Vivere metropolitano: il futuro del mondo nasce nelle città (Alumni Polimi Convention 2017)

Il 21 ottobre si è tenuta, al Teatro del Verme, la convenction annuale degli Alumni del Politecnico.
Il tema trattato era: “Vivere metropolitano, il futuro del mondo nasce nelle città: persone, tecnologie, idee dal sistema Italia”.

Ha introdotto il prof. Enrico Zio, presidente degli Alumni parlando di come il Politecnico segue i suoi alumni tramite le proposte del Career Service e i corsi e la formazione post lauream. Poi lancia il tema della sfida delle città italiane.

Prosegue il Rettore Ferruccio Resta, parlando di smart working, digitalizzazione e smart city.

22769926_1542169925873698_5643630089676257080_o

E’ il turno di Giorgio Gori, alumno e sindaco di Bergamo, che confessa di non essersi mai abilitato, ma di aver imparato molto dagli anni a studiare Architettura al Politecnico, soprattutto nella capacità di analizzare il territorio. Affronta il tema della difficoltà nell’amministrare la città. Ricorda che, sebbene il nostro territorio abbia medie alte di crescita, in quelle medie è contenuta una grande disparità sociale, e che anche la crescita dell’età media deve essere gestita anche nelle sue conseguenze economiche.
Infine, ricorda che anche la sostenibilità va affrontata, dalle amministrazioni, con trasparenza.

22713636_1543012762456081_5624143295087415476_o

Segue l’intervento di Renato Mazzoncini, del gruppo Ferrovie dello Stato, che parla della crescita demografica dal punto di vista economico, sociale, ambientale.
Ricorda che se tutti noi applicassimo dei piccoli comportamenti virtuosi, ad esempio nell’uso dell’acqua domestica, centinaia di litri a testa all’anno verrebbero risparmiati.
Parla dell’esigenza di connettere LA città e connettere LE città, dell’interesse nazionale nella mobilità, del bikesharing come esperienza nuova e interessante, e del fatto che, con il recente rinnovamento dei treni, l’Italia si aggiudica un’età media dei treni inferiore ai cinque anni, quindi un primato migliore di quello della Germania.

22770509_1543129399111084_81455982385339224_o

Segue Elena Bottinelli, AD del San Raffaele. Parla dell’obiettivo del far “star bene” i cittadini, ricordando che la tecnologia va usata nel modo corretto, e suggerendo corsi nelle scuole.

22791614_1543126049111419_2649341042715523450_o

E’ il turno di Stefano Paleari, che ricorda i primi laureati italiani, quando l’Italia era il secondo paese industrializzato d’Europa.
Allora a rendere una città competitiva era la compresenza di quattro elementi:
– il porto (per la comunicazione)
– l’università (oggi diremmo un buon centro studi)
– la tolleranza (oggi parleremmo di inclusività)
– la presenza di un orologio meccanico (il tempo, quindi la produttività)
Ricorda che il numero di vincoli è spesso uguale al numero di libertà e che chi vive senza pensare al presente è come se vivesse nel passato.

22769759_1543114475779243_2097773815215248347_o

Prende la parola Piero Lissoni, architetto “militante” e designer. Ricorda che le periferie sono un’opportunità e sogna una “macrocittà” da Aosta a Palermo, servita da infrastrutture performanti. Invita a liberarsi di ridondanza e retorica e sottolinea il fatto che le uniche pubbliche amministrazioni con cui ha fatto fatica a comunicare sono quelle italiane, che considera labirinti con all’interno “troppi minotauri e troppi tesei“.
Parla del  caso del Corviale, che ha visto di presenza recentemente per caso, sottolineando che una certa architettura, più socialista che sociale, aveva fallito in quanto non aveva tenuto conto dei ritmi di vita di chi ci avrebbe vissuto.

