Architettura Open Source: ce ne parla un Architetto per il software libero

Il mondo dei software open source e quello dell’architettura e della progettazione sembrano mondi lontani. Francesco Arena, Architetto, si occupa di formazione riguardante diversi software di modellazione 3D, render e grafica.
Francesco è anche un attivista per il software libero. Ha fondato CgTutor, è socio di  SegnoDisegno e dell’associazione “Libera Informatica”.
In quest’intervista ci racconta l’importanza dei software open source nell’attività di un giovane architetto.

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Ciao Francesco. Cosa ti ha portato verso quella che oggi è diventata la tua professione?

La curiosità verso ambiti nuovi, la voglia di sperimentare, l’amore per l’architettura e per il piacere nel disegnare.

Che ne pensi dell’architettura open source? Hai mai letto “Architettura Open Source” di Carlo Ratti?

In realtà non conosco questo libro quindi il mio giudizio non può essere completo. Leggendone però la presentazione nel sito dell’editore vedo che si parla di una rivoluzione in atto nel campo della progettazione. Io vivo e lavoro come architetto a Firenze. Frequento colleghi e cerco di tenermi aggiornato per quanto mi è possibile. Probabilmente devo essere particolarmente miope per non vedere alcuna rivoluzione in atto ma solo tante difficoltà che stanno ormai opprimendo questa favolosa professione.

Questa premessa però non mi blocca dal fare questa riflessione che ritengo pertinente. L’architettura è un’arte antica con caratteristiche ben definite, per esempio il disegno architettonico è nato come una semplificazione della realtà necessaria per comprendere, gestire e sviluppare meglio un progetto.

Oggi invece si cercano spesso strumenti inutilmente complessi che spostano l’attenzione più sullo strumento che sul progetto. Questo, a mio avviso, non è un bene perché si va a discapito della flessibilità, della velocità e della comprensione stessa del progetto.

Nelle realtà medio piccole non ha senso cercare di risolvere tutto innanzitutto con la grafica o con strumenti “rivoluzionari” e “moderni”. Bisogna essere sicuramente molto rapidi e quindi certe soluzioni vanno elaborate direttamente in cantiere.

Qual ‘è la tua storia “softwaristica”? da quale software sei partito e come sei arrivato a Blender e a C4D?

Ho iniziato ad utilizzare i software di grafica verso metà degli anni 90 ed erano Autocad, Coreldraw e 3DstudioMax. Internet era appena arrivato, navigavo solo nella biblioteca universitaria utilizzando Netscape. Per imparare un software bastava il passaparola tra colleghi oppure bisognava acquistare manuali cartacei che erano particolarmente voluminosi.

Alla Facoltà di Architettura di Firenze l’utilizzo dei software avveniva quasi esclusivamente per iniziativa personale e spesso, lo dico per esperienza diretta, veniva fortemente osteggiata dai professori che si occupavano di grafica e pretendevano l’utilizzo del solo tecnigrafo, matita e rapidograph. Benché mi fosse stato sconsigliato l’uso del computer per una tesi di restauro, alla fine mi laureai a pieni voti disegnando interamente la tesi con il cad e colorando a matita le tavole tematiche.

Ho iniziato ad utilizzare Blender dalla versione 2.37 nel 2005 perché deluso dalle prestazioni di Vectorworks (ottimo per il 2d ma veramente molto limitato tuttora per il 3d). L’interfaccia molto complessa di Blender mi fece desistere per un po’ per poi innamorarmene definitivamente dalla vers. 2.48 in poi quando riuscì ad inserirlo stabilmente nella mia pipeline fatta da VectorWorks, Blender, Gimp e Inkscape.

Dal 2009, in occasione dell’uscita della versione di Blender 2.50 completamente rielaborata e soprattutto dotata di interfaccia molto più semplice e ben progettata, ho iniziato ad insegnare alla LABA di Firenze al corso di Modellazione ed animazione 3d 1 e 2 proprio utilizzando questo programma.
Con Cinema4D invece le occasioni sono state più limitate e sono riferite ad occasionali collaborazioni tra le quali ricordo uno studio i cui elaborati erano stati interamente sviluppati in quel programma e volevano che fossero terminati con quel programma. Fu veramente molto semplice imparare Cinema4D.

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Ti consideri un Open Source Activist?

È una mia priorità. Insieme alla associazione Libera Informatica cerco di diffondere l’uso dei software open source, io mi occupo di quelli di grafica 2d, 3d, video e stampa 3d. Non riesco ad utilizzare esclusivamente software open source poichè per motivi di lavoro devo usare programmi che girano solo su MacOSX e Windows. Per questo motivo, almeno per ora, non utilizzo abitualmente nessuna distribuzione Linux.

Come è nata l’associazione “Libera Informatica” e di cosa si occupa?

L’associazione Libera Informatica è nata nel 2009 a Firenze, fondata da un piccolo gruppo di appassionati del Software Libero. La prima attività dell’associazione è stata di Trashware, cioè il recupero di computer considerati obsoleti e destinati allo smaltimento, che venivano revisionati e riportati a nuova vita con l’installazione di GNU/Linux.

A questa attività si sono poi affiancati i corsi di informatica, i laboratori nelle scuole e le manifestazioni.


Appoggiarsi ai FOSS (Free Open Source Software) può essere un modo, per un giovane freelance, di tagliare le spese delle licenze?

Sicuramente e non di poco. Scegliendo Blender, che è completamente gratuito, al posto di un altro programma commerciale di 3d si risparmiano diverse migliaia di euro per l’acquisto della licenza completa e di qualche centinaio di euro\anno tra assistenza ed upgrade. Scegliere però di usare i FOSS solo per la questione economica vuol dire non aver capito appieno le potenzialità del sistema open source che si fonda sulla condivisione, sullo sfruttare le reali potenzialità del software, dell’hardware e forse non si hanno neanche le idee chiare sul mestiere stesso che si vorrebbe fare visto che la scelta dello strumento adatto è fondamentale.

Molti diffidano dall’open source, considerandolo di qualità inferiore, è solo un pregiudizio?

Si, esattamente. Ci sono professionisti come graphic designer, fotografi e ingegneri anche italiani che utilizzano per il loro lavoro strumenti open source. La loro scelta non è sicuramente guidata da motivi economici ma dal riconoscimento delle qualità che questi software hanno.

