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Marco Ferrara, Architetto, Docente, e promotore dell’Open Source

Intervista a Marco Ferrara, architetto, docente del Politecnico alla Scuola di Design, e promotore della cultura Open Source.

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Ciao Marco, prima di tutto le presentazioni: età, provenienza, formazione, professione, passioni…

41 anni, nato e cresciuto a Catania, formazione artistica, ho studiato architettura a Firenze dove ho vissuto per circa 10 anni, da circa 12 anni vivo a Milano dove lavoro come architetto e docente presso la scuola del Design del Politecnico di Milano. Non ho passioni specifiche ma tendo ad appassionarmi quotidianamente: ho amato molto il cinema (adesso meno: preferisco le serie perché hanno un respiro maggiore, sono l’equivalente contemporaneo del romanzo ottocentesco), amo il teatro, l’architettura e le arti in generale, mi interesso al pensiero politico e alla storia, la scienza mi incuriosisce moltissimo e mi piace giocare con la matematica e la programmazione

 

Ti sei laureato con una tesi a cavallo tra architettura, scenografia e cinema: quanto questi mondi si intrecciano nelle ambientazioni 3D?

La tesi di laurea prende le mosse dalla tradizione architettonica rinascimentale e barocca della costruzione dell’illusione attraverso l’uso scenografico della geometria proiettiva. E se si parla di illusione il passaggio al cinema è brevissimo: la persistenza della visione, l’illusione del movimento… e per dare forza a questi aspetti per la tesi ho scelto di usare la pellicola super8 (dove il frame è reale, il meccanismo della finzione può essere toccato concretamente) al posto del video.
Il digitale, e quindi la modellazione 3D, sono serviti a rendere veloce, economico ed efficiente il processo creativo e la sua realizzazione [maggiori dettagli sono pubblicati qui, mentre altri contenuti relativi alla realizzazione sono disponibili qui, qui e qui.

 

Come nasce il progetto software libero per l’architettura? Quali le finalità?

Software libero per l’architettura nasce nel 2010 quando io e mia moglie (anche lei è un architetto) abbiamo smesso di lavorare per conto di altri studi professionali per metterci in proprio. Erano i primi anni della crisi economica per cui la scelta del software libero è venuta innanzitutto per ovvie motivazioni di risparmio.
Ma non è stato solo questo: in quel periodo si percepiva nella società il bisogno di un recupero di valori etici che rendesse l’agire quotidiano più equo e più giusto. Il software libero rappresentava – ed è tutt’ora – un modello economico alternativo: un modello in cui la principale risorsa è la conoscenza e la logica dominante è quella della ridistribuzione di tale ricchezza attraverso la condivisione, in opposizione alla concentrazione delle risorse.
Lo scopo del progetto è quello di promuovere la cultura open e gli strumenti liberi nell’ambito professionale dove, invece, predomina l’uso di strumenti proprietari prodotti da poche grandi aziende commerciali (Adobe e Autodesk). Si tratta di software spesso molto costosi, che impongono condizioni sempre più vincolanti attraverso l’adozione di formati proprietari o l’uso di licenze “subscription”: questo si traduce inevitabilmente in una riduzione del campo di libertà del libero professionista ed una conseguente riduzione delle proprie potenzialità creative ed imprenditoriali.

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Quali le prassi virtuose per una didattica opensource? E quali le discipline coinvolte?

