Il 21 ottobre si è tenuta, al Teatro del Verme, la convenction annuale degli Alumni del Politecnico.
Il tema trattato era: “Vivere metropolitano, il futuro del mondo nasce nelle città: persone, tecnologie, idee dal sistema Italia”.

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Ha introdotto il prof. Enrico Zio, presidente degli Alumni parlando di come il Politecnico segue i suoi alumni tramite le proposte del Career Service e i corsi e la formazione post lauream. Poi lancia il tema della sfida delle città italiane.

Prosegue il Rettore Ferruccio Resta, parlando di smart working, digitalizzazione e smart city.

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E’ il turno di Giorgio Gori, alumno e sindaco di Bergamo, che confessa di non essersi mai abilitato, ma di aver imparato molto dagli anni a studiare Architettura al Politecnico, soprattutto nella capacità di analizzare il territorio. Affronta il tema della difficoltà nell’amministrare la città. Ricorda che, sebbene il nostro territorio abbia medie alte di crescita, in quelle medie è contenuta una grande disparità sociale, e che anche la crescita dell’età media deve essere gestita anche nelle sue conseguenze economiche.
Infine, ricorda che anche la sostenibilità va affrontata, dalle amministrazioni, con trasparenza.

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Segue l’intervento di Renato Mazzoncini, del gruppo Ferrovie dello Stato, che parla della crescita demografica dal punto di vista economico, sociale, ambientale.
Ricorda che se tutti noi applicassimo dei piccoli comportamenti virtuosi, ad esempio nell’uso dell’acqua domestica, centinaia di litri a testa all’anno verrebbero risparmiati.
Parla dell’esigenza di connettere LA città e connettere LE città, dell’interesse nazionale nella mobilità, del bikesharing come esperienza nuova e interessante, e del fatto che, con il recente rinnovamento dei treni, l’Italia si aggiudica un’età media dei treni inferiore ai cinque anni, quindi un primato migliore di quello della Germania.

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Segue Elena Bottinelli, AD del San Raffaele. Parla dell’obiettivo del far “star bene” i cittadini, ricordando che la tecnologia va usata nel modo corretto, e suggerendo corsi nelle scuole.

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E’ il turno di Stefano Paleari, che ricorda i primi laureati italiani, quando l’Italia era il secondo paese industrializzato d’Europa.
Allora a rendere una città competitiva era la compresenza di quattro elementi:
– il porto (per la comunicazione)
– l’università (oggi diremmo un buon centro studi)
– la tolleranza (oggi parleremmo di inclusività)
– la presenza di un orologio meccanico (il tempo, quindi la produttività)
Ricorda che il numero di vincoli è spesso uguale al numero di libertà e che chi vive senza pensare al presente è come se vivesse nel passato.

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Prende la parola Piero Lissoni, architetto “militante” e designer. Ricorda che le periferie sono un’opportunità e sogna una “macrocittà” da Aosta a Palermo, servita da infrastrutture performanti. Invita a liberarsi di ridondanza e retorica e sottolinea il fatto che le uniche pubbliche amministrazioni con cui ha fatto fatica a comunicare sono quelle italiane, che considera labirinti con all’interno “troppi minotauri e troppi tesei“.
Parla del  caso del Corviale, che ha visto di presenza recentemente per caso, sottolineando che una certa architettura, più socialista che sociale, aveva fallito in quanto non aveva tenuto conto dei ritmi di vita di chi ci avrebbe vissuto.

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Vengono infine premiate due eccellenze:
Arianna Minoretti, progettista del “Ponte sui Fiordi” (anche detto “ponte di Archimede”), e Giampiero Tessitore, autore di una pelle artificiale ma “biologica”, materiale innovativo vincitore del premio H&M, uno dei più prestigiosi, per la Vegea.

All’ingresso gli Alumni sono stati omaggiati con la versione cartacea del nuovo numero di MAP (Magazine Alumni Politecnico)

autore: Irriverender Bonnì, architetto e formatore