I segreti di un buon render svelati da Umberto, fondatore di BlenderFacile

Nella mia ricerca sui software e sulla formazione, gratuita e non, tramite canali web, la mia strada ha incrociato quella di Umberto Oldani, coinvolto in diversi progetti per aiutare i giovani ad imparare modellazione e render, soprattutto con l’utilizzo di software opensource. Ho voluto intervistarlo per capire meglio le differenze tra i software, gli errori più spesso commessi dagli inesperti, l’hardware necessario per chi vuole intraprendere questa via professionale, e alcuni “trucchi” per padroneggiare i software…

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Ciao Umberto. Iniziamo con le presentazioni: età? Provenienza? Qual è la tua formazione e quale la tua professione? Quali i tuoi interessi?

Ho 52 anni, sono nato e vivo tutt’ora a Magenta, una cittadina in provincia di Milano.

Ho un diploma di Geometra, diverse certificazioni ottenute presso centri specializzati nell’insegnamento della Computer Grafica 3D e nell’utilizzo di software di foto ritocco quali Photoshop.

Dopo aver lavorato per diverso tempo in Studi Tecnici e Imprese Edili, qualche anno fa ho fondato www.renderingevolution.com attraverso il quale supporto gli Studi di Architettura nella presentazione dei loro progetti, realizzando rendering fotorealistici.

Nello stesso periodo ho anche ideato il blog www.innovativerendering.com dove spiego quali effettivi vantaggi e benefici può avere un Architetto nel presentare al proprio cliente immagini virtuali di qualità.

Due sono gli interessi a cui tengo particolarmente:

• il primo è senz’altro la Computer Grafica 3D che mi ha portato a trasformare una vera e propria passione nella mia professione attuale

• il secondo è lo sport, che pratico da sempre e che mi permette di rilasciare tensione e nervosismo oltre che liberarmi mentalmente… non potrei farne a meno.

 

Come è iniziato il tuo interesse per i rendering fotorealistici? ti occupi anche di post produzione?

Fin da quando ero a scuola mi ha sempre attratto la possibilità di modellare oggetti.

Anche con carta e matita, ho sempre cercato di disegnare in tre dimensioni, mi piaceva e mi piace tuttora, vedere le cose che prendono forma nello spazio.

Agli inizi degli anni ‘90, con l’introduzione dei primi computer nei luoghi di lavoro, ho iniziato a produrre qualche modello di edificio con il primo AutoCad… una vera impresa.

Poi, hardware e software si sono sviluppati in modo esponenziale e vedendo ciò che i guru della Computer Grafica riuscivano a realizzare, è stato per me uno stimolo troppo forte quello di sperimentare nuove soluzioni e di provare a creare immagini qualitativamente di alto livello.

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Per i puristi del 3D come me, l’immagine finale deve essere realizzata completamente con software 3D.

Se però lavori professionalmente a contatto con Architetti e progettisti che vogliono un buon risultato in tempi molto ridotti, la post produzione si rivela assolutamente utile.

Per questo motivo mi trovo spesso ad usare tale tecnica con software di foto ritocco soprattutto quando il committente richiede rendering di esterni.
In queste situazioni, renderizzare elementi come erba, alberi e cespugli comporterebbe tempi molto lunghi, troppo lunghi, meglio lavorare in post produzione.

Con tanta pratica si possono ottenere risultati di tutto rispetto.

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Non solo, attraverso il foto ritocco è possibile inserire un nuovo complesso architettonico modellato e renderizzato, in una vista aerea per verificarne l’impatto ambientale.

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Allo stesso modo si può integrare un nuovo edificio in una vista ad altezza d’uomo per valutarne la compatibilità con le strutture adiacenti.

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“Irriverender” tratta temi relativi all’open source per l’architettura. Un tuo progetto si chiama Blender Facile. Lo usi/insegni per la modellazione o anche per i rendering?

Nel blog www.blenderfacile.it tendo a spiegare prevalentemente la fase di modellazione in ambito architettonico, mettendo a disposizione dell’utente la mia esperienza acquisita in tutti questi anni.

Considero la modellazione fondamentale per arrivare ad ottenere un render di qualità e con Blender non è proprio del tutto scontata.

A volte ci sono accorgimenti e piccoli trucchi da adottare che possono fare la differenza tra un buon modello e uno eccellente.

Attraverso dei video, cerco quindi di spiegare le diverse tecniche utilizzabili per raggiungere lo scopo nel modo più semplice e veloce possibile, usando sempre esempi concreti e dettagliando i passaggi necessari.

 

Quali sono le migliori alternative relative ai software per i rendering fotorealistici? Quali quelli open source?

Tra i software 3D di tipo commerciale esiste un’ampia scelta, quelli che mi sento di consigliare e che ho provato personalmente negli anni nel settore architettonico, sono:

Maya
3DStudio Max
Cinema 4D

Questi software, ciascuno ovviamente con i suoi pregi e difetti, sono in grado di modellare in modo eccellente e di restituire immagini finali di ottima qualità utilizzando già il sistema di rendering integrato.

Tuttavia, c’è la tendenza ad usare motori di rendering esterni come Vray o Corona Render perché ritenuti più specifici per lo scopo e quindi maggiormente performanti.

Sketchup, in particolare proprio per l’ambiente architettonico, probabilmente è il più intuitivo e risulta quindi il più semplice dal punto di vista della modellazione.

Di contro, ha necessariamente bisogno di un motore di rendering esterno come VRay o Sketchup Podium per poter renderizzare.

Tra i software open source, so di essere di parte, ma per ottenere un rendering finale di tipo fotografico, Blender non ha rivali, è un software professionale a tutti gli effetti.

Questo è stato reso possibile grazie all’introduzione, qualche anno fa, di Cycles, il motore unbiased che esegue, così come i più blasonati motori di rendering foto realistici commerciali, un calcolo fisico dell’illuminazione nella scena.

Inoltre, proprio in questo periodo, sono attese importanti novità da parte della Blender Foundation sul fronte della renderizzazione, una su tutte, con la prossima release 2.8 dovrebbe essere integrato in Blender il nuovo sistema di rendering in real time “Eevee” (acronimo di Extra Easy Virtual Environment Engine).

 

Quali sono i consigli che daresti ad un renderista in erba?

In primo luogo penso sia importante scegliere un settore in cui lavorare, in base alle proprie passioni e inclinazioni, ad esempio quello architettonico e di design, quello pubblicitario oppure quello della character animation, e specializzarsi il più possibile.

In secondo luogo, strettamente collegato a quanto appena detto, per apprendere al meglio le basi e successivamente trucchi e segreti del software che si intende utilizzare, consiglio di seguire dei corsi completi pratici anche online oppure dei programmi di formazione tenuti da un insegnante via webinar, “one to one” via Skype o anche in presenza.

In ogni caso il modo migliore per arrivare fino in fondo, è quello di insistere, anche quando sembra impossibile imparare la notevole quantità di informazioni, comandi e tecniche da utilizzare, con tanta applicazione si può arrivare ad ottenere dei buoni risultati in tempi non troppo lunghi.

Una volta fatte proprie le basi di un software 3D, consiglio di prendere una fotografia, meglio se semplice, e di provare a replicarla avvicinandosi il più possibile.

A mio avviso questo rappresenta il modo migliore per imparare a modellare, ma soprattutto per capire il comportamento della luce e dei materiali.