Ti sei scontrato anche tu, nel mondo dell’architettura, con coloro che hanno la puzza al naso verso i software open source?

Si, continuamente. Non ho colleghi a Firenze che usano Blender, eppure questo software ha fatto passi da giganti in questi ultimi anni. Oggi è possibile creare delle immagini con resa fotorealistica in maniera molto veloce e semplice grazie a librerie di materiali on line, grazie a strumenti per gestire l’illuminazione attraverso preset, grazie a modelli già pronti e a renderfarm on line. Queste risorse sono per lo più gratuite e quelle a pagamento hanno prezzi molto accessibili.


Per quanto riguarda la post
produzione, quale o quali software liberi consiglieresti?

Per la postproduzione si possono usare veramente tanti software, dipende proprio da scelte soggettive e dal risultato che si vuol raggiungere. In Blender esiste un modulo dedicato al compositing che è veramente molto completo e potente, spesso uso solo questo. Si può utilizzare anche:

– Natron che è l’equivalente di Adobe After Effect,

– Openshot che è l’equivalente di Adobe Premiere,

– Gimp che è l’equivalente di Adobe Photoshop

– Rawtherapee che è l’equivalente di Adobe Photoshop Lightroom.

E per il disegno vettoriale? e per l’impaginazione?

Io utilizzo Inkscape (equivalente di Adobe Illustrator) e Scribus (equivalente di Adobe Indesign)

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Perché quasi tutti i corsi, anche quelli relativi all’ottenimento di crediti formativi per gli albi, snobbano i software open source?

Perché in giro è più facile trovare tecnici che sono ormai abituati ad utilizzare software commerciali chiusi e non sono disposti a cambiare le loro abitudini. Credo che le cose piano piano stiano cambiando.


E’ una questione di diffusione, di formati, di performance, o di semplice pregiudizio/disinformazione?

Escludendo la performance che nei software FOSS citati è alta, confermo che si tratta di disinformazione. Non ci sono reali limitazioni quando si decide di usare il software FOSS

Quali sono gli strumenti (informatici), hardware e software, che non possono mancare ad un giovane freelance?

Dipende dalla professione che vorrà seguire. Per il 3d (ma anche per i videomaker) sinceramente non credo più nel mondo Apple, le sue macchine non sono più competitive per il costo, per l’hardware e quindi per le prestazioni per esempio ormai da tempo non sfruttano l’elaborazione tramite GPU con tecnologia CUDA utilizzata da programmi come Blender o Premiere. In studio ho ancora un Imac ma non credo che lo aggiornerò più.


L’idea di mettersi “in proprio” o con altri giovani, usando le risorse open source, per proporsi come 3d visualizer, in un paese come l’Italia, ha senso?

Certo è una maniera molto intelligente di iniziare a lavorare, il mondo FOSS è completo ed offre tutti gli strumenti per lavorare a livello professionale.

Mettersi a fare formazione “open source” in un mondo dove “ciò che non costa non vale” non è rischioso? che feedback hai?

Intanto è bene aver chiara la differenza tra “insegnare un software” e “insegnare una materia”. Per imparare un software, banalizzo un po’, basta Youtube, ci sono ormai tantissimi tutorial di tutti i tipi e soprattutto gratuiti, quindi questo basta per procedere come autodidatta anche se il risultato non è sempre certo dipende dal percorso intrapreso. Per imparare invece una materia o un mestiere ci vuole qualcosa di più un tutorial, ci vuole un corso magari tenuto da un insegnante che abbia un’esperienza diretta con quegli ambiti. Fare formazione all’interno di un istituto mi permette di incontrare persone motivate ed orientate verso un risultato certo in questo caso graphic designer. Sono quindi anche io molto selettivo, preferisco fare formazione a categorie ben precise come, oltre ai graphic designer, architetti e fotografi.

La LABA di Firenze ha creduto da diversi anni anche nel software open source utilizzando Blender per il corso di Animazione e modellazione 3d e fortunatamente non è l’unico istituto cito ad esempio il DAMS di Torino e il Corso di laurea in Informatica di Catania che utilizzano Blender in alcuni corsi.

I corsi di grafica 2d e 3d che ho pronti sono pubblicizzati da Libera Informatica e dal mio sito Cgtutor, ho collaborato anche con il Fablab di Firenze.

Dalla mia esperienza risulta che senza campagne di marketing mirate questi cataloghi di corsi on line non danno un buon riscontro. Le relazioni personali sono sempre molto importanti per creare nuove possibilità di lavoro. Attualmente ho appena terminato un corso su GIMP, programma di fotoritocco, per la Regione Toscana e con Paleos e 3dstore  stiamo preparando un corso di Stampa 3d per un istituto formativo di Milano



Ti occupi anche di promozione di brand e di editoria: che ne pensi degli architetti che si reinventano ampliando il loro campo d’azione a discipline contingenti e complementari alla professione classica dell’architetto?

È una operazione fondamentale per perseguire l’ottenimento di una maggiore soddisfazione del cliente. Con la Segnodisegno, azienda nella quale lavoro dal 2000 e di cui sono socio dal 2016, siamo in grado di fornire competenze pluridisciplinari infatti ci occupiamo della promozione di immagine coordinata che in può interessare ambiti differenti da quello architettonico, a soluzioni di design di interni, allo stand, alla parte grafica.

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Cinema4D e Blender, insegni entrambi: ci illustri le differenze e i perché un freelance dovrebbe scegliere l’uno o l’altro?

Semplifico la risposta, e saltando l’aspetto economico affermo che non ci sono differenze. Sono entrambi strumenti che possono essere utilizzati per le stesse finalità. Riporto sempre l’esperienza della LABA. Il corso di modellazione ed animazione 3d 1 viene fatto utilizzando Blender e il corso di 3d 2 utilizzando Cinema4d. Ritengo questa scelta molto intelligente e corretta nei confronti dei allievi del corso perché gli permette di avere più frecce per il loro arco.

Oggi sono diversi i software utilizzati nel campo della CG.

La finalità di un corso accademico poi non deve mai essere meramente quella di insegnare ad usare uno strumento ma quello di insegnare una materia indipendentemente dallo strumento scelto. Se poi proprio la scelta si dovesse fare verso un singolo software allora, almeno nel campo del 3d, credo di più in Blender perché è l’unico software veramente completo che poi non ti blocca con le logiche aziendali proprie dei software commerciali. Utilizzandoli in sinergia i vantaggi aumentano. Per esempio Blender ha un ottimo simulatore di fluidi che può essere usato per le scene di Cinema4D.

