Piergiorgio Roveda e l’Open Source nel GIS

Intervista a Piergiorgio Roveda, pianificatore territoriale, esperto GIS, autore del progetto City Planner e appartenente al progetto GisTonic, impegnato, tramite i suoi tutorial, nella missione di diffondere la cultura Open Source nel mondo GIS.

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Ciao, parlaci di te: età, provenienza, professione, passioni

​Ciao sono Piergiorgio ho 37 anni e sono un Pianificatore territoriale, laureato nel 2007 al Politecnico di Milano. Ho sempre avuto la passione per l’informatica e per SimCity, il video game che tutti gli urban planner conoscono.
Forse è stato questo insieme di passioni che mi ha permesso di unire la classica urbanistica al mondo dei GIS. Associo sempre la mia figura professionale di Pianificatore territoriale a quella di GIS consultant, perché con entrambe ho sempre trovato spazio nel mondo lavorativo, dapprima come dipendente e da ormai 6 anni come libero professionista.​

Come hobby, ho sempre avuto il pallino della MTB, delle camminate e da quando il nostro telefonino si è evoluto, diciamo che riesco meglio nel tracciare i miei percorsi col GPS, piuttosto che fare le foto. In ogni caso questo hobby ho cercato di unirlo alla passione per i GIS ed insieme ad un gruppo di Milano, abbiamo creato il GIStonic, con cui stiamo sviluppando un GEOblog, un sito web basato su WordPress con un sofisticato GeoDatabase, il tutto OpenSource!

 

Cosa è il GIS?

​Nella descrizione precedente, ho dato per scontato che tutti conoscono i GIS, ma mi rendo conto che non è così. Quando si parla di GIS, acronimo di Geographic Information System, che in Italiano diventa Sistema Informativo territoriale, si parla di software che uniscono il disegno delle mappe a tabelle di dati, ovvero che ogni oggetto disegnato sulla mappa è associato a degli attributi alphanumerici, sempre disponibili ed indivisibili. Da questa base, questa relazione si può usare in svariati modi: per fare ricerche, per creare analisi e perfino per colorare le mappe. I GIS si possono inserire tra i software CAD, adatti al disegno tecnico e i software BIM, adatti alla grande scala; probabilmente i GIS sono molto simili, come logica ai BIM, ma ognuno ha la sua parte ben definiti nel mondo professionale.​
Google Maps è un GIS, ma non professionale!

 

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Quali figure professionali se ne occupano? Dal lavoro in campo ai software: raccontaci il processo di restituzione via GIS e l’utilizzo…

​Queste due domande le metto insieme perché possono essere diversi i profili che utilizzano i GIS, da cui derivano diverse professionalità:
con data entry​ si definiscono i soggetti che usano i GIS come database per inserire i dati e quando si inseriscono le informazioni nella tabella, possono anche inserire le informazioni sulla mappa, disegnando geometrie quali punti, linee e poligoni; questa mansione può diventare anche completamente dedicata al disegno della mappa, magari con un’inserimento minimo di informazioni, come codici o nomi delle vie;
i gis analyst si dedicano all’analisi dei dati, sia per una “pulizia” sia per fare ricerche sul territorio, leggendo ed incrociando i dati; infatti le funzioni di query, derivate dai database, sono anche di tipo relazionale e nel caso dei GIS anche spaziale;
i gis consultant, sono sempre passati dai primi due tipi e devono avere una tematica di base specifica: urbanisti, geologi, economisti, ingegneri; questo perchè è richiesto di avere una visione del progetto, con una certa finalità, come la tutela del territorio, pianificare una città, costruire infrastrutture; mentre i primi due profili hanno una preparazione generica da tecnico, con competenze informatiche, i gis consultant hanno delle mansioni che derivano dalla loro professione di base, che è differente per tipologia di incarico;
parallelamente ci sono i gis developers, che utilizzano le funzioni dei gis e mediante i linguaggi di programmazione, come basic, python, .net, java e linguaggi web creano delle applicazioni specifiche su misura per il cliente finale;
infine i GIS trasformano il dato in mappa, che si differenzia molto da una cartografia tecnica o da una foto aerea; queste mappe, vengono dette tematiche e possono essere utilizzate da utenti, non esperti di GIS, ma che hanno bisogno di queste rappresentazioni per proporre, discutere, decidere; questi utenti possono essere cittadini, che ad esempio usano Google Maps, per visualizzare informazioni sulla propria città, sia manager di azienda che analizzano aree di mercato o ad esempio territori di copertura agenti

 

Quali sono i software principali? E le alternative opensource?