 

Quali gli errori più frequenti?

Mi capita di vedere utenti alle prime armi con Blender che hanno come obiettivo immediato un progetto complesso e ambizioso.

Rifacendomi a quanto detto in precedenza, serve pazienza e applicazione, ma soprattutto all’inizio serve una guida pratica, sia esso un corso o lezioni one to one, che attraverso un percorso ben strutturato permetta all’utente di apprendere gradualmente il software in tutte le sue caratteristiche.

Penso sia pressoché impossibile usare tecniche avanzate di modellazione senza conoscere le nozioni di base.

Questo discorso vale anche per le tecniche di illuminazione, texturing e rendering; occorre prima conoscere il perché si eseguono certe operazioni, cosa comporta un loro errato utilizzo e come invece impiegarle.

 

Che tipo di hardware serve per fare il renderista?

In questo lavoro l’hardware è di fondamentale importanza e purtroppo assemblare una macchina affidabile e che lavori velocemente ha un costo non indifferente.

Per riuscire a gestire comodamente la viewport e successivamente renderizzare una scena in tempi ragionevoli, serve un computer potente e ben bilanciato.

Considerando inoltre la velocità con cui si evolvono hardware e software, conviene acquistare una macchina con caratteristiche avanzate in modo tale da averla già predisposta per le eventuali future release.

In ogni caso, gli elementi fondamentali da cui partire e sulle quali impostare poi gli altri componenti, sono essenzialmente 3:

• un processore di tipo Quad Core Intel i7 da 4 Ghz
• 32 GB di RAM
• un’ottima scheda grafica di tipo NVIDIA, meglio se GTX 1080 Ti

Questi requisiti rappresentano già un buon punto di partenza, ovviamente più si sale nelle performance dei vari componenti e più aumenta il costo.

Dei tre componenti quello che riveste la maggiore importanza, è senza dubbio la scheda grafica soprattutto in virtù del fatto che oggi, i maggiori motori di rendering, richiedono una o addirittura più schede grafiche di un certo livello, per renderizzare a velocità elevatissima.

In alternativa al rendering confezionato in casa, esiste la possibilità di trasferire il calcolo finale dell’immagine che si intende realizzare, a una “render farm” online.

Sono ormai diversi i servizi di questo tipo presenti sul web, in alcuni casi espressamente dedicati ad un software in particolare, è il caso di Render Street creato
appositamente per Blender e da poco anche per Modo.

Sono particolarmente indicati per renderizzare animazioni o anche in casi in cui occorre renderizzare immagini ad una risoluzione molto elevata.

Chi invece ha la possibilità economica e di spazio adeguati, può pensare di creare una propria render farm utilizzando 4 o 6 nodi di computer connessi in rete tra loro.

 

Sui tuoi siti metti a disposizione anche risorse free. Altri sono corsi professionali a pagamento. Ci spieghi meglio l’offerta?

Rendering Evolution e Innovative Rendering sono strettamente legati tra loro e hanno lo scopo di aiutare gli Studi di Architettura fornendo loro un servizio ottimale di rendering foto realistici che presento attraverso dei video esplicativi.

Blender Facile invece è pensato per dare un efficace supporto a chi sta iniziando o già lavora nella Computer Grafica 3D prevalentemente in un contesto architettonico.

Il progetto si può idealmente suddividere in tre parti.

Per chi ha già una sufficiente dimestichezza con Blender, metto loro a disposizione tutorial che solitamente hanno una breve durata, sono gratuiti e tendono a dare soluzioni precise ad una eventuale problematica.

Per chi invece ha la necessità di realizzare rendering di architettura e design di maggior rilievo, sia interni che esterni, ho creato video corsi completi, a pagamento, in quanto tengono conto dell’importanza e della complessità del progetto.

In questi corsi vengono infatti spiegate tecniche avanzate di modellazione, di texturing e di rendering.

Di seguito i link ai corsi:

corso di architettura (esterno) con blender render

corso per realizzare un elemento di arredo

corso completo di architettura (interno/esterno) con Cycles render

Per avere un ritorno di contatti utili allo sviluppo futuro del blog e per chi intende incrementare il proprio livello di conoscenza, è presente nella piattaforma un video corso gratuito che spiega in modo dettagliato come arrivare ad ottenere un rendering foto realistico:

tutorial completo gratuito per realizzare un’immagine di still life

Come “bonus”, quindi sempre gratuitamente, ho creato un mini corso suddiviso in 8 facili lezioni dedicato a chi sta iniziando a modellare con Blender:

corso base per imparare a modellare con Blender

 

Con tutta l’offerta di 3d visualizer e renderisti, per un giovane ha senso prendere questa strada?

Domanda da 1 milione di dollari… provo comunque a rispondere…

Per chi come me ha una reale passione per il disegno, per la creazione di forme tridimensionali, oserei dire anche per l’arte figurativa in generale e ovviamente anche per ciò che la Computer Grafica 3D consente di fare, rispondo subito di si.

Non sarà sicuramente facile, ma è pur vero che con tanta determinazione è possibile raggiungere l’obiettivo finale.

Di contro, la varietà di software 3D oggi sul mercato, ha fatto si che diversi Studi di Architettura si stiano orientando verso la soluzione di realizzare i rendering in autonomia, evitando si, costi in uscita aggiuntivi, ma nella maggior parte dei casi rinunciando anche ad una qualità finale delle immagini ben diversa.

Il mio consiglio in questi casi è quello di specializzarsi il più possibile nel proprio settore, prestando sempre molta attenzione alle nuove tecnologie come la realtà aumentata, cercando di raggiungere un eccellente livello qualitativo che consenta di fare la differenza verso gli altri professionisti.

 

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Architettura Open Source: ce ne parla un Architetto per il software libero

Il mondo dei software open source e quello dell’architettura e della progettazione sembrano mondi lontani. Francesco Arena, Architetto, si occupa di formazione riguardante diversi software di modellazione 3D, render e grafica.
Francesco è anche un attivista per il software libero. Ha fondato CgTutor, è socio di  SegnoDisegno e dell’associazione “Libera Informatica”.
In quest’intervista ci racconta l’importanza dei software open source nell’attività di un giovane architetto.

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Ciao Francesco. Cosa ti ha portato verso quella che oggi è diventata la tua professione?

La curiosità verso ambiti nuovi, la voglia di sperimentare, l’amore per l’architettura e per il piacere nel disegnare.

Che ne pensi dell’architettura open source? Hai mai letto “Architettura Open Source” di Carlo Ratti?

In realtà non conosco questo libro quindi il mio giudizio non può essere completo. Leggendone però la presentazione nel sito dell’editore vedo che si parla di una rivoluzione in atto nel campo della progettazione. Io vivo e lavoro come architetto a Firenze. Frequento colleghi e cerco di tenermi aggiornato per quanto mi è possibile. Probabilmente devo essere particolarmente miope per non vedere alcuna rivoluzione in atto ma solo tante difficoltà che stanno ormai opprimendo questa favolosa professione.

Questa premessa però non mi blocca dal fare questa riflessione che ritengo pertinente. L’architettura è un’arte antica con caratteristiche ben definite, per esempio il disegno architettonico è nato come una semplificazione della realtà necessaria per comprendere, gestire e sviluppare meglio un progetto.