Sono entrambi molto potenti.

Se scegli Blender hai a disposizione di uno strumento molto potente continuamente sviluppato con il quale puoi sperimentare tutti gli ambiti della grafica senza alcuna limitazione e sei libero di interagire con qualunque altro software.

Se scegli Cinema4d impari soprattutto uno standard riconosciuto universalmente ed entri in una logica completamente differente che ti spinge poi a conoscere ed usare altri software per completare il tuo lavoro.

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Perché il settore dell’architettura sta resistendo maggiormente, rispetto a molti altri settori, al mondo del software libero, della condivisione e del social networking?

Io non percepisco questa differenza tra il settore dell’architettura e gli altri settori professionali. Non mi sembra di aver visto colleghi avvocati, medici o commercialisti diventare paladini del FOSS e della condivisione. La nostra è una società che nel pieno di grossi cambiamenti, la libera professione è forse tra quelle attività che sta subendo maggiormente questi cambiamenti in maniera drastica. Sarebbero dovuti essere gli enti pubblici (uffici comunali, provinciali, scuole ecc. ecc.) i luoghi per eccellenza promotori dell’uso del software libero ed invece utilizzano tutt’altro.

Un ultimo pensiero o consiglio per i giovani lettori?

Svegliatevi, siate critici, non seguite le mode e i marchi. Dietro ogni attività ci sta sempre una persona. Chiedetevi veramente cosa volete fare e poi cercate di perseguire questo obbiettivo.

AF

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Come proporsi professionalmente sul web? La parola a ProntoPro

Se un tempo era tutta una questione di passaparola, ed inevitabilmente ad essere favoriti erano i professionisti più anziani, oggi i giovani, e tutti coloro che si aprono al web senza pregiudizi, possono utilizzare spazi web e social pensati per il networking professionale.
Tra essi spicca ProntoPro, tanto che ho deciso di intervistare i fondatori del portale (Silvia Wang e Marco Ogliengo) in modo che possano raccontarci la genesi dell’idea e i modi più strategici per utilizzare meglio la visibilità professionale che il portale offre.

Via Filzi 25, gli uffici di ProntoPro

Via Filzi 25, gli uffici di ProntoPro. Silvia Wang e Mario Lengo

Come nasce l’idea di ProntoPro?

S: In realtà l’origine del portale è stata alquanto “casuale”. Marco ed io volevamo sposarci in Italia e all’epoca vivevamo a Jakarta. Pensavamo che sarebbe stato facile trovare i professionisti di cui avevamo bisogno online, ma… niente di più sbagliato! Da lì l’idea di creare un portale efficiente e veloce volto a trovare il giusto professionista. Da due anni stiamo facendo tutto per step, con tanto spirito di sacrificio e dedizione, ma siamo molto orgogliosi di quello che abbiamo creato e che stiamo incrementando e migliorando giorno dopo giorno.

I portali che “promettono” di portare lavoro ai giovani professionisti sono “millemila”…cosa ha di diverso ProntoPro?

M: Se ProntoPro è il primo in Italia per numero di utenti, un motivo ci sarà ☺ Noi siamo diversi per tanti motivi: innanzitutto non sfruttiamo il fatto che sono tanti i giovani professionisti alla ricerca di più lavoro attraverso costi di abbonamento al servizio; su ProntoPro puoi rispondere solo alle richieste che ti interessano e pagare solo quelle. E poi siamo diversi perché ci rivolgiamo a tutti! Professionisti del mondo della casa, del benessere, docenti, piccole e medie aziende… tutti su ProntoPro hanno la possibilità di sfruttare uno strumento capace di fare arrivare richieste di lavoro direttamente nella propria casella elettronica.

Come funziona operativamente? In cosa siete innovativi? E perché funziona?

S: ProntoPro.it permette l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Attraverso il sistema delle recensioni stiamo rivoluzionando il processo di ricerca dei professionisti perché usare il nostro portale è semplicissimo sia per gli utenti che per i professionisti. Ai primi basta recarsi sul sito, selezionare la figura ricercata e compilare una scheda indicando i dettagli del lavoro che vogliono commissionare. Nel giro di poche ore riceveranno fino a 5 preventivi personalizzati e potranno scegliere autonomamente e senza impegno quello più adatto alle proprie esigenze. Per i professionisti, invece, l’uso di ProntoPro.it è un valido aiuto per ampliare la propria clientela. Questo sistema funziona perché è utile.

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Visto che il blog è seguito da “nerd” e, come si dice oggi, “geek”, che ne dite di darci un po’ di numeri?

M: Oltre 100.000 sono i professionisti iscritti e 150.000 i clienti che hanno già usato il nostro sito. Le categorie di servizi sono 430. Il tasso di crescita è del 20% mese su mese. Il valore generato su ProntoPro corrisponde al PIL della  Toscana e sul nostro sito arriva una richiesta di preventivo ogni 3 secondi. Esistiamo da poco più di due anni, ma siamo in tutta Italia.

Perché un giovane professionista dovrebbe investire in ProntoPro e non, ad esempio, in biglietti da visita o volantini?

S: Noi non crediamo che una forma di pubblicità escluda l’altra. Indubbiamente dalla nostra parte ci sono le statistiche che dimostrano come i canali digitali saranno sempre più gli strumenti utilizzati dai professionisti per farsi conoscere e il fatto che ormai da anni, quando si ha bisogno di qualsiasi cosa, la prima cosa che facciamo è googlare la ricerca, conferma tutte le statistiche. La ricerca avviene online, il contatto offline.

Molti giovani professionisti si sono attrezzati con siti, blog professionali e profili social: questi strumenti sono un’alternativa a ProntoPro o questi strumenti possono lavorare in tandem e potenziarsi a vicenda?

M: Non solo possono lavorare insieme, ma secondo noi devono farlo! Non a caso, incoraggiamo sempre i nostri professionisti ad inserire nella propria pagina personale tutte le informazioni che li riguardano: siti, blog, profili social, certificazioni, attestati sono strumenti indispensabili per dare un’immagine il più chiara possibile di sé e della propria attività. Essere trasparenti, reperibili e facilmente contattabili è il primo modo per  conquistare   potenziali nuovi clienti.  

La credibilità prima di tutto: chi “certifica” le proprie competenze prende punti, o meglio… crediti: è una scelta d’immagine? premiare i “referenziati”?