22769628_1543128255777865_6676800780153741144_o

Vengono infine premiate due eccellenze:
Arianna Minoretti, progettista del “Ponte sui Fiordi” (anche detto “ponte di Archimede”), e Giampiero Tessitore, autore di una pelle artificiale ma “biologica”, materiale innovativo vincitore del premio H&M, uno dei più prestigiosi, per la Vegea.

All’ingresso gli Alumni sono stati omaggiati con la versione cartacea del nuovo numero di MAP (Magazine Alumni Politecnico)

Annunci

Appunti sul BIM: Il nuovo modello di progettazione collaborativa

Il 12 ottobre 2017, al Palazzo delle Stelline di Corso Magenta a Milano, si è tenuto il workshop intitolato: BIM, Il nuovo modello di progettazione collaborativa.

pavan2

L’evento, moderato dal Dott. Domenico Latanza, ha avuto come suo primo relatore Alberto Pavan, esperto Bim e insegnante del Politecnico di Milano, delegato italiano ai tavoli ISO e CEN in ambito BIM, responsabile scientifico del progetto INNOVance.
Ricorda che il metodo Bim, per ora introdotto come facoltativo, potrebbe diventare ben presto obbligatorio in Italia, probabilmente dal 2019 per quanto riguarda gli appalti da oltre 100 milioni e dal 2021 per tutti gli appalti.
Ha parlato anche dell’IFC, linguaggio comune tra i software basati sul BIM, consigliando sempre, quando si lavora tra software diversi, di farsi spedire anche il pdf, in modo da monitorare possibili divergenze nelle informazioni relative alla modellazione.
Ha spiegato che, mentre nel 3d tradizionale sono necessarie tante viste per avere informazioni su come un oggetto è fatto “dentro”, ciò non è necessario nel metodo BIM, dove ogni elemento è un “lego” dotato delle sue informazioni.
Il BIM si usa anche per creare modelli di manutenzione, dove ad esempio rimane verde ciò che è nel suo ciclo di vita, diventa rosso ciò che sta per terminarlo.
Si possono usare funzioni, come la “crash detention”, che fanno si, ad esempio, che nulla venga creato a 10 cm di distanza da un tubo, o che i parapetti siano sempre più alti di un metro, o che siano rispettati i rapporti areo-illuminanti, inserendo i parametri del regolamento edilizio di riferimento.
Le informazioni possono anche essere georeferenziate.
Quando nel progetto viene sostituito un oggetto, in automatico anche il cash flow viene aggiornato.
E’ molto importante ricordare che nei software basati sul bim, l’appagamento visivo non è centrale. Alcuni software basati sul bim, addirittura, non hanno la modellazione 3D.
Infine, il relatore ha parlato delle nuove lauree a cavallo tra le competenze architettoniche e quelle informatiche, che creano figure importantissime negli studi moderni.

pavan1bim pavan
22459518_1916441661705831_4027715674519720699_o

A seguire, ha preso la parola Roberto Mancini, ingegnere, libero professionista e docente.
Ricorda che nei software BIM il fine non è estetico, ma la rappresentazione tridimensionale ha come obiettivi la comprensione e la comunicazione.
E’ necessaria una dotazione hardware non trascurabile, pc da 2000/3000 euro se non di più, nel caso di voglia fare una workstation di 20 persone.
Il Bim sfrutta anche i progressi fatti con le tecniche laser scanner, che permettono rilievi precisi al millimetro, con nuvole di punti colorate.

