Non hai completato i crediti? Crocifisso in sala mensa!

Dedicata a tutti gli architetti che non sono riusciti a completare i 60 crediti formativi del triennio concluso…

FANTOCCI

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Architetti e Designer “Feng Shui”: i progettisti dell’abitare consapevole

Architettura, Design, e Feng Shui: un viaggio alla scoperta di questa disciplina che crea un sodalizio tra progettazione e scienze olistiche, tra il concetto di “dimora” e il benessere psicofisico. Possiamo considerarla anche una possibilità professionale per i giovani professionisti dell’abitare? Ce ne parla Silvia Voltolini, progettista di interni, Feng-Shui Senior Master e fondatrice del progetto “La Porta del Sole” e collaboratrice della “Scuola Italiana di Architettura Feng Shui” (Accademia di Ricerca per la Sostenibilità Ambientale e Umana: Feng Shui, Geobiologia, Bioedilizia, Colore, Risorse Rinnovabili).

Innanzitutto cosa è il Feng Shui? Riguarda solo l’abitare o è legato ad altre pratiche? (riposo, alimentazione, meditazione…)

Il Feng Shui è una disciplina olistica che , come dice la parola, si basa sul concetto che tutto è collegato, per cui , sebbene l’obiettivo sia quello di creare spazi ben equilibrati per la salute e la fortuna dell’uomo pone attenzione anche ad altri aspetti. È collegato direttamente alla medicina tradizionale cinese, all’astrologia, e ad altre discipline. In una parte molto importante del feng shui, chiamata ba-zi o mappa dei 4 pilastri del destino, ci si focalizza infatti su ciò che serve alla persona per riequilibrarsi sia come attività lavorativa che ricreativa o come modello di comportamento da tenere.

Ci racconti un po’ la storia del Feng Shui?

anticamente il F.S. nasce come la ricerca da parte degli antichi sciamani del luogo più adatto dove ubicare le tombe degli imperatori (Yin F.S.) . solo successivamente divenne la ricerca del luogo più adatto dove ubicare le dimore dei vivi (Yang F.S.). nella cultura cinese si dice che la fortuna è data da 3 componenti: il cielo, la terra e l’uomo. Il primo ci dà il destino fisso, quello che noi non possiamo cambiare ( famiglia, società, epoca), il secondo ci permette di scegliere dove stare ( Feng Shui), il terzo di scegliere come comportarci. Essere nel posto giusto al momento giusto può quindi fare la differenza tra una persona che ha successo e salute ed una che non ne ha.

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Quale figura nelle comunità del passato aveva competenze riguardo al Feng Shui? Era una figura che si interessava di scienza, clima, astronomia, medicina?

Anticamente lo “sciamano” era considerato l’uomo saggio che aveva competenze riguardo architettura, medicina, matematica, astrologia, astronomia.

Oggi il designer e l’architetto sono le figure maggiormente adatte ad interessarsi di Feng Shui?

Sicuramente essere un designer o architetto e conoscere il F.S. conferisce un valore aggiunto al proprio lavoro, personalmente lo ritengo indispensabile. Ma esistono anche bravi consulenti che non nascono come progettisti ma come studiosi nel campo olistico e che possono svolgere il loro lavoro su un manufatto esistente. Naturalmente per poter stendere un progetto ex novo è necessario essere nel campo dell’architettura

Quali sono oggi le figure professionali legate al tema? Consulente, esperto, architetto feng shui e cos’altro?

Il consulente è la persona che dopo aver fatto un percorso di studi è in grado di applicare le sue conoscenze . L’esperto solitamente è chi, dopo lunghi anni , ha ottenuto un Master e può anche insegnare ad altri

Come il feng shui si lega ad altre discipline, come la radionica, la radioestesia, il counseling, o altro?