S: Più che una questione d’immagine, la scelta di regalare crediti a coloro che completano il profilo è un incoraggiamento a sfruttare al meglio il canale. ProntoPro è un portale sul quale si possono trovare nuovi contatti senza un impegno proattivo da parte del professionista. Questo tipo di approccio è totalmente diverso da quello che avviene offline, quindi diventa indispensabile avere un profilo chiaro e completo per avere la maggiore probabilità di essere scelto tra più professionisti. ProntoPro vuole diffondere questo messaggio ai professionisti e tra gli strumenti usati c’è la scelta di regalare i crediti una volta completato il profilo.

Quale tipo di professionista viene premiato da PP? Il più veloce? il più bravo? il più “sgamato” con internet o quello con migliore qualità prezzo?

M: I professionisti che vengono assunti più spesso sono quelli che aiutano il cliente a capire meglio la situazione e il lavoro che dovrà essere svolto, quelli con un profilo completo, e coloro che danno subito una stima di prezzo. Ovviamente anche le recensioni sono indispensabili: anche una sola recensione aumenta del 100% le probabilità di venir assunto! Se ne hanno più di 5, aumentano di 4 volte le proprie probabilità.

Vedo che inserite anche la possibilità di inserire il racconto di un’esperienza: quanto è importante padroneggiare la tecnica dello “storytelling” per conquistare il potenziale cliente?

S: Attraverso la creazione di storie si può dare vita ad una ben definita identità narrativa. Permettere ai professionisti di raccontarsi è parte della nostra missione di diffondere una cultura di connessione, collaborazione e innalzamento del livello qualitativo del mondo del lavoro.

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Date la possibilità di mettere come raggio d’azione “tutta Italia”. Quanto questa possibilità, nell’epoca del digitale, è una realtà? e quali sono le professioni che permettono di essere “nomadi digitali”?

M: È una realtà sfruttata da tantissime persone. Pensiamo al mondo dell’e-learning: tutti quelli che vogliono imparare una nuova lingua, prendere ripetizioni di matematica, o seguire corsi di recupero oggi possono farlo attraverso Skype, Google Hangout, Facebook Messenger, Whatsapp… sono tantissimi gli strumenti che oggi garantiscono di vedersi e sentirsi anche a distanza.

Ultima domanda: uno dei problemi principali dei professionisti sul web è l’insistenza. Alcuni giovani, presi dalla foga di cercare committenti, sono piuttosto maldestri ed insistenti nel proporsi. Sappiamo che avete progettato ProntoPro in modo da tutelare il cliente da “spamming lavorativo”, ma in generale quali sono i consigli che date al professionista per evitare che venga percepito come insistente?

S: Noi li invitiamo ad essere molto chiari nella prima risposta, osservando attentamente i dettagli della richiesta. È importante fornire un costo preciso o una stima per il lavoro da svolgere, specificando cos’è incluso nel preventivo. Sottolineare la necessità di un colloquio e/o di un sopralluogo utili a fornire informazioni più precise, sono suggerimenti che diamo spesso ai nostri professionisti per evitare di stressare il cliente con un numero eccessivo di comunicazioni.

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Architetti e Designer “Feng Shui”: i progettisti dell’abitare consapevole

Architettura, Design, e Feng Shui: un viaggio alla scoperta di questa disciplina che crea un sodalizio tra progettazione e scienze olistiche, tra il concetto di “dimora” e il benessere psicofisico. Possiamo considerarla anche una possibilità professionale per i giovani professionisti dell’abitare? Ce ne parla Silvia Voltolini, progettista di interni, Feng-Shui Senior Master e fondatrice del progetto “La Porta del Sole” e collaboratrice della “Scuola Italiana di Architettura Feng Shui” (Accademia di Ricerca per la Sostenibilità Ambientale e Umana: Feng Shui, Geobiologia, Bioedilizia, Colore, Risorse Rinnovabili).

Innanzitutto cosa è il Feng Shui? Riguarda solo l’abitare o è legato ad altre pratiche? (riposo, alimentazione, meditazione…)

Il Feng Shui è una disciplina olistica che , come dice la parola, si basa sul concetto che tutto è collegato, per cui , sebbene l’obiettivo sia quello di creare spazi ben equilibrati per la salute e la fortuna dell’uomo pone attenzione anche ad altri aspetti. È collegato direttamente alla medicina tradizionale cinese, all’astrologia, e ad altre discipline. In una parte molto importante del feng shui, chiamata ba-zi o mappa dei 4 pilastri del destino, ci si focalizza infatti su ciò che serve alla persona per riequilibrarsi sia come attività lavorativa che ricreativa o come modello di comportamento da tenere.

Ci racconti un po’ la storia del Feng Shui?

anticamente il F.S. nasce come la ricerca da parte degli antichi sciamani del luogo più adatto dove ubicare le tombe degli imperatori (Yin F.S.) . solo successivamente divenne la ricerca del luogo più adatto dove ubicare le dimore dei vivi (Yang F.S.). nella cultura cinese si dice che la fortuna è data da 3 componenti: il cielo, la terra e l’uomo. Il primo ci dà il destino fisso, quello che noi non possiamo cambiare ( famiglia, società, epoca), il secondo ci permette di scegliere dove stare ( Feng Shui), il terzo di scegliere come comportarci. Essere nel posto giusto al momento giusto può quindi fare la differenza tra una persona che ha successo e salute ed una che non ne ha.

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Quale figura nelle comunità del passato aveva competenze riguardo al Feng Shui? Era una figura che si interessava di scienza, clima, astronomia, medicina?

Anticamente lo “sciamano” era considerato l’uomo saggio che aveva competenze riguardo architettura, medicina, matematica, astrologia, astronomia.

Oggi il designer e l’architetto sono le figure maggiormente adatte ad interessarsi di Feng Shui?

Sicuramente essere un designer o architetto e conoscere il F.S. conferisce un valore aggiunto al proprio lavoro, personalmente lo ritengo indispensabile. Ma esistono anche bravi consulenti che non nascono come progettisti ma come studiosi nel campo olistico e che possono svolgere il loro lavoro su un manufatto esistente. Naturalmente per poter stendere un progetto ex novo è necessario essere nel campo dell’architettura

Quali sono oggi le figure professionali legate al tema? Consulente, esperto, architetto feng shui e cos’altro?