22496404_1916444551705542_7623700556419912185_o

 

Segue il relatore Sandro Paiano del MixLegno Group.
Il fornitore deve essere per l’architetto una risorsa capace di integrarsi con il progetto, rispondere alle reali esigenze del progettista e del committente evitando di proiettare le proprie convinzioni ed evidenziare gli eventuali punti critici in quanto esperto del proprio settore. Tutto questo è importante perché a differenza del pittore e dello scultore che realizzano personalmente le proprie opere l’architetto consegna ai fornitori la realizzazione della propria opera. Per questo la MixLegno crede che il segreto sia nella stretta collaborazione perché come recita un aforisma africano “se le formiche si mettono d’accordo spostano un elefante”


Interviene in seguito Luca Gennero della Dott. Gallina, parlando dei pannelli con preziose proprietà raramente presenti in un unico materiale: leggerezza, trasparenza, isolamento termico. Rinunciando alla leggerezza c’è il vetro, rinunciando alla trasparenza ci sono i pannelli isolanti. Vengono proiettati alcuni casi studio.

gallina

 

Prende la parola Luca Linossi, dell’azienda Gerflor, che introduce il relatore della Render Factory, il quale fa un approfondimento su come adesso la potenza di calcolo dei PC e la reperibilità degli oggetti 3D abbia cambiato il modo di lavorare. Vengono presentati i “Bim Objects” aziendali, mostrando come in fase di renderizzazione permettano grande realismo e di come già solo il cambio di colori e modelli generi atmosfere nuove.

gerflor

 

E’ il turno di Mario Lombardi della Favaro 1, che parla dei rivestimenti di parete e dei pavimenti prodotti dall’azienda,

favaro

 

seguito da Giancarlo Simonelli della Twin System, azienda che si occupa di serramenti, ed Edoardo Stella della Alpacom, azienda specializzata in serramenti e sistemi prefabbricati, che presenta dei particolari serramenti coibentati nei quattro lati.
Segue Davide Guida della Drenatech, azienda specializzata in pavimentazioni esterne, che ci parla della gamma IdroRain (pavimenti drenanti) e della serie Drenatech (pavimenti drenanti e decorativi).

idrodran

 

Dopo la pausa pranzo è il turno dell’intervista a Chiara C. Rizzarda, esperta BIM e vice Bim Manager nello studio di Antonio Citterio e Patricia Viel, ad opera del relatore della mattina Roberto Mancini.
Il Bim è comodo da usare fin dai piccoli progetti, poiché permette di aggiornare gli elementi, se occorre, una sola volta.
Le figure coinvolte nel processo BIM sono:
– il Bim manager
– il Bim coordinator, la figura chiave che segue operativamente il progetto
– i Progettisti, che lavorano “in Bim” fin dall’inizio
– il Bim specialist
Il vero costo del passare al metodo Bim è la formazione delle persone, e l’accettare la fase di “downtime in cui, durante la formazione, la produttività cala.
Si consiglia di inserire il metodo Bim tramite un progetto “pilota”, che sia semplice, nel core business dello studio, e che “permetta” eventuali ritardi.
I corsi bim da 40 ore non servono se nel frattempo non si pratica.
Vanno inoltre inserite delle figure Junior che affianchino i Senior con uno scambio equo di formazione informatica e sensibilità progettuale tra i primi e i secondi e viceversa.
Il titolare deve essere presente e assistere a questa transizione e metamorfosi tecnologica con consapevolezza dello strumento.
La relatrice conferma che è richiesto un hardware potente e una connessione a fibra per il “bim collaborativo”.
Bim è tre cose: collaborativo, parametrico e informativo.
22499027_1916442865039044_5676567742168217222_o

La spesa maggiore, come detto prima, non è l’hardware, il software o l’infrastruttura, ma la formazione del personale.
Il procedimento Bim inizia con l’architetto: ogni professionista (architetto, impiantista, strutturista) lavora sul suo modello e tutti e tre sono importanti.
Sapendo progettare è facile saper concepire un modello: imparare il metodo BIM è come imparare a disegnare a mano, e richiede del tempo.
Non è vero che il metodo Bim non permette una crescita del dettaglio, poichè esistono strumenti come le masse concettuali.
Non è neanche vero che il Bim impedisce la creatività e le possibilità, perché limita semplicemente a ciò che è realizzabile, quindi è inadatto a ciò che di fatto, seppur concepito da un software, sarebbe poi “inefficiente” nella realizzazione. Col bim, insomma, non si può “barare”.
I software basati sul Bim, dunque, non limitano l’espressività: un pannello a doppia curvatura è difficile (ma non impossibile) da disegnare perchè è difficile da costruire, controllare, pagare, documentare e sviluppare. Siamo dei tecnici, non degli artisti.
Costruttori e architetti sono quindi in affanno per il Bim. I costruttori devono assolutamente procurarsi una figura di Bim Specialist, e i progettisti devono imparare a chiedere economicamente di più ai committenti, offrendo una progettazione che, col Bim, consente un miglior controllo.

