Architettura Smart, Green ed Ecosostenibile, a Milano il 7 novembre, 8 Cfp

Il 7 novembre 2017 si terrà, a Milano, Palazzo Pirelli, la conferenza “Percorsi di Architettura Virtuosa: come progettarla, realizzarla e finanziarla”, che ha come tema l’Architettura Smart, Green, Ecosostenibile. Si parlerà anche di Casa Proattiva e di Casa Senior.
L’appuntamento rilascia ai partecipanti 8 crediti formativi.
Abbiamo intervistato Fabio Vicamini, ideatore di Missione Architetto, che ci racconta la genesi e i contenuti di questa straordinaria conferenza.

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Raccontaci qualcosa sulla tua professione e su come è nato il progetto “Missione Architetto”.

Con lo studio Design Valley, mi occupo da oltre 20 anni di comunicazione, marketing, design, interior, architettura.

Ritengo che la figura dell’architetto debba assumere un nuovo ruolo più significativo all’interno della realtà sociale, soprattutto in Italia, dove è considerata come una professione di secondaria importanza.

Missione Architetto nasce con questo preciso intento ossia unire professionalità, imprenditoria, artigianalità e competenze con l’obiettivo comune di sviluppare progetti e iniziative capaci di rimettere al centro la figura professionale dell’architetto come guida e coordinatore di team di competenza.  

Quali sono gli obiettivi di Missione Architetto?

I nostri obiettivi sono quelli di creare una rete Nazionale di associazioni culturali e operative che territorialmente si occupino di individuare iniziative e opportunità coerenti con il Manifesto di Missione Architetto per generare collaborazioni proficue a produrre soluzioni per un miglioramento ambientale, abitativo e per il benessere psicofisico delle persone. L’obiettivo è quello di portare questo messaggio alle persone comuni tramite la rete dei professionisti e le loro realizzazioni concrete coinvolgendo Istituzioni, Università, centri di ricerca, aziende, artigiani.

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Cos’ è il Laboratorio della Sostenibilità?

E’ una realtà nata in Svizzera nel 1987 dal coordinamento di molteplici volontà operative: sono tante. Consiglio di andare a vedere il sito dove sono elencate.

Il Laboratorio vede il coinvolgimento di professionalità collegate al mondo della ricerca universitaria, con esperienza ventennale nello sviluppo di: tecnologie, progetti eolici e fotovoltaici, meccanica, elettronica, architettura, chimica, economia, finanza, sostenibilità, sociale e bioetica. Missione Architetto è stata individuata dal Laboratorio dalla figura del prof. Michele Piano come realtà complementare capace di coinvolgere il mondo della progettazione. E’ nata subito stima reciproca e volontà di costruire insieme un percorso capace di generare immediatamente risultati pratici e misurabili.

Quali sono le realtà partner connesse a questi progetti e quali gli obiettivi prefissati?

In questo momento Missione Architetto sta facendo un grande lavoro di coinvolgimento e confronto tra realtà operative (associazioni, reti di impresa, Università, imporenditoria) in modo da poter definire strumenti utili al network per rendere più facili e percorribili le strade per portare al compimento i progetti “site-specific”/territoriali che le varie associazioni SpazioMiA stanno definendo.

Stiamo attivando modelli che coinvolgono oltre al Laboratorio della sostenibilità anche realtà come Federcondominio, Condominio Solutions, Astalacasa, ClickM3, Citylifemagazine, e tante altre realtà imprenditoriali e istituzionali. E’ un lavoro complesso soprattutto perché senza possibilità di remunerazione a breve.

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Il 7 novembre ci sarà un importante incontro dedicato ai “Percorsi di architettura virtuosa”. Quali gli attori e quali gli obiettivi?

Abbiamo selezionato 4 “percorsi” di 4 associazioni appartenenti al Network: La “Casa Proattiva” dello SpazioMiA Monza e Brianza, “Casa Senior” dello SpazioMiA Milano 1, “Semiramide a Milano: il giardino pensile e il verde verticale” dello SpazioMiA Milano City e Architettura in Legno dello SpazioMiA 9B (Novara, Biella, Vercelli). Gli attori coinvolti sono tutti gli associati delle associazioni territoriali (non parlo solo degli architetti) e le aziende partner di Missione Architetto più tutte le realtà di cui abbiamo accennato prima. Gli obiettivi sono quelli di riuscire a realizzarli, ad uno ad uno.

Al mattino si parlerà di Casa Senior e Casa Proattiva: di cosa si tratta?

Due temi di importanza fondamentale per il futuro della nostra società: dare reddito alla famiglia con modi innovativi legati alla Sharing Economy grazie alla realizzazione di “Case Proattive” e dare dignità e valore alla vita degli anziani in luoghi migliori ossia “Case Senior” più adatte ossia ai cambiamenti sociali in atto.

Consiglio vivamente agli architetti di venire a seguire il convegno per capire che i crediti formativi non sono una scocciatura burocratica ma una grande opportunità di crescita e in più anche un’occasione per conoscere altri colleghi con cui creare networking professionale.

Casa Proattiva di Desio

Casa Proattiva di Desio

Al pomeriggio si affonterà il tema dell’architettura in legno e dell’architettura smart, green ed ecosostenibile, ce ne parli?

