candidato Angelo Errico
Intervista alla candidata Sara Brugiotti (Sez. B)

Come, quando e dove si vota?

Alessandro Sassi, candidato all’Ordine con Architettiamoci

Ecco il programma di Alessandro Sassi, candidato per le Elezioni dell’Ordine degli Architetti di Milano, e legato alla lista Architettiamoci. Sostenibilità, confronto con l’estero e tema dei minimi tariffari tra i temi a lui maggiormente a cuore.

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Ciao Alessandro, raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Compio ora 45 anni, ho iniziato la professione con una buona gavetta di dieci anni senza soste in cui lo studio del dettaglio era al centro del progetto. Una lunga parentesi accademica al Politecnico mi ha poi avvicinato ai principi della sostenibilità a servizio dell’architettura, alla costruzione della città dei tempi e ad apprezzare la diversità come ricchezza nei corsi tenuti con gli studenti stranieri. Credo che l’architetto svolga uno dei mestieri più difficili, occupandosi della funzione e dello spirito della collettività oltre che del singolo individuo.
Negli ultimi anni ho lavorato e dato lavoro anche all’estero, comprendendo quanto incida lo scenario globale sulle nostre politiche che sembrano regole di quartiere in una città globale in piena guerra commerciale.

 

Cosa ti ha spinto a scegliere la via dell’Architettura? Di cosa ti occupi? In cosa si differenzia il tuo approccio?

Stavo per scegliere ingegneria gestionale poi l’amore per l’arte e il disegno mi hanno riportato all’architettura. Dal cucchiaio all’edificio, dal dettaglio d’arredo alla città, mi sono occupato di progetti molto diversificati come capita a molti dei nostri colleghi, con attenzione alla durata e alla sostenibilità. In francese sostenibilità si traduce “architecture durable”. Nell’approccio prendiamo spunto dalla vita. Come diceva Aldo Rossi fare architettura é immaginare la vita. Nella composizione in questo momento poniamo forte attenzione al ritmo, da quello urbano a quello armonico.

 

Cosa dovrebbe fare l’Ordine per il professionista? Cosa fa? Cosa vorresti che facesse?

Per rispondere ho chiesto aiuto a mio figlio Andrea di cinque anni e lui mi risponde “Solo spiegargli” e poi mi fa vedere l’ultima favola letta che parla di un drago a cui tutto il paese chiedeva come fare le cose finché lui se ne é andato sulla montagna e loro a quel punto si sono dati da fare… ecco in Italia ti dicono cosa fare (anzi direi quanto più che altro) invece di spiegarti come stanno le cose e lasciarti fare, la politica dovrebbe essere un servizio.

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Minimi tariffari, un sano confronto con l’Estero….quali le problematiche di categoria finora non affrontate?

Molte mi pare, l’abolizione dei minimi tariffari ha portato seri problemi di qualità del lavoro mentre doveva portare una giusta competitività. E’ colpa di come si fanno le leggi, mai costruite con un pensiero collettivo, sempre e solo per soddisfare questa o quella categoria.
I minimi sono una risposta solo se guardiamo dentro le mura, all’estero e dall’estero ci mangiano vivi con le loro tariffe.
Finché nessuno spiegherà quanto incidono le differenze di stipendio che scendono dai 6.000 euro del nord Europa ai 20 euro del Centro Africa tutte le contraddizioni contemporanee si abbatteranno sugli italiani che si sentono inadeguati fino a farsi male da soli… on le dovute conoscenze potrebbero consorziarsi tra loro e con altre realtà estere per far fronte al mondo globale.
Le soluzioni sono due… ci lascino liberamente esposti al mondo purché ci si dica come stanno le cose e ci vengano offerti gli strumenti per reagire oppure ci lascino dove siamo ma proteggendoci con dazi e regole serie: ecco, in Italia ci espongono senza alcuna protezione e senza dirci neppure come stanno le cose.
Io sono per l’apertura e la sfida globale attivando gli strumenti che il mondo 4.0 ci offre per farvi fronte.

definiBianco

Come mai, tra tante liste, hai scelto “Architettiamoci”?

Ho trovato una serie di amici indipendenti dal pensiero libero, cosa che fa parte di me fin dalle ossa.

 

Chi altro vorresti si avvicinasse al progetto?

Tutti gli architetti, sopratutto giovani… non credo che non ci sia posto, il mondo cambierà nei prossimi vent’anni come nemmeno ce lo immaginiamo. Certo ognuno deve trovare la sua strada e non tutti devono voler fare le archi-star. Lo dice uno che si é occupato di tanti settori, dal luxury fino alla produzione di cassonetti.

 

Quale la visione verso giovani iscritti all’Ordine, neolaureati e Millennials?

Come dice il drago di Andrea: “Non vanno aiutati, devono fare da soli”. Tuttavia gli vanno dati gli strumenti e le conoscenze per poterlo fare. Come ho già detto si perdono anni a discutere di obblighi e norme e nel mentre nascono le App e nuovi strumenti, il mondo cambia e i taxi volano, come quelli presentati a Dubai questa estate.

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Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Ettore Brusatori
Intervista alla candidata Paola Bettoni
Intervista al candidato Angelo Errico
Intervista alla candidata Sara Brugiotti (Sez. B)

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