Il consulente è la persona che dopo aver fatto un percorso di studi è in grado di applicare le sue conoscenze . L’esperto solitamente è chi, dopo lunghi anni , ha ottenuto un Master e può anche insegnare ad altri

Come il feng shui si lega ad altre discipline, come la radionica, la radioestesia, il counseling, o altro?

Attraverso la radionica e la radioestesia possiamo per esempio valutare l’energia di un luogo o trovare le geopatie ( geobiologia) . Fare invece da counselor ai nostri clienti diviene quasi obbligatorio se vogliamo far capire quali sono le modifiche da apportare all’interno di uno spazio fisico. Infatti non esiste divisione tra lo spazio esterno e quello interno: l’ambiente dove viviamo riflette perfettamente ciò che siamo. Modificando l’uno si modificherà anche l’altro. Il cliente deve essere pronto ad affrontare i cambiamenti che avverranno e capirne, con il nostro aiuto, il senso.

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Che tipo di sensibilità o che caratteristiche deve avere chi vuole fare del Feng Shui una professione?

Credo che, al di là della professionalità acquisita attraverso gli studi, l’empatia svolga un ruolo molto importante. Essere in grado di entrare in contatto profondo con il cliente è la cosa principale che fa la differenza. Ritengo necessario che prima di lavorare sugli altri si debba intraprendere un lavoro di consapevolezza e crescita personale che permette al consulente di essere libero da giudizi e preconcetti mettendosi al “servizio” della persona. Personalmente ho alle spalle 30 anni di studi che spaziano dall’antroposofia steineriana allo sciamanesimo, alla medicina cinese, alla dinamica mentale e molto altro.

Entrare nello spazio di un’altra persona richiede la capacità di riconoscere come tutto sia “sacro”, bisogna farlo in punta di piedi e con il massimo rispetto

Ci racconti un progetto Feng Shui dall’inizio alla fine?

Innanzitutto preciso che un progetto non si può svolgere a distanza. Per cui diffidate di chi vi dice di mandare la planimetria della casa che vi farà una consulenza on line.

È necessario prendere visione del luogo e passare del tempo con le persone per entrare in contatto con loro.

Inizialmente viene fatta una valutazione energetica del territorio circostante utilizzando parametri ben precisi che ci dicono se la casa è ben sostenuta energeticamente da luogo oppure no.

Questa prima fase è importantissima e richiede parecchio tempo e lavoro . E’ tutto ciò che nei libri commerciali che solitamente si trovano nelle librerie non viene detto

Solo successivamente si entra nello specifico della casa e attraverso lo studio della planimetria si stendono le “mappe” geomantiche che tengono conto di moltissime variabili quali l’esposizione solare, la valutazione yin e yang degli ambienti, la data di costruzione o ristrutturazione e molto altro. Una buona consulenza è molto articolata e per ogni abitante fornisce delle specifiche cure da adottare per il riequilibrio
Che tipo di benefici fisici dà vivere in un ambiente “Feng Shui”

Il risultato di una consulenza è quello di fornire un ambiente dove si percepisce equilibrio . La casa diviene il luogo dove ci si ricarica, mentre molto spesso è il luogo dove si perde energia

Che caratteristiche ha il cliente che chiede l’intervento di uno specialista Feng Shui?

Solitamente è una persona già attenta alle tematiche olistiche. Qualcuno che sente l’esigenza di un miglioramento nella sua vita . Si tratta di stabilire un rapporto di fiducia con il proprio consulente, svelandogli le parti più intime e profonde della nostra vita. Ci vuole quindi coraggio e determinazione. Il cambiamento richiede questo
C’è molta richiesta in Italia? cosa ha sensibilizzato verso questi temi negli ultimi anni?

Dopo 20 anni che noi ci dedichiamo a questa disciplina possiamo dire che oggi l’attenzione è migliorata. Noi siamo stati dei precursori con tutto ciò che questo comporta. Ma ci abbiamo creduto ed oggi ne raccogliamo i frutti. La gente non sta bene, la società attuale è malata e molti vogliono uscire da questo malessere ritrovando nuovi stimoli e nuovi valori. Noi aiutiamo le persone attraverso la lettura della loro casa a capire qualcosa in più di loro stessi e da qui ripartire

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Quale percorso formativo deve fare un architetto/designer che vuole formarsi sul Feng Shui?

La nostra accademia prevede un corso professionale ed uno avanzato che già danno una buona capacità di lettura dell’ambiente. Successivamente vanno fatti degli approfondimenti su altre tematiche quali la geobiologia, l’astrologia, la fisiognomica e altro ancora che forniscono altri strumenti necessari per divenire consulente. Al termine viene fatto un esame per poter essere ammesso all’albo

Di cosa si occupa la vostra scuola, come è nata a quali associazioni simili e complementari è legata?

L’accademia si occupa della formazione dei consulenti F.S. e di crescita personale attraverso la core-energetica . E’ nata molti anni fa ed è stata probabilmente la prima in Italia.

Che riconoscimenti ha la vostra scuola?

L’accademia permette di divenire sia consulenti che master

I corsi dànno crediti formativi riconosciuti dall’albo degli architetti? Se si, qual è la procedura?

I corsi danno crediti formativi ( 15 per ogni corso) riconosciuti dall’albo degli architetti. Alcuni corsi sono fatti direttamente attraverso l’ordine degli architetti nelle sedi delle varie città. I crediti rilasciati invece da chi frequenta l’accademia nei corsi professionali vanno richiesti direttamente all’ordine di appartenenza

Fate anche e-learning?

Se intende corsi on line io personalmente svolgo questo tipo di lezioni via skype che danno la possibilità a chi non può frequentare l’accademia di svolgere lezioni personalizzate

I docenti che tipo di formazione ed esperienza hanno?

Per diventare docente è necessario essere Master e quindi avere una formazione di parecchi anni e avere frequentato anche i corsi di approfondimento

Come tante discipline, il Feng Shui ha il rischio di essere una calamita per ciarlatani: come far capire al cliente di essere dei professionisti certificati?

Questo è un tema scottante. Ogni disciplina olistica ha il problema di vedere persone non competenti che si propongono come esperti. Spesso capita di sentire gente che ha fatto solo un corso base e che già si mette ad insegnare o esercitare. Ritengo sia una questione morale ma ognuno è libero di fare ciò che vuole. Chi chiama queste persone è perché in quel momento è in grado di ricevere solo determinate informazioni.