Sono due temi giganteschi e di una portata considerevole. Ritengo che su questi temi si giochi il futuro di molte città italiane. Abbiamo deciso insieme agli SpaziMiA Milano City, SpazioMiA 9B e SpazioMiA Romagna di percorre queste strade. Siamo certi sarà un percorso importante e con risultati di assoluto livello. Stiamo interloquendo con Regioni, Province, Europa. L’avvio delle iniziative è stato entusiasmante. Stiamo cercando di dare peso e concretezza pratica alle idee.

L’evento ha un costo? Rilascia crediti formativi? Come possiamo aderire?

Per la partecipazione chiediamo un contributo liberale a partire da 15€ per sostenere Missione Architetto. Solo la sala piena (sono 100 posti) ci permetterà di recuperare i 1.300€ investiti solo per presentare la pratica di ottenimento crediti formativi tramite il CNAPPC, non vi dico gli altri costi.

Il convegno rilascia 8CFP per architetti ma permette di entrare su una tematica che è quella del finanziamento delle opere di riqualificazione degli immobili che è di grande importanza. Mi aspetto che partecipino anche gli imprenditori. Daremo informazioni di primario livello con il coinvolgimento di Professori Universitari di grande spessore. Per aderire è sufficiente andare sul sito InfoPage e aderire al convegno “Percorsi di architettura Virtuosa” compilando il form ed eseguendo la donazione.

Casa Senior di Lurago

Casa Senior di Lurago

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Vivere metropolitano: il futuro del mondo nasce nelle città (Alumni Polimi Convention 2017)

Il 21 ottobre si è tenuta, al Teatro del Verme, la convenction annuale degli Alumni del Politecnico.
Il tema trattato era: “Vivere metropolitano, il futuro del mondo nasce nelle città: persone, tecnologie, idee dal sistema Italia”.

Ha introdotto il prof. Enrico Zio, presidente degli Alumni parlando di come il Politecnico segue i suoi alumni tramite le proposte del Career Service e i corsi e la formazione post lauream. Poi lancia il tema della sfida delle città italiane.

Prosegue il Rettore Ferruccio Resta, parlando di smart working, digitalizzazione e smart city.

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E’ il turno di Giorgio Gori, alumno e sindaco di Bergamo, che confessa di non essersi mai abilitato, ma di aver imparato molto dagli anni a studiare Architettura al Politecnico, soprattutto nella capacità di analizzare il territorio. Affronta il tema della difficoltà nell’amministrare la città. Ricorda che, sebbene il nostro territorio abbia medie alte di crescita, in quelle medie è contenuta una grande disparità sociale, e che anche la crescita dell’età media deve essere gestita anche nelle sue conseguenze economiche.
Infine, ricorda che anche la sostenibilità va affrontata, dalle amministrazioni, con trasparenza.

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Segue l’intervento di Renato Mazzoncini, del gruppo Ferrovie dello Stato, che parla della crescita demografica dal punto di vista economico, sociale, ambientale.
Ricorda che se tutti noi applicassimo dei piccoli comportamenti virtuosi, ad esempio nell’uso dell’acqua domestica, centinaia di litri a testa all’anno verrebbero risparmiati.
Parla dell’esigenza di connettere LA città e connettere LE città, dell’interesse nazionale nella mobilità, del bikesharing come esperienza nuova e interessante, e del fatto che, con il recente rinnovamento dei treni, l’Italia si aggiudica un’età media dei treni inferiore ai cinque anni, quindi un primato migliore di quello della Germania.

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Segue Elena Bottinelli, AD del San Raffaele. Parla dell’obiettivo del far “star bene” i cittadini, ricordando che la tecnologia va usata nel modo corretto, e suggerendo corsi nelle scuole.

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E’ il turno di Stefano Paleari, che ricorda i primi laureati italiani, quando l’Italia era il secondo paese industrializzato d’Europa.
Allora a rendere una città competitiva era la compresenza di quattro elementi:
– il porto (per la comunicazione)
– l’università (oggi diremmo un buon centro studi)
– la tolleranza (oggi parleremmo di inclusività)
– la presenza di un orologio meccanico (il tempo, quindi la produttività)
Ricorda che il numero di vincoli è spesso uguale al numero di libertà e che chi vive senza pensare al presente è come se vivesse nel passato.

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Prende la parola Piero Lissoni, architetto “militante” e designer. Ricorda che le periferie sono un’opportunità e sogna una “macrocittà” da Aosta a Palermo, servita da infrastrutture performanti. Invita a liberarsi di ridondanza e retorica e sottolinea il fatto che le uniche pubbliche amministrazioni con cui ha fatto fatica a comunicare sono quelle italiane, che considera labirinti con all’interno “troppi minotauri e troppi tesei“.
Parla del  caso del Corviale, che ha visto di presenza recentemente per caso, sottolineando che una certa architettura, più socialista che sociale, aveva fallito in quanto non aveva tenuto conto dei ritmi di vita di chi ci avrebbe vissuto.

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Vengono infine premiate due eccellenze:
Arianna Minoretti, progettista del “Ponte sui Fiordi” (anche detto “ponte di Archimede”), e Giampiero Tessitore, autore di una pelle artificiale ma “biologica”, materiale innovativo vincitore del premio H&M, uno dei più prestigiosi, per la Vegea.