​I software ​GIS più diffusi sono: ArcGIS di ESRI e MapInfo di PitneyBowes; QGis, però non è solo un’alternativa, perché non ha nulla di meno di questi due GIS più diffusi.
Per fare una comparazione tra questi 3 software, bisognerebbe scendere nel dettaglio di ogni specifico lavoro e comunque non si può dare più peso ad uno dei tre.
Le funzionalità di base sono simili, ma ciò che può essere un plus da attribuire a QGis si basa sul fatto che è Open Source e possono essere sviluppate applicazioni specifiche con linguaggi di programmazione che sono più diffusi; questo significa tante idee da usare e trasformare.

 

Ci racconti il tuo impegno nell’open source e nei tutorial? Sono disponibili in modo free?

Il mio impegno nell’open source, deriva dal fatto che con i GIS, quando si cerca qualcosa di più, si finisce a studiare per forza di cose, il mondo open source; in altri settori​ non è così, come ad esempio la grafica. Ho sempre potuto imparare da documentazione e forum trovati sul web e così ho iniziato a farlo anche io. La mia idea di condivisione, non è però a livello di sviluppo software, dove l’open source detta le regole, ma più che altro di metodo e questo mi ha permesso di ritagliarmi uno spazio tra il pubblico di internet, ben specifico “i GIS open source per la pianificazione territoriale”. All’inizio pubblicavo contenuti che risultavano difficili da seguire, forse anche perché ero un po’ inesperto e non sapevo fare l’insegnante. Col tempo però ho imparato a fare dei contenuti più semplici da spiegare, ma nello stesso tempo comunque di livello sopra il semplice utilizzo dei GIS. Ho cambiato anche la prospettiva, infatti invece di fare “corsi di QGis”, adesso faccio video del tipo “io QGis lo uso in questo modo”. I tutorial che eseguo sono del tutto free, chiedo soltanto una email di accesso, per visualizzare il materiale. Questa email è un po’ come l’iscrizione alla newsletter, che uso per fare comunicazioni sulle mie attività di condivisione.

 

 

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Architettura Open Source: ce ne parla un Architetto per il software libero

Il mondo dei software open source e quello dell’architettura e della progettazione sembrano mondi lontani. Francesco Arena, Architetto, si occupa di formazione riguardante diversi software di modellazione 3D, render e grafica.
Francesco è anche un attivista per il software libero. Ha fondato CgTutor, è socio di  SegnoDisegno e dell’associazione “Libera Informatica”.
In quest’intervista ci racconta l’importanza dei software open source nell’attività di un giovane architetto.

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Ciao Francesco. Cosa ti ha portato verso quella che oggi è diventata la tua professione?

La curiosità verso ambiti nuovi, la voglia di sperimentare, l’amore per l’architettura e per il piacere nel disegnare.

Che ne pensi dell’architettura open source? Hai mai letto “Architettura Open Source” di Carlo Ratti?

In realtà non conosco questo libro quindi il mio giudizio non può essere completo. Leggendone però la presentazione nel sito dell’editore vedo che si parla di una rivoluzione in atto nel campo della progettazione. Io vivo e lavoro come architetto a Firenze. Frequento colleghi e cerco di tenermi aggiornato per quanto mi è possibile. Probabilmente devo essere particolarmente miope per non vedere alcuna rivoluzione in atto ma solo tante difficoltà che stanno ormai opprimendo questa favolosa professione.

Questa premessa però non mi blocca dal fare questa riflessione che ritengo pertinente. L’architettura è un’arte antica con caratteristiche ben definite, per esempio il disegno architettonico è nato come una semplificazione della realtà necessaria per comprendere, gestire e sviluppare meglio un progetto.

Oggi invece si cercano spesso strumenti inutilmente complessi che spostano l’attenzione più sullo strumento che sul progetto. Questo, a mio avviso, non è un bene perché si va a discapito della flessibilità, della velocità e della comprensione stessa del progetto.

Nelle realtà medio piccole non ha senso cercare di risolvere tutto innanzitutto con la grafica o con strumenti “rivoluzionari” e “moderni”. Bisogna essere sicuramente molto rapidi e quindi certe soluzioni vanno elaborate direttamente in cantiere.

