Storia e descrizione strutturale (arricchita da dettagli e particolari sulla vita dell’architetto) delle tre più famose abitazioni private di Frank Lloyd Wright.

Saggio breve preparato da me al primo anno di Architettura, per Storia dell’Architettura Contemporanea, col professor Alessandro De Magistris.
Nonostante contenga le ingenuità tipiche degli studenti del primo anno, è stato uno degli ultimi regali che ho fatto a mio padre prima della sua prematura scomparsa, ed è per questo che ci tengo a ri-pubblicarla per renderla disponibile a chi ne apprezzerà i contenuti.

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Che Frank Lloyd Wright sarebbe diventato il più importante architetto americano del ‘900 lo aveva predetto la madre,quando lo portava in grembo.
Quando William Martin (colui che lo incaricò per la costruzione del Larkin Company Building) lo descrive al fratello, usa queste parole:
<>

Frank trascorse i primi vent’anni della sua vita quasi interamente nella fattoria dello zio, nel Wiscosin. I genitori erano persone colte. La madre aveva fondato una scuola con le sorelle, il padre era Ministro. Gli anni trascorsi nella fattoria fecero sorgere in Wright un amore per la vita agreste che lo accompagnò per sempre. La madre applicò alla sua educazione le teorie di un pedagogista che sosteneva che il bambino dovesse apprendere non disegnando dalla natura, ma tramite forme geometriche montabili.

La casa di Oak Park

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Dopo aver seguito i corsi di ingegneria nell’università locale, considerata di terza classe, si trasferì a Chicago con l’intenzione di diventare un grande architetto. A Chicago, entrò nello studio Adler & Sullivan. Presentò a Sullivan degli schizzi, che gli piacquero molto, e fu immediatamente assunto. Nel frattempo si sposò ,ed ebbe bisogno di una casa per la famiglia. Sullivan lo aiutò ad avere un finanziamento per comprare un terreno ad Oak Park, dove sorse la sua prima casa, che fu anche la sua prima opera.

La copertura in legno e il ripidissimo tetto a due falde sono le due caratteristiche principali della casa, che la distinguono dalla tipica abitazione di quel periodo, di gusto vittoriano.
L’esterno è molto sobrio, grazie alla geniale combinazione di legno scuro e muri di mattoni a vista. Al contrario, l’interno era molto disordinato, ricco di particolari, come tappeti orientali, busti di Beethoven, stampe giapponesi. La pianta evidenzia il desiderio di non separare nettamente gli ambienti, ma di lasciare un continuum tra essi.
La Winslow House partiva ancora da un volume prefissato, da una scatola muraria in cui l’architetto si sforza di rompere la chiusura. Qui invece assistiamo ad uno stadio già avanzato nel processo di erosione del muro, e perciò a un dialogo serrato fra mondo familiare ed ambiente comunitario. Lo studio ottagonale è un esempio di indipendenza dal rettangolarismo ,che sfocerà più tardi nella predilezione per l’esagono. Il legno è stato lasciato quasi al naturale, solo incerato affinché ne fosse messa in luce la bellezza. Il camino assume un’importanza particolare data la convinzione di Wright che fosse il luogo sacro della riunione familiare. Per Wright la famiglia era il simbolo della democrazia. Al piano superiore si trovavano uno studio, un bagno e due camere da letto ,ma di questa disposizione delle stanze rimangono solo dei disegni, visto che furono fatte diverse modifiche nel tempo. Per la sala da pranzo egli costruì delle sedie a schienale alto che presto sarebbero diventate un suo simbolo. Credeva che esse potessero creare un paravento attorno alla famiglia riunita. Esse erano prive di forme circolari ottenute al tornio. Wright, infondo, era un ambientalista. Raccontò che, durante le sue visite alle botteghe artigiane per la lavorazione del legno,all’inizio del secolo (quando era di moda usare il tornio per disegnare curve, protuberanze, forme affusolate) gli sembrò di vedere sul pavimento mezzo patrimonio forestale nazionale. Perciò, per lui questo spreco era ripugnante. Egli credeva che le macchine potessero diventare uno  <>. In base a queste teorie, disegnò e realizzò delle sedie con decorazioni tagliate in lunghi pezzi rettilinei con scarto minimo. Era molto interessato agli effetti di luce. Inserì dei globi da soffitto che chiamò “luce solare”, e una luce indiretta e incassata nella sala da pranzo che chiamò “chiaro di luna“.
Con l’ingrandirsi della famiglia, Wright inserì una stanza dei giochi. Le proporzioni di questa stanza sono tutte a misura di bambino. Le finestre sono basse, e un adulto per guardare attraverso esse deve chinarsi. Al centro della stanza vi era un camino ad arco. Questa stanza divenne punto di attrazione per tutto il vicinato. In quanto padre di sei figli, Wright sapeva cosa coglieva l’attenzione infantile (casette,bambole,giochi,feste). La stanza si trovava a secondo piano, circondata dalle fronde dei rami, quasi a sembrare una casetta sull’albero.