22499172_1916444468372217_6258185862541426848_o

Continua, dopo una breve pausa, Claudio Marsili di Serisolar, con un intervento sul risparmio energetico.

serisolar

 

Prosegue Fabrizio Vimercati, di OTIS, che trasforma l’ascensore in un luogo di arredo e design, proponendo tecnologie innovative, traendo energia dalla gravità.

otis
Prosegue Walter Bertona di Caleffi, che spiega gli oggetti Bim della sua azienda, precisando che cercano di inserire più tipologie della serie nella stessa famiglia parametrica, tenendo come limite il rischio di eccessivo appesantimento del file.
Il suo intervento è mirato a sottolineare la qualità del dato all’interno di oggetti BIM nei progetti MEP.
Parla dell’interessante esperienza di restituzione in file Bim della loro sede, il “Cubo rosso”.

742x381caleffi

 

E’ il turno dell’ultimo relatore scientifico, Natale Raineri, professionista genovese che ha ricoperto la carica di Presidente dell’Ordine dal 2013 al 2015.
Parla del ruolo dell’architetto e l’innovazione, passando dal grafos, al Bim, alla realtà aumentata.

topolino
Parla di come Gehry e Renzo Piano prediligessero altri strumenti per rappresentare i loro volumi al posto dei software 3D.
Sottolinea che il Bim può essere ridimensionato alla fase “cantierabile”.
Presenta il caso studio dell’edificio di via Bosio 14 a Genova, Villa Arbà, comunemente chiamata Buon Pastore, dal nome dell’istituto che ha sostituito.
In questo caso il metodo Bim è subentrato nella fase dell’esecutivo. Raineri mostra i metodi di rappresentazione, anche misti (cad + colorazione manuale delle stampe) usati nell’ideazione e nella rappresentazione.

raineri

22459452_1916441908372473_949753825281424355_o22459392_1916442755039055_498363944160466156_o

Piergiorgio Roveda e l’Open Source nel GIS

Intervista a Piergiorgio Roveda, pianificatore territoriale, esperto GIS, autore del progetto City Planner e appartenente al progetto GisTonic, impegnato, tramite i suoi tutorial, nella missione di diffondere la cultura Open Source nel mondo GIS.

20160609_151652

Ciao, parlaci di te: età, provenienza, professione, passioni

​Ciao sono Piergiorgio ho 37 anni e sono un Pianificatore territoriale, laureato nel 2007 al Politecnico di Milano. Ho sempre avuto la passione per l’informatica e per SimCity, il video game che tutti gli urban planner conoscono.
Forse è stato questo insieme di passioni che mi ha permesso di unire la classica urbanistica al mondo dei GIS. Associo sempre la mia figura professionale di Pianificatore territoriale a quella di GIS consultant, perché con entrambe ho sempre trovato spazio nel mondo lavorativo, dapprima come dipendente e da ormai 6 anni come libero professionista.​

Come hobby, ho sempre avuto il pallino della MTB, delle camminate e da quando il nostro telefonino si è evoluto, diciamo che riesco meglio nel tracciare i miei percorsi col GPS, piuttosto che fare le foto. In ogni caso questo hobby ho cercato di unirlo alla passione per i GIS ed insieme ad un gruppo di Milano, abbiamo creato il GIStonic, con cui stiamo sviluppando un GEOblog, un sito web basato su WordPress con un sofisticato GeoDatabase, il tutto OpenSource!