Qual ‘è la tua storia “softwaristica”? da quale software sei partito e come sei arrivato a Blender e a C4D?

Ho iniziato ad utilizzare i software di grafica verso metà degli anni 90 ed erano Autocad, Coreldraw e 3DstudioMax. Internet era appena arrivato, navigavo solo nella biblioteca universitaria utilizzando Netscape. Per imparare un software bastava il passaparola tra colleghi oppure bisognava acquistare manuali cartacei che erano particolarmente voluminosi.

Alla Facoltà di Architettura di Firenze l’utilizzo dei software avveniva quasi esclusivamente per iniziativa personale e spesso, lo dico per esperienza diretta, veniva fortemente osteggiata dai professori che si occupavano di grafica e pretendevano l’utilizzo del solo tecnigrafo, matita e rapidograph. Benché mi fosse stato sconsigliato l’uso del computer per una tesi di restauro, alla fine mi laureai a pieni voti disegnando interamente la tesi con il cad e colorando a matita le tavole tematiche.

Ho iniziato ad utilizzare Blender dalla versione 2.37 nel 2005 perché deluso dalle prestazioni di Vectorworks (ottimo per il 2d ma veramente molto limitato tuttora per il 3d). L’interfaccia molto complessa di Blender mi fece desistere per un po’ per poi innamorarmene definitivamente dalla vers. 2.48 in poi quando riuscì ad inserirlo stabilmente nella mia pipeline fatta da VectorWorks, Blender, Gimp e Inkscape.

Dal 2009, in occasione dell’uscita della versione di Blender 2.50 completamente rielaborata e soprattutto dotata di interfaccia molto più semplice e ben progettata, ho iniziato ad insegnare alla LABA di Firenze al corso di Modellazione ed animazione 3d 1 e 2 proprio utilizzando questo programma.
Con Cinema4D invece le occasioni sono state più limitate e sono riferite ad occasionali collaborazioni tra le quali ricordo uno studio i cui elaborati erano stati interamente sviluppati in quel programma e volevano che fossero terminati con quel programma. Fu veramente molto semplice imparare Cinema4D.

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Ti consideri un Open Source Activist?

È una mia priorità. Insieme alla associazione Libera Informatica cerco di diffondere l’uso dei software open source, io mi occupo di quelli di grafica 2d, 3d, video e stampa 3d. Non riesco ad utilizzare esclusivamente software open source poichè per motivi di lavoro devo usare programmi che girano solo su MacOSX e Windows. Per questo motivo, almeno per ora, non utilizzo abitualmente nessuna distribuzione Linux.

Come è nata l’associazione “Libera Informatica” e di cosa si occupa?

L’associazione Libera Informatica è nata nel 2009 a Firenze, fondata da un piccolo gruppo di appassionati del Software Libero. La prima attività dell’associazione è stata di Trashware, cioè il recupero di computer considerati obsoleti e destinati allo smaltimento, che venivano revisionati e riportati a nuova vita con l’installazione di GNU/Linux.

A questa attività si sono poi affiancati i corsi di informatica, i laboratori nelle scuole e le manifestazioni.


Appoggiarsi ai FOSS (Free Open Source Software) può essere un modo, per un giovane freelance, di tagliare le spese delle licenze?

Sicuramente e non di poco. Scegliendo Blender, che è completamente gratuito, al posto di un altro programma commerciale di 3d si risparmiano diverse migliaia di euro per l’acquisto della licenza completa e di qualche centinaio di euro\anno tra assistenza ed upgrade. Scegliere però di usare i FOSS solo per la questione economica vuol dire non aver capito appieno le potenzialità del sistema open source che si fonda sulla condivisione, sullo sfruttare le reali potenzialità del software, dell’hardware e forse non si hanno neanche le idee chiare sul mestiere stesso che si vorrebbe fare visto che la scelta dello strumento adatto è fondamentale.

Molti diffidano dall’open source, considerandolo di qualità inferiore, è solo un pregiudizio?

Si, esattamente. Ci sono professionisti come graphic designer, fotografi e ingegneri anche italiani che utilizzano per il loro lavoro strumenti open source. La loro scelta non è sicuramente guidata da motivi economici ma dal riconoscimento delle qualità che questi software hanno.