Sulla didattica e l’educazione in generale è in corso una grande riflessione a livello mondiale perché il modello tradizionale di classe e di scuola non riesce più a rispondere adeguatamente alle esigenze di una società molto più complessa e più estesa di quella novecentesca. Si parla molto di didattica innovativa, di MOOC, di flipped classroom… la riflessione è profonda e coinvolge pedagoghi, docenti, psicologi, informatici… perfino gli architetti (che sono chiamati a progettare nuovi spazi per l’edilizia scolastica e l’educazione).
In questo contesto la cultura open sta svolgendo un ruolo molto importante promuovendo logiche di inclusione, accessibilità, condivisione: basti pensare al grande rilievo che stanno assumendo le OER, Open Educational Resources, nella discussione.
Con la dizione “didattica opensource” credo che tu faccia riferimento ad un mio articolo in cui tracciavo alcune note a partire dal lavoro svolto durante un corso che ho tenuto alla Scuola del Design del Politecnico di Milano. Credo che quell’esperienza sia stata utile per ragionare sulla relazione tra didattica e cultura open ma si è trattato solo di un primo passo in una ricerca che continua tuttora: a circa 4 anni da quel corso questo lavoro di sperimentazione prosegue nei corsi che tengo ogni anno. Negli ultimi corsi, ad esempio, ho provato ad adottare strumenti come Git e GitHub per rendere più efficiente il processo di apprendimento, produzione, revisione e collaborazione tra studenti. I risultati sono interessanti (e spero in futuro di avere il tempo di condividerli scrivendo qualche articolo a riguardo) ma non è possibile ancora dire parole definitive sul tema.

 

Come sta reagendo il mondo accademico rispetto allo strumento open source?

Il mondo accademico, come tutti gli altri “mondi”, è molto variegato ed è difficile parlarne come se fosse un’entità omogenea: l’università è fatta di persone e sono queste che determinano le politiche e le priorità da adottare. E come è facile immaginare queste cambiano da corso a corso, da indirizzo ad indirizzo, da scuola a scuola, da ateneo ad ateneo.
In generale posso dire che il rinnovamento della didattica è un’urgenza ormai diffusamente sentita, anche grazie ai fondi e ai finanziamenti ministeriali messi a disposizione per chi lavora in tal senso. In questo rinnovamento gli strumenti open hanno indubbiamente un importante rilievo. Purtroppo ci sono ancora molti pregiudizi su questi strumenti…

 

Ci parli della tua attività come docente al Politecnico di Milano?

Sono un docente a contratto presso la Scuola del Design. Insegno dal 2008 discipline relative al disegno manuale e digitale all’interno del corso di laurea in Design degli Interni.

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Quali le resistenze? e quali le oggettive criticità nel formare prevalentemente su software open source?

Le resistenze sono diverse, sia da parte degli studenti che da parte dei colleghi docenti. In alcuni casi queste sono dovute semplicemente a pregiudizi o alla non conoscenza di tali strumenti.
Ci sono tuttavia altre ragioni che rendono oggettivamente difficile una simile scelta di campo come, ad esempio, il fatto che questi strumenti non siano quelli prevalentemente richiesti dal mercato del lavoro. Il problema non è banalizzabile e dipende da molti fattori: quale tipo di figura professionale si vuole formare (autonomo o dipendente), quale settore del mercato si vuole coprire, qual è il numero di studenti da formare, quale livello di qualità si vuole raggiungere, quali sono le risorse disponibili per la formazione, quanti assistenti
Quando si parla di libertà – e di questo si parla quando si parla di free software – il problema diventa politico e riguarda i valori personali e la propria visione del mondo: è quindi normale che ci siano resistenze e criticità.

 

Ci parli del progetto Liberi Saperi?

LiberiSaperi  è la “costola operativa” del progetto Software libero per l’architettura. E’ una piattaforma Moodle per l’e-learning che abbiamo costruito per erogare corsi di formazione on-line accreditati sugli strumenti open (ed anche qualche freeware) utili ai progettisti.
L’abbiamo usata nel primo triennio della sperimentazione sulla formazione obbligatoria (2014-2016) strutturando un’offerta formativa fatta di piccoli corsi (9-12 ore) per piccole classi (max 12 iscritti). La didattica è sincrona (abbiamo usato BigBlueButton, un ottimo strumento open per creare classi virtuali) per permettere una piena interazione tra docente ed allievo. Nei due anni effettivi di operatività abbiamo avuto circa 200 iscrizioni all’anno.
Attualmente l’attività formativa è sospesa per i numerosi impegni provenienti dall’attività professionale e dall’università.

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Quali i software open source di cui ti occupi, quali discipline riguardano e quali sono stati accolti positivamente dal mercato del lavoro?

