La canapa in edilizia: un prodotto del passato per un futuro migliore

Il 16 Novembre a Milano ci sarà un evento sulla canapa in Edilizia.
Intervistiamo l’Arch. Edmondo Jonghi Lavarini, promotore dell’evento, e l’Arch. Paola Bettoni, esperta del materiale canapa.

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Come è nata l’idea di un convegno sugli usi architettonici ed edilizi della canapa?

Edmondo:
La canapa è nel DNA dell’imprenditoria italiana da centinaia d’anni. L’interna umanità usava la canapa per i più disparati usi.
Ci sono prove al carbonio in cui si dimostra l’uso dell’intreccio delle fibre fin dal 8.00 A:C. ossia più di 10.000 anni fa. La tecnologia della canapa italiana diventò fortissima con le Repubbliche Marinare. Tessuti, vele, corde, fin all’uso della carta e dei materiali per l’edilizia, per coibentare e isolare. In Italia si coltivava e macerava canapa ovunque.
Il Sud aveva una fiorente industria e Macerata ne porta ancora il nome.
Con l’avvento del petrolio, e i primi decenni del 1900, la canapa subì un grandissimo boicottaggio: fu paragonata alla droga. Uscirono film, documentari, furono scritti libri e campagne stampa. La propaganda negativa uccise usi e consumi. Le leggi nazionali fecero il resto. Tutta la canapa venne messa fuori legge, con conseguenze distruzione di tutto il comparto imprenditoria, industriale italiano. L’Italia fu data alle fiamme.
Dopo 100 anni, oggi è cambiato lo scenario. Io da architetto, voglio dare il mio contributo per la riscoperta di questo materiale.

 

Dove, come e quando è la conferenza?

Edmondo:
Giovedì 16 novembre 2017, a Milano, ci sarà un grande dibattito, in cui si approfondisce la scienza e l’uso di questo formidabile prodotto naturale.
Maggiori informazioni possono essere sempre richieste, compilando questa InfoPage.

 

Quali saranno i contenuti?

Edmondo:
Il dibattito si propone di illustrare ed approfondire la tecnica e la ricerca dell’utilizzo della canapa in edilizia. Partendo dalla valorizzazione dei sottoprodotti agricoli utili alla bioedilizia saranno illustrate le tecnologie e i materiali utili all’architettura contemporanea.
Sarano affrontate le linee guida, la chimica e l’ingegneria per il corretto utilizzo del calcecanapulo sia per la costruzione del nuovo e sia per interventi di recupero con applicazioni pratiche sia in ambito nazionale, europeo e internazionale.
Sarà data ulteriore attenzione agli studio dell’architettura degli interni con esempio di miglioramento della qualità dell’aria indoor.
Grazie ai contributi del Politecnico di Milano ed ENEA sarà illustrata la ricerca scientifica italiana riguardo durabilità, antisismica e sostenibilità ambientale.
A conclusione degli interventi scientifici sarà dato ampio spazio ad una tavola rotonda, al dibattito e alle domande fra tutti i presenti.
Il dibattito è stato come un vero e proprio corso tanto che ha avuto il supporto e il patrocinio dell’Ordine degli Architetti di Milano (7CFP) e dei Dottori Agronomi e Forestali (1 CFP)

 

Quali sono gli utilizzi agricoli e industriali di questo prodigioso materiale?

Paola:
La canapa (Cannabis sativa) ha molteplici usi che coprono gli ambiti più disparati.
Anzitutto è utilizzata per il consumo alimentare dei suoi semi e dall’olio da essi ottenuto, alimenti dall’altissimo valore nutrizionale.
La canapa è autodiserbante perché le piante di canapa crescono più velocemente delle infestanti e le soffocano. Di conseguenza, la canapa lascia il terreno totalmente diserbato.
Normalmente non ha bisogno di irrigazione e migliora la struttura del terreno grazie all’abbondante e profondo apparato radicale e al rilascio di foglie a fine ciclo aumentandone la fertilità. La pianta è adatta per la bonifica di terreni contaminati da materiali pesanti attraverso un processo denominato “phytoremediation” La canapa è considerata particolarmente adatta allo scopo, in quanto, attraverso il proprio apparato radicale, è in grado di espletare la propria efficace capacità chelante nei confronti di contaminanti come arsenico e rame, oltre che di solventi e pesticidi.