Oggi invece si cercano spesso strumenti inutilmente complessi che spostano l’attenzione più sullo strumento che sul progetto. Questo, a mio avviso, non è un bene perché si va a discapito della flessibilità, della velocità e della comprensione stessa del progetto.

Nelle realtà medio piccole non ha senso cercare di risolvere tutto innanzitutto con la grafica o con strumenti “rivoluzionari” e “moderni”. Bisogna essere sicuramente molto rapidi e quindi certe soluzioni vanno elaborate direttamente in cantiere.

Qual ‘è la tua storia “softwaristica”? da quale software sei partito e come sei arrivato a Blender e a C4D?

Ho iniziato ad utilizzare i software di grafica verso metà degli anni 90 ed erano Autocad, Coreldraw e 3DstudioMax. Internet era appena arrivato, navigavo solo nella biblioteca universitaria utilizzando Netscape. Per imparare un software bastava il passaparola tra colleghi oppure bisognava acquistare manuali cartacei che erano particolarmente voluminosi.

Alla Facoltà di Architettura di Firenze l’utilizzo dei software avveniva quasi esclusivamente per iniziativa personale e spesso, lo dico per esperienza diretta, veniva fortemente osteggiata dai professori che si occupavano di grafica e pretendevano l’utilizzo del solo tecnigrafo, matita e rapidograph. Benché mi fosse stato sconsigliato l’uso del computer per una tesi di restauro, alla fine mi laureai a pieni voti disegnando interamente la tesi con il cad e colorando a matita le tavole tematiche.

Ho iniziato ad utilizzare Blender dalla versione 2.37 nel 2005 perché deluso dalle prestazioni di Vectorworks (ottimo per il 2d ma veramente molto limitato tuttora per il 3d). L’interfaccia molto complessa di Blender mi fece desistere per un po’ per poi innamorarmene definitivamente dalla vers. 2.48 in poi quando riuscì ad inserirlo stabilmente nella mia pipeline fatta da VectorWorks, Blender, Gimp e Inkscape.

Dal 2009, in occasione dell’uscita della versione di Blender 2.50 completamente rielaborata e soprattutto dotata di interfaccia molto più semplice e ben progettata, ho iniziato ad insegnare alla LABA di Firenze al corso di Modellazione ed animazione 3d 1 e 2 proprio utilizzando questo programma.
Con Cinema4D invece le occasioni sono state più limitate e sono riferite ad occasionali collaborazioni tra le quali ricordo uno studio i cui elaborati erano stati interamente sviluppati in quel programma e volevano che fossero terminati con quel programma. Fu veramente molto semplice imparare Cinema4D.

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Ti consideri un Open Source Activist?

È una mia priorità. Insieme alla associazione Libera Informatica cerco di diffondere l’uso dei software open source, io mi occupo di quelli di grafica 2d, 3d, video e stampa 3d. Non riesco ad utilizzare esclusivamente software open source poichè per motivi di lavoro devo usare programmi che girano solo su MacOSX e Windows. Per questo motivo, almeno per ora, non utilizzo abitualmente nessuna distribuzione Linux.

Come è nata l’associazione “Libera Informatica” e di cosa si occupa?

L’associazione Libera Informatica è nata nel 2009 a Firenze, fondata da un piccolo gruppo di appassionati del Software Libero. La prima attività dell’associazione è stata di Trashware, cioè il recupero di computer considerati obsoleti e destinati allo smaltimento, che venivano revisionati e riportati a nuova vita con l’installazione di GNU/Linux.

A questa attività si sono poi affiancati i corsi di informatica, i laboratori nelle scuole e le manifestazioni.


Appoggiarsi ai FOSS (Free Open Source Software) può essere un modo, per un giovane freelance, di tagliare le spese delle licenze?

Sicuramente e non di poco. Scegliendo Blender, che è completamente gratuito, al posto di un altro programma commerciale di 3d si risparmiano diverse migliaia di euro per l’acquisto della licenza completa e di qualche centinaio di euro\anno tra assistenza ed upgrade. Scegliere però di usare i FOSS solo per la questione economica vuol dire non aver capito appieno le potenzialità del sistema open source che si fonda sulla condivisione, sullo sfruttare le reali potenzialità del software, dell’hardware e forse non si hanno neanche le idee chiare sul mestiere stesso che si vorrebbe fare visto che la scelta dello strumento adatto è fondamentale.

Molti diffidano dall’open source, considerandolo di qualità inferiore, è solo un pregiudizio?

Si, esattamente. Ci sono professionisti come graphic designer, fotografi e ingegneri anche italiani che utilizzano per il loro lavoro strumenti open source. La loro scelta non è sicuramente guidata da motivi economici ma dal riconoscimento delle qualità che questi software hanno.

Ti sei scontrato anche tu, nel mondo dell’architettura, con coloro che hanno la puzza al naso verso i software open source?

Si, continuamente. Non ho colleghi a Firenze che usano Blender, eppure questo software ha fatto passi da giganti in questi ultimi anni. Oggi è possibile creare delle immagini con resa fotorealistica in maniera molto veloce e semplice grazie a librerie di materiali on line, grazie a strumenti per gestire l’illuminazione attraverso preset, grazie a modelli già pronti e a renderfarm on line. Queste risorse sono per lo più gratuite e quelle a pagamento hanno prezzi molto accessibili.


Per quanto riguarda la post
produzione, quale o quali software liberi consiglieresti?

Per la postproduzione si possono usare veramente tanti software, dipende proprio da scelte soggettive e dal risultato che si vuol raggiungere. In Blender esiste un modulo dedicato al compositing che è veramente molto completo e potente, spesso uso solo questo. Si può utilizzare anche:

– Natron che è l’equivalente di Adobe After Effect,

– Openshot che è l’equivalente di Adobe Premiere,

– Gimp che è l’equivalente di Adobe Photoshop

– Rawtherapee che è l’equivalente di Adobe Photoshop Lightroom.

E per il disegno vettoriale? e per l’impaginazione?

Io utilizzo Inkscape (equivalente di Adobe Illustrator) e Scribus (equivalente di Adobe Indesign)

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Perché quasi tutti i corsi, anche quelli relativi all’ottenimento di crediti formativi per gli albi, snobbano i software open source?

Perché in giro è più facile trovare tecnici che sono ormai abituati ad utilizzare software commerciali chiusi e non sono disposti a cambiare le loro abitudini. Credo che le cose piano piano stiano cambiando.


E’ una questione di diffusione, di formati, di performance, o di semplice pregiudizio/disinformazione?

Escludendo la performance che nei software FOSS citati è alta, confermo che si tratta di disinformazione. Non ci sono reali limitazioni quando si decide di usare il software FOSS

Quali sono gli strumenti (informatici), hardware e software, che non possono mancare ad un giovane freelance?

Dipende dalla professione che vorrà seguire. Per il 3d (ma anche per i videomaker) sinceramente non credo più nel mondo Apple, le sue macchine non sono più competitive per il costo, per l’hardware e quindi per le prestazioni per esempio ormai da tempo non sfruttano l’elaborazione tramite GPU con tecnologia CUDA utilizzata da programmi come Blender o Premiere. In studio ho ancora un Imac ma non credo che lo aggiornerò più.


L’idea di mettersi “in proprio” o con altri giovani, usando le risorse open source, per proporsi come 3d visualizer, in un paese come l’Italia, ha senso?