Mi sono sempre occupato dell’ambito del disegno e della progettazione, prima con i software proprietari e adesso attraverso gli strumenti liberi.
I software che uso sono QCAD e FreeCAD per il disegno CAD; GIMP e Krita per la grafica raster, Inkscape per la grafica vettoriale, Blender per la modellazione e il rendering.
Inoltre sono sempre stato interessato alla programmazione per cui mi trovo spesso a scrivere piccoli script in Python per uso personale (spesso applicati in ambito didattico) o pagine web in HTML, CSS e Javascript.
Difficile parlare di mercato del lavoro in questo momento storico: la crisi ha minato fortemente gli assetti consolidati, le nuove attività imprenditoriali sono spesso start-up che hanno nella sperimentazione e nell’innovazione la propria naturale vocazione ed non è facile delineare lo scenario attuale.
Tra i software citati credo che Blender sia quello che gode di maggior apprezzamento, ma anche Gimp ha uno zoccolo duro di utilizzatori e Krita sta crescendo.

 

Che suggerimenti dai ai neolaureati e ai neolavoratori (per quanto riguarda le professioni tecniche) riguardo all’uso dei software nella professione?

Suggerirei di imparare a programmare. Non tanto per scrivere software ma per capire cosa è e come funziona la macchina con cui lavorano.
Oggi i principali produttori di software, a partire da Windows e Apple, ma anche Autodesk e Adobe, stanno dirigendo la propria politica sempre di più verso l’idea di “software come servizio” (SaaS) e considerano l’utente come un semplice consumatore di tale servizio. Voglio chiarire che si tratta di una strategia di mercato assolutamente lecita che ha anche alcuni aspetti di convenienza per l’utente. Tuttavia, attraverso questa logica, stiamo assistendo al passaggio degli strumenti di produzione dall’autore dell’opera al fornitore del servizio. E temo che la perdita della proprietà dello strumento di produzione avrà una ricaduta negativa sulla qualità e sulla ricchezza espressiva che la nostra società può produrre.
Come contenere questo processo? Con più conoscenza, sforzandosi di capire il perché delle cose, comprendendo le logiche che usa il computer e i suoi linguaggi, abituandosi ad “aprire il cofano” ogni tanto.

 

 

intervista a cura di: Irriverender Bonnì, architetto e formatore

Pubblicato in: le interviste di irriverender arch. bonnì, Software per l'architettura

Stefano Bulleri ci racconta SolidWorks e il progetto SolidFacile

Diamo la parola a Stefano Bulleri, che si occupa di formazione relativamente al software SolidWorks, parametrico e impiegato nella meccanica e non solo.
Ci parlerà del progetto di e-learning “SolidFacile”

Logo-SolidFacile

Ciao Stefano, innanzitutto le presentazioni: età, provenienza, formazione, professione, interessi….

Stefano Bulleri, nato il 14/08/1978 a Pietrasanta Lucca, residente a Pistoia, Via Marconi n. 30.
Professione: impiegato tecnico/commerciale presso ISD enginnering, impiegato tecnico Ippodromo di Firenze, impegato commerciale la Vuelta di Spagna
Formazione: Liceo scientifico: ho frequentato Ingegneria Edile a Firenze.
Interessi: sport – web – marketing – cinema.

 

Come mai Solidworks? Quali sono le sue caratteristiche?

SOLIDWORKS copre tutti gli aspetti del processo di sviluppo di un prodotto, quali progettazione, verifica, progettazione sostenibile, comunicazione e gestione dei dati, attraverso un flusso di lavoro integrato e continuo. I progettisti e gli ingegneri possono cimentarsi in varie discipline, riducendo i tempi del ciclo di progettazione, aumentando la produttività e lanciando più rapidamente sul mercato prodotti innovativi.
Il software prevede la creazione di disegni 2D e 3D di solidi e superfici, attraverso un sistema geometrico di tipo parametrico e completamente personalizzabile.
Solidworks si rivela estremamente intuitivo, per cui il suo uso risulta non difficile anche agli utenti meno esperti o provenienti da altri sistemi CAD. Solidworks consente di portare disegni da 2 a 3 dimensioni e viceversa, con semplici operazioni, importando ed esportando file di AutoCAD (DWG, DXF).
Il software è inoltre in grado di importare ed esportare geometrie in una grande varietà di formati tridimensionali, in particolare è in grado di importare file creati con altri programmi di progettazione meccanica.

