Palme in piazza Duomo, tra storia, eclettismo e vandalismo

Palme in piazza Duomo, nella città effimera ed eclettica un progetto che propone un sodalizio tra esotico e gotico, purtroppo vittima delle critiche pecorecce e del vandalismo.


Piazza Duomo
non è nuova ad allestimenti temporanei che ne hanno cambiato temporaneamente la morfologia, le ambientazioni e le suggestioni.
Il Duomo stesso è stato per secoli un cantiere perenne e chi conosce e “vive” Milano sa che è un continuo fiorire di cantieri, cambiamenti, ed istallazioni temporanee.
L’effimero sembra essere il fil rouge di una città che corre veloce come lo fanno i suoi abitanti, “indigeni” e non.
Dopo la laurea, e mentre studiavo per abilitarmi, ho lavorato come rilevatore degli interni e degli esterni della Galleria Vittorio Emanuele. Ne è uscito un saggio “sociologico” sulla multiforme popolazione dei corpi edilizi sormontati dalla Galleria: un insieme vastissimo e variegatissimo di realtà pubbliche e private.
Ricordo il giorno in cui rilevammo Via Silvio Pellico 8. Si trattava di un Hotel di Lusso, addirittura a 7 stelle.
Mi colpì l’ingresso, abbellito con piante esotiche.
E’ stato per questo che quando ho sentito parlare dell’allestimento in Piazza Duomo, sapere che avrebbe impiegato palme e banani non mi ha affatto sconvolto: a pochi metri possiamo vedere allestimenti e suggestioni non dissimili.

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Inoltre ho avuto modo di fare un sopralluogo in una domenica di sole, in cui il cielo azzurro e la luce bene si sposavano con l’aiuola, ancora in allestimento.
Ho pensato di fare alcune fotografie che mostrano che l’intervento non è affatto invasivo e non oscura per nulla la vista del Duomo.
Ecco uno SlideShow che presenta le viste prospettiche ed i coni ottici da ognuna delle vie che terminano in Piazza del Duomo.

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Come tutto ciò che di nuovo arricchisce e cambia, anche temporaneamente, la nostra città, anche in questo caso i cittadini hanno pensato di sfoderare le loro conoscenze in materia per dire se secondo loro l’allestimento “dialogasse” o meno col contesto.
Fin qui nulla di male, i gusti sono gusti, ma purtroppo si è arrivati alle becere considerazioni razziste, espresse con manifestazioni “urlate” e pecorecce, atte a dimostrare che questa Milano troppo “mediterranea” e “meridionale” (quando non “africana”) offendeva l’identità “celtica” di Milano.
Riccardo De Corato, consigliere regionale, dichiara “Milano si sta trasformando in una piccola Africa, aprendo le porte a immigrati e clandestini, e quindi vuole anche mettere palme e banani in piazza del Duomo”. Sulla stessa linea sembra Matteo Salvini: “Palme e banani in piazza Duomo a Milano, mancano scimmie e cammelli e poi avremo l’Africa in Italia. I clandestini, del resto, già ci sono”
Come ha detto un follower della pagina facebook di questo blog, “non avremmo mai pensato che si arrivasse al “razzismo” botanico”.

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“Peccato che le palme in questione siano di origine cinese e siano presenti in Lombardia da più di un secolo. Addirittura se ne trovano di nate spontaneamente dai semi dispersi dagli uccelli. Ne notavo un paio proprio l’altra sera nei vasi di villa Pallavicini.”, chiarisce Enrico Proserpio, blogger, giardiniere e vivaista.
Del resto lo stesso Architetto autore dell’allestimento, Marco Bay, Alumno del Politecnico, vincitore, insieme ai finanziatori della Starbucks, del bando relativo al progetto di allestimento dell’aiuola di Piazza Duomo per i prossimi tre anni, in una video-intervista a Repubblica, dichiara:
“Queste piante le potrei considerare come lombarde, perché vivono felici da più di cent’anni nei giardini segreti milanesi. E io ho voluto portare in città l’eleganza milanese di questi luoghi, eleganza che già Stendhal aveva ammirato e ricordato. Non ho fatto che compiere un gesto contemporaneo nel disporre le piante in questo modo. E poi è un allestimento che dura tre anni, non un giardino”.
E, dando ai cittadini delle informazioni storiche sui giardini milanesi, aggiunge.
“nell’Ottocento i milanesi sviluppano una predilezione per l’esotico, come dimostrano le fotografie Alinari di piazza della Scala e piazza Duomo con palme e yucche. Questa tradizione continua con l’idea delle aiuole di piazza Duomo, dove palme, banane e fioriture alternate durante le stagioni suggeriscono un’architettura vegetale che si relaziona con la facciata tardo-gotica del Duomo, per creare un continuum ideale tra passato e futuro”.