Ti sei scontrato anche tu, nel mondo dell’architettura, con coloro che hanno la puzza al naso verso i software open source?

Si, continuamente. Non ho colleghi a Firenze che usano Blender, eppure questo software ha fatto passi da giganti in questi ultimi anni. Oggi è possibile creare delle immagini con resa fotorealistica in maniera molto veloce e semplice grazie a librerie di materiali on line, grazie a strumenti per gestire l’illuminazione attraverso preset, grazie a modelli già pronti e a renderfarm on line. Queste risorse sono per lo più gratuite e quelle a pagamento hanno prezzi molto accessibili.


Per quanto riguarda la post
produzione, quale o quali software liberi consiglieresti?

Per la postproduzione si possono usare veramente tanti software, dipende proprio da scelte soggettive e dal risultato che si vuol raggiungere. In Blender esiste un modulo dedicato al compositing che è veramente molto completo e potente, spesso uso solo questo. Si può utilizzare anche:

– Natron che è l’equivalente di Adobe After Effect,

– Openshot che è l’equivalente di Adobe Premiere,

– Gimp che è l’equivalente di Adobe Photoshop

– Rawtherapee che è l’equivalente di Adobe Photoshop Lightroom.

E per il disegno vettoriale? e per l’impaginazione?

Io utilizzo Inkscape (equivalente di Adobe Illustrator) e Scribus (equivalente di Adobe Indesign)

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Perché quasi tutti i corsi, anche quelli relativi all’ottenimento di crediti formativi per gli albi, snobbano i software open source?

Perché in giro è più facile trovare tecnici che sono ormai abituati ad utilizzare software commerciali chiusi e non sono disposti a cambiare le loro abitudini. Credo che le cose piano piano stiano cambiando.


E’ una questione di diffusione, di formati, di performance, o di semplice pregiudizio/disinformazione?

Escludendo la performance che nei software FOSS citati è alta, confermo che si tratta di disinformazione. Non ci sono reali limitazioni quando si decide di usare il software FOSS

Quali sono gli strumenti (informatici), hardware e software, che non possono mancare ad un giovane freelance?

Dipende dalla professione che vorrà seguire. Per il 3d (ma anche per i videomaker) sinceramente non credo più nel mondo Apple, le sue macchine non sono più competitive per il costo, per l’hardware e quindi per le prestazioni per esempio ormai da tempo non sfruttano l’elaborazione tramite GPU con tecnologia CUDA utilizzata da programmi come Blender o Premiere. In studio ho ancora un Imac ma non credo che lo aggiornerò più.


L’idea di mettersi “in proprio” o con altri giovani, usando le risorse open source, per proporsi come 3d visualizer, in un paese come l’Italia, ha senso?

Certo è una maniera molto intelligente di iniziare a lavorare, il mondo FOSS è completo ed offre tutti gli strumenti per lavorare a livello professionale.

Mettersi a fare formazione “open source” in un mondo dove “ciò che non costa non vale” non è rischioso? che feedback hai?

Intanto è bene aver chiara la differenza tra “insegnare un software” e “insegnare una materia”. Per imparare un software, banalizzo un po’, basta Youtube, ci sono ormai tantissimi tutorial di tutti i tipi e soprattutto gratuiti, quindi questo basta per procedere come autodidatta anche se il risultato non è sempre certo dipende dal percorso intrapreso. Per imparare invece una materia o un mestiere ci vuole qualcosa di più un tutorial, ci vuole un corso magari tenuto da un insegnante che abbia un’esperienza diretta con quegli ambiti. Fare formazione all’interno di un istituto mi permette di incontrare persone motivate ed orientate verso un risultato certo in questo caso graphic designer. Sono quindi anche io molto selettivo, preferisco fare formazione a categorie ben precise come, oltre ai graphic designer, architetti e fotografi.

La LABA di Firenze ha creduto da diversi anni anche nel software open source utilizzando Blender per il corso di Animazione e modellazione 3d e fortunatamente non è l’unico istituto cito ad esempio il DAMS di Torino e il Corso di laurea in Informatica di Catania che utilizzano Blender in alcuni corsi.

I corsi di grafica 2d e 3d che ho pronti sono pubblicizzati da Libera Informatica e dal mio sito Cgtutor, ho collaborato anche con il Fablab di Firenze.