Certo è una maniera molto intelligente di iniziare a lavorare, il mondo FOSS è completo ed offre tutti gli strumenti per lavorare a livello professionale.

Mettersi a fare formazione “open source” in un mondo dove “ciò che non costa non vale” non è rischioso? che feedback hai?

Intanto è bene aver chiara la differenza tra “insegnare un software” e “insegnare una materia”. Per imparare un software, banalizzo un po’, basta Youtube, ci sono ormai tantissimi tutorial di tutti i tipi e soprattutto gratuiti, quindi questo basta per procedere come autodidatta anche se il risultato non è sempre certo dipende dal percorso intrapreso. Per imparare invece una materia o un mestiere ci vuole qualcosa di più un tutorial, ci vuole un corso magari tenuto da un insegnante che abbia un’esperienza diretta con quegli ambiti. Fare formazione all’interno di un istituto mi permette di incontrare persone motivate ed orientate verso un risultato certo in questo caso graphic designer. Sono quindi anche io molto selettivo, preferisco fare formazione a categorie ben precise come, oltre ai graphic designer, architetti e fotografi.

La LABA di Firenze ha creduto da diversi anni anche nel software open source utilizzando Blender per il corso di Animazione e modellazione 3d e fortunatamente non è l’unico istituto cito ad esempio il DAMS di Torino e il Corso di laurea in Informatica di Catania che utilizzano Blender in alcuni corsi.

I corsi di grafica 2d e 3d che ho pronti sono pubblicizzati da Libera Informatica e dal mio sito Cgtutor, ho collaborato anche con il Fablab di Firenze.

Dalla mia esperienza risulta che senza campagne di marketing mirate questi cataloghi di corsi on line non danno un buon riscontro. Le relazioni personali sono sempre molto importanti per creare nuove possibilità di lavoro. Attualmente ho appena terminato un corso su GIMP, programma di fotoritocco, per la Regione Toscana e con Paleos e 3dstore  stiamo preparando un corso di Stampa 3d per un istituto formativo di Milano



Ti occupi anche di promozione di brand e di editoria: che ne pensi degli architetti che si reinventano ampliando il loro campo d’azione a discipline contingenti e complementari alla professione classica dell’architetto?

È una operazione fondamentale per perseguire l’ottenimento di una maggiore soddisfazione del cliente. Con la Segnodisegno, azienda nella quale lavoro dal 2000 e di cui sono socio dal 2016, siamo in grado di fornire competenze pluridisciplinari infatti ci occupiamo della promozione di immagine coordinata che in può interessare ambiti differenti da quello architettonico, a soluzioni di design di interni, allo stand, alla parte grafica.

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Cinema4D e Blender, insegni entrambi: ci illustri le differenze e i perché un freelance dovrebbe scegliere l’uno o l’altro?

Semplifico la risposta, e saltando l’aspetto economico affermo che non ci sono differenze. Sono entrambi strumenti che possono essere utilizzati per le stesse finalità. Riporto sempre l’esperienza della LABA. Il corso di modellazione ed animazione 3d 1 viene fatto utilizzando Blender e il corso di 3d 2 utilizzando Cinema4d. Ritengo questa scelta molto intelligente e corretta nei confronti dei allievi del corso perché gli permette di avere più frecce per il loro arco.

Oggi sono diversi i software utilizzati nel campo della CG.

La finalità di un corso accademico poi non deve mai essere meramente quella di insegnare ad usare uno strumento ma quello di insegnare una materia indipendentemente dallo strumento scelto. Se poi proprio la scelta si dovesse fare verso un singolo software allora, almeno nel campo del 3d, credo di più in Blender perché è l’unico software veramente completo che poi non ti blocca con le logiche aziendali proprie dei software commerciali. Utilizzandoli in sinergia i vantaggi aumentano. Per esempio Blender ha un ottimo simulatore di fluidi che può essere usato per le scene di Cinema4D.

Sono entrambi molto potenti.

Se scegli Blender hai a disposizione di uno strumento molto potente continuamente sviluppato con il quale puoi sperimentare tutti gli ambiti della grafica senza alcuna limitazione e sei libero di interagire con qualunque altro software.

Se scegli Cinema4d impari soprattutto uno standard riconosciuto universalmente ed entri in una logica completamente differente che ti spinge poi a conoscere ed usare altri software per completare il tuo lavoro.

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Perché il settore dell’architettura sta resistendo maggiormente, rispetto a molti altri settori, al mondo del software libero, della condivisione e del social networking?

Io non percepisco questa differenza tra il settore dell’architettura e gli altri settori professionali. Non mi sembra di aver visto colleghi avvocati, medici o commercialisti diventare paladini del FOSS e della condivisione. La nostra è una società che nel pieno di grossi cambiamenti, la libera professione è forse tra quelle attività che sta subendo maggiormente questi cambiamenti in maniera drastica. Sarebbero dovuti essere gli enti pubblici (uffici comunali, provinciali, scuole ecc. ecc.) i luoghi per eccellenza promotori dell’uso del software libero ed invece utilizzano tutt’altro.

Un ultimo pensiero o consiglio per i giovani lettori?

Svegliatevi, siate critici, non seguite le mode e i marchi. Dietro ogni attività ci sta sempre una persona. Chiedetevi veramente cosa volete fare e poi cercate di perseguire questo obbiettivo.

AF

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Blender è performante per architetti e designer? La parola ad Andrea Rotondo

Blender è un software di cui si discute molto nel mondo degli architetti e dei designer che si occupano di modellazione, render e postproduzione.
Cerchiamo di sfatare leggende metropolitane e falsi miti confrontandoci con Andrea Rotondo, Blender Traniner certificato, fondatore di BlenderGeek, fumettista, modellatore, animatore 3D, renderista, e insegnante, che ha scelto, tra tanti software, proprio Blender.

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La tua formazione mixa belle arti, comunicazione visiva e fumetto. Hai unito passione e professione. Raccontaci la tua esperienza…

Ho sempre avuto la passione per il disegno tradizionale e per il computer. Fin dai tempi del Commodore 64 prima, e successivamente dell’Amiga disegnavo a mano e al computer, imparando le basi della grafica 2D e 3D. Grazie ad Amiga mi sono avvicinato alla grafica 3D che ai tempi (si parla degli anni 94/95) erano pochi cubi perché l’hardware non era potentissimo. Di conseguenza ho sempre visto il Computer come uno strumento, come se si parlasse di una matita, pennello. Con l’evoluzione della tecnologia e del software il Computer ha sempre preso più importanza e ha sempre di più affiancato il mio mondo artistico. Ora è diventato il mio strumento di lavoro principale.

Quando è nata la passione per il mondo 3D? Riesci anche ad unire questa passione con quella per i fumetti?

Il 3D è una naturale evoluzione del 2D. Di conseguenza la mia voglia di imparare sempre qualcosa di nuovo mi ha portato ad approfondire il mondo tridimensionale. Prima con pochi cubi, poi con milioni di poligoni. Ora, nel mio caso, il 3D prevale sul 2D. Questo perché si ha più libertà di creazione, la terza dimensione aiuta tantissimo a sviluppare la propria fantasia. Di conseguenza, essendo appassionato anche di 3D, l’unione del fumetto e del 3D era inevitabile.