All’ingresso gli Alumni sono stati omaggiati con la versione cartacea del nuovo numero di MAP (Magazine Alumni Politecnico)

Appunti sul BIM: Il nuovo modello di progettazione collaborativa

Il 12 ottobre 2017, al Palazzo delle Stelline di Corso Magenta a Milano, si è tenuto il workshop intitolato: BIM, Il nuovo modello di progettazione collaborativa.

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L’evento, moderato dal Dott. Domenico Latanza, ha avuto come suo primo relatore Alberto Pavan, esperto Bim e insegnante del Politecnico di Milano, delegato italiano ai tavoli ISO e CEN in ambito BIM, responsabile scientifico del progetto INNOVance.
Ricorda che il metodo Bim, per ora introdotto come facoltativo, potrebbe diventare ben presto obbligatorio in Italia, probabilmente dal 2019 per quanto riguarda gli appalti da oltre 100 milioni e dal 2021 per tutti gli appalti.
Ha parlato anche dell’IFC, linguaggio comune tra i software basati sul BIM, consigliando sempre, quando si lavora tra software diversi, di farsi spedire anche il pdf, in modo da monitorare possibili divergenze nelle informazioni relative alla modellazione.
Ha spiegato che, mentre nel 3d tradizionale sono necessarie tante viste per avere informazioni su come un oggetto è fatto “dentro”, ciò non è necessario nel metodo BIM, dove ogni elemento è un “lego” dotato delle sue informazioni.
Il BIM si usa anche per creare modelli di manutenzione, dove ad esempio rimane verde ciò che è nel suo ciclo di vita, diventa rosso ciò che sta per terminarlo.
Si possono usare funzioni, come la “crash detention”, che fanno si, ad esempio, che nulla venga creato a 10 cm di distanza da un tubo, o che i parapetti siano sempre più alti di un metro, o che siano rispettati i rapporti areo-illuminanti, inserendo i parametri del regolamento edilizio di riferimento.
Le informazioni possono anche essere georeferenziate.
Quando nel progetto viene sostituito un oggetto, in automatico anche il cash flow viene aggiornato.
E’ molto importante ricordare che nei software basati sul bim, l’appagamento visivo non è centrale. Alcuni software basati sul bim, addirittura, non hanno la modellazione 3D.
Infine, il relatore ha parlato delle nuove lauree a cavallo tra le competenze architettoniche e quelle informatiche, che creano figure importantissime negli studi moderni.

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A seguire, ha preso la parola Roberto Mancini, ingegnere, libero professionista e docente.
Ricorda che nei software BIM il fine non è estetico, ma la rappresentazione tridimensionale ha come obiettivi la comprensione e la comunicazione.
E’ necessaria una dotazione hardware non trascurabile, pc da 2000/3000 euro se non di più, nel caso di voglia fare una workstation di 20 persone.
Il Bim sfrutta anche i progressi fatti con le tecniche laser scanner, che permettono rilievi precisi al millimetro, con nuvole di punti colorate.

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Segue il relatore Sandro Paiano del MixLegno Group.
Il fornitore deve essere per l’architetto una risorsa capace di integrarsi con il progetto, rispondere alle reali esigenze del progettista e del committente evitando di proiettare le proprie convinzioni ed evidenziare gli eventuali punti critici in quanto esperto del proprio settore. Tutto questo è importante perché a differenza del pittore e dello scultore che realizzano personalmente le proprie opere l’architetto consegna ai fornitori la realizzazione della propria opera. Per questo la MixLegno crede che il segreto sia nella stretta collaborazione perché come recita un aforisma africano “se le formiche si mettono d’accordo spostano un elefante”


Interviene in seguito Luca Gennero della Dott. Gallina, parlando dei pannelli con preziose proprietà raramente presenti in un unico materiale: leggerezza, trasparenza, isolamento termico. Rinunciando alla leggerezza c’è il vetro, rinunciando alla trasparenza ci sono i pannelli isolanti. Vengono proiettati alcuni casi studio.

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Prende la parola Luca Linossi, dell’azienda Gerflor, che introduce il relatore della Render Factory, il quale fa un approfondimento su come adesso la potenza di calcolo dei PC e la reperibilità degli oggetti 3D abbia cambiato il modo di lavorare. Vengono presentati i “Bim Objects” aziendali, mostrando come in fase di renderizzazione permettano grande realismo e di come già solo il cambio di colori e modelli generi atmosfere nuove.

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E’ il turno di Mario Lombardi della Favaro 1, che parla dei rivestimenti di parete e dei pavimenti prodotti dall’azienda,

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seguito da Giancarlo Simonelli della Twin System, azienda che si occupa di serramenti, ed Edoardo Stella della Alpacom, azienda specializzata in serramenti e sistemi prefabbricati, che presenta dei particolari serramenti coibentati nei quattro lati.
Segue Davide Guida della Drenatech, azienda specializzata in pavimentazioni esterne, che ci parla della gamma IdroRain (pavimenti drenanti) e della serie Drenatech (pavimenti drenanti e decorativi).