Usi tessili: la fibra di canapa è stata utilizzata fin dall’antichità per realizzare tessuti per accessori e capi d’abbigliamento. È sempre stata utilizzata per realizzare le cime, vele delle navi oltre che i sacchi per il trasporto di caffè e cacao poiché essendo un materiale privo di proteine e zuccheri risulta dal gusto amaro e pertanto non viene attaccato da insetti e roditori.
Agricoltura: Il fusto di canapa truciolato viene utilizzato per la pacciamatura. Essa si effettua ricoprendo il terreno di materiali – ad esempio frammenti di corteccia – utili al fine di mantenere l’umidità del suolo e ridurre così le necessità idriche delle piante, innalzare la temperatura del suolo, impedire la crescita delle erbacce e proteggere il terreno da precipitazioni ed erosione.
Edilizia: In campo edile la canapa viene utilizzata in pannelli come ottimo isolante termico e acustico. La canapa è resistente all’umidità, è altamente traspirante grazie alla sua struttura a celle aperte. Non ha problemi di stoccaggio in cantiere poiché in caso di inibizione accidentale conserva inalterate le proprie caratteristiche una volta asciutto ed è resistente alle muffe. Queste peculiarità lo rendono un materiale eccellente anche par la riqualificazione energetica di edifici esistenti con particolari problemi di umidità. È un materiale realmente eco sostenibile adatto per la bioedilizia, poiché privo di sostanze nocive e trattamenti antiparassitari, quindi sicuro, sano sia per la salute dell’installatore che per i fruitori degli edifici. Ottimo per l’ottenimento di certificazioni di sostenibilità ambientale tipo LEED, abbinato a calce ed argilla può concorrere alla realizzazione di edifici NZEB.
Numerosi altri usi vengono fatti della canapa, che viene utilizzata per la realizzazione di carta di ottima qualità, mobili, trasformata in materiali plastici degradabili, combustibili e numerose altre sperimentazioni.

 

Quali le tecnologie costruttive si sposano bene con la canapa?

Paola:
La canapa in edilizia può essere utilizzata sotto differenti forme sempre con estrema facilità di posa.
La canapa abbinata all’argilla cruda ha elevate caratteristiche di traspirabilità, regolazione dell’umidità indoor, isolamento termico ed elevate caratteristiche fonoassorbenti e fonoisolanti, tutto ciò tramite la realizzazione di tamponamenti in blocchi di argilla cruda e pannelli di canapa, oppure realizzando contro pareti, controsoffitti e pareti divisorie in pannelli di canapa e pannelli di argilla cruda.
La canapa può essere inserita come materassino fonoassorbente anticalpestio direttamente all’interno dei solai.
A densità superiore può essere utilizzata per la realizzazione di cappotti esterni rifiniti in intonaco di calce.
Diversi prodotti si possono realizzare dall’unione della canapa combinata con la calce come intonaci e blocchi rigidi e leggeri. Questi materiali hanno elevate caratteristiche di isolamento termico acustico e con forte traspirabilità e sono in grado di assorbire la CO2 ambientale.

 

La canapa negli interventi di recupero…puoi parlarcene?