Attraverso la radionica e la radioestesia possiamo per esempio valutare l’energia di un luogo o trovare le geopatie ( geobiologia) . Fare invece da counselor ai nostri clienti diviene quasi obbligatorio se vogliamo far capire quali sono le modifiche da apportare all’interno di uno spazio fisico. Infatti non esiste divisione tra lo spazio esterno e quello interno: l’ambiente dove viviamo riflette perfettamente ciò che siamo. Modificando l’uno si modificherà anche l’altro. Il cliente deve essere pronto ad affrontare i cambiamenti che avverranno e capirne, con il nostro aiuto, il senso.

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Che tipo di sensibilità o che caratteristiche deve avere chi vuole fare del Feng Shui una professione?

Credo che, al di là della professionalità acquisita attraverso gli studi, l’empatia svolga un ruolo molto importante. Essere in grado di entrare in contatto profondo con il cliente è la cosa principale che fa la differenza. Ritengo necessario che prima di lavorare sugli altri si debba intraprendere un lavoro di consapevolezza e crescita personale che permette al consulente di essere libero da giudizi e preconcetti mettendosi al “servizio” della persona. Personalmente ho alle spalle 30 anni di studi che spaziano dall’antroposofia steineriana allo sciamanesimo, alla medicina cinese, alla dinamica mentale e molto altro.

Entrare nello spazio di un’altra persona richiede la capacità di riconoscere come tutto sia “sacro”, bisogna farlo in punta di piedi e con il massimo rispetto

Ci racconti un progetto Feng Shui dall’inizio alla fine?

Innanzitutto preciso che un progetto non si può svolgere a distanza. Per cui diffidate di chi vi dice di mandare la planimetria della casa che vi farà una consulenza on line.

È necessario prendere visione del luogo e passare del tempo con le persone per entrare in contatto con loro.

Inizialmente viene fatta una valutazione energetica del territorio circostante utilizzando parametri ben precisi che ci dicono se la casa è ben sostenuta energeticamente da luogo oppure no.

Questa prima fase è importantissima e richiede parecchio tempo e lavoro . E’ tutto ciò che nei libri commerciali che solitamente si trovano nelle librerie non viene detto

Solo successivamente si entra nello specifico della casa e attraverso lo studio della planimetria si stendono le “mappe” geomantiche che tengono conto di moltissime variabili quali l’esposizione solare, la valutazione yin e yang degli ambienti, la data di costruzione o ristrutturazione e molto altro. Una buona consulenza è molto articolata e per ogni abitante fornisce delle specifiche cure da adottare per il riequilibrio
Che tipo di benefici fisici dà vivere in un ambiente “Feng Shui”

Il risultato di una consulenza è quello di fornire un ambiente dove si percepisce equilibrio . La casa diviene il luogo dove ci si ricarica, mentre molto spesso è il luogo dove si perde energia

Che caratteristiche ha il cliente che chiede l’intervento di uno specialista Feng Shui?

Solitamente è una persona già attenta alle tematiche olistiche. Qualcuno che sente l’esigenza di un miglioramento nella sua vita . Si tratta di stabilire un rapporto di fiducia con il proprio consulente, svelandogli le parti più intime e profonde della nostra vita. Ci vuole quindi coraggio e determinazione. Il cambiamento richiede questo
C’è molta richiesta in Italia? cosa ha sensibilizzato verso questi temi negli ultimi anni?

Dopo 20 anni che noi ci dedichiamo a questa disciplina possiamo dire che oggi l’attenzione è migliorata. Noi siamo stati dei precursori con tutto ciò che questo comporta. Ma ci abbiamo creduto ed oggi ne raccogliamo i frutti. La gente non sta bene, la società attuale è malata e molti vogliono uscire da questo malessere ritrovando nuovi stimoli e nuovi valori. Noi aiutiamo le persone attraverso la lettura della loro casa a capire qualcosa in più di loro stessi e da qui ripartire

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Quale percorso formativo deve fare un architetto/designer che vuole formarsi sul Feng Shui?