Hai usato e studiato molti software 3D, come è nato l’amore per Blender?

L’amore per Blender è nato per caso. Ero ammalato ed ero a casa che mi stavo annoiando. Premetto che all’epoca utilizzavo 2 software principali (i più famosi). Navigando sui vari forum leggevo della gente che era orgogliosa e motivata nell’usare Blender. All’inizio, devo ammettere, li sfottevo. Non capivo come mai erano così soddisfatti di Blender. Poi decisi di provarlo. Di sbatterci la testa per imparare. E’ stata dura… Ci ho messo 5 giorni, 8 ore al giorno per capire la mentalità e come funzionava (ai tempi non c’erano tanti video o tutorial). Però poi è stata una folgorazione. Quando ho capito il potenziale che ha Blender gli altri programmi mi sono sembrati “vecchi”.

Un giovane architetto o designer che volesse lavorare su modellazione e render, perché dovrebbe scegliere Blender? Avrebbe senso sceglierlo se non fosse open source?
Blender è veramente potente. E ve lo dico io che “purtroppo” per lavoro, spesso mi chiedono di usare obbligatoriamente anche gli altri software. Blender ha tutto e di più. Premessa, bisogna obbligatoriamente aprire la propria mente.
E’ un po’ come guidare un trattore e un go-kart. Il go-kart è veloce, potente, ma bisogna saperlo guidare altrimenti ci si schianta alla prima curva.

Come già detto Blender permette di seguire tutta la PIPELINE lavorativa senza dover uscire dal programma. Bozze, modellazione, rendering, sculpting, animazione, montaggio video, compositig, realtime, VR avviene tutto all’interno di Blender, e questo potenziale non te lo offre nessun altro programma 3D. Quindi sì. Consiglio vivamente di imparare Blender e magari dare un’occhiata anche ad un altro programma più “commerciale”. Non c’è niente di male a conoscere più di un programma 3D.

Perché il mondo dell’architettura e del design storcono il naso quando si parla di Blender? Quando è una questione di formati, quanto di prestazioni, e quanto un pregiudizio legato al suo essere un open source?

Si sicuramente l’essere Open Source non è d’aiuto. Ma adesso il mondo sta cambiando. Finalmente il cliente vuole il Prodotto Finito e non più i progetti. Quindi siamo più liberi di lavorare come preferiamo noi. Ricordo anche che motori di rendering come Cycles per l’architettura sono ottimi e molto più avanti di altri motori di resa blasonati. Inoltre anche motori come VRAY, Renderman sono compatibili con Blender.

Perché il mondo dei professionisti sottintende che un professionista serio debba “pagarsi” i programmi?

Penso sia solo una questione di “ignoranza”. Io personalmente guardo prima la potenza di un programma. Se è potente allora sono anche contento di pagare. Altrimenti tendo a trovare alternative.

Esistono molti corsi che dànno crediti formativi per l’albo degli architetti che riguardano sketchup, GIMP, e altri software. Come mai non viene preso in considerazione Blender?

Siamo sempre su un discorso di conoscenze. Probabilmente chi è nei piani alti non conosce neanche l’esistenza di Blender.

Si dice che Blender sia difficile da imparare per chi non viene dal mondo Linux. Dopo anni da formatore sei d’accordo con questa leggenda metropolitana?

16558334_10155492748917080_938043163_nLinux o no, Blender è un programma di grafica 3D professionale. Sfido chiunque a mettersi davanti ad un altro programma di grafica 3D e veder se combina qualcosa. Bisogna mettersi a studiare, imparare qualsiasi programma e Blender non fa eccezione. Io posso portare la mia esperienza che spiegandolo, Blender ha la curva d’apprendimento di 20 minuti. Dopo 20 minuti si entra nella mentalità e si inizia subito a produrre. Con altri programmi ci vogliono qualche ora. Basta vedere i video che mettiamo Online per rendersi conto quello che dico è vero.

Blender comunica in modo semplice con altri software con simile funzione?

Ormai basta esportare in FBX o ALAMBIC o DAE per avere una compatibilità al 90%. Purtroppo nella grafica 3D non esiste un formato universale.

C’è facilità di accesso a risorse free? Intendo sia manuali e videocorsi, sia librerie di oggetti e materiali, e add on?

Blender ha la Community più attiva e attenta al mondo. Sui principali siti Blender.it, Blendswap.com, Blenderartist.org, Blender.org, Cloud.blender.org, trovi veramente qualsiasi cosa e qualsiasi tipo di supporto.

Blender è competitivo anche per le animazioni?

Nell’Accademia di Belle Arti dove insegno, la mia materia è proprio Animazione. E posso affermare che anche in quel campo Blender è veramente notevole. Animazione ossea, animazione facciale, animazione tramite shape keys e altro. Non manca proprio nulla.

Cos’altro fa Blender?

Come detto prima Blender fa tutto e permette di mantenere la Pipeline lavorativa all’interno di Blender. Per tutte le funzionalità vi invito a guardare questo link: https://www.blender.org/features/

Perché un professionista serio dovrebbe mettere online un videocorso free? E’ una questione di personal branding?

Io lo faccio perché mi piace. Mi piace far vedere le potenzialità di Blender mi piace vedere che la gente apprende dai miei corsi.

Ci parli del progetto Art-Tech?

La ART è la mia società di lavoro. E’ nata con lo scopo di innovare il campo della grafica 2D e 3D. Spesso nei lavori cerchiamo la soluzione più innovativa. Ora siamo molto attivi nel mondo del Virtuale e stiamo portando le nostre tecnologie di produzione all’interno delle aziende (e Blender e una di queste).

E riguardo al progetto Blender Geek?

BlenderGeek nasce come semplice gruppo Facebook per comunicare con chi seguiva i nostri corsi dal vivo. Ora è cresciuto ed è diventato un gruppo molto grosso di gente appassionata a Blender. I membri del consiglio sono tutti professionisti che usano Blender lavorativamente. Sta per nascere anche BlenderGeek PLUS, una sorta di cloud.blender.org dove, pagando un abbonamento mensile, si avranno tutta una serie di contenuti inediti realizzati da noi, un’assistenza diretta, la possibilità di seguire i nostri HANGOUT con tutti i membri del BlenderGeekPlus e avere sconti (se non addirittura gratuiti) sui futuri corsi avanzati, professionali che faremo.

I giovani freelance che strizzano l’occhio all’open source, e che modellano renderizzano con blender, mi chiedono se c’è un’alternativa open source anche per la post produzione. Che ne pensi di GIMP? Hai altri software da consigliare?

Se per la post produzione basta modificare le tonalità, i contrasti o simili allora basta il compositing di Blender molto potente. Se bisogna eliminare errori manualmente allo consiglio KRITA al posto di GIMP che sta migliorando a vista d’occhio. GIMP è rimasto troppo “vecchio”, in tutti questi anni si è evoluto pochissimo.

Blender è targettizzato per un certo tipo di modellatori 3d, o è adatto anche ad architetti e/o a designers?

Blender è adatto per chi vuole imparare il 3D. Io ho fatto corsi a Bambini, adulti, ingegneri, architetti e altro. Se spiegato correttamente immediatamente appassiona e permette d’avere uno strumento unico e potente.