Paola:
La canapa è perfetta per la riqualificazione energetica degli edifici. Altamente traspirante, utilizzata come cappotto termico esterno e rifinita con intonaco di calce permette la diffusione (traspirazione delle murature) dell’umidità all’interno degli ambienti evitando la formazione di muffe. Avendo la canapa una elevata inerzia termica rispetto ad altri isolanti, si scalda lentamente e altrettanto lentamente rilascia calore. Questo fa sì che negli sbalzi termici tra giorno e notte non si crei condensa sulle superfici del cappotto, evitando la formazione di in estetiche patine biologiche che sporcano la maggior parte degli intonaci posati su cappotti di materiali sintetici.
La canapa quindi si caratterizza per un elevato calore specifico, da cui i benefici in termini di benessere abitativo oltre che per l’isolamento invernale, anche come “isolamento” dal calore nei mesi caldi.
Può essere utilizzata anche nel rifacimento di tetti come isolante termico.
Inserito in una contro parete ricoperta di pannelli in argilla cruda, permette la sanificazione di pareti umide soggette ad esempio ad umidità di risalita, evitando la formazione di sali e muffe. Non assorbe acqua per capillarità.
Oltre a ciò essendo un materiale elastico si adatta ai micro assestamenti degli edifici.

 

Quali i casi studio nel nostro Paese?

Paola:
In Italia abbiamo un eccellente esempio famoso anche a livello Europeo. Si trova a Bisceglie (Bt) e si tratta di un condominio di 61 appartamenti con tamponamenti in calce e canapa con struttura in cemento armato. Si tratta del più grande edificio realizzato in calce e canapa d’Europa e ha vinto il primo premio del concorso internazionale Green Building Construction Award 2016 nella categoria “Energy and hot climates”.
Ci sono numerosi altri esempi minori di edifici realizzai in canapa calce e/o argilla cruda,
Ad esempio a San Donà di Piave (Ve) è stata realizzata una casa privata con tamponamenti in blocchi di argilla cruda e canapa con struttura in legno.

 

Canapa e benessere: quali i vantaggi per la qualità dell’aria?

Paola:
I materiali realizzati in canapa sono sani poiché sono esenti dalla presenza di sostanze chimiche nocive, sicuri sia per i posatori che per i fruitori degli edifici. Non si accumulano acari nelle sue fibre, è inattaccabile da insetti e roditori e abbinata a materiali quali calce e argilla inibisce la formazione di muffe e funghi, garantendo la salubrità ambientale.

 

Canapa: durabilità, ecosostenibilità, e proprietà antisismiche.

Paola:
La canapa è una risorsa infinita una pianta annuale che in soli tre mesi e mezzo produce una biomassa quattro volte maggiore di quella prodotta dalla stessa superficie di un bosco in un anno.
La coltivazione di canapa assorbe elevate quantità di CO2 . La produzione di un pannello isolante in canapa comporta un bassisimo consumo di energia primaria, di molto inferiore alla lana di vetro, lana di roccia e all’EPS.
La canapa è un materiale biologico e riciclabile. Il suo smaltimento non richiede particolari costi poiché non è un rifiuto speciale.
Ha un’ elevata durabilità, superiore alle fibre sintetiche che lo hanno sostituito e ad altri isolanti sintetici che dopo dieci anni iniziano a degradarsi e a perdere le loro capacità isolanti.
Il fatto che siano stati rinvenuti antichi manufatti in fibre di canapa come le bende delle mummie egizie, ne è una eccellente testimonianza.
Essendo un materiale leggero ed elastico ben si adatta a strutture antisismiche in legno, ferro o cemento armato. La prossimità con questi materiali non provoca effetti collaterali.

 

Quali le linee guida per l’utilizzo di questo materiale?