La nostra accademia prevede un corso professionale ed uno avanzato che già danno una buona capacità di lettura dell’ambiente. Successivamente vanno fatti degli approfondimenti su altre tematiche quali la geobiologia, l’astrologia, la fisiognomica e altro ancora che forniscono altri strumenti necessari per divenire consulente. Al termine viene fatto un esame per poter essere ammesso all’albo

Di cosa si occupa la vostra scuola, come è nata a quali associazioni simili e complementari è legata?

L’accademia si occupa della formazione dei consulenti F.S. e di crescita personale attraverso la core-energetica . E’ nata molti anni fa ed è stata probabilmente la prima in Italia.

Che riconoscimenti ha la vostra scuola?

L’accademia permette di divenire sia consulenti che master

I corsi dànno crediti formativi riconosciuti dall’albo degli architetti? Se si, qual è la procedura?

I corsi danno crediti formativi ( 15 per ogni corso) riconosciuti dall’albo degli architetti. Alcuni corsi sono fatti direttamente attraverso l’ordine degli architetti nelle sedi delle varie città. I crediti rilasciati invece da chi frequenta l’accademia nei corsi professionali vanno richiesti direttamente all’ordine di appartenenza

Fate anche e-learning?

Se intende corsi on line io personalmente svolgo questo tipo di lezioni via skype che danno la possibilità a chi non può frequentare l’accademia di svolgere lezioni personalizzate

I docenti che tipo di formazione ed esperienza hanno?

Per diventare docente è necessario essere Master e quindi avere una formazione di parecchi anni e avere frequentato anche i corsi di approfondimento

Come tante discipline, il Feng Shui ha il rischio di essere una calamita per ciarlatani: come far capire al cliente di essere dei professionisti certificati?

Questo è un tema scottante. Ogni disciplina olistica ha il problema di vedere persone non competenti che si propongono come esperti. Spesso capita di sentire gente che ha fatto solo un corso base e che già si mette ad insegnare o esercitare. Ritengo sia una questione morale ma ognuno è libero di fare ciò che vuole. Chi chiama queste persone è perché in quel momento è in grado di ricevere solo determinate informazioni.

Mi è capitato di essere chiamata da chi aveva già avuto una consulenza ma senza alcun esito. Ho lavorato per correggere gli errori fatti precedentemente ma ho anche capito che era stato meglio così perché forse in quel momento la persona non sarebbe stata in grado di reggere un cambiamento e doveva rimanere ferma.

Niente succede per caso…

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Chi è Silvia Voltolini?
Progettista di interni, Feng-Shui Senior Master 74 gen e Space clearing Master. Presidente di «La Porta del Sole» libera Ass. Culturale per lo studio e la ricerca degli aspetti profondi dell’essere.
Ha iniziato oltre 30 anni fa la sua ricerca studiando Rudolf Steiner e l’ Antroposofia, approfondendo particolarmente i temi karmici.
Ha seguito lo sciamanesimo sudamericano e siberiano approfondendo la cristalloterapia e in seguito la medicina cinese e il Tuinà.
Ha seguito corsi di Reiki, dinamica mentale, EFT, ed è Psich-k pratictioner.
Ha conseguito il Master in architettura Feng Shui presso l’Accademia Italiana di Architettura Feng Shui, dove è stata formata da Maestri internazionali, tra cui Pierfrancesco Ros, Claudio Melloni , Paul Hung e Yoseph Yu.
Ha studiato astrologia cinese in Uruguay con Gabriela Cauteruccio e ha proseguito con Paul Hung.
Oggi lavora come operatrice per riequilibrare le energie degli ambienti sia privati che pubblici ed è formatrice della Scuola Italiana di Architettura Feng-Shui nelle sedi di Brescia, Roma e Cagliari.

Formazione, Abilitazione, Albo e Ordine: la parola all’Arch. Alberto Ceccarelli

Ospite del nostro blog, per questo articolo, l’Architetto Alberto Fabio Ceccarelli, professionista e formatore. Aiuterà i giovani, e meno giovani, lettori ad orientarsi nel mondo della professione, della formazione, approfondendo ciò che riguarda l’abilitazione alla professione di Architetto, parlandoci anche dell’Albo e dell’Ordine.