 

 

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Software di modellazione, render e postproduzione: quali scegliere e perché

Con che criteri un giovane architetto dovrebbe scegliere quali software studiare e approfondire?

Gli annunci di proposte lavorative che ci pervengono da siti come quello dell’ Albo degli Architetti , da Professione Architetto e da portali simili, richiedono, da parte del neolaureato, ma anche da parte del professionista in cerca di impiego più navigato, la conoscenza di tutti i software di modellazione, render, postproduzione, impaginazione e logo design.
Pare che, nei corsi di laurea, le cose non siano poi tanto cambiate dai miei tempi (2002-2007), e che gli atenei non formino ancora, o quanto meno non abbastanza, sui software.
Il panorama dei programmi, invece, è diventato sepre più ampio, e i ragionamenti da fare non possono non tenere conto di alcune dinamiche ed esigenze.
Se il tuo obiettivo è proporti come
3D Visualizer (ovvero come colui che gestisce tutto il processo, dal 2D alla post produzione) questa guida ti sarà utile, poichè i software che ho scelto sono quelli che statisticamente compaiono maggiormente negli annunci provenienti dai siti più noti.

La prima riflessione riguarda il come ci vogliamo proporre: vogliamo lavorare da liberi professionisti? Proporci come dipendenti in un grande studio? O magari come collaboratori esterni per piccoli studi che fanno outsource su temi che non riguardano il loro core business? (grafica, modellazione, render, impaginazione, logo design)

Se il processo di lavoro prevede la ricezione di files già impostati da qualcun altro (un capo o un cliente che è egli stesso un tecnico), essenziale è la riflessione sulla compatibilità e sui formati, e sul fatto che alcune software house, in primis Autodesk, hanno il primato su alcuni formati (ma non su tutti, e questo è un interessante campo di indagine e di riflessione).

In questo caso è bene capire quali sono i software più usati e richiesti e formarsi su di essi. Il mare magno di videolezioni e corsi in pdf disponibili in modo gratuito riguarda, bene o male, tutti i programmi, anche se avrete qualche difficoltà a trovare materiale valido e aggiornato sui programmi basati sul Bim.

 

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Modellatori e software di renderizzazione

Veniamo a noi facendo una panoramica onesta:

AUTOCAD per il 3D (Autodesk)
Si tratta della versione completa di Autocad (non la versione “Lite”, che permette di creare elementi 3D solo con l’escamotage di dare spessore agli elementi disegnati).
Era il software più utilizzato nei miei anni di università. E’ un programma spesso disprezzato riguardo alle possibilità di modellazione e render che consente, ma è anche vero che
in parte si tratta di un pregiudizio. Avendo un numero inferiore di comandi per la modellazione 3D, per modellare in modo accurato bisogna saperlo usare bene, e per quanto riguarda la renderizzazione, da molti anni ormai si appoggia a Mental Ray, già noto ai più perché integrato a 3Ds, che permette effetti fotorealistici a patto che si abbia esperienza su temi di illuminotecnica/IOR dei materiali. Nelle ultime versioni appare il motore di render Rapid RT.
Esporta nel formato più famoso e “universale”: il dwg, e anche gli altri formati che esporta sono poi usatissimi da altri software. Purtroppo diventa lento se deve gestire un numero eccessivo di poligoni, rispetto a quanto potrebbe diventarlo un programma nato per il 3D.
Vi è anche una comoda libreria di materiali base che possono essere personalizzati, e su internet si trovano ancora facilmente anche delle librerie di blocchi 3D free.
Il vantaggio è quindi quello di avere un programma abbastanza completo (2D, modellazione e render). Lo svantaggio principale è che è pensato per un operatore 3D preparato, e che si tratta, comunque, di un programma nato per il 2D.
Dalla versione 2016 sono state introdotte alcune novità utili: le
luci fotometriche e le immagini di environment.

Rhinoceros (Mc Neel)
Rhinoceros, chiamato con affetto, “Rhino”, è un s
oftware della McNeel che piace molto a chi proviene dal mondo Autocad (perché non deve rivoluzionare la sua logica di modellazione, come invece dovrebbe fare per i programmi parametrici).
E’ molto usato dai designer (di interni e non), ma non dispiace neanche agli architetti. Anch’esso è un CAD e ricalca alcune logiche di Autocad seppur avendo un imparagonabile sviluppo riguardo ai comandi 3d (e, diciamolo, un peggiore sviluppo, al momento, sulla parte 2D). Negli ultimi anni è cresciuto molto grazie a GrassHopper (estensione usata e “abusata” da alcuni grandi studi), che lo rende parzialmente “parametrico” e dalla possibilità di istallare l’estensione Vray per i render (anche se si tratta di una versione meno evoluta di quella prevista per 3ds e priva del visual-script).
Utilissimo anche VisualArq, la nuova estensione Bim.

In passato era molto usato con il motore di render Flamingo.
Tramite il language pack è possibile istallare la lingua italiana ed esistono ottime videoguide e guide in pdf da scaricare liberamente dal web, tra cui la stessa guida online ufficiale, ma anche diversi siti, anche in italiano, dedicati alla formazione gratuita.

3D Studio Max (3DS Max) (Autodesk)
Programma parametrico che usa modelli matematici completamente diversi da quelli di Rhinoceros, e un migliore controllo della “storia” delle modifiche di un oggetto. La fortuna di questo programma è dovuta al grande sviluppo della parte “animazioni” e dal plug in Vray, uno dei migliori programmi (o plug in) di renderizzazione, o comunque uno dei più usati e noti, che storicamente è legato al software 3DS e per esso presenta la versione maggiormente sviluppata (tramite il visual script e la possibilità di combinare più effetti e caratteristiche).
Chi proviene dal mondo CAD di solito fa fatica a ragionare secondo le logiche di 3DS e più che altro lo usa come ambiente in cui importare file da altri software (generalmente Autocad, oggetti Sketchup da Warehouse, Rhino o Revit) e gestire la parte relativa alle luci, ai materiali e al render.
Esistono infatti dei software complementari che “assistono” l’importazione da programma a programma per far si che si perda la quantità minore possibile di materiale.

Revit (Autodesk)
Revit è un programma sia parametrico che idoneo al processo di lavoro BIM (Building Information Modeling). Viene utilizzato dai grandi studi e permette a progettisti, strutturisti e impiantisti di lavorare contemporaneamente nello stesso modello. Inoltre tutto viene gestito in modo integrato. Tramite delle “librerie” chiamate famiglie, è possibile utilizzare e introdurre “oggetti” (che possono essere parti di mobilio o anche stratificazioni di muri, soffitti, pilastri, pavimenti…), o di personalizzarli.
Diversamente dai software precedenti, pensati per la modellazione in tutte le sue espressioni, è un software pensato per la progettazione architettonica, strutturale ed impiantistica.
In revit sono quindi gli elementi veri e propri ad essere inseriti, e non si tratta di una composizione astratta di linee e volumi, ma un insieme di
elementi tecnici del mondo edilizio che hanno proprietà dimensionali, statiche e termiche specifiche e corrispondenti alla realtà.
Modellando, ad esempio, un muro, esso verrà poi riportato in tutte le sue viste (piante, prospetti, sezioni, dettagli, assonometrie…), che più che “creare”, dovete semplicemente “rendere disponibili”.
Il progetto 2D e quello 3D fanno parte di un unico “disegno”, rappresentato una volta sola. Se cambia un elemento, esso cambierà automaticamente in tutte le viste e approfondimenti visuali e non del progetto.
Il programma, nell’ultimo decennio, si è evoluto moltissimo.
Purtroppo mantiene dei limiti, inevitabili, nella gestione dei formati. E’ impossibile infatti salvare in un formato precedente perché da versione a versione vi sono cambiamenti profondi che riguardano gli elementi compositivi stessi. Usa Mental Ray per i render (come tutto il mondo Autodesk), ma spesso gli architetti si spostano in ambiente 3DS (della stessa software house) per completare alcune geometrie complesse (nonostante revit consenta la modellazione di masse concettuali, e di superfici topografiche) e per gestire luci, materiali e render con Vray (esiste comunque anche una versione di Vray per Revit).
Revit viene anche molto usato con le
nuvole di punti e i rilievi laser scanner.
E’ uno dei software preferiti dai formatori del mondo dei “crediti formativi permanenti”.