 

Cosa è il GIS?

​Nella descrizione precedente, ho dato per scontato che tutti conoscono i GIS, ma mi rendo conto che non è così. Quando si parla di GIS, acronimo di Geographic Information System, che in Italiano diventa Sistema Informativo territoriale, si parla di software che uniscono il disegno delle mappe a tabelle di dati, ovvero che ogni oggetto disegnato sulla mappa è associato a degli attributi alphanumerici, sempre disponibili ed indivisibili. Da questa base, questa relazione si può usare in svariati modi: per fare ricerche, per creare analisi e perfino per colorare le mappe. I GIS si possono inserire tra i software CAD, adatti al disegno tecnico e i software BIM, adatti alla grande scala; probabilmente i GIS sono molto simili, come logica ai BIM, ma ognuno ha la sua parte ben definiti nel mondo professionale.​
Google Maps è un GIS, ma non professionale!

 

nor

Quali figure professionali se ne occupano? Dal lavoro in campo ai software: raccontaci il processo di restituzione via GIS e l’utilizzo…

​Queste due domande le metto insieme perché possono essere diversi i profili che utilizzano i GIS, da cui derivano diverse professionalità:
con data entry​ si definiscono i soggetti che usano i GIS come database per inserire i dati e quando si inseriscono le informazioni nella tabella, possono anche inserire le informazioni sulla mappa, disegnando geometrie quali punti, linee e poligoni; questa mansione può diventare anche completamente dedicata al disegno della mappa, magari con un’inserimento minimo di informazioni, come codici o nomi delle vie;
i gis analyst si dedicano all’analisi dei dati, sia per una “pulizia” sia per fare ricerche sul territorio, leggendo ed incrociando i dati; infatti le funzioni di query, derivate dai database, sono anche di tipo relazionale e nel caso dei GIS anche spaziale;
i gis consultant, sono sempre passati dai primi due tipi e devono avere una tematica di base specifica: urbanisti, geologi, economisti, ingegneri; questo perchè è richiesto di avere una visione del progetto, con una certa finalità, come la tutela del territorio, pianificare una città, costruire infrastrutture; mentre i primi due profili hanno una preparazione generica da tecnico, con competenze informatiche, i gis consultant hanno delle mansioni che derivano dalla loro professione di base, che è differente per tipologia di incarico;
parallelamente ci sono i gis developers, che utilizzano le funzioni dei gis e mediante i linguaggi di programmazione, come basic, python, .net, java e linguaggi web creano delle applicazioni specifiche su misura per il cliente finale;
infine i GIS trasformano il dato in mappa, che si differenzia molto da una cartografia tecnica o da una foto aerea; queste mappe, vengono dette tematiche e possono essere utilizzate da utenti, non esperti di GIS, ma che hanno bisogno di queste rappresentazioni per proporre, discutere, decidere; questi utenti possono essere cittadini, che ad esempio usano Google Maps, per visualizzare informazioni sulla propria città, sia manager di azienda che analizzano aree di mercato o ad esempio territori di copertura agenti

 

Quali sono i software principali? E le alternative opensource?

​I software ​GIS più diffusi sono: ArcGIS di ESRI e MapInfo di PitneyBowes; QGis, però non è solo un’alternativa, perché non ha nulla di meno di questi due GIS più diffusi.
Per fare una comparazione tra questi 3 software, bisognerebbe scendere nel dettaglio di ogni specifico lavoro e comunque non si può dare più peso ad uno dei tre.
Le funzionalità di base sono simili, ma ciò che può essere un plus da attribuire a QGis si basa sul fatto che è Open Source e possono essere sviluppate applicazioni specifiche con linguaggi di programmazione che sono più diffusi; questo significa tante idee da usare e trasformare.

 

Ci racconti il tuo impegno nell’open source e nei tutorial? Sono disponibili in modo free?