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Nel 1897 Wright trasferi’ il suo studio da Chicago a casa sua,credendo che in tal modo la sua produzione sarebbe cresciuta di un terzo. Lo studio al primo piano, ormai diventato obsoleto, fu diviso in due dormitori, uno maschile e uno femminile. Il nuovo studio è diviso in due ambienti: la biblioteca e la sala da disegno, divise dalla sala d’aspetto. Dietro vi è l’ufficio personale di Wright .
La sala da disegno è ancorata al soffitto tramite robuste catene di ferro.  La biblioteca è il luogo dove Wright mostrava i suoi disegni. Entrambi gli ambienti sono bene illuminati e vi è una cura da parte dell’architetto per i materiali.
La sala d’aspetto è piena di finestre,decorate con motivi geometrici solo nei bordi. I colori usati sono quelli autunnali,quelli che Wright amava, e che ben si abbinavano con il colore del legno:
<>.
Wright non lavorava manualmente come gli artigiani dell’ Art and Crafts, ma si avvaleva dell’uso di macchine, in quanto era convinto che le macchine creassero disegni più puliti e più moderni .

Wright fu spesso spinto a trasferirsi un Europa, ma rifiutò sempre, fino al 1910, quando lasciò moglie e figli ad Oak Park, affidò i suoi lavori al suo disegnatore, e partì per l’Europa per assistere Ernst Wasmuth.
<>.

Taliesin I, II e III

Al suo ritorno negli stati Uniti, Wright si stabilì a Chicago.
Egli definisce la vita di Chicago con queste parole: <>. Da queste parole si capisce perchè Wright costruì soprattutto in aperta campagna, e i pochi edifici costruiti in un contesto cittadino danno le spalle alla strada e creano dei mondi interni molto ricchi.
A Chicago cominciò a lavorare per costruire una casa in campagna, nel luogo dove era cresciuto, per la madre Anna LLoyd Wright. Nel corso della progettazione, la signora capì che al figlio serviva un posto nuovo dove stabilirsi e lavorare traquillamente, cosi lo esortò a tenere per se la casa.
Wright trasformò il progetto di un semplice cottage in un complesso comprensivo di casa, studio e fattoria (residenza, atelier e azienda agricola).
Il terreno su cui avrebbe costruito era la collina doveva aveva passato la sua infanzia. Egli chiamo’ questo luogo Taliesin ,un nome gallese significante “cima splendente”, ma anche il nome di un druido del sesto secolo. Egli aveva origine gallese da parte materna, e una tradizione gallese voleva che i fratelli e le sorelle dello stesso clan scegliessero nomi gallesi per le proprie case.
Wright sapeva che se avesse costruito sulla collina, l’avrebbe distrutta, così decise di costruire attorno ad essa. Qui egli creò un mondo autosufficiente dedicato all’arte e all’agricoltura.
Era la prima volta che Wright non costruiva in aree urbane o suburbane.
Ruppe la tradizione di costruire sopraelevando l’edificio rispetto al livello del suolo, e ciò fa si che Taliesin non sia una casa nella prateria.
Il materiale usato per l’esterno era la pietra calcarea giallo-oro, proveniente dalle cave locali. L’intonaco usato era di colore giallo-grigio, come la sabbia del fiume Wiscosin.
Gli interni erano di cipresso e il pavimento era di pietra calcarea o di cipresso cerato.
Anche i camini erano di pietra calcarea.
Arricchì gli interni con stampe giapponesi, porcellane, statuette di bronzo, ornamenti acquistati durante i suoi viaggi in Giappone. Queste decorazioni non intaccavano la sobrietà degli interni.
Vi era una stanza di sicurezza contenente disegni ed opere d’arte, dei cortili, alloggi per disegnatori, una cella frigorifera per la produzione di burro e panna, costruzioni per contenere maiali, mucche e polli.
Le finestre erano protette da ampie gronde, in modo da poter essere aperte anche con la pioggia.
Taliesin fu incendiata da un servitore impazzito nel 1914. Solo lo studio e la fattoria furono risparmiati. Furono uccise sette persone care a Wright. Durante la tragedia, egli si trovava a Chicago. Quando seppe dell’accaduto, corse a Wiscosin e si trovò davanti al tragico spettacolo.