Paola:
In edilizia la facilità di posa dei materiali in canapa è adatta all’auto costruzione. La sua posa non richiede particolari precauzioni e presenza di D.P.I

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Il bambù gigante nella bioarchitettura e nel design: ce ne parla Massimo Somaschini

Oggi intervistiamo Massimo Somaschini, agronomo, esperto di stevia e di bambù gigante. Insieme a lui, capiremo l’importanza del bambù gigante nelle sue applicazioni in bioedilizia,  bioarchitettura e design…

semina in sacchetti

Ciao Massimo, innanzitutto le presentazioni…poi ti chiedo come è nato in te l’interesse per il bambu’ gigante

Sono un agronomo con una quarantina d’ anni d’esperienza, maturata in Italia ed all’estero.
Poco dopo la laurea nel ‘72 mi sono occupato di ricerca dedicandomi in un mio laboratorio , allestito con mezzi di fortuna, alla messa a punto di substrati colturali e moltiplicazione di cellule staminali vegetali.
I lusingheri successi ottenuti hanno attirato l’ attenzione anche di una multi-nazionale la Montedison S.A. a quei tempi, fra le prime dieci più grandi realtà industriali italiane.
Lavorando con loro alla promozione e sviluppo di progetti integrati in agricoltura, ho avuto il mio primo contatto con il bambù gigante negli anni ‘80 in Cina, dove mi recai per alcune conferenze sulle “Tecnologie avanzate in agricoltura“ .
In seguito nel 2014-2015 in Ghana, dove rimasi per due anni quale consulente del Ministero dell’ Agricoltura, ho avuto modo di vedere e seguire alcune piantagioni di bambù utilizzato soprattutto come materiale per l’edilizia ed esportato in molti paesi, Italia compresa.

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Dove cresce il bambù gigante? Cresce anche in Italia?

Un po’ alla volta ho appreso che la coltivazione del bambù gigante è tradizionalmente legata a nazioni con grandi estensioni di terreno a disposizione come la Cina ove ci sono oltre 7 milioni di ettari a bambù gigante ( ¼ dell’ Italia) ma anche il nostro Paese è adatto a questa pianta. Il bambù resiste a – 15°/-20° C e non teme le alte temperature purché venga irrigato possibilmente con un impianto a goccia. Inoltre è una pianta dominante (della famiglia del granoturco) , per cui non ha bisogno di altre cure particolari se non una concimazione due volte all’ anno ed un fossato perimetrale (da tenere pulito) per contrastare la colonizzazione di terreni adiacenti.
In Italia ci sono attualmente 1600 ettari di bambuseti di circa 400 aziende agricole. La maggior parte di queste ha iniziato con 1-2 ettari ma non mancano casi come la Forever Bambù Holding che ha diverse decine di ettari di bambuseti suddivisi su più SRL agricole ed acquistabili, per chi vuole investire ma non ha terreni , in quote.

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Quali le principali applicazioni?

Si calcolano almeno 1500 applicazioni del bambù fra cui: bio-masse, mobili, parquet, laminati , filati anallergici ( adatti anche per biancheria intima) bibite, suppellettili, consumo diretto del germoglio fresco. Quest’ ultimo utilizzo è particolarmente interessante per il florido mercato dei consumatori vegetariani circa il 10% della popolazione italiana, e per il fatto che è la prima fonte di reddito di un bambuseto.

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Quale l’utilizzo su mobili e sul design in genere?

L’utilizzo nei mobili è già avviato da diversi anni non solo negli arredi costruiti con le canne di provenienza cinese o Sud Est Asiatico ma anche come rivestimento di cucine.

Pavimento ed arredo in bambù

Altro utilizzo è quello dei laminati con superficie in bambù:
un materiale che sfida in durezza il teck.

Girando in case, uffici e luoghi pubblici è facile trovare questo tipo di rifiniture: purtroppo la produzione attualmente è quasi tutta di provenienza cinese, ma quando fra pochi anni saranno disponibili i culmi (canne) dei bambuseti italiani avremo i nostri parquet in bambù “made in Italy”.
Di seguito vi segnalo una splendida ed estesa applicazione fatto con i laminati di bambù sui soffitti dell’ aeroporto di Madrid.

Soffitti in laminato di bambù – aeroporto Madrid

Quale l’utilizzo nell’architettura e quali gli architetti che lo hanno adoperato?