Dalla mia esperienza risulta che senza campagne di marketing mirate questi cataloghi di corsi on line non danno un buon riscontro. Le relazioni personali sono sempre molto importanti per creare nuove possibilità di lavoro. Attualmente ho appena terminato un corso su GIMP, programma di fotoritocco, per la Regione Toscana e con Paleos e 3dstore  stiamo preparando un corso di Stampa 3d per un istituto formativo di Milano



Ti occupi anche di promozione di brand e di editoria: che ne pensi degli architetti che si reinventano ampliando il loro campo d’azione a discipline contingenti e complementari alla professione classica dell’architetto?

È una operazione fondamentale per perseguire l’ottenimento di una maggiore soddisfazione del cliente. Con la Segnodisegno, azienda nella quale lavoro dal 2000 e di cui sono socio dal 2016, siamo in grado di fornire competenze pluridisciplinari infatti ci occupiamo della promozione di immagine coordinata che in può interessare ambiti differenti da quello architettonico, a soluzioni di design di interni, allo stand, alla parte grafica.

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Cinema4D e Blender, insegni entrambi: ci illustri le differenze e i perché un freelance dovrebbe scegliere l’uno o l’altro?

Semplifico la risposta, e saltando l’aspetto economico affermo che non ci sono differenze. Sono entrambi strumenti che possono essere utilizzati per le stesse finalità. Riporto sempre l’esperienza della LABA. Il corso di modellazione ed animazione 3d 1 viene fatto utilizzando Blender e il corso di 3d 2 utilizzando Cinema4d. Ritengo questa scelta molto intelligente e corretta nei confronti dei allievi del corso perché gli permette di avere più frecce per il loro arco.

Oggi sono diversi i software utilizzati nel campo della CG.

La finalità di un corso accademico poi non deve mai essere meramente quella di insegnare ad usare uno strumento ma quello di insegnare una materia indipendentemente dallo strumento scelto. Se poi proprio la scelta si dovesse fare verso un singolo software allora, almeno nel campo del 3d, credo di più in Blender perché è l’unico software veramente completo che poi non ti blocca con le logiche aziendali proprie dei software commerciali. Utilizzandoli in sinergia i vantaggi aumentano. Per esempio Blender ha un ottimo simulatore di fluidi che può essere usato per le scene di Cinema4D.

Sono entrambi molto potenti.

Se scegli Blender hai a disposizione di uno strumento molto potente continuamente sviluppato con il quale puoi sperimentare tutti gli ambiti della grafica senza alcuna limitazione e sei libero di interagire con qualunque altro software.

Se scegli Cinema4d impari soprattutto uno standard riconosciuto universalmente ed entri in una logica completamente differente che ti spinge poi a conoscere ed usare altri software per completare il tuo lavoro.

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Perché il settore dell’architettura sta resistendo maggiormente, rispetto a molti altri settori, al mondo del software libero, della condivisione e del social networking?

Io non percepisco questa differenza tra il settore dell’architettura e gli altri settori professionali. Non mi sembra di aver visto colleghi avvocati, medici o commercialisti diventare paladini del FOSS e della condivisione. La nostra è una società che nel pieno di grossi cambiamenti, la libera professione è forse tra quelle attività che sta subendo maggiormente questi cambiamenti in maniera drastica. Sarebbero dovuti essere gli enti pubblici (uffici comunali, provinciali, scuole ecc. ecc.) i luoghi per eccellenza promotori dell’uso del software libero ed invece utilizzano tutt’altro.

Un ultimo pensiero o consiglio per i giovani lettori?

Svegliatevi, siate critici, non seguite le mode e i marchi. Dietro ogni attività ci sta sempre una persona. Chiedetevi veramente cosa volete fare e poi cercate di perseguire questo obbiettivo.

AF

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Blender è performante per architetti e designer? La parola ad Andrea Rotondo

Blender è un software di cui si discute molto nel mondo degli architetti e dei designer che si occupano di modellazione, render e postproduzione.
Cerchiamo di sfatare leggende metropolitane e falsi miti confrontandoci con Andrea Rotondo, Blender Traniner certificato, fondatore di BlenderGeek, fumettista, modellatore, animatore 3D, renderista, e insegnante, che ha scelto, tra tanti software, proprio Blender.