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Dopo la pausa pranzo è il turno dell’intervista a Chiara C. Rizzarda, esperta BIM e vice Bim Manager nello studio di Antonio Citterio e Patricia Viel, ad opera del relatore della mattina Roberto Mancini.
Il Bim è comodo da usare fin dai piccoli progetti, poiché permette di aggiornare gli elementi, se occorre, una sola volta.
Le figure coinvolte nel processo BIM sono:
– il Bim manager
– il Bim coordinator, la figura chiave che segue operativamente il progetto
– i Progettisti, che lavorano “in Bim” fin dall’inizio
– il Bim specialist
Il vero costo del passare al metodo Bim è la formazione delle persone, e l’accettare la fase di “downtime in cui, durante la formazione, la produttività cala.
Si consiglia di inserire il metodo Bim tramite un progetto “pilota”, che sia semplice, nel core business dello studio, e che “permetta” eventuali ritardi.
I corsi bim da 40 ore non servono se nel frattempo non si pratica.
Vanno inoltre inserite delle figure Junior che affianchino i Senior con uno scambio equo di formazione informatica e sensibilità progettuale tra i primi e i secondi e viceversa.
Il titolare deve essere presente e assistere a questa transizione e metamorfosi tecnologica con consapevolezza dello strumento.
La relatrice conferma che è richiesto un hardware potente e una connessione a fibra per il “bim collaborativo”.
Bim è tre cose: collaborativo, parametrico e informativo.
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La spesa maggiore, come detto prima, non è l’hardware, il software o l’infrastruttura, ma la formazione del personale.
Il procedimento Bim inizia con l’architetto: ogni professionista (architetto, impiantista, strutturista) lavora sul suo modello e tutti e tre sono importanti.
Sapendo progettare è facile saper concepire un modello: imparare il metodo BIM è come imparare a disegnare a mano, e richiede del tempo.
Non è vero che il metodo Bim non permette una crescita del dettaglio, poichè esistono strumenti come le masse concettuali.
Non è neanche vero che il Bim impedisce la creatività e le possibilità, perché limita semplicemente a ciò che è realizzabile, quindi è inadatto a ciò che di fatto, seppur concepito da un software, sarebbe poi “inefficiente” nella realizzazione. Col bim, insomma, non si può “barare”.
I software basati sul Bim, dunque, non limitano l’espressività: un pannello a doppia curvatura è difficile (ma non impossibile) da disegnare perchè è difficile da costruire, controllare, pagare, documentare e sviluppare. Siamo dei tecnici, non degli artisti.
Costruttori e architetti sono quindi in affanno per il Bim. I costruttori devono assolutamente procurarsi una figura di Bim Specialist, e i progettisti devono imparare a chiedere economicamente di più ai committenti, offrendo una progettazione che, col Bim, consente un miglior controllo.

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Continua, dopo una breve pausa, Claudio Marsili di Serisolar, con un intervento sul risparmio energetico.

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Prosegue Fabrizio Vimercati, di OTIS, che trasforma l’ascensore in un luogo di arredo e design, proponendo tecnologie innovative, traendo energia dalla gravità.

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Prosegue Walter Bertona di Caleffi, che spiega gli oggetti Bim della sua azienda, precisando che cercano di inserire più tipologie della serie nella stessa famiglia parametrica, tenendo come limite il rischio di eccessivo appesantimento del file.
Il suo intervento è mirato a sottolineare la qualità del dato all’interno di oggetti BIM nei progetti MEP.
Parla dell’interessante esperienza di restituzione in file Bim della loro sede, il “Cubo rosso”.

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E’ il turno dell’ultimo relatore scientifico, Natale Raineri, professionista genovese che ha ricoperto la carica di Presidente dell’Ordine dal 2013 al 2015.
Parla del ruolo dell’architetto e l’innovazione, passando dal grafos, al Bim, alla realtà aumentata.

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Parla di come Gehry e Renzo Piano prediligessero altri strumenti per rappresentare i loro volumi al posto dei software 3D.
Sottolinea che il Bim può essere ridimensionato alla fase “cantierabile”.
Presenta il caso studio dell’edificio di via Bosio 14 a Genova, Villa Arbà, comunemente chiamata Buon Pastore, dal nome dell’istituto che ha sostituito.
In questo caso il metodo Bim è subentrato nella fase dell’esecutivo. Raineri mostra i metodi di rappresentazione, anche misti (cad + colorazione manuale delle stampe) usati nell’ideazione e nella rappresentazione.

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Come, dove, quando si vota per l’Ordine degli Architetti di Milano e Provincia

Elezione Consiglio Ordine Architetti PPC di MILANO (2017-2021)

DOVE SI VOTA E QUANDO SI VOTA
http://www.ordinearchitetti.mi.it/it/ordine/elezioni

Il seggio elettorale è istituito presso la sede dell’Ordine – Via Solferino 19 – Milano

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Prima votazione (già fatta, non raggiunto il quorum):
valida se ha votato un terzo degli aventi diritto e pertanto 3945 Architetti
venerdì 06 ottobre dalle ore 12:00 alle ore 20:00
sabato 07 ottobre 2017 dalle ore 9:00 ore 17:00;

Si passa al secondo turno!

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Seconda votazione:
valida se ha votato un quinto degli aventi diritto e pertanto 2367 Architetti
lunedì 09 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00,
martedì 10 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00,
mercoledì 11 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00,
giovedì 12 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00,
venerdì 13 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00,
sabato 14 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 17.00;
lunedì 16 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00,
martedì 17 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00.