Non si può parlare di bambù nell’ architettura senza ricordare due personaggi fondamentali nel processo di valorizzazione ed utilizzo di questo straordinario materiale:
l’ architetto colombiano Simòn Vélez autore anche di alcune, tra le prime, realizzazioni in bambù in Europa: una casa a basso costo e il padiglione Zeri all’Expo 2000 di Hannover, edificio a pianta poligonale alto 14 metri e mezzo e largo 40 con uno sbalzo perimetrale di 7 metri per proteggere l’interno dal sole e dalla pioggia.
Primo a pari merito, Kengo Kuma, uno degli architetti giapponesi più riconosciuti dalla critica internazionale. La Bamboo House in Cina, sotto la Grande Muraglia, e la Lotus House in Giappone, sono alcune delle sue architetture più famose
in cui ha utilizzato il bambù.

 

Concludendo, quali i vantaggi in primis della pianta di bambù gigante?

• è una graminacea invadente e dominante per cui cresce facilmente su quasi tutti i terreni
eco-sostenibile: non necessita di trattamenti antiparassitari, di opere di palificazione ( come per vigne ed actinidia) richiede poche concimazioni possibilmente BIO e la chioma di un bambuseto produce il 35% in più di ossigeno rispetto ad un bosco tradizionale (fonte Università di Eindhoven)
• l’intricato intreccio dei rizomi a 30-40 cm sottoterra contribuiscono a consolidare i terreni franosi mentre la folta coltre di foglie cadute riduce il dilavamento in superficie
Il bambù come materiale in edilizia:
coefficienza di durezza superiore al teck gli valgono la nomea di “acciaio verde”
• flessibilità e resistenza ne fa un materiale adatto anche a costruzioni anti-sismiche
Altre informazioni

Impollina-Mi e le Oasi Urbane a Milano

Tempo fa, alla mia mail presente sulla pagina dell’Albo degli Architetti, è pervenuta questa interessante iniziativa, di interesse trasversale, che presenta un intenso calendario ancora in corso, riguardante il tema delle Oasi Urbane.
Ho ritenuto utile intervistare gli ideatori, in modo che possano spiegarci obiettivi e finalità di Impollina-Mi.

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  • Cosa è il progetto Impollina-Mi? C’è un calendario di incontri per conoscervi meglio?

Il progetto Impollina-MI si pone l’obiettivo di favorire la presenza e/o di riportare a Milano farfalle e altri insetti impollinatori, mediante la realizzazione di oasi urbane studiate appositamente per loro.

Un altro aspetto importante del progetto è quello divulgativo. Sono in corso una fitta serie di incontri con la cittadinanza, con l’obiettivo di far conoscere il nostro progetto e di invitare le persone a “copiarci”. Il calendario completo degli incontri è disponibile sul sito del progetto, www.impollina-mi.org.

Chiunque abbia un giardino, un terrazzo o anche solo un balcone, può realizzare la propria “oasi” per farfalle.

  • Qual è l’importanza degli insetti nella sopravvivenza del pianeta e quanto è importante la presenza degli insetti nelle nostre città?

Gli insetti svolgono un ruolo importantissimo nel mantenere gli ecosistemi in salute e in equilibrio. Alcuni sono prede e altri sono predatori; alcuni sono parassiti di altri insetti “dannosi” e altri contribuiscono alla decomposizione di animali e vegetali morti.

Gli insetti impollinatori, in particolare, hanno un ruolo determinante poiché garantiscono la possibilità di riproduzione a moltissime piante, anche alimentari per l’uomo. Questo è tanto più importante in città, dove la densità di vegetazione è bassa.

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  • Quali insetti in particolare sono importanti?

Dal punto di vista dell’impollinazione, gli insetti più importanti sono gli imenotteri pronubi (api, bombi, osmie) e le farfalle.

  • Quanto la diminuzione o, peggio, l’estinzione degli insetti è pericolosa per il pianeta, per la biodiversità e per l’essere umano?

Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”, sembra abbia detto Albert Einstein. È un’affermazione forte ma non troppo lontana dalla realtà.

Gli insetti impollinatori ci forniscono un servizio fondamentale. Quando pensiamo a tutta la frutta e la verdura che ogni giorno troviamo sulla nostra tavola, dobbiamo anche pensare che tutto questo non ci sarebbe senza il lavoro instancabile di milioni e milioni di insetti.

E anche le piante foraggere per l’alimentazione degli animali da allevamento dipendono in larga misura dall’attività degli insetti impollinatori.

Insomma, se api e farfalle dovessero scomparire sarebbe davvero un enorme problema.

  • Quali i punti cardine per la progettazione di oasi a favore di insetti impollinatori?

Un aspetto che va particolarmente curato è la scelta delle piante da utilizzare. In particolare, per le farfalle, è necessario prevedere l’utilizzo sia di piante nettarifere (che producono il nettare di cui si nutrono gli individui adulti) sia di piante nutrici per i bruchi (che, come sappiano, si nutrono prevalentemente di foglie).

Dobbiamo ricordarci, inoltre, che specie diverse di farfalle si nutrono su piante diverse. Alcune specie sono molto generaliste (si nutrono, cioè, di una gran varietà di piante diverse) mentre altre sono specialiste e amano solo una o poche specie di piante.

Oltre alle specie vegetali un’oasi dev’essere poi progettata osservando alcuni criteri, rispetto all’ambiente in cui la si vuole collocare.

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  • Quali caratteristiche deve avere un’oasi urbana? E con che logica si sceglie la posizione?

Le oasi devono essere realizzate in aree sufficientemente protette da calpestio, raccolta fiori, passaggio di cani; con posizione prevalentemente assolata ma riparata dal vento, con possibilità di fornire facilmente acqua.

Parlando di un’ “oasi” vera e propria, cioè di una superficie di una certa importanza (per capirci, diciamo da 30 mq. in su), va poi verificata la qualità del terreno. Va verificato anche cosa ci sia intorno, cioè se la nuova oasi possa essere “ecologicamente” aiutata da spazi verdi vicini.

  • Che manutenzione richiede un’oasi urbana?

La stessa di qualunque giardino, anche se con qualche attenzione in più. L’oasi andrebbe bagnata il giusto e monitorata di frequente per garantire la perfetta salute delle piante e dei fiori.

In caso di malattie delle piante sono assolutamente da evitare gli interventi con antiparassitari ma bisogna preferire l’asportazione manuale delle parti malate. E vale lo stesso discorso anche quando sono presenti insetti parassiti.

Occorre non disturbare, potare o tagliare la vegetazione, lasciandola allo sviluppo naturale il più possibile.

Tagliando rametti secchi o foglie per noi sovrabbondanti rischiamo di distruggere uova e bruchi (che sono difficili da vedere), limitando così la nascita di farfalle nell’oasi. Faremo un po’ più di “ordine” o “pulizia” a fine inverno quando gli insetti avranno svernato e non avranno ancora deposto.

Se optiamo per un prato fiorito, dobbiamo assolutamente lasciare che le piante crescano, fioriscano e producano frutti e semi. Limitiamo il taglio dell’erba ad un unico intervento autunnale.

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  • Quali sono i partner che stanno lavorando nel progetto?

Il progetto Impollina-MI, coordinato dalla Cooperativa Eliante di Milano, vede la collaborazione dell’Università di Milano, dell’Università dell’Insubria e del Comune di Milano, Area Verde, Agricoltura e Arredo Urbano.

Il progetto gode, inoltre, dell’importante sostegno economico di Fondazione Cariplo.

  • Collaborate anche con fotografi?