Archicad (Graphisoft)
Archicad è uno dei più antichi programmi che ragiona tramite la composizione tramite “pacchetti tecnici” (muri, solai, pavimenti…). E’ molto usato in Germania e in alcuni contesti esteri e da alcuni studi “ortodossi” che sono affezionati alla Graphisotf e quindi lo preferiscono a Revit. Rispetto a quest’ultimo presenta una gran quantità di risorse free sul web, ma i forum di condivisione in italia sono molto più “separatisti. Per i render ci sono varie possibiltà. Parlano molto bene dell’integrazione di Cinema 4D presente nelle ultime versioni, ma c’è chi preferisce Maxwell e chi invece decide di usare un programma autonomo chiamato Artlantis (della stessa software house), che permette effetti fotorealistici ma è esigente riguardo ai requisiti hardware.

AllPlan (NEMETSCHEK)
Allplan usa la stessa logica di Revit ed Archicad. E’  usatissimo all’estero e da alcuni studi italiani che hanno deciso di approfondire questo programma Ultimamente, come già Archicad e Revit, viene studiato in diversi corsi che approfondiscono il metodo di lavoro BIM.

Cinema 4D (Maxon)
C4D è un programma che ragiona secondo le logiche di 3DS, e che è usatissimo nell’
animazione. Ultimamente diversi studi di architettura lo richiedono, in quanto è facile e intuitivo. Comunica bene con After Effect (della Adobe) ed ha il plug in RealFlow. Comunica bene con Allplan e con Archicad, e ha un ottimo rapporto qualità/prezzo. Anch’esso ha la possibilità di usare il plug in Vray e di numerose librerie di materiali free. Inoltre la community di utenti C4D italiani è affiatata e facilmente raggiungibile, così come sono presenti molte guide e videoguide.

Maya (Autodesk)
Acquistato da Autodesk nel 2005, usa le logiche parametriche , come 3DS
(suo concorrente “storico”) e C4D. Viene abbastanza richiesto dagli studi e consente una modellazione fluida e di qualità. Anche Maya può usufruire del plug in di Vray.

Solidworks (Dassault Systèmes)
E’ il Revit della
meccanica. Parametrico, basato su librerie, anche se prodotto da una software house meno nota, nel mondo dell’architettura, di quanto lo sia Autodesk (si tratta della Dassault Sistèmes), è scelto anche da molti architetti.
E’ un programma molto versatile e per questo
usato in molti settori, ha un ottimo rapporto qualità prezzo ed è stato sviluppato da una software house molto stabile finanziariamente, oltre al fatto che è molto versatile nella gestione dei formati sia in importazione che in esportazione. La community online è molto attiva ed affidabile, ed è comunque molto userfriendly, oltre al fatto che è in continuo aggiornamento ed al passo con le innovazioni.

Sketchup (Trimble)
Sketchup, nato in ambito Google, utilizza logiche di modellazione diverse da qualsiasi altro software e in questo risiede la genialità dei softwaristi, che hanno voluto creare qualcosa di innovativo e non copiare dagli altri.
Inizialmente veniva visto come un modellatore userfriendly e incapace di creare geometrie complesse o risultati realistici, ma
negli ultimi anni è stato sviluppato dalla Software House della Trimble e, a saperlo usare bene, permette di arrivare a risultati molto performanti.
Molto scelto ed usato dagli studi in quanto open source, in realtà ha una
versione Pro che, per condizioni generali, è l’unica che puo’ essere usata per fini commerciali, quindi non risolve il problema di chi vuole lavorare nel 3D ma non puo’ permettersi le licenze. Inoltre la versione Pro permette l’importazione dei DWG (che ormai quasi tutte le versioni Make non permettono più), l’uso professionale per la stampa, e le telecamere.
E’ pensato per lo “schizzo”3D e non per la renderizzazione (a meno che non si usi un plug in), ma la tematica dello schizzo è stata approfondita tramite i numerosi stili di visualizzazione, sia presenti, sia importabili dalle numerose gallerie sul web, o personalizzabili, che permettono di cambiare colori, spessori e stili di linea e campitura. Vengono fatti anche dei concorsi per premiare i migliori stili creati dai modellatori che usano questo programma.
Oltre ad essere molto veloce, ha un’
estesa libreria di oggetti e materiali presente online e chiamata warehouse. Questi “archmodels” possono essere usati anche in altri programmi modellatori, materiali compresi. Anche Sketchup può usare il plug in di Vray, che è sviluppato in modo molto simile a quello per Rhino, e che permette di rendere fotorealistiche le “fumettose” modellazioni Sketchup. Alcuni utenti preferiscono invece Podium, e altri ancora Kerkithea, quest’ultimo open source.
Molti corsi che dànno cfp si basano su Sketchup.

Blender (Blender foundation)
Blender, come logica, è simile a C4D, Maya e a 3DS., quindi un parametrico.
E’ l’unico programma
open source che permette di fare modellazione 3d, rendering fotorealistico, compositing, montaggio video, camera tracking, gaming, animazione 2d e 3d, sculpting, painting e tanto altro. Con Blender è possibile gestire l’intera pipeline di lavoro senza dover ricorrere ad altri software.
Inoltre ha tantissimi plug in
(add-on) tutti disponibili gratuitamente.
E’ usato moltissimo nell’ambito dell’
animazione (per chi fosse curioso, sono presenti esempi interessanti anche su youtube). E’ linux-friendly ed infatti è uno dei pochi programmi modellatori compatibili con linux. E’ amato dai debianisti e dagli attivisti per il software libero. Viene spesso snobbato dagli studi in quando considerato, a torto, “poco adatto” agli architetti. Semmai il problema riguarda i formati e la compatibilità.
Un altro difetto è la non “immediatezza” del programma. Avendo tantissime funzioni non tutte sono immediate da utilizzare e la stessa interfaccia (per quanto sia stata migliorata negli ultimi anni)
è poco user friendly, soprattutto per chi non proviene da Linux.
In compenso la curva di apprendimento di Blender é velocissima, se si capisce la mentalità. Infatti uno dei punti di forza di Blender é l’interfaccia versatile in grado di adattarsi al lavoro che si sta realizzando e non il contrario. Ovvero non è l’utente che si deve adattare all’interfaccia ma è quest’ultima che deve adattarsi all’utente. Di conseguenza bisogna avere un cambio di mentalità rispetto agli altri programmi, e questo è il “problema” che porta ad avere una curva d’apprendimento alta per i primi 20 minuti.
Se invece si lavora da freelance, è un software che consiglio,
sia perché offre una qualità altissima e tempi di modellazione nettamente ridotti rispetto alla concorrenza, sia per il suo ottimo plug (add-on) in per la renderizzazione (Cycle), sia perché in rapporto diretto con un cliente non tecnico il problema “formati” decade, essendo importante il formato dell’immagine e non il modello.
Un altro enorme pregio di Blender è l’affiatata community virtuale. Alcuni spunti per questo paragrafo sono stati forniti da BlenderGeek, una community su facebook.