Il mio impegno nell’open source, deriva dal fatto che con i GIS, quando si cerca qualcosa di più, si finisce a studiare per forza di cose, il mondo open source; in altri settori​ non è così, come ad esempio la grafica. Ho sempre potuto imparare da documentazione e forum trovati sul web e così ho iniziato a farlo anche io. La mia idea di condivisione, non è però a livello di sviluppo software, dove l’open source detta le regole, ma più che altro di metodo e questo mi ha permesso di ritagliarmi uno spazio tra il pubblico di internet, ben specifico “i GIS open source per la pianificazione territoriale”. All’inizio pubblicavo contenuti che risultavano difficili da seguire, forse anche perché ero un po’ inesperto e non sapevo fare l’insegnante. Col tempo però ho imparato a fare dei contenuti più semplici da spiegare, ma nello stesso tempo comunque di livello sopra il semplice utilizzo dei GIS. Ho cambiato anche la prospettiva, infatti invece di fare “corsi di QGis”, adesso faccio video del tipo “io QGis lo uso in questo modo”. I tutorial che eseguo sono del tutto free, chiedo soltanto una email di accesso, per visualizzare il materiale. Questa email è un po’ come l’iscrizione alla newsletter, che uso per fare comunicazioni sulle mie attività di condivisione.

 

 

10 nuovi volti per l’Ordine di Milano: arriva la lista Architettiamoci

Ecco i volti della lista Architettiamoci per Milano, che corre alle elezioni dell’Ordine degli Architetti Milanese

Per la sezione A…

 

 

 

 

Link della pagina di Architettiamoci

Link per entrare nel gruppo Whatsapp

 

Le interviste ad alcuni candidati…

Caterina Parrello
Francesca De Tisi
Laura Galli
Edmondo Jonghi Lavarini
Alessandro Sassi
Ettore Brusatori
Paola Bettoni
Angelo Errico

Per la sezione B…

Sara Brugiotti

unnamed

Manifesto

Architettiamoci_10-14tondi

CONCORSI OBBLIGATORI E STATI GENERALI
CON TUTTI GLI ISCRITTI PER LO SVILUPPO DI NUOVE
SINERGIE INTERSETTORIALI

I cambiamenti tecnologici in corso a livello internazionale avranno un impatto enorme sullo sviluppo della nostra società nei prossimi decenni. L’architetto può diventare parte del cambiamento con la sua capacità di mettere in relazione lo sviluppo del territorio con tutti gli strati sociali, sviluppando una realtà vicina all’uomo attraverso la maggior arte collettiva che si conosca: l’architettura. Il nuovo Consiglio dell’Ordine si deve impegnare ad organizzare gli Stati Generali 4.0 dell’Architettura coinvolgendo tutti gli iscritti.

• INCONTRI PERIODICI CON TUTTI GLI ISCRITTI
– stati generali dell’architettura ogni anno
– promozione di incontri annuali tra architetti
imprese e committenza
– sinergie tra le diverse figure di architetto

• CONCORSI E TARIFFE PROFESSIONALI
– obbligatorietà del concorso nella progettazione
per le opere di carattere collettivo
– stimolare le collaborazioni tra architetti
– sviluppo di attività intersettoriali

• STRUMENTI PER COMPETERE
– sostegno allo sviluppo di forme di aggregazione
tra professionisti per la competitività internazionale
– servizi 4.0 per gli iscritti
– il credito formativo come crescita professionale

• NUOVI RUOLI PER L’ARCHITETTO
– seguire il cambiamento dell’economia globale,
adeguarsi e individuare nuovi ruoli per la professione
– individuazione ed esplorazione di nuovi ambiti
e mercati

• GIOVANI
– affiancamento e formazione specifica per
l’inserimento graduale nella professione dei
neoiscritti

• QUALITA’ DELLA PROFESSIONE E TUTELA DEL RUOLO
– attività di tutela dei diritti degli architetti
per i ruoli tradizionali e i nuovi ruoli
– la protezione del progetto
– tutela nella frammentazione degli incarichi

• MEGAFONO ISTITUZIONALE
– l’Ordine come megafono dell’intelligenza collettiva
della nostra categoria
– azioni sinergiche con gli architetti con pubbliche
amministrazioni, associazioni di categoria, imprese
e cittadini sul territorio

 

 

 

 

 

Per sostenerci vieni a votarci: ecco il calendario dei giorni.