Presentazione Video SolidWorks:

Questo prodotto è stato suddiviso in tre categorie per permettere agli utenti di lavorare con ciò che gli serve e non con uno strumento sovradimensionato:
SolidWorks Standard offre funzioni di progettazione 3D impareggiabili in termini di prestazioni e facilità d’uso. Oltre alla creazione di parti, assiemi e disegni per la produzione completamente dettagliati, sono disponibili tutti gli strumenti necessari per la generazione di superfici complesse, ripetizioni piatte di lamiere e assiemi con saldature strutturali. Include anche procedure guidate per l’automazione della progettazione, l’esecuzione di analisi delle sollecitazioni e l’individuazione dell’impatto ambientale dei componenti. SolidWorks Standard aumenta la produttività della progettazione.
SolidWorks Professional si basa sulle funzionalità di SolidWorks Standard per aumentare la produttività progettuale con strumenti di gestione dei file, rendering fotorealistici avanzati, stima dei costi automatica, funzionalità di collaborazione di eDrawings Professional, progettazione automatica e controllo dei progetti, nonché una libreria di parti e componenti sofisticati. Include inoltre strumenti integrati per la gestione di file che consentono di archiviare in modo protetto tutte le informazioni progettuali e registrare tutte le modifiche apportate al progetto.
SolidWorks Premium è una soluzione di progettazione 3D completa che aggiunge alle funzionalità di SolidWorks Professional gli efficaci strumenti di simulazione, di verifica del movimento e di convalida dei progetti, le funzioni avanzate per la progettazione di sistemi di tubazioni e cablaggi, le funzioni di reverse engineering, l’importazione di dati di point cloud e molto altro ancora. Le potenti funzionalità di simulazione consentono agli utenti di testare il prodotto verificandone le prestazioni in base a forze e movimenti reali. SolidWorks Premium offre tutti i vantaggi di una soluzione di progettazione 3D completa.

In più sono presenti altri moduli legati a settori specifici che vengono continuamente sviluppati,
Allego i video di presentazioni ad alcuni di essi:
Presentazione Video SolidWorks Simulation:
https://youtu.be/uD2xcYGLWnM

Presentazione Video SolidWorks composer:
https://www.youtube.com/watch?v=3KlLeIcKFAg

Presentazione Video Solidworks Enterprice pdm:
https://www.youtube.com/watch?v=lzEFdtQShL8

PresentazioneVideo SolidWorks Plastic:
https://www.youtube.com/watch?v=EEs1TPuIzZc

 

Quali figure professionali dovrebbero sceglierlo?

Nel mercato odierno altamente competitivo, SOLIDWORKS consente agli ingegneri e ai progettisti di qualsiasi settore di soddisfare la richiesta di prodotti innovativi e di alta qualità, più rapidamente e a costi ridotti.
http://www.solidworks.it/sw/industries/mechanical-design-industries.htm

 

Perché un architetto dovrebbe sceglierlo?

Dipende dal tipo di settore in cui lavora, la progettazione architettonica (edile) è solitamente legata a software come autodesk e revit, che nascono proprio per quel settore, ciò non toglie che ditte molto importanti utilizzino solidworks anche in settori propriamente indicati.

esempio solidfacile
Che caratteristiche ha un software “parametrico”?

Il disegno parametrico consente di impostare numerosi tipi di relazioni (parallelismo, concentricità, perpendicolarità, collinearità, uguaglianza, coassialità, simmetria e moltissimi altri).
Ad esempio Lo strumento Equazioni consente di impostare relazioni tra le quote geometriche (ad esempio, allo scopo di mantenere il raggio di raccordo pari ad un quarto di un lato, oppure definendo un angolo come triplo di un altro). Questo risulta estremamente utile nel momento in cui si va a modificare un progetto; disegnando con delle relazioni sarà sufficiente cambiare un parametro per ottenere modifiche in tutto il disegno.
Spiegazione video tratta da solidfacile: https://www.youtube.com/watch?v=0HkmCz9Dp9U

 

Qual è il suo rapporto qualità prezzo, visto che il tema dei corsi ha un suo valore per un freelance?