Poiché non è consentito sommare i voti tra successive votazioni, in mancanza del raggiungimento del quorum nella prima votazione si dovrà tornare a votare nella seconda e in mancanza del raggiungimento del quorum nella seconda si dovrà tornare a votare nella terza e ultima convocazione per la validità della quale non è richiesto nessun quorum.

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Terza votazione (VALIDA SENZA QUORUM)
Mercoledì 18 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Giovedì 19 ottobre           “                 “
Venerdì 20 ottobre           “                 “
Sabato 21 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 17.00
Lunedì 23 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Martedì 24 ottobre           “                 “
Mercoledì 25 ottobre       “                 “
Giovedì 26 ottobre           “                 “
Venerdì 27 ottobre          “                 “
Sabato 28 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 17.00

 

Le interviste ad alcuni candidati…

Caterina Parrello
Francesca De Tisi
Laura Galli
Edmondo Jonghi Lavarini
Alessandro Sassi
Ettore Brusatori
Paola Bettoni
Angelo Errico
Sara Brugiotti (Sez. B)

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Non hai completato i crediti? Crocifisso in sala mensa!

Formazione, Abilitazione, Albo e Ordine: la parola all’Arch. Alberto Ceccarelli

Ospite del nostro blog, per questo articolo, l’Architetto Alberto Fabio Ceccarelli, professionista e formatore. Aiuterà i giovani, e meno giovani, lettori ad orientarsi nel mondo della professione, della formazione, approfondendo ciò che riguarda l’abilitazione alla professione di Architetto, parlandoci anche dell’Albo e dell’Ordine.

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Ciao Alberto, puoi raccontare ai lettori e alle lettrici del blog in cosa consiste la tua duplice attività di architetto e di formatore e di come queste due attività si legano tra loro?

La duplicità della mia attività nasce a seguito della frequentazione, dopo la laurea, del corso di preparazione all’esame di stato organizzato a Roma dall’arch. Paolo Villatico Campbell. Paolo, venuto a mancare ormai quasi 15 anni fa, mi dimostrò come, in pochi mesi, si potessero trasmettere nozioni basilari, che erano mancate al mio percorso universitario. Questa “scoperta” ha generato in me una passione per l’insegnamento e quindi la nascita prima dei corsi a Venezia e Milano, e poi dei testi di preparazione della Maggioli, “Guida Pratica alla progettazione”, e “ Prontuario tecnico urbanistico amministrativo” in uscita entrambi a breve con la VI edizione aggiornata.

Quindi diciamo che mi dedico a molteplici attività:

  • la formazione per i laureati che desiderano avere una guida per la preparazione all’esame di stato;
  • la trasposizione di parte di quello che svolgo nel corso nei testi sopra menzionati, adatti a chi, per ragioni di tempo, economiche o di distanza, non se la sente di partecipare al corso;
  • l’attività formativa, ormai quasi ventennale mi ha permesso di diventare ente terzo accreditato dal Consiglio nazionale degli architetti (CNAPPC) per la formazione continua, con rilascio di Crediti Formativi Professionali, divenuti obbligatori per i professionisti iscritti, dal 2014;
  • infine l’attività professionale, anche se la crisi di quest’ultimo periodo ha maggiormente toccato questo settore .Cosa ti ha spinto a scegliere Architettura? E come ti sei mosso appena dopo la laurea? Cosa è cambiato rispetto a quando ti sei laureato?

Scelsi architettura per motivi pragmatici; mio padre era un ingegnere ed aveva un’impresa di costruzioni; immaginavo quindi di proseguire l’attività di famiglia. Purtroppo venne a mancare subito dopo la mia iscrizione all’università, e quindi tutti i programmi saltarono, costringendomi ad un percorso di laurea lungo, gestito in parallelo con l’attività imprenditoriale lasciata da mio padre. Una volta terminate queste iniziative, non ho però proseguito. Dopo la laurea ho iniziato a lavorare per un collega di studi anziano che aveva 3 imprese di costruzione, con il quale ho seguito sia progetti di opere pubbliche in ambito vincolato, sia nuove costruzioni, sia urbanizzazioni di un paio di lottizzazioni. In parallelo, dopo un iniziale tentativo di abilitazione con la preparazione universitaria e l’esperienza di lavoro, andata male, mi sono rivolto a quello che era allora l’unico corso di preparazione in Italia, organizzato dall’architetto Villatico. Rispetto ad allora, oggi l’università è molto cambiata, intanto per il totale abbandono delle tecniche grafiche tradizionali, ma anche per la moltitudine di corsi promossi dalle varie università, che non sempre secondo me danno una buona base formativa con cui affrontare sia l’attività professionale, che l’esame di stato. E poi c’è la crisi che, dal 2008 ha colpito il mondo occidentale in generale e il nostro paese in particolare; il settore edilizio è stato in tal senso molto toccato, generando come conseguenza anche meno iscritti alla facoltà di architettura.

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Dopo la laurea hai subito deciso di abilitarti? In Italia molti neolaureati iniziano a lavorare come disegnatori cad rimandando il momento dell’abilitazione. Secondo te è importante dare priorità all’abilitazione? E, se si, perché?