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La tua formazione mixa belle arti, comunicazione visiva e fumetto. Hai unito passione e professione. Raccontaci la tua esperienza…

Ho sempre avuto la passione per il disegno tradizionale e per il computer. Fin dai tempi del Commodore 64 prima, e successivamente dell’Amiga disegnavo a mano e al computer, imparando le basi della grafica 2D e 3D. Grazie ad Amiga mi sono avvicinato alla grafica 3D che ai tempi (si parla degli anni 94/95) erano pochi cubi perché l’hardware non era potentissimo. Di conseguenza ho sempre visto il Computer come uno strumento, come se si parlasse di una matita, pennello. Con l’evoluzione della tecnologia e del software il Computer ha sempre preso più importanza e ha sempre di più affiancato il mio mondo artistico. Ora è diventato il mio strumento di lavoro principale.

Quando è nata la passione per il mondo 3D? Riesci anche ad unire questa passione con quella per i fumetti?

Il 3D è una naturale evoluzione del 2D. Di conseguenza la mia voglia di imparare sempre qualcosa di nuovo mi ha portato ad approfondire il mondo tridimensionale. Prima con pochi cubi, poi con milioni di poligoni. Ora, nel mio caso, il 3D prevale sul 2D. Questo perché si ha più libertà di creazione, la terza dimensione aiuta tantissimo a sviluppare la propria fantasia. Di conseguenza, essendo appassionato anche di 3D, l’unione del fumetto e del 3D era inevitabile.

Hai usato e studiato molti software 3D, come è nato l’amore per Blender?

L’amore per Blender è nato per caso. Ero ammalato ed ero a casa che mi stavo annoiando. Premetto che all’epoca utilizzavo 2 software principali (i più famosi). Navigando sui vari forum leggevo della gente che era orgogliosa e motivata nell’usare Blender. All’inizio, devo ammettere, li sfottevo. Non capivo come mai erano così soddisfatti di Blender. Poi decisi di provarlo. Di sbatterci la testa per imparare. E’ stata dura… Ci ho messo 5 giorni, 8 ore al giorno per capire la mentalità e come funzionava (ai tempi non c’erano tanti video o tutorial). Però poi è stata una folgorazione. Quando ho capito il potenziale che ha Blender gli altri programmi mi sono sembrati “vecchi”.

Un giovane architetto o designer che volesse lavorare su modellazione e render, perché dovrebbe scegliere Blender? Avrebbe senso sceglierlo se non fosse open source?
Blender è veramente potente. E ve lo dico io che “purtroppo” per lavoro, spesso mi chiedono di usare obbligatoriamente anche gli altri software. Blender ha tutto e di più. Premessa, bisogna obbligatoriamente aprire la propria mente.
E’ un po’ come guidare un trattore e un go-kart. Il go-kart è veloce, potente, ma bisogna saperlo guidare altrimenti ci si schianta alla prima curva.

Come già detto Blender permette di seguire tutta la PIPELINE lavorativa senza dover uscire dal programma. Bozze, modellazione, rendering, sculpting, animazione, montaggio video, compositig, realtime, VR avviene tutto all’interno di Blender, e questo potenziale non te lo offre nessun altro programma 3D. Quindi sì. Consiglio vivamente di imparare Blender e magari dare un’occhiata anche ad un altro programma più “commerciale”. Non c’è niente di male a conoscere più di un programma 3D.

Perché il mondo dell’architettura e del design storcono il naso quando si parla di Blender? Quando è una questione di formati, quanto di prestazioni, e quanto un pregiudizio legato al suo essere un open source?

Si sicuramente l’essere Open Source non è d’aiuto. Ma adesso il mondo sta cambiando. Finalmente il cliente vuole il Prodotto Finito e non più i progetti. Quindi siamo più liberi di lavorare come preferiamo noi. Ricordo anche che motori di rendering come Cycles per l’architettura sono ottimi e molto più avanti di altri motori di resa blasonati. Inoltre anche motori come VRAY, Renderman sono compatibili con Blender.

Perché il mondo dei professionisti sottintende che un professionista serio debba “pagarsi” i programmi?

Penso sia solo una questione di “ignoranza”. Io personalmente guardo prima la potenza di un programma. Se è potente allora sono anche contento di pagare. Altrimenti tendo a trovare alternative.

Esistono molti corsi che dànno crediti formativi per l’albo degli architetti che riguardano sketchup, GIMP, e altri software. Come mai non viene preso in considerazione Blender?