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Ciao Alberto, puoi raccontare ai lettori e alle lettrici del blog in cosa consiste la tua duplice attività di architetto e di formatore e di come queste due attività si legano tra loro?

La duplicità della mia attività nasce a seguito della frequentazione, dopo la laurea, del corso di preparazione all’esame di stato organizzato a Roma dall’arch. Paolo Villatico Campbell. Paolo, venuto a mancare ormai quasi 15 anni fa, mi dimostrò come, in pochi mesi, si potessero trasmettere nozioni basilari, che erano mancate al mio percorso universitario. Questa “scoperta” ha generato in me una passione per l’insegnamento e quindi la nascita prima dei corsi a Venezia e Milano, e poi dei testi di preparazione della Maggioli, “Guida Pratica alla progettazione”, e “ Prontuario tecnico urbanistico amministrativo” in uscita entrambi a breve con la VI edizione aggiornata.

Quindi diciamo che mi dedico a molteplici attività:

  • la formazione per i laureati che desiderano avere una guida per la preparazione all’esame di stato;
  • la trasposizione di parte di quello che svolgo nel corso nei testi sopra menzionati, adatti a chi, per ragioni di tempo, economiche o di distanza, non se la sente di partecipare al corso;
  • l’attività formativa, ormai quasi ventennale mi ha permesso di diventare ente terzo accreditato dal Consiglio nazionale degli architetti (CNAPPC) per la formazione continua, con rilascio di Crediti Formativi Professionali, divenuti obbligatori per i professionisti iscritti, dal 2014;
  • infine l’attività professionale, anche se la crisi di quest’ultimo periodo ha maggiormente toccato questo settore .Cosa ti ha spinto a scegliere Architettura? E come ti sei mosso appena dopo la laurea? Cosa è cambiato rispetto a quando ti sei laureato?

Scelsi architettura per motivi pragmatici; mio padre era un ingegnere ed aveva un’impresa di costruzioni; immaginavo quindi di proseguire l’attività di famiglia. Purtroppo venne a mancare subito dopo la mia iscrizione all’università, e quindi tutti i programmi saltarono, costringendomi ad un percorso di laurea lungo, gestito in parallelo con l’attività imprenditoriale lasciata da mio padre. Una volta terminate queste iniziative, non ho però proseguito. Dopo la laurea ho iniziato a lavorare per un collega di studi anziano che aveva 3 imprese di costruzione, con il quale ho seguito sia progetti di opere pubbliche in ambito vincolato, sia nuove costruzioni, sia urbanizzazioni di un paio di lottizzazioni. In parallelo, dopo un iniziale tentativo di abilitazione con la preparazione universitaria e l’esperienza di lavoro, andata male, mi sono rivolto a quello che era allora l’unico corso di preparazione in Italia, organizzato dall’architetto Villatico. Rispetto ad allora, oggi l’università è molto cambiata, intanto per il totale abbandono delle tecniche grafiche tradizionali, ma anche per la moltitudine di corsi promossi dalle varie università, che non sempre secondo me danno una buona base formativa con cui affrontare sia l’attività professionale, che l’esame di stato. E poi c’è la crisi che, dal 2008 ha colpito il mondo occidentale in generale e il nostro paese in particolare; il settore edilizio è stato in tal senso molto toccato, generando come conseguenza anche meno iscritti alla facoltà di architettura.

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Dopo la laurea hai subito deciso di abilitarti? In Italia molti neolaureati iniziano a lavorare come disegnatori cad rimandando il momento dell’abilitazione. Secondo te è importante dare priorità all’abilitazione? E, se si, perché?