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In quel periodo Wright visse una grave crisi economica, ma per fortuna gli furono commissionati dei lavori,come L’Imperial Hotel di Tokyo. Rientrato negli Stati Uniti nel 22 si stabilì a Los Angeles, ma, capendo di non avere futuro nel Sud-Ovest, tornò a Taliesin.
La ricostruì molto più grande, per ospitare le coppie provenienti dall’Europa e dal Giappone per aiutarlo, per lavorare non per lui,ma con lui.
In questo periodo, Wright conobbe la sua terza moglie, Olgivanna, che ebbe una profonda influenza negli ultimi 30 anni della sua vita.
Ella aveva lasciato il marito, un architetto russo, per fuggire dalla Russia con un gruppo di fuggiaschi, dopo la Rivoluzione.
Frank e Olgivanna si conobbero a un balletto russo. Erano in attesa di divorzio, e decisero di convivere.
Olgivanna diede un contributo fondamentale alla comunità di Taliesin.
Nella primavera del ‘25 Taliesin fu nuovamente devastata dalle fiamme, stavolta per un corto circuito. Wright commentò:
<>

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Wright ricostrui’ Taliesin,ancora più grande, con nuovi alloggi e un nuovo studio. Come nella casa di Oak Park, il grande camino assume un’importanza simbolica.
Nel 1949,nel giorno del suo 82esimo compleanno, egli fece colazione nel nuovo studio con la moglie e gli apprendisti.
<>
Fino all’anno della morte, il 1959, Wright apportò modifiche a Taliesin. Nel 1953 aggiunse un balcone aggettante proteso fino a incontrarsi coi rami delle querce che crescevano sul pendio.

Dopo aver fondato la comunità di Taliesin, Wright non assunse più disegnatori, ma solo consulenti tecnici (in rari casi). Per il resto aveva solo collaboratori, che pagavano una retta per lavorare con lui.
Per questa scelta egli fu molto criticato.Si difese dicendo: <>

Wright riconosceva il suo debito a Sullivan, considerandolo il suo unico maestro (anche se il loro rapporto finì in modo burrascoso: fu cacciato dallo studio con l’accusa di rubare i clienti). Egli diceva di essere la matita nelle sue mani: quando parla dei collaboratori di Taliesin egli dice che essi sono le dita della sua mano, per far capire quanto fosse più stretto il rapporto.

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La prima retta pagata dagli apprendisti consentì di ristrutturare Taliesin.
Anche la manutenzione e le pulizie rientravano nelle mansioni degli apprendisti.
I soldi finirono presto, gli apprendisti restaurarono Taliesin e la fattoria, ma in quel periodo le commesse per Wright erano poche (è il periodo della Casa sulla Cascata e degli edifici Johnson).

La vita della comunità non era fatta solo di fatica. I coniugi Wright ritenevano che nella vita quotidiana dovesse entrare ogni genere di cultura. Il sabato, ad esempio, si cenava nel teatro, e poi si vedeva un film.
La domenica si cenava nel soggiorno di Wright e poi si vedeva un concerto.
La vita a Taliesin era una forte ispirazione sia per i coniugi Wright sia per gli apprendisti.

Taliesin West

Il terzo capolavoro che Wright costruì per se stesso è Taliesin West, in Arizona.

L’Arizona significa una nuova stagione creativa, un’avventura dell’immaginazione, un bisogno anche di maggiore anticonformismo: <>.
Vide quei territori per la prima volta nel 1927, e ne fu affascinato.
La seconda volta egli portò con se anche la famiglia, insieme a una squadra di disegnatori, per lavorare al progetto del villaggio turistico “San Marcos in the desert”.
Non volle affittare degli alloggi. Preferì un accampamento ideato e costruito da lui stesso, che potesse permettergli di stare a contatto col deserto e restare affascinato da esso.
Wright era convinto che, dato che nel deserto non vi era alcuna simmetria, non ve ne dovessero essere nemmeno nell’accampamento e nel San Marco in the desert.<> dice Wright in proposito.