Mi è capitato di essere chiamata da chi aveva già avuto una consulenza ma senza alcun esito. Ho lavorato per correggere gli errori fatti precedentemente ma ho anche capito che era stato meglio così perché forse in quel momento la persona non sarebbe stata in grado di reggere un cambiamento e doveva rimanere ferma.

Niente succede per caso…

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Chi è Silvia Voltolini?
Progettista di interni, Feng-Shui Senior Master 74 gen e Space clearing Master. Presidente di «La Porta del Sole» libera Ass. Culturale per lo studio e la ricerca degli aspetti profondi dell’essere.
Ha iniziato oltre 30 anni fa la sua ricerca studiando Rudolf Steiner e l’ Antroposofia, approfondendo particolarmente i temi karmici.
Ha seguito lo sciamanesimo sudamericano e siberiano approfondendo la cristalloterapia e in seguito la medicina cinese e il Tuinà.
Ha seguito corsi di Reiki, dinamica mentale, EFT, ed è Psich-k pratictioner.
Ha conseguito il Master in architettura Feng Shui presso l’Accademia Italiana di Architettura Feng Shui, dove è stata formata da Maestri internazionali, tra cui Pierfrancesco Ros, Claudio Melloni , Paul Hung e Yoseph Yu.
Ha studiato astrologia cinese in Uruguay con Gabriela Cauteruccio e ha proseguito con Paul Hung.
Oggi lavora come operatrice per riequilibrare le energie degli ambienti sia privati che pubblici ed è formatrice della Scuola Italiana di Architettura Feng-Shui nelle sedi di Brescia, Roma e Cagliari.

Palme in piazza Duomo, tra storia, eclettismo e vandalismo

Palme in piazza Duomo, nella città effimera ed eclettica un progetto che propone un sodalizio tra esotico e gotico, purtroppo vittima delle critiche pecorecce e del vandalismo.


Piazza Duomo
non è nuova ad allestimenti temporanei che ne hanno cambiato temporaneamente la morfologia, le ambientazioni e le suggestioni.
Il Duomo stesso è stato per secoli un cantiere perenne e chi conosce e “vive” Milano sa che è un continuo fiorire di cantieri, cambiamenti, ed istallazioni temporanee.
L’effimero sembra essere il fil rouge di una città che corre veloce come lo fanno i suoi abitanti, “indigeni” e non.
Dopo la laurea, e mentre studiavo per abilitarmi, ho lavorato come rilevatore degli interni e degli esterni della Galleria Vittorio Emanuele. Ne è uscito un saggio “sociologico” sulla multiforme popolazione dei corpi edilizi sormontati dalla Galleria: un insieme vastissimo e variegatissimo di realtà pubbliche e private.
Ricordo il giorno in cui rilevammo Via Silvio Pellico 8. Si trattava di un Hotel di Lusso, addirittura a 7 stelle.
Mi colpì l’ingresso, abbellito con piante esotiche.
E’ stato per questo che quando ho sentito parlare dell’allestimento in Piazza Duomo, sapere che avrebbe impiegato palme e banani non mi ha affatto sconvolto: a pochi metri possiamo vedere allestimenti e suggestioni non dissimili.

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Inoltre ho avuto modo di fare un sopralluogo in una domenica di sole, in cui il cielo azzurro e la luce bene si sposavano con l’aiuola, ancora in allestimento.
Ho pensato di fare alcune fotografie che mostrano che l’intervento non è affatto invasivo e non oscura per nulla la vista del Duomo.
Ecco uno SlideShow che presenta le viste prospettiche ed i coni ottici da ognuna delle vie che terminano in Piazza del Duomo.

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Come tutto ciò che di nuovo arricchisce e cambia, anche temporaneamente, la nostra città, anche in questo caso i cittadini hanno pensato di sfoderare le loro conoscenze in materia per dire se secondo loro l’allestimento “dialogasse” o meno col contesto.
Fin qui nulla di male, i gusti sono gusti, ma purtroppo si è arrivati alle becere considerazioni razziste, espresse con manifestazioni “urlate” e pecorecce, atte a dimostrare che questa Milano troppo “mediterranea” e “meridionale” (quando non “africana”) offendeva l’identità “celtica” di Milano.
Riccardo De Corato, consigliere regionale, dichiara “Milano si sta trasformando in una piccola Africa, aprendo le porte a immigrati e clandestini, e quindi vuole anche mettere palme e banani in piazza del Duomo”. Sulla stessa linea sembra Matteo Salvini: “Palme e banani in piazza Duomo a Milano, mancano scimmie e cammelli e poi avremo l’Africa in Italia. I clandestini, del resto, già ci sono”
Come ha detto un follower della pagina facebook di questo blog, “non avremmo mai pensato che si arrivasse al “razzismo” botanico”.

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“Peccato che le palme in questione siano di origine cinese e siano presenti in Lombardia da più di un secolo. Addirittura se ne trovano di nate spontaneamente dai semi dispersi dagli uccelli. Ne notavo un paio proprio l’altra sera nei vasi di villa Pallavicini.”, chiarisce Enrico Proserpio, blogger, giardiniere e vivaista.
Del resto lo stesso Architetto autore dell’allestimento, Marco Bay, Alumno del Politecnico, vincitore, insieme ai finanziatori della Starbucks, del bando relativo al progetto di allestimento dell’aiuola di Piazza Duomo per i prossimi tre anni, in una video-intervista a Repubblica, dichiara:
“Queste piante le potrei considerare come lombarde, perché vivono felici da più di cent’anni nei giardini segreti milanesi. E io ho voluto portare in città l’eleganza milanese di questi luoghi, eleganza che già Stendhal aveva ammirato e ricordato. Non ho fatto che compiere un gesto contemporaneo nel disporre le piante in questo modo. E poi è un allestimento che dura tre anni, non un giardino”.
E, dando ai cittadini delle informazioni storiche sui giardini milanesi, aggiunge.
“nell’Ottocento i milanesi sviluppano una predilezione per l’esotico, come dimostrano le fotografie Alinari di piazza della Scala e piazza Duomo con palme e yucche. Questa tradizione continua con l’idea delle aiuole di piazza Duomo, dove palme, banane e fioriture alternate durante le stagioni suggeriscono un’architettura vegetale che si relaziona con la facciata tardo-gotica del Duomo, per creare un continuum ideale tra passato e futuro”.