Quello che feci io l’ho specificato in precedenza..diciamo che stante la mia esperienza e la mia attività, secondo me converrebbe togliersi subito l’esame, per molteplici motivi. . Intanto alla fine dell’università sia ha ancora probabilmente la voglia e il tempo per dedicarsi a tempo pieno allo studio, mentre entrando subito nel mondo del lavoro, questo tempo viene meno. Inoltre l’esperienza lavorativa non è detto che aiuti per l’esame; raramente infatti nel lavoro si hanno esperienze progettuali architettoniche legate alle richieste d’esame, e ciò può fuorviare all’esame stesso. Infatti nel lavoro si deve pedissequamente seguire la miriade di normative, le richieste del committente che spingono spesso verso soluzioni che io definisco più edilizie e meno architettoniche. All’esame al contrario, stante il tempo ridotto a disposizione, 8 ore, e la commissione composta prevalentemente da professori universitari, alle richieste si deve rispondere in maniera diversa, rispetto a quanto si fa sul lavoro; è come se si stesse partecipando ad un concorso di progettazione e quindi fondamentale è l’uso di uno specifico alfabeto progettuale. Tutto ciò io l’ho imparato dopo la laurea, in parte dall’arch. Villatico e in parte da un testo di un professore americano di origine cinese, F. D.K.Ching, “Architecture form space and order “, di cui poi è stata pubblicata un paio di anni fa da Hoepli la versione italiana da me curata. Altra cosa che mi sento di affermare è che poi all’abilitazione non è detto debba seguire immediatamente l’iscrizione all’albo. L’abilitazione non ha scadenza e per l’iscrizione si può attendere. D’altra parte iscriversi all’ordine genera dei costi fissi e degli specifici obblighi. Io credo che l’iscrizione abbia un senso quando si ha una certezza di lavoro che obblighi all’uso della firma.

Quali sono i servizi che l’Ordine degli Architetti dà ai suoi iscritti? E quali sono le garanzie?

Il sistema ordinistico garantisce, secondo alcuni, l’ingresso in una casta di privilegiati. E’ su questa affermazione, secondo me risibile, che il sistema politico ha addossato agli iscritti agli ordini una serie di colpe che son sfociate nel 2012 nell’abrogazione delle norme sulle tariffe e sul divieto di utilizzo delle stesse. Fatta questa premessa, gli ordini provinciali danno agli iscritti specifiche consulenze sull’attività professionale, sullo sviluppo normativo che riguarda la nostra professione e sugli onorari. Attivano inoltre corsi per l’obbligo di formazione continua e promuovono specifici incarichi tra gli iscritti con adeguata esperienza; parlo delle giurie di concorsi, dei membri di specifiche commissioni, o della così detta terna per i collaudi quando committente e costruttore sono lo stesso soggetto, ecc. Promuovono infine attraverso i nuovi consigli di disciplina provvedimenti disciplinari, nel caso di mancata ottemperanza al Codice deontologico. Non capisco cosa intendi invece quando parli di garanzie. Esistono ancora garanzie su qualcosa oggi? L’unica cosa certa è che l’iscrizione all’ordine è obbligatoria per l’esercizio della professione e ciò è disciplinato dalle norme vigenti.

Che ne pensi della recente iniziativa dei crediti formativi permanenti? E come mai, secondo te, i professionisti hanno avuto tutte queste difficoltà a completarli?

Questa domanda mi mette in un po’ in difficoltà, stante il mio essere un ente formatore accreditato. Da una parte mi verrebbe da dire che se un professionista vuole rimanere aggiornato ed essere pronto alle sfide che il mondo del lavoro ci pone, è comunque obbligato ad aggiornarsi. E’ vero però nel contempo che non tutti gli iscritti hanno, in passato, ottemperato correttamente a questo ovvio principio. E’ forse per questo che nasce l’obbligo introdotto dal 2014. Diciamo anche che il nuovo Consiglio nazionale, recentemente eletto, avendo colto degli elementi di criticità nell’impostazione data dalle vecchie linee guida, ha promosso delle modifiche sostanziali che dovrebbero venire incontro alle problematiche evidenziate nel primo triennio; tra queste quella più evidente è quella dell’abbassamento a 60 CFP a triennio, rispetto agli iniziali 90, che dovevano andare a regime dal 2017-2019, oltre a tutta una serie di modifiche meno restrittive rispetto alle precedenti. Probabilmente le difficoltà a completare l’obbligo formativo sono derivate da vari fattori:

  • un iniziale offerta ridotta di corsi,
  • la crisi incombente che dava altre priorità agli iscritti,
  • la mancata informazione sull’obbligo,
  • la probabile certezza, tutta italiana, che in qualche modo si sarebbe sistemato il tutto,
  • fors’anche un atteggiamento di ribellione da parte di tanti, stante le non chiare sanzioni previste.