Fonte 1 e Fonte 2

E a chi invece ha preoccupazioni di carattere “climatico”, l’architetto progettista, esperto di verde e di paesaggio, ricorda che questa tipologia di palma è adatta al clima milanese e ha già superato più di 100 inverni meneghini. Si tratta del Trachycarpus fortunei, di lontana origine asiatica ma presente nei vivai nostrani, nelle rive dei laghi lombardi, ed usate – come ricorda la stessa Pagina facebook del Comune – in Scozia e in Canada.
Se non bastasse, per i nostalgici delle origini e delle tradizioni, possiamo ricordare che le palme sono un simbolo cristiano (si pensi alla Domenica delle Palme), e che nella chiesa di San Sepolcro vi è una Palma in bronzo che indica il “punto zero” della città.

Milano, come chi ne ha studiato la storia dell’architettura e dell’urbanistica ben sa, è la città eclettica per eccellenza, e non ha torto il Sindaco Beppe Sala, quando sui social dichiara che “Milano osa”, e ricorda ai cittadini dissidenti che “c’è stato un bando e la sovrintendenza si è espressa in modo positivo”.

Tutto questo però non è bastato: non hanno neanche aspettato che il giardino esotico fosse terminato. Mancavano ancora i banani e le graminacee, le canne e fiori dalle tonalità del rosa, che avrebbero permesso ai cittadini di farsi un’idea su come il progetto finito dialogasse col contesto, creando un interessante contrasto tra esotico e gotico.
Purtroppo la violenza verbale delle manifestazioni razziste e intolleranti ha portato, come sempre succede, alla violenza fisica. Qualcuno, nella notte, ha bruciato una palma, danneggiandone due. Le forze dell’ordine stanno cercando di riconoscere il vandalo dalle telecamere di sorveglianza, e garantiscono punizione esemplare. Purtroppo l’intolleranza che oggi porta a danneggiare una ”povera e incolpevole creatura vivente” (cit. Ivan Carozzi) per motivazioni razziste, un domani potrà portare alla violenza verso animali quando non addirittura persone.

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fonte della foto

“È un gesto vile e le forze dell’ordine sono al lavoro per individuare i responsabili. Gli imbecilli però perdono sempre, e l’effetto sarà che i milanesi ci si affezioneranno ancora di più alle piante”  ha detto l’assessore comunale all’Urbanistica e Verde Pierfrancesco Maran.

Anche Stefano Parisi, candidato Sindaco nel 2016 e consigliere, noto per i suoi orientamenti “laici” e moderati, prende le distanze dai comportamenti grotteschi di alcuni esponenti dell’opposizione, dichiarando a Repubblica “E’ molto grave che il centrodestra a Palazzo Marino sia venuto in aula con delle banane e che abbia dato un significato etnico alle palme in piazza Duomo: è stata una politicizzazione ridicola della cosa.”

E per chi è preoccupato per la povera palma vittima di vandalismo, arriva una bella notizia tramite il Corriere, che ha intervistato il professor Francesco Ferrini, docente di arboricoltura all’Università di Firenze, il quale spiega: “Il fuoco ha bruciato i resti delle guaine fogliari del fusto, ma sono tessuti morti che proteggono la pianta. Ciò che conta è che non sia stato intaccato il cuore della palma. In tal caso, resterà solo un danno estetico”

Quale il futuro dell’istallazione in Piazza Duomo?

Sempre Repubblica annuncia che il progettista Marco Bay ha proposto un cambio nome per il giardino, (da “Foresta tropicale milanese” a “Giardini milanesi fra XX e XXI secolo”) che prevede una riduzione del 40% di Musa ensete (banani) e un aumento delle fioriture e delle graminacee.

Prima di chiudere l’articolo, vorrei aggiungere due note personali:

Tanta solidarietà al progettista, che è stato vittima di cyberbullismo sulla sua pagina, che ha ricevuto rank negativo e commenti grotteschi.

Tanta solidarietà anche alla piccola palma, un essere vivente che credeva di venire in Italia a trascorrere tre anni godendosi la vista del Duomo, fotografata ed ammirata da turisti e cittadini, ed invece è stata arsa viva da un vandalo rancoroso e violento.

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Fonte della foto

Concludo sperando che in qualche modo essa, e le altre due piante danneggiate, possano sopravvivere per testimoniare che vandali, urlatori e dissidenti non possono nulla se la città rimane unita nel difendere il suo patrimonio pubblico.