Siamo sempre su un discorso di conoscenze. Probabilmente chi è nei piani alti non conosce neanche l’esistenza di Blender.

Si dice che Blender sia difficile da imparare per chi non viene dal mondo Linux. Dopo anni da formatore sei d’accordo con questa leggenda metropolitana?

16558334_10155492748917080_938043163_nLinux o no, Blender è un programma di grafica 3D professionale. Sfido chiunque a mettersi davanti ad un altro programma di grafica 3D e veder se combina qualcosa. Bisogna mettersi a studiare, imparare qualsiasi programma e Blender non fa eccezione. Io posso portare la mia esperienza che spiegandolo, Blender ha la curva d’apprendimento di 20 minuti. Dopo 20 minuti si entra nella mentalità e si inizia subito a produrre. Con altri programmi ci vogliono qualche ora. Basta vedere i video che mettiamo Online per rendersi conto quello che dico è vero.

Blender comunica in modo semplice con altri software con simile funzione?

Ormai basta esportare in FBX o ALAMBIC o DAE per avere una compatibilità al 90%. Purtroppo nella grafica 3D non esiste un formato universale.

C’è facilità di accesso a risorse free? Intendo sia manuali e videocorsi, sia librerie di oggetti e materiali, e add on?

Blender ha la Community più attiva e attenta al mondo. Sui principali siti Blender.it, Blendswap.com, Blenderartist.org, Blender.org, Cloud.blender.org, trovi veramente qualsiasi cosa e qualsiasi tipo di supporto.

Blender è competitivo anche per le animazioni?

Nell’Accademia di Belle Arti dove insegno, la mia materia è proprio Animazione. E posso affermare che anche in quel campo Blender è veramente notevole. Animazione ossea, animazione facciale, animazione tramite shape keys e altro. Non manca proprio nulla.

Cos’altro fa Blender?

Come detto prima Blender fa tutto e permette di mantenere la Pipeline lavorativa all’interno di Blender. Per tutte le funzionalità vi invito a guardare questo link: https://www.blender.org/features/

Perché un professionista serio dovrebbe mettere online un videocorso free? E’ una questione di personal branding?

Io lo faccio perché mi piace. Mi piace far vedere le potenzialità di Blender mi piace vedere che la gente apprende dai miei corsi.

Ci parli del progetto Art-Tech?

La ART è la mia società di lavoro. E’ nata con lo scopo di innovare il campo della grafica 2D e 3D. Spesso nei lavori cerchiamo la soluzione più innovativa. Ora siamo molto attivi nel mondo del Virtuale e stiamo portando le nostre tecnologie di produzione all’interno delle aziende (e Blender e una di queste).

E riguardo al progetto Blender Geek?

BlenderGeek nasce come semplice gruppo Facebook per comunicare con chi seguiva i nostri corsi dal vivo. Ora è cresciuto ed è diventato un gruppo molto grosso di gente appassionata a Blender. I membri del consiglio sono tutti professionisti che usano Blender lavorativamente. Sta per nascere anche BlenderGeek PLUS, una sorta di cloud.blender.org dove, pagando un abbonamento mensile, si avranno tutta una serie di contenuti inediti realizzati da noi, un’assistenza diretta, la possibilità di seguire i nostri HANGOUT con tutti i membri del BlenderGeekPlus e avere sconti (se non addirittura gratuiti) sui futuri corsi avanzati, professionali che faremo.

I giovani freelance che strizzano l’occhio all’open source, e che modellano renderizzano con blender, mi chiedono se c’è un’alternativa open source anche per la post produzione. Che ne pensi di GIMP? Hai altri software da consigliare?

Se per la post produzione basta modificare le tonalità, i contrasti o simili allora basta il compositing di Blender molto potente. Se bisogna eliminare errori manualmente allo consiglio KRITA al posto di GIMP che sta migliorando a vista d’occhio. GIMP è rimasto troppo “vecchio”, in tutti questi anni si è evoluto pochissimo.

Blender è targettizzato per un certo tipo di modellatori 3d, o è adatto anche ad architetti e/o a designers?

Blender è adatto per chi vuole imparare il 3D. Io ho fatto corsi a Bambini, adulti, ingegneri, architetti e altro. Se spiegato correttamente immediatamente appassiona e permette d’avere uno strumento unico e potente.

 

 

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