Quello che feci io l’ho specificato in precedenza..diciamo che stante la mia esperienza e la mia attività, secondo me converrebbe togliersi subito l’esame, per molteplici motivi. . Intanto alla fine dell’università sia ha ancora probabilmente la voglia e il tempo per dedicarsi a tempo pieno allo studio, mentre entrando subito nel mondo del lavoro, questo tempo viene meno. Inoltre l’esperienza lavorativa non è detto che aiuti per l’esame; raramente infatti nel lavoro si hanno esperienze progettuali architettoniche legate alle richieste d’esame, e ciò può fuorviare all’esame stesso. Infatti nel lavoro si deve pedissequamente seguire la miriade di normative, le richieste del committente che spingono spesso verso soluzioni che io definisco più edilizie e meno architettoniche. All’esame al contrario, stante il tempo ridotto a disposizione, 8 ore, e la commissione composta prevalentemente da professori universitari, alle richieste si deve rispondere in maniera diversa, rispetto a quanto si fa sul lavoro; è come se si stesse partecipando ad un concorso di progettazione e quindi fondamentale è l’uso di uno specifico alfabeto progettuale. Tutto ciò io l’ho imparato dopo la laurea, in parte dall’arch. Villatico e in parte da un testo di un professore americano di origine cinese, F. D.K.Ching, “Architecture form space and order “, di cui poi è stata pubblicata un paio di anni fa da Hoepli la versione italiana da me curata. Altra cosa che mi sento di affermare è che poi all’abilitazione non è detto debba seguire immediatamente l’iscrizione all’albo. L’abilitazione non ha scadenza e per l’iscrizione si può attendere. D’altra parte iscriversi all’ordine genera dei costi fissi e degli specifici obblighi. Io credo che l’iscrizione abbia un senso quando si ha una certezza di lavoro che obblighi all’uso della firma.

Quali sono i servizi che l’Ordine degli Architetti dà ai suoi iscritti? E quali sono le garanzie?

Il sistema ordinistico garantisce, secondo alcuni, l’ingresso in una casta di privilegiati. E’ su questa affermazione, secondo me risibile, che il sistema politico ha addossato agli iscritti agli ordini una serie di colpe che son sfociate nel 2012 nell’abrogazione delle norme sulle tariffe e sul divieto di utilizzo delle stesse. Fatta questa premessa, gli ordini provinciali danno agli iscritti specifiche consulenze sull’attività professionale, sullo sviluppo normativo che riguarda la nostra professione e sugli onorari. Attivano inoltre corsi per l’obbligo di formazione continua e promuovono specifici incarichi tra gli iscritti con adeguata esperienza; parlo delle giurie di concorsi, dei membri di specifiche commissioni, o della così detta terna per i collaudi quando committente e costruttore sono lo stesso soggetto, ecc. Promuovono infine attraverso i nuovi consigli di disciplina provvedimenti disciplinari, nel caso di mancata ottemperanza al Codice deontologico. Non capisco cosa intendi invece quando parli di garanzie. Esistono ancora garanzie su qualcosa oggi? L’unica cosa certa è che l’iscrizione all’ordine è obbligatoria per l’esercizio della professione e ciò è disciplinato dalle norme vigenti.

Che ne pensi della recente iniziativa dei crediti formativi permanenti? E come mai, secondo te, i professionisti hanno avuto tutte queste difficoltà a completarli?

Questa domanda mi mette in un po’ in difficoltà, stante il mio essere un ente formatore accreditato. Da una parte mi verrebbe da dire che se un professionista vuole rimanere aggiornato ed essere pronto alle sfide che il mondo del lavoro ci pone, è comunque obbligato ad aggiornarsi. E’ vero però nel contempo che non tutti gli iscritti hanno, in passato, ottemperato correttamente a questo ovvio principio. E’ forse per questo che nasce l’obbligo introdotto dal 2014. Diciamo anche che il nuovo Consiglio nazionale, recentemente eletto, avendo colto degli elementi di criticità nell’impostazione data dalle vecchie linee guida, ha promosso delle modifiche sostanziali che dovrebbero venire incontro alle problematiche evidenziate nel primo triennio; tra queste quella più evidente è quella dell’abbassamento a 60 CFP a triennio, rispetto agli iniziali 90, che dovevano andare a regime dal 2017-2019, oltre a tutta una serie di modifiche meno restrittive rispetto alle precedenti. Probabilmente le difficoltà a completare l’obbligo formativo sono derivate da vari fattori:

  • un iniziale offerta ridotta di corsi,
  • la crisi incombente che dava altre priorità agli iscritti,
  • la mancata informazione sull’obbligo,
  • la probabile certezza, tutta italiana, che in qualche modo si sarebbe sistemato il tutto,
  • fors’anche un atteggiamento di ribellione da parte di tanti, stante le non chiare sanzioni previste.

Quest’ultimo aspetto è stato infatti definito solo a fine 2016, con la possibilità di un ravvedimento operoso entro giugno 2017, per i numerosi inadempienti; successivamente scatteranno le sanzioni che prevedono la censura in caso di mancanza fino a 12 CFP (20%); sopra i 12 CFP mancanti si subirà la sospensione di un giorno per ogni credito mancante.

Con che criterio un iscritto all’albo dovrebbe scegliere i corsi per maturare i crediti formativi?

Io personalmente sceglierei corsi pratici, che cioè aumentino le effettive capacità professionali e di guadagno. Oltre a questi c’è comunque l’obbligo, per gli architetti di frequentare, esclusivamente presso gli ordini, specifici corsi sulle materie ordinistiche, deontologiche e relative agli onorari, per un totale di 12 CFP a triennio.