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Nel 1936 Wright si ammalò di polmonite e la moglie gli consigliò di lasciare gli inverni freddi del Wiscosin per trascorrerli in Arizona.
Egli decise di costruire un’abitazione per l’inverno in Arizona, e chiamò quest’impresa la “conquista del deserto”.
I Wright visitarono la vasta valle di Phoenix e infine scelsero un pezzo di terra poco costoso ceduto in parte in affitto dal demanio. Wright amava molto la vegetazione del deserto.
Dato che non vi erano molte strade, fu necessario costruirle, per recarsi nei luoghi desiderati.
Wright aveva settant’anni, e decise di vivere nel deserto durante l’edificazione di Taliesin West, in un accampamento che chiamò “Ocatillo”. Viveva in accampamenti coperti da tetti di canapa che di giorno facevano entrare il tepore del sole.
Non c’erano nè acqua nè energia elettrica. Il costo del terreno aveva ridotto Wright sul lastrico.
Wright aveva vissuto in un accampamento con il tetto traslucido, e voleva ricreare questo effetto nella casa. Per i muri, usò pietre di colore diverso (ambra,rosa,marrone). Le metteva in delle casseforme di legno e le faceva tenere insieme da cemento mescolato con sabbia. Solo allora toglieva le casseforme. I muri avevano varie inclinazioni, poichè, secondo Wright, solo cosi avrebbero potuto ricalcare i contorni delle montagne dell’Arizona.
Su questi muri massicci posava una rete di travi in legno rosso e una copertura di catrame e ghiaia. Altri tetti vennero fatti con pietra e cemento, come quello del piccolo teatro.

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I primi ambienti costruiti furono la cucina e la sala da disegno. Quest’ultima servì da sala di ritrovo, da pranzo e da musica fino alla fine dei lavori.
Ad un’estremità della casa vi era lo studio di Wright, all’altra vi erano le camere dei figli e la sua (esposte ad Est e a Sud). Dietro ad esse vi erano le camere per gli apprendisti.
Le numerose fontane disposte nel cortile erano in contrasto con l’aridità del deserto, creando quasi un’oasi .
Wright modificò Taliesin West ogni volta che vi tornava, così come faceva per Taliesin.
Spesso guidava i suoi assistenti col movimento del bastone, altre volte con un rapido schizzo.
Spesso i forti temporali danneggiavano i tetti, facendo filtrare l’acqua, ma questi disagi erano sempre stimolanti per Wright, che sosteneva che se li riusciva a sopportare lui, a settant’anni , potevano sopportarli a maggior ragione i ragazzi e le ragazze della comunità.
Wright sosteneva, con questa abitazione, di voler rinunciare ai lussi dell’est.
<> disse Wright in proposito.
Taliesin West fu edificata quasi interamente con la collaborazione degli apprendisti, con pochi interventi esterni.Un generatore Diesel forniva l’elettricità e fu scavato un pozzo e un sistema di fognature con fosse biologiche a dispersione.
Sebbene la casa fosse nata per brevi soggiorni, Wright la rese sempre più stabile, rinforzando le travi con acciaio, e introducendo superfici in vetro.
<>.
Uno degli interventi intenzionati a fare di Taliesin West un’abitazione definitiva fu il lavoro fatto alla stanza da pranzo.
Wright la allargò verso nord, con vetrate, e fece della sala da pranzo precedente una stanza da pranzo privata.
Di fronte alla minaccia delle linee elettriche che attraversavano la sua proprietà verso sud, disse: <>.
Fu spostata la strada d’accesso alla sua casa e furono costruiti cortili e giardini d’agrumi.
Non modificò molto il tetto perché non voleva perdere l’effetto di tenda traslucida.
Infine, collegò l’abitazione alla rete elettrica e telefonica.