Quest’ultimo aspetto è stato infatti definito solo a fine 2016, con la possibilità di un ravvedimento operoso entro giugno 2017, per i numerosi inadempienti; successivamente scatteranno le sanzioni che prevedono la censura in caso di mancanza fino a 12 CFP (20%); sopra i 12 CFP mancanti si subirà la sospensione di un giorno per ogni credito mancante.

Con che criterio un iscritto all’albo dovrebbe scegliere i corsi per maturare i crediti formativi?

Io personalmente sceglierei corsi pratici, che cioè aumentino le effettive capacità professionali e di guadagno. Oltre a questi c’è comunque l’obbligo, per gli architetti di frequentare, esclusivamente presso gli ordini, specifici corsi sulle materie ordinistiche, deontologiche e relative agli onorari, per un totale di 12 CFP a triennio.

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In un’epoca in cui è difficile affermarsi come Architetto, cosa consigli al neolaureato?

Intanto prendere una laurea quinquennale o specialistica, perché solo questa ha una reale spendibilità in Europa. Questa è stata un’affermazione per altro ribadita qualche giorno fa da un relatore in un corso organizzato da un ordine professionale per i CFP obbligatori. Il secondo consiglio che mi sento di dare è comunque abilitarsi; rimandare troppo questo fondamentale passaggio rende poi la cosa più faticosa..inoltre anche questo è un obbligo per una reale spendibilità in ambito europeo della laurea; il terzo consiglio è un doppio consiglio: andare a lavorare per un impresa di costruzioni, perché li si impara tantissimo – quindi cantiere a più non posso – oppure emigrare all’estero; ma in quest’ultimo caso, una scelta del genere non deve avere ripensamenti, perché secondo me quella è una via senza ritorno, e qui in Italia al massimo si deve tornare per le vacanze.

Hai più simpatia verso chi si reinventa in una professione “collaterale” al percorso di studi in architettura, o per chi persevera in una gavetta che a volte finisce per essere eterna, ma onora la sua passione per la disciplina architettonica?

Beh, la mia storia dimostra che assolutamente non si deve perseverare per una gavetta che, almeno stante la crisi, come tu dici rischia di essere eterna e generare nella migliore delle ipotesi una gran frustrazione..molto meglio trovare una professione collaterale, ma che permetta di vivere autonomamente… la passione e il sogno, purtroppo, specie con la situazione di crisi, potrebbero trasformarsi in incubo.

Cosa ne pensi delle certificazioni energetiche e di come il mercato poi si è velocemente inflazionato, e secondo te perché è successo?

A me insegnarono alle elementari o alle medie che vi è un diretto rapporto tra richiesta e offerta di lavoro e conseguente andamento dei costi. Nel momento in cui le certificazioni energetiche sono diventate obbligatorie, in tanti si sono lanciati in questa nuova mansione, anche tenendo conto della parallela crisi di tanti altri settori; ecco quindi che nel momento in cui geometri, architetti e ingegneri si sono lanciati in questo settore – in alcuni casi, come in Lombardia successivamente ad uno specifico corso abilitante ed iscrizione al CENED – l’eccesso di offerta ha fatto crollare i prezzi, unitamente anche, secondo me, ad una effettiva qualità di dette certificazioni.

Sei d’accordo con chi afferma che, tra i laureati in architettura, si affermano maggiormente coloro che avevano un diploma da geometra? E, se si, perché ciò accade?