Freecad:
A dispetto del nome è un giovane progetto relativo a BIM open source. Gestisce molte estensioni di files ed è uno dei pochi open source, per il BIM, in italiano. Da valutare non tanto per il freelance, ma per gli studi di media dimensione che vogliano “investire…nell’open source” (a volte l’investimento non è economico). Mi sarebbe piaciuto approfondire maggiomente sui software compatibili col processo Bim. Ad esempio Tekla Structures, il principale bim per l’acciaio, ma verrà destinato un intero articolo al tema.

Nanocad e Drafisight:
Nonostante Nanocad sia più rozzo, e ricordi le vecchie versioni di Autocad, è più completo e l’utilizzo, comandi da tastiera compresi, è molto simile ad Autocad LT. Inoltre vi è una buona compatibilità di formati.
Draftsight è un progetto più raffinato ed ambizioso, ma povero di comandi.
Entrambi leggono e producono dwg.

Post-produzione ed Impaginazione

E per la post produzione?

Alcuni considerano il render un lavoro fotografico, e ritengono che anche la postproduzione venga fatta con un programma pensato per le fotografie, come LightRoom oppure Photomatix (pensati per un fotoritocco “minimalista”, e non ad una post produzione vera e propria). Io vi consiglio di avere nel vostro cilindro da mago un programma di grafica completo e versatile. Photoshop è il più rinomato, e il più versatile e compatibile con altri programmi del pacchetto Adobe (Illustrator e Indesign ad esempio), ma nei lavori grafici è maggiormente diffusa la prassi di esportare in PNG o TIFF e quindi l’esigenza di un formato universale decàde o comunque sfuma.
Il pacchetto adobe va studiato e messo in cv per coloro che cercano da dipendenti, ma ai freelance consiglio GIMP, un programma la cui reputazione sta crescendo, tanto che fanno persino corsi per architetti che dànno cfp. Il suo unico difetto (ma importante relativamente per ciò per cui lo useremo) è che esso non dispone dei profili colore, Pantone e tanto altro che servono per la stampa offset.
Esistono innumerevoli
guide free, alcuni di professori universitari, presenti sul web, nonché videocorsi.

Per chi è un modellatore puro ed è poco interessato ai render e al fotorealismo, consiglio la postproduzione tramite Illustrator. Esportando in 2D una vista 3d, potrete creare effetti notevoli e valorizzare, nel vostro book, la vostra bravura e inventiva nel gestire tutto il processo di modellazione, comunicando, in modo grafico e sintetico, tramite elementi di modellazione arricchiti graficamente tramite illustrator. Potrete usarlo anche sulle tavole in 2D presenti nel vostro book: Illustrator può lavorare anche coi dwg e migliorare la gestione degli spessori di stampa, dei colori e di altri stili grafici. Un’alternativa open source per chi volesse tentare questa strada espressiva è l’open source Inkscape, ma in questo caso dovrete esportare in pdf, perché la principale pecca di Inkscape per chi fa il nostro mestiere è proprio il non leggere i dwg.

Arriviamo all’ultimo punto: l’impaginazione. Non siamo impiegati e il cv europeo ci rispecchia poco. Consiglio un cv grafico corredato da un book. Indesign è lo strumento ideale sia per il cv che per il book. E’ il migliore da tutti i punti di vista: opzioni, funzioni, potenzialità, compatibilità, esportazione con standard di mercato. Può gestire anche le trasparenze e importa ed esporta un’innumerevole quantità di formati. Puà gestire anche file di molte pagine ed è un software professionale per l’impaginazione e la tipografia. Potrebbe essere un’idea dare una nuova veste alla vostra tesi o alle vostre tesine del passato e caricarle su Academia.edu. Disponibili guide e videoguide in abbondanza, oltre ad esserci una forte community molto presente ed affidabile, che ha anche aiutato a “raccontare” Indesign per questo articolo.
Merita di essere citato anche PagePlus di Serif.
Se invece volete fare il vostro cv con un software libero, consiglio
Scribus, nato in ambiente linux ma ormai versatile e disponibile per tutti i sistemi operativi.

Due note sulla formazione e sull’open source

Nulla potrà sostituire un corso professionale e anche rispetto ai corsi dipende molto da chi li organizza e chi ne è docente. Tuttavia è bene arrivare ai colloqui negli studi infarinati al meglio, approfondendo poi il o i software da loro utilizzati. Anche nell’ottica di fare un corso, è bene arrivare avendo appreso i rudimenti tramite una guida o una videoguida. Se il software in questione non è open source, scaricate la versione da 30 giorni e studiate intensivamente il software: per un livello medio/base 30 giorni intensivi sono sufficienti.
Negli anni ho suggerito ai miei studenti di approfondire con guide e videoguide. Per facilitarli, ho raccolto, ordinate per categorie,
tutte le risorse free da me trovate negli anni (guide, videoguide, materiali free, modelli free, plug in ed estensioni e molto altro) in un forum a scopo consultazione, www.irriverender.forumcommunity.net

Sarà sembrato pedante il rimarcare, per ogni capitolo e processo analizzato, che esistono dei software open source.
Dipende dal mio essere “open source activist” (non a caso mi occupo anche di promuovere la soluzione del co-working) e tutte le soluzioni che rendano “etico e sostenibile” il lavorare da giovane freelance e tra giovani freelance che collaborano, e vuole essere uno spunto, per chi è bloccato dai costi delle licenze, nell’approfondire lo studio di uno o più open source in modo da padroneggiarli e rendersi conto che nulla hanno in meno (o quasi) rispetto ai competitor a pagamento. Di certo questi sono approfondimenti che consiglio maggiormente a chi vuole lavorare da indipendente, ma è uno spunto anche per i piccoli e medi studi, che potrebbero fare una scelta coraggiosa e affidarsi all’open source.

Ricapitolando: se cerchi da dipendente, il mio consiglio è avere delle conoscenze base almeno sui programmi principali (Autocad, Revit, Sketchup, 3ds, Rhino, Revit, Photoshop), e magari approfondirne uno o due (poi approfondirai quello che il tuo studio usa, e saperne usare diversi, parametrici e non, sarà un modo per imparare velocemente software simili).
Se invece ti proponi da
freelance, munisciti dei migliori opensource/software liberi (Blender, Gimp, Inkscape, Scribus) e studiali meglio di quanto avresti studiato i software classici, perché dovrai puntare tutto sul risultato (ma non spenderai nulla se non olio di gomito, e sarai in buona compagnia, perché i software open source, di solito, hanno comunità di riferimento accoglienti e stimolanti).

Sperando che la guida sia stata utile, vi saluto e …alla prossima!

Irriverender Arch. Bonnì

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