Fonte 1 e Fonte 2

E a chi invece ha preoccupazioni di carattere “climatico”, l’architetto progettista, esperto di verde e di paesaggio, ricorda che questa tipologia di palma è adatta al clima milanese e ha già superato più di 100 inverni meneghini. Si tratta del Trachycarpus fortunei, di lontana origine asiatica ma presente nei vivai nostrani, nelle rive dei laghi lombardi, ed usate – come ricorda la stessa Pagina facebook del Comune – in Scozia e in Canada.
Se non bastasse, per i nostalgici delle origini e delle tradizioni, possiamo ricordare che le palme sono un simbolo cristiano (si pensi alla Domenica delle Palme), e che nella chiesa di San Sepolcro vi è una Palma in bronzo che indica il “punto zero” della città.

Milano, come chi ne ha studiato la storia dell’architettura e dell’urbanistica ben sa, è la città eclettica per eccellenza, e non ha torto il Sindaco Beppe Sala, quando sui social dichiara che “Milano osa”, e ricorda ai cittadini dissidenti che “c’è stato un bando e la sovrintendenza si è espressa in modo positivo”.

Tutto questo però non è bastato: non hanno neanche aspettato che il giardino esotico fosse terminato. Mancavano ancora i banani e le graminacee, le canne e fiori dalle tonalità del rosa, che avrebbero permesso ai cittadini di farsi un’idea su come il progetto finito dialogasse col contesto, creando un interessante contrasto tra esotico e gotico.
Purtroppo la violenza verbale delle manifestazioni razziste e intolleranti ha portato, come sempre succede, alla violenza fisica. Qualcuno, nella notte, ha bruciato una palma, danneggiandone due. Le forze dell’ordine stanno cercando di riconoscere il vandalo dalle telecamere di sorveglianza, e garantiscono punizione esemplare. Purtroppo l’intolleranza che oggi porta a danneggiare una ”povera e incolpevole creatura vivente” (cit. Ivan Carozzi) per motivazioni razziste, un domani potrà portare alla violenza verso animali quando non addirittura persone.

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fonte della foto

“È un gesto vile e le forze dell’ordine sono al lavoro per individuare i responsabili. Gli imbecilli però perdono sempre, e l’effetto sarà che i milanesi ci si affezioneranno ancora di più alle piante”  ha detto l’assessore comunale all’Urbanistica e Verde Pierfrancesco Maran.

Anche Stefano Parisi, candidato Sindaco nel 2016 e consigliere, noto per i suoi orientamenti “laici” e moderati, prende le distanze dai comportamenti grotteschi di alcuni esponenti dell’opposizione, dichiarando a Repubblica “E’ molto grave che il centrodestra a Palazzo Marino sia venuto in aula con delle banane e che abbia dato un significato etnico alle palme in piazza Duomo: è stata una politicizzazione ridicola della cosa.”

E per chi è preoccupato per la povera palma vittima di vandalismo, arriva una bella notizia tramite il Corriere, che ha intervistato il professor Francesco Ferrini, docente di arboricoltura all’Università di Firenze, il quale spiega: “Il fuoco ha bruciato i resti delle guaine fogliari del fusto, ma sono tessuti morti che proteggono la pianta. Ciò che conta è che non sia stato intaccato il cuore della palma. In tal caso, resterà solo un danno estetico”

Quale il futuro dell’istallazione in Piazza Duomo?

Sempre Repubblica annuncia che il progettista Marco Bay ha proposto un cambio nome per il giardino, (da “Foresta tropicale milanese” a “Giardini milanesi fra XX e XXI secolo”) che prevede una riduzione del 40% di Musa ensete (banani) e un aumento delle fioriture e delle graminacee.

Prima di chiudere l’articolo, vorrei aggiungere due note personali:

Tanta solidarietà al progettista, che è stato vittima di cyberbullismo sulla sua pagina, che ha ricevuto rank negativo e commenti grotteschi.

Tanta solidarietà anche alla piccola palma, un essere vivente che credeva di venire in Italia a trascorrere tre anni godendosi la vista del Duomo, fotografata ed ammirata da turisti e cittadini, ed invece è stata arsa viva da un vandalo rancoroso e violento.

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Fonte della foto

Concludo sperando che in qualche modo essa, e le altre due piante danneggiate, possano sopravvivere per testimoniare che vandali, urlatori e dissidenti non possono nulla se la città rimane unita nel difendere il suo patrimonio pubblico.

“Irriverender” Arch. Bonnì

Altre foto della mia “gita” domenicale

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Professionisti e Personal Branding, intervistiamo Pietro Galeoto

Architetti, grafici, modellatori, renderisti, designer, e tutti i professionisti che lavorano da freelance spesso dimenticano l’importanza del personal branding, ed in particolare del net branding, ovvero l’arte di accrescere la propria reputazione, lavorativamente e non, tramite il web, con ovvie ripercussioni positive nella “real life”.
A tal proposito intervistiamo Pietro Galeoto, 20 anni di esperienza nella comunicazione, dalla carta stampata alla TV, oggi le sue attività sono prettamente concentrate su web e social.

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Ciao Pietro, raccontaci un po’ di te…cosa ti ha portato ad occuparti di personal branding, e quali altre esperienze professionali corredano il tuo cv?

“Il mio primo approccio al personal branding è legato alla mia ultima esperienza lavorativa. Sono, infatti, stato a capo della Comunicazione di un importante Gruppo che opera nel campo delle risorse umane. E ho quindi toccato con mano quanto incida sulla selezione delle risorse la reputazione che il candidato ha sul web. Per questo ho iniziato ad approfondire l’argomento, sperimentando nel mio lavoro quotidiano tutte le nozioni apprese. Nel giro di un paio di anni, ho trasformato quindi la comunicazione aziendale da tradizionale a social, con risultati interessantissimi, tali da indurmi a lavorare su un progetto che mi vedrà prossimamente a supporto di professionisti e aziende per raccontare al meglio se stessi e il proprio valore. Ma avremo modo di parlarne in seguito”.

Cos’è il personal branding? Com’è direttamente connesso col successo professionale?

“Ciò che dico spesso è che noi siamo quello che esprimiamo e raccontiamo sul web. Pensaci. Quando senti parlare di un professionista o di un’azienda e vuoi saperne di più, che cosa fai? Prendi lo smartphone e digiti la tua Query su Google: il nome del professionista o dell’azienda… Beh in quel momento, anche se ti ho di fronte, per me sei quello che appari sul web; i contenuti che tu hai prodotto meglio sono fatti, più pertinenti sono al tuo business, maggiore è il tuo valore ai miei occhi”.