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In un’epoca in cui è difficile affermarsi come Architetto, cosa consigli al neolaureato?

Intanto prendere una laurea quinquennale o specialistica, perché solo questa ha una reale spendibilità in Europa. Questa è stata un’affermazione per altro ribadita qualche giorno fa da un relatore in un corso organizzato da un ordine professionale per i CFP obbligatori. Il secondo consiglio che mi sento di dare è comunque abilitarsi; rimandare troppo questo fondamentale passaggio rende poi la cosa più faticosa..inoltre anche questo è un obbligo per una reale spendibilità in ambito europeo della laurea; il terzo consiglio è un doppio consiglio: andare a lavorare per un impresa di costruzioni, perché li si impara tantissimo – quindi cantiere a più non posso – oppure emigrare all’estero; ma in quest’ultimo caso, una scelta del genere non deve avere ripensamenti, perché secondo me quella è una via senza ritorno, e qui in Italia al massimo si deve tornare per le vacanze.

Hai più simpatia verso chi si reinventa in una professione “collaterale” al percorso di studi in architettura, o per chi persevera in una gavetta che a volte finisce per essere eterna, ma onora la sua passione per la disciplina architettonica?

Beh, la mia storia dimostra che assolutamente non si deve perseverare per una gavetta che, almeno stante la crisi, come tu dici rischia di essere eterna e generare nella migliore delle ipotesi una gran frustrazione..molto meglio trovare una professione collaterale, ma che permetta di vivere autonomamente… la passione e il sogno, purtroppo, specie con la situazione di crisi, potrebbero trasformarsi in incubo.

Cosa ne pensi delle certificazioni energetiche e di come il mercato poi si è velocemente inflazionato, e secondo te perché è successo?

A me insegnarono alle elementari o alle medie che vi è un diretto rapporto tra richiesta e offerta di lavoro e conseguente andamento dei costi. Nel momento in cui le certificazioni energetiche sono diventate obbligatorie, in tanti si sono lanciati in questa nuova mansione, anche tenendo conto della parallela crisi di tanti altri settori; ecco quindi che nel momento in cui geometri, architetti e ingegneri si sono lanciati in questo settore – in alcuni casi, come in Lombardia successivamente ad uno specifico corso abilitante ed iscrizione al CENED – l’eccesso di offerta ha fatto crollare i prezzi, unitamente anche, secondo me, ad una effettiva qualità di dette certificazioni.

Sei d’accordo con chi afferma che, tra i laureati in architettura, si affermano maggiormente coloro che avevano un diploma da geometra? E, se si, perché ciò accade?

No, non sono d’accordo. Ricordo, ai tempi del mio percorso di laurea, che diversi professori dicevano che l’architetto di successo quasi sempre veniva dal liceo classico. Per esperienza personale e dei corsi che faccio, le migliori performance vengono proprio da chi viene dal liceo classico..poi dipende anche dal tipo di attività che si svolgerà. Sicuramente il diploma di geometra ti introduce meglio e prima a quelle che sono le materie trattate nel nostro mestiere..però il liceo classico, se fatto come si deve ti da una forma mentis che ti permette di spaziare in molteplici campi, oltre a darti una proprietà di linguaggio senza eguali.

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Cosa pensi della pubblicità: pensi che un architetto dovrebbe pubblicizzarsi? Anche usando il digitale?

Sicuramente serve la pubblicità, anche usando il digitale..rimane il fatto che la pubblicità deve però avere un sub strato di notevole capacità professionale..siamo talmente tanti, e sono talmente tante le offerte che si trovano in rete, che vanno vagliate con attenzione, per non prendere sonore fregature.

Pensi che ci sia solidarietà o, più che altro, collaborazione, nel mondo degli Architetti?

Possiamo saltare la domanda? Scherzi a parte, no, secondo me non c’è solidarietà ne troppa collaborazione.. sento di bieco sfruttamento da parte anche di studi blasonati, e in fin dei conti, quando c’è troppa offerta, per altro spesso di bassa qualità, ecco che nascono stage sotto pagati..si gioca sulla speranza di diventare indispensabili per lo studio, quando purtroppo ciò difficilmente avviene. Ciò per altro è una ruota che gira..chi riesce a mettersi in proprio, dovrà per forza sottostare alle medesime regole, altrimenti non ce la farebbe a reggere le logiche di mercato

Le difficoltà che un giovane architetto incontra non dipendono in toto “dalla crisi”: ci sono alcune difficoltà intrinseche nella particolarità della professione di architetto, difficoltà che ingegneri o, ad esempio, geometri, non incontrano, ce ne parli?