Terza e ULTIMA votazione: valida senza quorum

Venerdì 20 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Sabato 21 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 17.00
Lunedì 23 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Martedì 24 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Mercoledì 25 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Giovedì 26 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Venerdì 27 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Sabato 28 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 17.00

GRUPPO ARCHITETTIAMOCI

 

Erna Corbetta, con “Architettiamoci” per l’Ordine di Milano

Elezione Consiglio Ordine Architetti PPC di MILANO (2017-2021)

ERNA CORBETTA

contatto: arch@ernacorbetta.it

IMG_8386

Erna Corbetta

ARCHITETTIAMOCI

Ho scelto questo gruppo in quanto molto eterogeneo: questo permette un confronto aperto alle nuove idee e ricettivo alle diverse esigenze. Trovo che un dialogo così aperto e costruttivo possa generare nuove sinergie e dare la giusta spinta al cambiamento.

L’idea a cui si deve tendere è un Ordine aperto a tutti e soprattutto partecipato da tutti i Professionisti!
IMG_8338

COSA POSSIAMO FARE INSIEME?

I punti sono sicuramente molti. Voglio accennarne solo alcuni che ritengo comuni, in modo molto sintetico:

  • ridefinizione del ruolo dell’architetto;
  • affrontare seriamente la tematica dei minimi tariffari e delle sovrapposizioni di competenze;
  • il rispetto tra colleghi;
  • l’internazionalizzazione della figura dell’architetto;
  • il funzionamento degli uffici legati alla Professione.

IMG_8354

Stante che l’Ordine è un Ente pubblico che ha l’onore e l’onere di garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti: è proprio dall’agire dell’Ordine che può e deve avere inizio la tutela della professionalità della categoria.

Questo si può raggiungere solo facendo prevenzione: attivando un servizio alla categoria che possa aiutare il professionista nel rapporto con il Committente, non solo per quanto riguarda la compilazione delle parcelle. Nel ruolo che ricopre, l’Ordine deve poter essere un valido strumento, anche legale, sia a tutela dei cittadini sia dell’intera Categoria.

La dignità della professione si raggiunge anche con un miglior inquadramento della stessa: la figura professionale dell’Architetto merita riconoscimento ma per arrivare a questo è l’Architetto che deve diventare riconoscibile nel suo operato, senza entrare in competizione con le altre categorie professionali.

È giusto che ci sia una formazione di base: non deve però essere un mero strumento operativo, deve essere una opportunità per aprire nuovi orizzonti alla Professione.

Vi chiedo inoltre di poter valutare la distribuzione del voto più equamente tra rappresentanti uomini e donne.

Architettiamoci_10-14tondi

Le interviste ad alcuni candidati…

Caterina Parrello
Francesca De Tisi
Laura Galli
Edmondo Jonghi Lavarini
Alessandro Sassi
Ettore Brusatori
Paola Bettoni
Angelo Errico
Sara Brugiotti (Sez. B)

definiBianco

Come, quando e dove si vota?

Link della pagina di Architettiamoci
Link per entrare nel gruppo Whatsapp

segnalibro

Angelo per l’Ordine degli Architetti di Milano

Angelo Errico, candidato all’Ordine degli Architetti di Milano, con la lista “Architettiamoci per Milano”, ci racconta il suo programma

Angelo_Fuorisalone2008_AdekItalia_foto1 copia

Raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Sono Angelo Errico, ma la mia firma è sempre stata “Angelo”.
Sono architetto, ancor prima della laurea nel 99 con Guido Nardi e dell’esame di Stato nel 2005, e prima ancora ho frequentato a Milano la scuola tecnica superiore all’epoca considerata la università per i geometri: il Carlo Cattaneo.
Sono da 52 anni amante del costruire, della forma che segue la funzione, della tecnica che silenziosa e garbata soddisfa i desideri, e l’arte del costruire è a mio avviso come l’arte del buon vivere.