L’utilizzo dei video tutorial per la formazione dei progettisti è una risorsa indispensabile per l’abbattimento dei costi di formazione, avere a disposizione circa 1500 tutorial da 5/6 min crea un corso di molte ore frequentabile in qualsiasi momento e per quante volte si ritiene necessario. Le formazioni del personale in azienda nonostante il vantaggio del contatto diretto con un tecnico concentra un numero gigantesco di nozioni in poco tempo e inevitabilmente qualcosa va perso. Diversamente con un videocorso dettagliato è sempre possibile ricercare le informazioni e ripassare le tecniche di disegno ogni qual volta si presenta la necessità.

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Cosa è il progetto “Solidfacile”?

Il corso, denominato “SolidFacile” proprio perché facilita l’apprendimento di SolidWorks, è composto da un consistente numero di “lezioni” che vengono continuamente aggiornate ed aumentate nel numero. Ciascuna “lezione” riguarda uno specifico comando e ne mostra le varie modalità di utilizzo per mezzo di un breve filmato chiaro e conciso riducendo al minimo il tempo necessario ad apprenderne l’uso.
SolidFacile è una grande biblioteca formativa da cui si possono ottenere risposte operative immediate in qualunque momento; consente ad ogni operatore di diventare autosufficiente e raggiungere in breve tempo un elevato livello di competenza, senza perdite di tempo, proprio mentre lavora con SolidWorks.
Per motivi di tempo molti utenti di SolidWorks si accontentano di utilizzare un numero limitato di comandi conosciuti rinunciando così a sfruttare le enormi potenzialità del programma; con SolidFacile sarà invece possibile entrare sempre più nel dettaglio ed aumentare la propria conoscenza imparando ad usare le funzioni quando servono.
SolidFacile può diventare una risorsa comune di apprendimento per tutto lo staff dell’ufficio tecnico, per i dirigenti che non hanno tempo di seguire corsi approfonditi, per gli utenti occasionali, per i principianti, trasformando la conoscenza in uno standard aziendale e migliorando il rendimento complessivo. I progettisti potranno concentrarsi sulla progettazione e sul miglioramento dei prodotti sicuri che in qualunque momento potranno usare in modo corretto le funzioni più sofisticate o quelle di uso poco frequente.
L’apprendimento è un fatto personale, ognuno ha tempi e riflessioni proprie. SolidFacile può diventare un assistente didattico ideale ed essere usato secondo le proprie necessità ed i propri ritmi; fornendo risposte immediate può eliminare in molti casi il bisogno di consultare un istruttore ed evitare di ricorrere a lunghe ed estenuanti conversazioni telefoniche.
Un interfaccia semplice, strumenti di ricerca per recuperare immediatamente i filmati, la connessione al nostro sito web per scaricare in tempo reale gli aggiornamenti, l’uso della lingua italiana sono elementi di fondamentale importanza che rendono SolidFacile il “Tutor” ideale per l’apprendimento di SolidWorks.

 

 

intervista di: Irriverender Bonnì, architetto e formatore

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I segreti di un buon render svelati da Umberto, fondatore di BlenderFacile

Nella mia ricerca sui software e sulla formazione, gratuita e non, tramite canali web, la mia strada ha incrociato quella di Umberto Oldani, coinvolto in diversi progetti per aiutare i giovani ad imparare modellazione e render, soprattutto con l’utilizzo di software opensource. Ho voluto intervistarlo per capire meglio le differenze tra i software, gli errori più spesso commessi dagli inesperti, l’hardware necessario per chi vuole intraprendere questa via professionale, e alcuni “trucchi” per padroneggiare i software…

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Ciao Umberto. Iniziamo con le presentazioni: età? Provenienza? Qual è la tua formazione e quale la tua professione? Quali i tuoi interessi?

Ho 52 anni, sono nato e vivo tutt’ora a Magenta, una cittadina in provincia di Milano.