Mah..intanto anche gli ingegneri cominciano a sentirla la crisi, al punto tale che i dati del Consiglio nazionale ingegneri (CNI) ci dicono che le iscrizioni alla laurea in ingegneria civile sono diminuite; in secondo luogo in questa trilogia di professionalità i geometri, entrando nel mondo della professione molto presto, e con una formazione più pratica, sono avvantaggiati, mentre gli architetti secondo me subiscono più criticità: sono (siamo) troppi, spesso poco preparati rispetto alle sfide professionali – e qui un po’ di colpe sono anche da attribuire alla scuola in generale e all’università in particolare – e anche ormai schiacciati da anni di bassa professionalità..in tal senso racconto un episodio che mi accadde circa 15 anni fa; ero in Sicilia e venni presentato ad un proprietario terriero di antico lignaggio come architetto, la sua replica fu che troppi anni sarebbero dovuti passare prima che diventassi un bravo geometra..non penso ci sia altro da dire..anzi, se vogliamo tornare a qualche domanda fa, ormai il mercato di bassa qualità che caratterizza l’Italia è più propenso a rivolgersi al geometra, meno costoso e più pratico, rispetto all’architetto..ma qui la colpa è di tutti..della mancanza di qualità che ha contraddistinto quanto si è realizzato a partire dal secondo dopo guerra..e testimoni di ciò sono le nostre periferie..le nostre coste..ecc ecc. basta avere gli occhi per guardare, senza pregiudizi.

Cosa ne pensi di chi propone un lavoro che di fatto ha i vincoli del dipendente ma le (non) tutele della partita iva? Perché ciò accade e la cosa è tacitamente accettata?

Diciamo che raramente uno studio di architettura ha dipendenti; i collaboratori sono tutti a partita IVA ma, come dici tu, con i vincoli di un dipendente,..però ciò lo permettono le norme e se vuoi il mercato..per uno studio medio piccolo, con il poco lavoro che c’è e la difficoltà a farsi pagare, un vero dipendente farebbe fallire lo studio in poco tempo, perché costerebbe al datore di lavoro il doppio di quel che costa come p.IVA. Bisogna essere anche consapevoli del fatto che, a parte poche individualità, in Italia la maggioranza degli architetti titolari di studi non fa la vita da nababbo; e Il fatto stesso che questa annosa questione, dibattuta da anni, non veda una soluzione ed anzi, chi passa a lavorare in proprio, dopo una esperienza più o meno lunga da finto dipendente a p.IVA,si vede costretto, per andare avanti a far lavorare esclusivamente collaboratori a p. IVA, secondo me la dice lunga.

Essere formatore per architetti dà un osservatorio interessante. Che età hanno i tuoi studenti? Che situazioni lavorative? Da che motivazioni interne sono mosse? E’ comune il desiderio di migliorare e migliorarsi? C’è ottimismo o pessimismo?

Gli studenti hanno tutte le età..diciamo maggiormente nella fascia 25 – 30 anni, ma molto spesso mi son trovato davanti discenti anche coetanei e persino più anziani di me, che per le vicende della vita avevano tardato a laurearsi, o che improvvisamente avevano avuto l’esigenza, per ragioni di lavoro, di abilitarsi, o anche il semplice desiderio di chiudere un ciclo, per l’appunto con l’abilitazione. Sicuramente tutti quelli che si sono rivolti a me negli anni, mi hanno manifestato attestazioni di stima, per quanto insegnato nei mesi a stretto contatto, convinti che comunque sarebbe servito in futuro per la loro attività, svolta essa in Italia o anche all’estero. In fin dei conti, chi decide di svolgere un percorso formativo come quello che io propongo, particolarmente faticoso ma anche pieno di soddisfazioni, deve essere mosso da grande passione, volontà, abnegazione e a livello generale positività nei confronti del futuro

Quali progetti hai per il futuro? I cambiamenti del mondo dell’architettura ti hanno spinto ad attivare nuovi percorsi formativi: qualcosa di nuovo all’orizzonte?

Beh, intanto sono giunte alla fine del percorso di ideazione e preparazione le nuove edizioni dei testi per la preparazione all’esame di stato per architetti e ingegneri civili-edili di cui ho parlato in precedenza, che usciranno tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2017. Poi si ricomincia con i corsi per la preparazione all’esame di stato per la sessione estiva, totalmente rinnovati nelle lezioni e nelle esemplificazioni, per essere sempre in linea con le rinnovate richieste dell’esame. Anche nell’ambito della formazione continua obbligatoria, dopo i corsi pratici catasto terreni e catasto fabbricati che tanto successo e soddisfazioni danno, entro maggio lancerò un corso sulla redazione delle tabelle millesimali. Ho in programma poi di pensare ad un rinnovamento dei testi per le future edizioni ( o anche ad un nuovo testo) oltre alla promozione, attraverso brevi pillole, di filmati a spot che trattino le problematiche, dal generale al particolare sull’esame..intendo dire le differenze tra sede e sede, le percentuali di promossi e bocciati, trucchi e strategie per rendere meno gravosa la preparazione e l’esame… pillole di aiuto quindi che verranno pubblicate e rese visibili nei prossimi mesi sul profilo facebook della studio, sul mio sito www.afcstudio.it. e forse sulle riviste on line della Maggioli. Diciamo che potrebbero essere foriere anche di un progetto che preveda una parte delle lezioni erogata on line, in maniera tale che possano avere una più ampia partecipazione, mantenendo invece in sede correzioni, approfondimenti pratici ed esercitazioni progettuali guidate. Non mancheranno penso anche articoli pubblicati sulle riviste on line della Maggioli, come già fatto in passato. Speriamo infine che riparta anche l’attività professionale un po’ per tutti. non ti nascondo anche che non mi dispiacerebbe partecipare nuovamente, con i migliori corsisti, a qualche concorso di progettazione, in Italia come all’estero.

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