“Irriverender” Arch. Bonnì

Altre foto della mia “gita” domenicale

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Blender è performante per architetti e designer? La parola ad Andrea Rotondo

Blender è un software di cui si discute molto nel mondo degli architetti e dei designer che si occupano di modellazione, render e postproduzione.
Cerchiamo di sfatare leggende metropolitane e falsi miti confrontandoci con Andrea Rotondo, Blender Traniner certificato, fondatore di BlenderGeek, fumettista, modellatore, animatore 3D, renderista, e insegnante, che ha scelto, tra tanti software, proprio Blender.

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La tua formazione mixa belle arti, comunicazione visiva e fumetto. Hai unito passione e professione. Raccontaci la tua esperienza…

Ho sempre avuto la passione per il disegno tradizionale e per il computer. Fin dai tempi del Commodore 64 prima, e successivamente dell’Amiga disegnavo a mano e al computer, imparando le basi della grafica 2D e 3D. Grazie ad Amiga mi sono avvicinato alla grafica 3D che ai tempi (si parla degli anni 94/95) erano pochi cubi perché l’hardware non era potentissimo. Di conseguenza ho sempre visto il Computer come uno strumento, come se si parlasse di una matita, pennello. Con l’evoluzione della tecnologia e del software il Computer ha sempre preso più importanza e ha sempre di più affiancato il mio mondo artistico. Ora è diventato il mio strumento di lavoro principale.

Quando è nata la passione per il mondo 3D? Riesci anche ad unire questa passione con quella per i fumetti?

Il 3D è una naturale evoluzione del 2D. Di conseguenza la mia voglia di imparare sempre qualcosa di nuovo mi ha portato ad approfondire il mondo tridimensionale. Prima con pochi cubi, poi con milioni di poligoni. Ora, nel mio caso, il 3D prevale sul 2D. Questo perché si ha più libertà di creazione, la terza dimensione aiuta tantissimo a sviluppare la propria fantasia. Di conseguenza, essendo appassionato anche di 3D, l’unione del fumetto e del 3D era inevitabile.

Hai usato e studiato molti software 3D, come è nato l’amore per Blender?

L’amore per Blender è nato per caso. Ero ammalato ed ero a casa che mi stavo annoiando. Premetto che all’epoca utilizzavo 2 software principali (i più famosi). Navigando sui vari forum leggevo della gente che era orgogliosa e motivata nell’usare Blender. All’inizio, devo ammettere, li sfottevo. Non capivo come mai erano così soddisfatti di Blender. Poi decisi di provarlo. Di sbatterci la testa per imparare. E’ stata dura… Ci ho messo 5 giorni, 8 ore al giorno per capire la mentalità e come funzionava (ai tempi non c’erano tanti video o tutorial). Però poi è stata una folgorazione. Quando ho capito il potenziale che ha Blender gli altri programmi mi sono sembrati “vecchi”.

Un giovane architetto o designer che volesse lavorare su modellazione e render, perché dovrebbe scegliere Blender? Avrebbe senso sceglierlo se non fosse open source?
Blender è veramente potente. E ve lo dico io che “purtroppo” per lavoro, spesso mi chiedono di usare obbligatoriamente anche gli altri software. Blender ha tutto e di più. Premessa, bisogna obbligatoriamente aprire la propria mente.
E’ un po’ come guidare un trattore e un go-kart. Il go-kart è veloce, potente, ma bisogna saperlo guidare altrimenti ci si schianta alla prima curva.

Come già detto Blender permette di seguire tutta la PIPELINE lavorativa senza dover uscire dal programma. Bozze, modellazione, rendering, sculpting, animazione, montaggio video, compositig, realtime, VR avviene tutto all’interno di Blender, e questo potenziale non te lo offre nessun altro programma 3D. Quindi sì. Consiglio vivamente di imparare Blender e magari dare un’occhiata anche ad un altro programma più “commerciale”. Non c’è niente di male a conoscere più di un programma 3D.

Perché il mondo dell’architettura e del design storcono il naso quando si parla di Blender? Quando è una questione di formati, quanto di prestazioni, e quanto un pregiudizio legato al suo essere un open source?

Si sicuramente l’essere Open Source non è d’aiuto. Ma adesso il mondo sta cambiando. Finalmente il cliente vuole il Prodotto Finito e non più i progetti. Quindi siamo più liberi di lavorare come preferiamo noi. Ricordo anche che motori di rendering come Cycles per l’architettura sono ottimi e molto più avanti di altri motori di resa blasonati. Inoltre anche motori come VRAY, Renderman sono compatibili con Blender.

Perché il mondo dei professionisti sottintende che un professionista serio debba “pagarsi” i programmi?