Sì, diversi fotografi, i cui nomi e contatti sono reperibili sul sito di progetto, ci hanno gentilmente permesso l’utilizzo di splendide fotografie di tutte le specie di farfalle (e non solo) che ci attendiamo possano trarre beneficio dalla realizzazione delle oasi.

  • Quali figure professionali entrano in gioco nella progettazione delle oasi urbane e negli studi preliminari di osservazione degli insetti?

La progettazione di oasi in contesto urbano, oltre ad un logico coordinamento con l’Amministrazione Comunale competente, dovrà coinvolgere un botanico, un agronomo e un entomologo per la fase di studio e successivamente un giardiniere professionista che, opportunamente diretto, realizzerà materialmente l’oasi e ne curerà la manutenzione. La regia del tutto potrebbe opportunamente essere svolta da un architetto con competenze paesaggistiche.

Vista la sua portata, Impollina-MI ha tuttavia coinvolto ulteriori figure per svolgere le varie azioni di progetto.

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  • Cosa può fare un architetto, un paesaggista o un progettista del verde per valorizzare gli obiettivi del vostro progetto? C’è la possibilità per i cittadini di collaborare con il progetto Impollina-MI?

La cosa migliore da fare è contattarci. Per quanto riguarda aspetti di collaborazione professionale, abbiamo senz’altro la possibilità di fornire dei consigli utili e attivare partenariati.

Impollina-MI terminerà il prossimo 28.02.2018 (quanto realizzato continuerà comunque grazie alla disponibilità del Comune di Milano) e all’interno del progetto non sono previste attività pratiche in collaborazione con cittadini su nuove oasi.

Tuttavia chiunque sia interessato, ora o anche successivamente alla scadenza del progetto, potrà sempre contattare la Cooperativa Eliante per avere tutte le informazioni del caso e/o aggiornamenti sull’iniziativa.

  • Chi volesse realizzare un’oasi per insetti impollinatori, dove può reperire informazioni utili?

Per fornire tutte le informazioni utili a coloro che desiderassero cimentarsi nella realizzazione di un’oasi per insetti impollinatori, è prevista la realizzazione di un manuale che, appena concluso, sarà disponibile a tutti e scaricabile direttamente dal sito del progetto.

Sul manuale saranno presenti tutte le indicazioni per realizzare oasi per farfalle in giardini, terrazzi e balconi e verranno fornite informazioni utili per il controllo ecosostenibile delle patologie delle piante.

Tutte queste informazioni al momento sono già presenti sul sito di progetto, all’interno delle presentazioni utilizzate durante gli incontri di partecipazione (area Documenti /Download).

  • Come contattarvi per ottenere informazioni?

Il responsabile di progetto risponde all’indirizzo mail ripamonti@eliante.it.

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Appuntamenti futuri:

Sabato 23 settembre
presso Biblioteca Parco, Viale Cervantes (Parco Sempione), zona Montetordo
Dalle 16,00 alle 18,30
Alle ore 16,00, in collaborazione con Rete degli Orti Botanici della Lombardia: laboratorio per i più piccoli (6-11 anni) con giochi di gruppo, disegni di sagome di impollinatori e farfalle, osservazione allo stereo-microscopio di insetti impollinatori

Venerdì 29 settembre
Biblioteca Lorenteggio, Via Emanuele Odazio 9
Dalle 17,30 alle 20,00

Venerdì 6 ottobre
presso Biblioteca Gallaratese, Via Quarenghi 21
Dalle 18,00 alle 20,30

Sabato 14 ottobre
presso Biblioteca Sant’Ambrogio, Via San Paolino 18
Dalle 15,00 alle 17,30

Sabato 21 ottobre
presso Biblioteca Harar, Via Albenga 2
Dalle 10,30 alle 13,00
Alle ore 10,30, in collaborazione con Rete degli Orti Botanici della Lombardia: laboratorio per i più piccoli (6-11 anni) con giochi di gruppo, disegni di sagome di impollinatori e farfalle, osservazione allo stereo-microscopio di insetti impollinatori