Angelo_Fuorisalone2008_sul_divano_a_Emporio31_2 copia

Perché ti candidi al Consiglio degli Architetti di Milano?

1 – il cambio di guardia al Collegio è previsto dal regolamento, e se tutti gli architetti sono candidabili, allora perché non io ?

2 – l’Ordine sia un riferimento per l’equilibrio tra chi desidera realizzare una idea di progetto un po’ disordinato e chi debba coronare i sogni nel recinto delle norme disorientanti

3 – anche gli architetti degli uffici tecnici sono laureati e iscritti all’albo dopo superato l’esame di Stato come gli architetti che elaborano un progetto nel proprio studio, e si incontrano per un supporto professionale

4 – quando devo cercare un’informazione tecnica e burocratica per un’idea da elaborare, stimare, appaltare, callaudare, riscuotere economicamente, voglio percepire di potermi confortare del l’ausilio di una consulenza del mio Ordine

5 – essere architetti (architettto e architetta) sia l’espressione di un libero virtuoso scambio di esperienze personali maturate e formate nei cantieri, nelle collaborazioni con le imprese edili, negli studi all’estero, con il coworking, in servizio agli sportelli di enti pubblici e amministrativi

6 – perché diceva Gio Ponti, “assurdo sarebbe discutere se un asilo, una colonia marina, […] uno stadio debbano avere o no archi e colonne o pilastri e travi”

7 – nelle stanze dell’Ordine di Milano pare di essere accolti in un asettico distaccato elegante studio notarile, non in un fluido, confortevole, stimolante luogo dove ritrovarsi e incontrarsi, in modo informale tra mille scaffali di libri e tante sedute mobili, con professionisti, con colleghi, con amici

8 – la tessera te la devi stampare e plastificare tu, e magari la usi poco o addirittura niente

9 – si può migliorare e rinnovare il dignitoso lavoro svolto da chi mi ha rappresentato fino a oggi

10 – ascolterò le richieste che gli altri architetti mi segnaleranno

 

IMG_8381

Come hai conosciuto Architettiamoci e perché l’hai scelta come lista?

Nell’epoca delle connessioni in rete e di social media, io ho conosciuto il gruppo Architettiamoci per Milano tramite passaparola con amici architetti.

L’informalità dei rapporti individuali, l’ampia varietà di esperienze lavorative e propensioni professionali, la quota rosa con simpatia e giovialità di carattere, hanno reso spontanea la richiesta da parte mia di partecipazione al gruppo, per condurre e proporre la mia candidatura.

Le idee personali di ciascuna e di ciascuno, con le comunicazioni arrivate in posta elettronica su malcontenti e desideri per un albo un po’ più vicino alle necessità di noi architetti, han permesso in Architettiamoci per Milano, di costruire un programma manifesto con proposte che mirino a rendere l’incontro tra noi professionisti più informale, più confortante, più coinvolgente e identitario, senza alcuna presunzione di stravolgimenti né di tabule rase, senza pronuncia di verbi da oracolo né di messia sceso in terra, con l’addizione di più voci il cui coro vuol essere, di qua e di là, un bel sentire, migliore della somma delle singole voci.

 

Link della pagina di Architettiamoci
Link per entrare nel gruppo Whatsapp

Intervista a Paola Bettoni
Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Alessandro Sassi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista a Sara Brugiotti (Sez. B)

Come, quando e dove si vota?

 

 

definiBianco

Angelo_Fuorisalone2008_foto-14 copia

Giovani architetti e …baroni…