Penso sia solo una questione di “ignoranza”. Io personalmente guardo prima la potenza di un programma. Se è potente allora sono anche contento di pagare. Altrimenti tendo a trovare alternative.

Esistono molti corsi che dànno crediti formativi per l’albo degli architetti che riguardano sketchup, GIMP, e altri software. Come mai non viene preso in considerazione Blender?

Siamo sempre su un discorso di conoscenze. Probabilmente chi è nei piani alti non conosce neanche l’esistenza di Blender.

Si dice che Blender sia difficile da imparare per chi non viene dal mondo Linux. Dopo anni da formatore sei d’accordo con questa leggenda metropolitana?

16558334_10155492748917080_938043163_nLinux o no, Blender è un programma di grafica 3D professionale. Sfido chiunque a mettersi davanti ad un altro programma di grafica 3D e veder se combina qualcosa. Bisogna mettersi a studiare, imparare qualsiasi programma e Blender non fa eccezione. Io posso portare la mia esperienza che spiegandolo, Blender ha la curva d’apprendimento di 20 minuti. Dopo 20 minuti si entra nella mentalità e si inizia subito a produrre. Con altri programmi ci vogliono qualche ora. Basta vedere i video che mettiamo Online per rendersi conto quello che dico è vero.

Blender comunica in modo semplice con altri software con simile funzione?

Ormai basta esportare in FBX o ALAMBIC o DAE per avere una compatibilità al 90%. Purtroppo nella grafica 3D non esiste un formato universale.

C’è facilità di accesso a risorse free? Intendo sia manuali e videocorsi, sia librerie di oggetti e materiali, e add on?

Blender ha la Community più attiva e attenta al mondo. Sui principali siti Blender.it, Blendswap.com, Blenderartist.org, Blender.org, Cloud.blender.org, trovi veramente qualsiasi cosa e qualsiasi tipo di supporto.

Blender è competitivo anche per le animazioni?

Nell’Accademia di Belle Arti dove insegno, la mia materia è proprio Animazione. E posso affermare che anche in quel campo Blender è veramente notevole. Animazione ossea, animazione facciale, animazione tramite shape keys e altro. Non manca proprio nulla.

Cos’altro fa Blender?

Come detto prima Blender fa tutto e permette di mantenere la Pipeline lavorativa all’interno di Blender. Per tutte le funzionalità vi invito a guardare questo link: https://www.blender.org/features/

Perché un professionista serio dovrebbe mettere online un videocorso free? E’ una questione di personal branding?

Io lo faccio perché mi piace. Mi piace far vedere le potenzialità di Blender mi piace vedere che la gente apprende dai miei corsi.

Ci parli del progetto Art-Tech?

La ART è la mia società di lavoro. E’ nata con lo scopo di innovare il campo della grafica 2D e 3D. Spesso nei lavori cerchiamo la soluzione più innovativa. Ora siamo molto attivi nel mondo del Virtuale e stiamo portando le nostre tecnologie di produzione all’interno delle aziende (e Blender e una di queste).

E riguardo al progetto Blender Geek?

BlenderGeek nasce come semplice gruppo Facebook per comunicare con chi seguiva i nostri corsi dal vivo. Ora è cresciuto ed è diventato un gruppo molto grosso di gente appassionata a Blender. I membri del consiglio sono tutti professionisti che usano Blender lavorativamente. Sta per nascere anche BlenderGeek PLUS, una sorta di cloud.blender.org dove, pagando un abbonamento mensile, si avranno tutta una serie di contenuti inediti realizzati da noi, un’assistenza diretta, la possibilità di seguire i nostri HANGOUT con tutti i membri del BlenderGeekPlus e avere sconti (se non addirittura gratuiti) sui futuri corsi avanzati, professionali che faremo.

I giovani freelance che strizzano l’occhio all’open source, e che modellano renderizzano con blender, mi chiedono se c’è un’alternativa open source anche per la post produzione. Che ne pensi di GIMP? Hai altri software da consigliare?

Se per la post produzione basta modificare le tonalità, i contrasti o simili allora basta il compositing di Blender molto potente. Se bisogna eliminare errori manualmente allo consiglio KRITA al posto di GIMP che sta migliorando a vista d’occhio. GIMP è rimasto troppo “vecchio”, in tutti questi anni si è evoluto pochissimo.

Blender è targettizzato per un certo tipo di modellatori 3d, o è adatto anche ad architetti e/o a designers?

Blender è adatto per chi vuole imparare il 3D. Io ho fatto corsi a Bambini, adulti, ingegneri, architetti e altro. Se spiegato correttamente immediatamente appassiona e permette d’avere uno strumento unico e potente.

 

 

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