Ho un diploma di Geometra, diverse certificazioni ottenute presso centri specializzati nell’insegnamento della Computer Grafica 3D e nell’utilizzo di software di foto ritocco quali Photoshop.

Dopo aver lavorato per diverso tempo in Studi Tecnici e Imprese Edili, qualche anno fa ho fondato www.renderingevolution.com attraverso il quale supporto gli Studi di Architettura nella presentazione dei loro progetti, realizzando rendering fotorealistici.

Nello stesso periodo ho anche ideato il blog www.innovativerendering.com dove spiego quali effettivi vantaggi e benefici può avere un Architetto nel presentare al proprio cliente immagini virtuali di qualità.

Due sono gli interessi a cui tengo particolarmente:

• il primo è senz’altro la Computer Grafica 3D che mi ha portato a trasformare una vera e propria passione nella mia professione attuale

• il secondo è lo sport, che pratico da sempre e che mi permette di rilasciare tensione e nervosismo oltre che liberarmi mentalmente… non potrei farne a meno.

 

Come è iniziato il tuo interesse per i rendering fotorealistici? ti occupi anche di post produzione?

Fin da quando ero a scuola mi ha sempre attratto la possibilità di modellare oggetti.

Anche con carta e matita, ho sempre cercato di disegnare in tre dimensioni, mi piaceva e mi piace tuttora, vedere le cose che prendono forma nello spazio.

Agli inizi degli anni ‘90, con l’introduzione dei primi computer nei luoghi di lavoro, ho iniziato a produrre qualche modello di edificio con il primo AutoCad… una vera impresa.

Poi, hardware e software si sono sviluppati in modo esponenziale e vedendo ciò che i guru della Computer Grafica riuscivano a realizzare, è stato per me uno stimolo troppo forte quello di sperimentare nuove soluzioni e di provare a creare immagini qualitativamente di alto livello.

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Per i puristi del 3D come me, l’immagine finale deve essere realizzata completamente con software 3D.

Se però lavori professionalmente a contatto con Architetti e progettisti che vogliono un buon risultato in tempi molto ridotti, la post produzione si rivela assolutamente utile.

Per questo motivo mi trovo spesso ad usare tale tecnica con software di foto ritocco soprattutto quando il committente richiede rendering di esterni.
In queste situazioni, renderizzare elementi come erba, alberi e cespugli comporterebbe tempi molto lunghi, troppo lunghi, meglio lavorare in post produzione.

Con tanta pratica si possono ottenere risultati di tutto rispetto.

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Non solo, attraverso il foto ritocco è possibile inserire un nuovo complesso architettonico modellato e renderizzato, in una vista aerea per verificarne l’impatto ambientale.

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Allo stesso modo si può integrare un nuovo edificio in una vista ad altezza d’uomo per valutarne la compatibilità con le strutture adiacenti.

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“Irriverender” tratta temi relativi all’open source per l’architettura. Un tuo progetto si chiama Blender Facile. Lo usi/insegni per la modellazione o anche per i rendering?

Nel blog www.blenderfacile.it tendo a spiegare prevalentemente la fase di modellazione in ambito architettonico, mettendo a disposizione dell’utente la mia esperienza acquisita in tutti questi anni.

Considero la modellazione fondamentale per arrivare ad ottenere un render di qualità e con Blender non è proprio del tutto scontata.

A volte ci sono accorgimenti e piccoli trucchi da adottare che possono fare la differenza tra un buon modello e uno eccellente.

Attraverso dei video, cerco quindi di spiegare le diverse tecniche utilizzabili per raggiungere lo scopo nel modo più semplice e veloce possibile, usando sempre esempi concreti e dettagliando i passaggi necessari.

 

Quali sono le migliori alternative relative ai software per i rendering fotorealistici? Quali quelli open source?

Tra i software 3D di tipo commerciale esiste un’ampia scelta, quelli che mi sento di consigliare e che ho provato personalmente negli anni nel settore architettonico, sono:

Maya
3DStudio Max
Cinema 4D

Questi software, ciascuno ovviamente con i suoi pregi e difetti, sono in grado di modellare in modo eccellente e di restituire immagini finali di ottima qualità utilizzando già il sistema di rendering integrato.