No, non sono d’accordo. Ricordo, ai tempi del mio percorso di laurea, che diversi professori dicevano che l’architetto di successo quasi sempre veniva dal liceo classico. Per esperienza personale e dei corsi che faccio, le migliori performance vengono proprio da chi viene dal liceo classico..poi dipende anche dal tipo di attività che si svolgerà. Sicuramente il diploma di geometra ti introduce meglio e prima a quelle che sono le materie trattate nel nostro mestiere..però il liceo classico, se fatto come si deve ti da una forma mentis che ti permette di spaziare in molteplici campi, oltre a darti una proprietà di linguaggio senza eguali.

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Cosa pensi della pubblicità: pensi che un architetto dovrebbe pubblicizzarsi? Anche usando il digitale?

Sicuramente serve la pubblicità, anche usando il digitale..rimane il fatto che la pubblicità deve però avere un sub strato di notevole capacità professionale..siamo talmente tanti, e sono talmente tante le offerte che si trovano in rete, che vanno vagliate con attenzione, per non prendere sonore fregature.

Pensi che ci sia solidarietà o, più che altro, collaborazione, nel mondo degli Architetti?

Possiamo saltare la domanda? Scherzi a parte, no, secondo me non c’è solidarietà ne troppa collaborazione.. sento di bieco sfruttamento da parte anche di studi blasonati, e in fin dei conti, quando c’è troppa offerta, per altro spesso di bassa qualità, ecco che nascono stage sotto pagati..si gioca sulla speranza di diventare indispensabili per lo studio, quando purtroppo ciò difficilmente avviene. Ciò per altro è una ruota che gira..chi riesce a mettersi in proprio, dovrà per forza sottostare alle medesime regole, altrimenti non ce la farebbe a reggere le logiche di mercato

Le difficoltà che un giovane architetto incontra non dipendono in toto “dalla crisi”: ci sono alcune difficoltà intrinseche nella particolarità della professione di architetto, difficoltà che ingegneri o, ad esempio, geometri, non incontrano, ce ne parli?

Mah..intanto anche gli ingegneri cominciano a sentirla la crisi, al punto tale che i dati del Consiglio nazionale ingegneri (CNI) ci dicono che le iscrizioni alla laurea in ingegneria civile sono diminuite; in secondo luogo in questa trilogia di professionalità i geometri, entrando nel mondo della professione molto presto, e con una formazione più pratica, sono avvantaggiati, mentre gli architetti secondo me subiscono più criticità: sono (siamo) troppi, spesso poco preparati rispetto alle sfide professionali – e qui un po’ di colpe sono anche da attribuire alla scuola in generale e all’università in particolare – e anche ormai schiacciati da anni di bassa professionalità..in tal senso racconto un episodio che mi accadde circa 15 anni fa; ero in Sicilia e venni presentato ad un proprietario terriero di antico lignaggio come architetto, la sua replica fu che troppi anni sarebbero dovuti passare prima che diventassi un bravo geometra..non penso ci sia altro da dire..anzi, se vogliamo tornare a qualche domanda fa, ormai il mercato di bassa qualità che caratterizza l’Italia è più propenso a rivolgersi al geometra, meno costoso e più pratico, rispetto all’architetto..ma qui la colpa è di tutti..della mancanza di qualità che ha contraddistinto quanto si è realizzato a partire dal secondo dopo guerra..e testimoni di ciò sono le nostre periferie..le nostre coste..ecc ecc. basta avere gli occhi per guardare, senza pregiudizi.

Cosa ne pensi di chi propone un lavoro che di fatto ha i vincoli del dipendente ma le (non) tutele della partita iva? Perché ciò accade e la cosa è tacitamente accettata?