Qual è la differenza tra popolarità e reputazione?

“La popolarità è più legata alla forma e all’impatto di ciò che esprimi; la reputazione invece è legata ai contenuti, all’autorevolezza dettata dalla qualità dei tuoi interventi. Oggi sono importanti tutte e due le cose. Fondamentali sono il controllo e gli interventi ‘riparatori’ su contenuti che possono far divergere la tua web reputation dagli obiettivi che ti sei prefissato. Bisogna fare, dunque, un distinguo netto tra utilizzo istintivo e utilizzo razionale/professionale dei social network”.

Quali sono i principali concetti che dovrebbe conoscere un professionista o uno studio che di appresta a migliorare il suo personal branding?

“Anzitutto è necessario fare in modo che la propria immagine sia coerente e coordinata. Poi è fondamentale riempire i propri strumenti (sito web, blog, social) di contenuti altrettanto pertinenti. Qualsiasi architetto o professionista in genere, deve capire un concetto fondamentale: alla gente, ai nostri potenziali clienti, non frega nulla di noi… ciò che può interessare loro è: come possiamo essere loro utili, quali soluzioni possiamo offrire loro. Mi spiego meglio. Un architetto si sarà trovato a risolvere un problema di spazi, altezze, agibilità… lo racconti, racconti come è riuscito a risolvere un determinato problema. E’ questo che interessa al tuo potenziale cliente, che magari vorrà risolvere proprio quel problema”.

E un architetto, designer, o visual artist che ha deciso di lavorare come freelance? Puo’ il personal branding aiutare a trovare delle commesse?

“Certo! Ricordiamoci sempre che un freelance che dimostra di conoscere il campo in cui lavora e di poter raggiungere in autonomia un determinato risultato è sempre più competitivo sul mercato, rispetto a un’azienda che ha più costi da sostenere”.

Il personal branding ha un valore al di là di cio’ che si sta facendo “al momento” professionalmente? E’ un investimento più a lungo termine?

“Sicuramente. Il tuo personal branding è un valore al di là dello specifico momento, è una casa che va costruita mattone su mattone”.

Perché i professionisti anziani o di mezza età rimproverano i giovani di “perdere tempo col web” dicendo che “devono andare a lavorare”? Dipende dal loro non essere capaci di capire l’importanza dello strumento?

“Beh, sono i soliti attriti generazionali. E’ difficile uscire dalle proprie aree di comfort e mettersi in gioco per chi appartiene a un’altra epoca. Ma anche su questo ci sono delle eccezioni: conosco molti ‘anziani’ che si sono adeguati benissimo a questo nuovo modo di comunicare. Sarò più categorico: chi non si adegua è perduto”.

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Quanto è importante la comunicazione visuale?

“Fondamentale  direi. E’ ormai risaputo che un’immagine attrae molto più di un post testuale. Si pensi all’innovazione da poco introdotta da facebook che ci permette di creare sfondi e colorare il lettering dei nostri post. E, soprattutto, chi si occupa di design deve prestare un’attenzione particolare alle immagini che pubblica”.
Quanto è importante “fare networking”?

“Importantissimo sia off che on line. Interagire attraverso i commenti su blog e post è un’ottimo strumento per confrontarsi e conoscersi. Per quanto mi riguarda, sono nate molte collaborazioni proprio così, in particolar modo su linkedin”.

Quali sono i social più efficaci per chi si propone come professionista tecnico? e per chi si propone come 3d visualizer? (modellazione, rendering,…)

“Diciamo che linkedin è la base per qualsiasi professionista; poi in questo caso specifico non trascurerei tutti i social che si basano sull’immagine, Pinterest, Instagram ecc..” 

Quali i migliori strumenti? Articoli? Video? Immagini studiate?

“Tutto fa brodo. Ma soprattutto bisogna seguire le proprie attitudini, per fare in modo che i contenuti siano sempre più di qualità. Per quanto mi riguarda, il mio futuro sarà orientato sui video,che sono anche lo strumento che i social stanno sempre più ‘spingendo’. Si calcola che tra qualche anno il 75% dei contenuti Web sarà vide, ed è bene che tutti inizino a prendere dimestichezza con questo strumento”.

Quali, invece, gli errori da non fare?

“Uno su tutti è sottovalutare la foto, l’immagine dei propri profili, che invece è il nostro principale ‘segno di riconoscimento’. Tempo fa scrissi un articolo proprio su questo argomento che è possibile leggere qui, Per tutto il resto direi che non bisogna avere paura di sbagliare; prima si sbaglia prima si impara”.

Si dovrebbe cominciare a curare il proprio personal branding quando si è ancora studenti?

“Se si hanno delle passioni, degli interessi, perché no… Si pensi che in America il nome dei propri figli si sceglie in base al fatto se il dominio è libero o se il nome è già inflazionato sul web. Insomma chi ben comincia è a metà dell’opera”.

Quali sono le figure professionali a cui uno studio o un professionista dovrebbe appoggiarsi per accrescere il personal branding?

“Sono tanti i professionisti che fanno ricerca e possono fornire utili consigli sulla valorizzazione del proprio personal branding. Citerò quelli che ho conosciuto anche off line:
Silvia Vianello con la quale ho avuto il piacere di collaborare nella realizzazione di un evento sulle nuove tecnologie con il supporto di Accenture e Google. Docente di Marketing alla Bocconi, è molto seguita sui social e su linkedin; in particolare dispensa consigli e riflessioni sul giusto approccio da adottare in ambito lavorativo.
Mirko Saini, sono stato ospite in un suo evento formativo. Cura un blog tutto centrato su linkedin; consiglio a tutti di seguirlo.
Stefania Boleso, consulente in marketing e comunicazione digitale. Anche lei conosciuta in un evento che organizzai a MIlano. I suoi  corsi aiutano i partecipanti a costruire una strategia di marketing personale che valorizzi le loro competenze e li aiuti a promuoversi correttamente online.

E poi il mio caro amico Luca Conti, consulente, blogger, docente e giornalista, vanta una delle più produttive bibliografie sull’argomento”.

Se invece siete interessati a conoscere di più Pietro Galeoto, questo è il suo blog: galeoto.it 
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