Oggi intervistiamo Paola Bettoni, mantovana giovanissima candidata per le elezioni del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Milano, con la lista Architettiamoci.

Paola Bettoni

Ciao Paola, raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Ciao, sono nata e cresciuta a Mantova e vivo a Milano da circa un anno e mezzo. Ho 32 anni, mi sono laureata presso il Politecnico di Milano nel 2012 e fin da subito ho aperto la partita iva. Sono grata a Milano poiché mi ha accolta fornendomi opportunità mai avute prima. Vivo la città con esultanza, poiché ricca di opportunità e slanci per sviluppare le mie capacità. Sento di abitare in una città realmente internazionale, la porta dell’Italia sul mondo e sono felice ed orgogliosa d’esserci.
Sono appassionata di speleologia e questo lato avventuroso mi ha portata a conoscere le parti più nascoste ed affascinanti degli edifici storici, salendo su tetti ed esplorando sottotetti, cantine e cunicoli. L’esplorazione è la mia profonda passione che cerco di coniugare con il mio lavoro. Mi sono specializzata nella manutenzione degli edifici storici. Attualmente lavoro nel campo della bioedilizia, tematica molto cara poiché è la reale riscoperta di materiali “antichi” oltre che la vera chiave per proseguire in uno sviluppo sostenibile.

 

Cosa ti ha spinto a scegliere la via dell’Architettura? Di cosa ti occupi? In cosa si differenzia il tuo approccio?

Sin dall’infanzia l’architettura mi ha attirata. La curiosità nel comprendere come venivano realizzati gli edifici era costantemente accompagnata dal gesto di toccare i diversi materiali, pietre, mattoni, intonaci, percepirne la superficie, sentire i rumori che producevano, il profumo che emanavano fino a chiedermi ed immaginarmi chi mai avesse posato quel materiale in quel determinato modo.
Quindo ho sempre avuto un approccio sensoriale a tutto ciò che era edificato. Una volta cosciente di questa passione ho conseguito la strada dell’architettura non tanto per acquisire un mero titolo rappresentativo, ma per poter avere gli strumenti necessari per poter comprendere gli edifici e dare un senso alle storie che potevano raccontarmi, il loro trascorso e loro abitanti.
Ho così naturalmente approfondito le tematiche del restauro architettonico ma soprattutto la manutenzione degli edifici storici.
Sensibile alla natura dei materiali edili, la bioedilizia di cui ora mi occupo è il proseguo della mia passione, coniugando questi materiali antichi ottimi per l’edilizia storica, alla pressante necessità di affrontare l’inquinamento ambientale tramite la realizzazione di nuovi edifici di qualità, sani e rispettosi dell’ambiente in cui viviamo.

 

Cosa dovrebbe fare l’Ordine per il professionista? Cosa fa? Cosa vorresti che facesse?

L’iniziale approccio che ho avuto con l’ordine è stato piuttosto distaccato. L’Ordine essenzialmente è un organo di “vigilanza” della professione degli architetti, ma mi sarei aspettata qualcosa di più. Alle domande di richiesta di aiuto di giovani architetti spiazzati dal cannibalismo lavorativo, incapaci di potersi realizzare e autodeterminare, imbrigliati nelle vecchie logiche lavorative, trasformati in meri disegnatori sottopagati, paragonati a semplici strumenti come software informatici, è stato semplicemente risposto che non era competenza dell’Ordine aiutarli a trovare diverse soluzioni. Alla denuncia di diversi architetti che coraggiosi osservatori del loro territorio segnalavano l’abbandono, l’abuso e la distruzione di edifici di valore storico etnico e culturale, l’ordine ha risposto che più di accogliere la loro segnalazione, altro non potevano fare. All’insofferenza dei professionisti nei confronti della Pubblica Amministrazione per miopia di vedute e mancanza di dialogo per la risoluzione di molti problemi burocratici, bhè c’è ancora molto da fare.
Credo che l’ordine debba essere più di un’istituzione che faccia rispettare le regole, credo debba essere un megafono per far sentire la voce degli architetti, rendendoli nuovamente protagonisti, coinvolgendoli nei processi decisionali e accogliendo le loro istanze, ascoltandoli e cercando soluzioni assieme.
C’è da dire che attualmente la partecipazione degli architetti milanesi alla vita dell’ordine è molto limitata e se la partecipazione dei singoli non sarà più attiva, difficilmente i vecchi schemi verranno interrotti.

 

Quali sono le problematiche della professione che ritieni di maggior urgenza?

Il periodo economico appena trascorso ha esasperato le criticità che esistevano nel sistema lavorativo italiano. La solitudine lavorativa degli architetti che fino ad un decennio fa poteva ancora funzionare, oggi non può più sussistere. La spietata competitività fatta a colpi di ribasso dei tariffari, soprattutto dei giovani architetti, ha portato ad un generale impoverimento e perdita di qualità dei lavori eseguiti. È necessario quindi adeguarsi al cambiamento in atto, sfruttando la crisi trascorsa come motivo creativo per allargare i propri orizzonti lavorativi, uscendo dai soliti schematismi ed esplorando nuovi ambiti, nuove metodologie di lavoro, formando nuove figure professionali ed osservando l’estero non come minaccia ma come spunto di nuove opportunità, rimanendo comunque in Italia.

definiBianco

Come, mai, tra tante liste, hai scelto “Architettiamoci”?

Ho scelto Architettiamoci poiché parla di reale cambiamento, di collaborazione attiva tra architetti, pronta a fornire maggiori informazioni, maggiori possibilità di collaborazione, cambiamento e vera apertura e coinvolgimento dei giovani architetti. È aperta all’ascolto di chiunque abbia qualcosa da comunicare e voglia di partecipare.

 

C’è davvero democrazia partecipata nelle riunioni di Architettiamoci?

Decisamente sì. Gli incontri permettono di conoscere altri colleghi,confrontarsi sui vari temi e trovare proficue affinità e collaborazioni. Indipendentemente dall’età e dall’esperienza lavorativa, ognuno viene accolto per gli stimoli, idee e competenze che può portare. La diversità di ognuno diventa così ricchezza di tutti.

 

Quali le istanze più sentite?

Cambiamento, collaborazione, apertura, ascolto.

 

Chi altro vorresti si avvicinasse al progetto?

Vorrei si avvicinassero al progetto tutti coloro che non si sentono rappresentati dall’Ordine, che anzi lo vedono più come un mero organo istituzionale che semplicemente gli permette di svolgere la loro attività, ma che di fatto non fa nulla per loro.
Vorrei si avvicinassero tutti i giovani architetti, che comprendano che il vero cambiamento si attua soltanto se per primi ci si impegna ad attuarlo. Per un futuro migliore per la loro professione è necessario che fin da subito facciano sentire la loro voce, le loro necessità e attuino di persona il cambiamento.

 

Quale la visione verso giovani iscritti all’Ordine, neolaureati e Millennials?

I giovani architetti sono coloro che vivranno il futuro della professione. Per questo è necessario in questa fase non essere statici e radicati agli schemi del passato, ma utilizzare la loro osservazione della realtà attuale, le loro energie, capacità di innovamento, visione del futuro e prospettive per riuscire ad aprirsi a nuove idee e professionalità, adatti a questo mondo in continuo cambiamento.

 

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Intervista a Sara Brugiotti (Sez. B)

Come, quando e dove si vota?

intervista a cura di Irriverender Architetto Bonnì,
Ufficio Stampa e Social Media Manager per la lista “Architettiamoci per Milano”