Diciamo che raramente uno studio di architettura ha dipendenti; i collaboratori sono tutti a partita IVA ma, come dici tu, con i vincoli di un dipendente,..però ciò lo permettono le norme e se vuoi il mercato..per uno studio medio piccolo, con il poco lavoro che c’è e la difficoltà a farsi pagare, un vero dipendente farebbe fallire lo studio in poco tempo, perché costerebbe al datore di lavoro il doppio di quel che costa come p.IVA. Bisogna essere anche consapevoli del fatto che, a parte poche individualità, in Italia la maggioranza degli architetti titolari di studi non fa la vita da nababbo; e Il fatto stesso che questa annosa questione, dibattuta da anni, non veda una soluzione ed anzi, chi passa a lavorare in proprio, dopo una esperienza più o meno lunga da finto dipendente a p.IVA,si vede costretto, per andare avanti a far lavorare esclusivamente collaboratori a p. IVA, secondo me la dice lunga.

Essere formatore per architetti dà un osservatorio interessante. Che età hanno i tuoi studenti? Che situazioni lavorative? Da che motivazioni interne sono mosse? E’ comune il desiderio di migliorare e migliorarsi? C’è ottimismo o pessimismo?

Gli studenti hanno tutte le età..diciamo maggiormente nella fascia 25 – 30 anni, ma molto spesso mi son trovato davanti discenti anche coetanei e persino più anziani di me, che per le vicende della vita avevano tardato a laurearsi, o che improvvisamente avevano avuto l’esigenza, per ragioni di lavoro, di abilitarsi, o anche il semplice desiderio di chiudere un ciclo, per l’appunto con l’abilitazione. Sicuramente tutti quelli che si sono rivolti a me negli anni, mi hanno manifestato attestazioni di stima, per quanto insegnato nei mesi a stretto contatto, convinti che comunque sarebbe servito in futuro per la loro attività, svolta essa in Italia o anche all’estero. In fin dei conti, chi decide di svolgere un percorso formativo come quello che io propongo, particolarmente faticoso ma anche pieno di soddisfazioni, deve essere mosso da grande passione, volontà, abnegazione e a livello generale positività nei confronti del futuro

Quali progetti hai per il futuro? I cambiamenti del mondo dell’architettura ti hanno spinto ad attivare nuovi percorsi formativi: qualcosa di nuovo all’orizzonte?

Beh, intanto sono giunte alla fine del percorso di ideazione e preparazione le nuove edizioni dei testi per la preparazione all’esame di stato per architetti e ingegneri civili-edili di cui ho parlato in precedenza, che usciranno tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2017. Poi si ricomincia con i corsi per la preparazione all’esame di stato per la sessione estiva, totalmente rinnovati nelle lezioni e nelle esemplificazioni, per essere sempre in linea con le rinnovate richieste dell’esame. Anche nell’ambito della formazione continua obbligatoria, dopo i corsi pratici catasto terreni e catasto fabbricati che tanto successo e soddisfazioni danno, entro maggio lancerò un corso sulla redazione delle tabelle millesimali. Ho in programma poi di pensare ad un rinnovamento dei testi per le future edizioni ( o anche ad un nuovo testo) oltre alla promozione, attraverso brevi pillole, di filmati a spot che trattino le problematiche, dal generale al particolare sull’esame..intendo dire le differenze tra sede e sede, le percentuali di promossi e bocciati, trucchi e strategie per rendere meno gravosa la preparazione e l’esame… pillole di aiuto quindi che verranno pubblicate e rese visibili nei prossimi mesi sul profilo facebook della studio, sul mio sito www.afcstudio.it. e forse sulle riviste on line della Maggioli. Diciamo che potrebbero essere foriere anche di un progetto che preveda una parte delle lezioni erogata on line, in maniera tale che possano avere una più ampia partecipazione, mantenendo invece in sede correzioni, approfondimenti pratici ed esercitazioni progettuali guidate. Non mancheranno penso anche articoli pubblicati sulle riviste on line della Maggioli, come già fatto in passato. Speriamo infine che riparta anche l’attività professionale un po’ per tutti. non ti nascondo anche che non mi dispiacerebbe partecipare nuovamente, con i migliori corsisti, a qualche concorso di progettazione, in Italia come all’estero.

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Architetti e crediti formativi :D