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Questa abitazione, insieme a Taliesin nel Wiscosin, e alla sua prima casa di Oak Park, è l’opera più personale ,che sembrava vivere e respirare insieme a lui, accostando le caratteristiche di una complessa natura umana e di una genialità molto particolare.
Di Wright si ricordano opere d’arte come la Casa sulla Cascata, dotata di un fascino magico e allettante, Il Guggenheim Museum, ma le abitazioni di Wright (le Taliesin in particolare) saranno sempre qualcosa di speciale, edificate e conservate da apprendisti, spesso da novellini alle prime armi.
E’ quasi ironico che un architetto del calibro di Wright sia vissuto in due case costruite da giovani uomini e donne che apprendevano l’arte del costruire, ma questa è la strada che egli scelse.
La vitalità che Frank e Olgivanna hanno trasmesso ai loro apprendisti è stata fonte di energia vitale anche per i suoi edifici : Taliesin e Taliesin West sono l’espressione vivente di quella energia apparentemente inestinguibile.

Testi Bibliografici

· Larkin e Bruce Brooks Pfeiffer – Frank Lloyd Wright ,i Capolavori – (titolo orginale Frank Lloyd Wright the masterworks ) – prima edizione italiana 1993, Rizzoli,Milano – seconda edizione 1997
pag 10-26 (gli esordi,casa e studio di Oak Park)
pag 104 –108 (l’esilio e la nuova era)
pag 198-201 (gli ultimi anni)
pag 278-308 (Taliesin e Taliesin West)

· Terence Riley e Peter Reed – Frank Lloyd Wright ,Architetto 1867-1959 – (titolo orgininale “the museum of modern art” New York 1994) – prima edizione italiana 1994
terza edizione 1998

· Bruno Zevi – Frank Lloyd Wright – Prima edizione 1979 Zanichelli, Bologna – Sedicesima edizione 1998
Pag 24-30 casa e studio di Oak Park
Pag 95 Taliesin I
Pag 124-132 Taliesin III
Pag 134-135 Ocatillo
Pag 162-170 Taliesin West

· Frank Lloyd Wright – Il maestro dell’architettura contemporanea – Edizioni Rizzoli, Milano 1997 – Ultima edizione ,1999

· A cura di Peter Delius – Storia dell’architettura del XX secolo – Traduzione di Andrea Barbaranelli – Edizioni tedesche Kònemann Verlagsgesellschaft 1998 – Utlima edizione 2000
Pag 16 Frank Lloyd Wright

· Kenneth Frampton – Storia dell’architettura moderna – (titolo originale :Modern architecture : a critical history) – prima edizione italiana 1982 ,Zanichelli,Bologna – ultima edizione 2002
Pag 56-65 Frank Lloyd Wright e il mito della prateria
Pag 215-223 Frank Lloyd Wright e la <>

· Paolo Portoghesi – I grandi architetti del 900 – Prima edizione ,Newton & Compton, Roma, 1998
Pag 113-119

· Frank Lloyd Wright ,un’autobiografia – Frank Lloyd Wright – Anno di edizione 1943

· The architect and the machine – Frank Lloyd Wright Collected writings – New York,Rizzoli – · In the cause of architecture – Frank Lloyd Wright Collected writings – New York,Rizzoli

· David Watkin – Storia dell’architettura occidentale – (titolo originale “ a hirstory of western architecture”) – Zanichelli – Prima edizione 1990 – Seconda edizione 1999 –
Pag 167-179 Frank Lloyd Wright

· William J.R. Curtis – L’architettura moderna del 900 – (titolo originale “Modern Architecture since 1900”) – 1999 Mondadori, Milano
Pag. 113-131 il sistema architettonico di Frank Lloyd Wright
Pag. 305-329 natura e macchina: Mies Van Der Rohe, Wright, Le Corbusier negli anni 30

Bibliografia secondaria

· La città vivente – (titolo originale “the living city”) – Frank Lloyd Wright – Edizioni di Comunità

· Casa sulla cascata – Edgar Kauffman Jr – A cura di bruno Zevi – Prima edizione, settembre 1997 – Midilibri, Milano

Le immagini sono state tratterai seguenti siti

http://www.saukcounty.com/taliesin.htm
http://www.franklloydwright.org
http://www.igrandimaestri.com/desiners/franklloydwright
http://www.wrightplus.org/
http://www.greatbuildings.com/cgi-bin/gbi.cgi/Taliesin_West.html/cid_3147439.gbi
http://phoenix.about.com/library/weekly/aa051000a.htm
http://www.bc.edu/bc_org/avp/cas/fnart/fa267/FLW_early.html
http://www.bc.edu/bc_org/avp/cas/fnart/fa267/FLW_tal_east.html

Student : Bonnì

Matricola : 190495