Tuttavia, c’è la tendenza ad usare motori di rendering esterni come Vray o Corona Render perché ritenuti più specifici per lo scopo e quindi maggiormente performanti.

Sketchup, in particolare proprio per l’ambiente architettonico, probabilmente è il più intuitivo e risulta quindi il più semplice dal punto di vista della modellazione.

Di contro, ha necessariamente bisogno di un motore di rendering esterno come VRay o Sketchup Podium per poter renderizzare.

Tra i software open source, so di essere di parte, ma per ottenere un rendering finale di tipo fotografico, Blender non ha rivali, è un software professionale a tutti gli effetti.

Questo è stato reso possibile grazie all’introduzione, qualche anno fa, di Cycles, il motore unbiased che esegue, così come i più blasonati motori di rendering foto realistici commerciali, un calcolo fisico dell’illuminazione nella scena.

Inoltre, proprio in questo periodo, sono attese importanti novità da parte della Blender Foundation sul fronte della renderizzazione, una su tutte, con la prossima release 2.8 dovrebbe essere integrato in Blender il nuovo sistema di rendering in real time “Eevee” (acronimo di Extra Easy Virtual Environment Engine).

 

Quali sono i consigli che daresti ad un renderista in erba?

In primo luogo penso sia importante scegliere un settore in cui lavorare, in base alle proprie passioni e inclinazioni, ad esempio quello architettonico e di design, quello pubblicitario oppure quello della character animation, e specializzarsi il più possibile.

In secondo luogo, strettamente collegato a quanto appena detto, per apprendere al meglio le basi e successivamente trucchi e segreti del software che si intende utilizzare, consiglio di seguire dei corsi completi pratici anche online oppure dei programmi di formazione tenuti da un insegnante via webinar, “one to one” via Skype o anche in presenza.

In ogni caso il modo migliore per arrivare fino in fondo, è quello di insistere, anche quando sembra impossibile imparare la notevole quantità di informazioni, comandi e tecniche da utilizzare, con tanta applicazione si può arrivare ad ottenere dei buoni risultati in tempi non troppo lunghi.

Una volta fatte proprie le basi di un software 3D, consiglio di prendere una fotografia, meglio se semplice, e di provare a replicarla avvicinandosi il più possibile.

A mio avviso questo rappresenta il modo migliore per imparare a modellare, ma soprattutto per capire il comportamento della luce e dei materiali.

 

Quali gli errori più frequenti?

Mi capita di vedere utenti alle prime armi con Blender che hanno come obiettivo immediato un progetto complesso e ambizioso.

Rifacendomi a quanto detto in precedenza, serve pazienza e applicazione, ma soprattutto all’inizio serve una guida pratica, sia esso un corso o lezioni one to one, che attraverso un percorso ben strutturato permetta all’utente di apprendere gradualmente il software in tutte le sue caratteristiche.

Penso sia pressoché impossibile usare tecniche avanzate di modellazione senza conoscere le nozioni di base.

Questo discorso vale anche per le tecniche di illuminazione, texturing e rendering; occorre prima conoscere il perché si eseguono certe operazioni, cosa comporta un loro errato utilizzo e come invece impiegarle.

 

Che tipo di hardware serve per fare il renderista?

In questo lavoro l’hardware è di fondamentale importanza e purtroppo assemblare una macchina affidabile e che lavori velocemente ha un costo non indifferente.

Per riuscire a gestire comodamente la viewport e successivamente renderizzare una scena in tempi ragionevoli, serve un computer potente e ben bilanciato.

Considerando inoltre la velocità con cui si evolvono hardware e software, conviene acquistare una macchina con caratteristiche avanzate in modo tale da averla già predisposta per le eventuali future release.

In ogni caso, gli elementi fondamentali da cui partire e sulle quali impostare poi gli altri componenti, sono essenzialmente 3:

• un processore di tipo Quad Core Intel i7 da 4 Ghz
• 32 GB di RAM
• un’ottima scheda grafica di tipo NVIDIA, meglio se GTX 1080 Ti

Questi requisiti rappresentano già un buon punto di partenza, ovviamente più si sale nelle performance dei vari componenti e più aumenta il costo.

Dei tre componenti quello che riveste la maggiore importanza, è senza dubbio la scheda grafica soprattutto in virtù del fatto che oggi, i maggiori motori di rendering, richiedono una o addirittura più schede grafiche di un certo livello, per renderizzare a velocità elevatissima.

In alternativa al rendering confezionato in casa, esiste la possibilità di trasferire il calcolo finale dell’immagine che si intende realizzare, a una “render farm” online.

Sono ormai diversi i servizi di questo tipo presenti sul web, in alcuni casi espressamente dedicati ad un software in particolare, è il caso di Render Street creato
appositamente per Blender e da poco anche per Modo.

Sono particolarmente indicati per renderizzare animazioni o anche in casi in cui occorre renderizzare immagini ad una risoluzione molto elevata.

Chi invece ha la possibilità economica e di spazio adeguati, può pensare di creare una propria render farm utilizzando 4 o 6 nodi di computer connessi in rete tra loro.

 

Sui tuoi siti metti a disposizione anche risorse free. Altri sono corsi professionali a pagamento. Ci spieghi meglio l’offerta?

Rendering Evolution e Innovative Rendering sono strettamente legati tra loro e hanno lo scopo di aiutare gli Studi di Architettura fornendo loro un servizio ottimale di rendering foto realistici che presento attraverso dei video esplicativi.

Blender Facile invece è pensato per dare un efficace supporto a chi sta iniziando o già lavora nella Computer Grafica 3D prevalentemente in un contesto architettonico.

Il progetto si può idealmente suddividere in tre parti.

Per chi ha già una sufficiente dimestichezza con Blender, metto loro a disposizione tutorial che solitamente hanno una breve durata, sono gratuiti e tendono a dare soluzioni precise ad una eventuale problematica.

Per chi invece ha la necessità di realizzare rendering di architettura e design di maggior rilievo, sia interni che esterni, ho creato video corsi completi, a pagamento, in quanto tengono conto dell’importanza e della complessità del progetto.

In questi corsi vengono infatti spiegate tecniche avanzate di modellazione, di texturing e di rendering.

Di seguito i link ai corsi:

corso di architettura (esterno) con blender render

corso per realizzare un elemento di arredo

corso completo di architettura (interno/esterno) con Cycles render

Per avere un ritorno di contatti utili allo sviluppo futuro del blog e per chi intende incrementare il proprio livello di conoscenza, è presente nella piattaforma un video corso gratuito che spiega in modo dettagliato come arrivare ad ottenere un rendering foto realistico:

tutorial completo gratuito per realizzare un’immagine di still life

Come “bonus”, quindi sempre gratuitamente, ho creato un mini corso suddiviso in 8 facili lezioni dedicato a chi sta iniziando a modellare con Blender:

corso base per imparare a modellare con Blender

 

Con tutta l’offerta di 3d visualizer e renderisti, per un giovane ha senso prendere questa strada?

Domanda da 1 milione di dollari… provo comunque a rispondere…

Per chi come me ha una reale passione per il disegno, per la creazione di forme tridimensionali, oserei dire anche per l’arte figurativa in generale e ovviamente anche per ciò che la Computer Grafica 3D consente di fare, rispondo subito di si.

Non sarà sicuramente facile, ma è pur vero che con tanta determinazione è possibile raggiungere l’obiettivo finale.

Di contro, la varietà di software 3D oggi sul mercato, ha fatto si che diversi Studi di Architettura si stiano orientando verso la soluzione di realizzare i rendering in autonomia, evitando si, costi in uscita aggiuntivi, ma nella maggior parte dei casi rinunciando anche ad una qualità finale delle immagini ben diversa.

Il mio consiglio in questi casi è quello di specializzarsi il più possibile nel proprio settore, prestando sempre molta attenzione alle nuove tecnologie come la realtà aumentata, cercando di raggiungere un eccellente livello qualitativo che consenta di fare la differenza verso gli altri professionisti.

 

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intervista di: Irriverender Bonnì, architetto e formatore