Il Corviale e il problema della concentrazione delle residenze

Il Corviale, costruzione popolare con grandi ambizioni, sia dal punto di vista stilistico, sia dal punto di vista urbanistico e dei servizi per l’utenza.
Cosa ha reso fallimentare questo progetto?
Nel 2006 avevo scritto questo saggio breve ancora molto attuale, che ripropongo per i miei lettori.

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L’UTOPIA

<<Il Nuovo Corviale è una grande unità di abitazione, comprendente 5 spazi verdi, tre gruppi di servizi di base, comprendenti ciascuno un asilo-nido, una scuola materna e un gruppo di esercizi commerciali di prima necessità, al piano d’ingresso alcune decine di locali destinati a botteghe, studi professionali, attività artigianali, ambulatori.
Il complesso di alloggi è suddiviso in cinque unità di gestione,dotate di una propria piazza di ingresso, smistamento e controllo, e di una propria sede per gli incontri, le riunioni condominiali, e le attività sociali in genere,in particolare le attività extrascolastiche. Tutte le attrezzature precedentemente citate saranno appaltate e realizzate dallo Iacp, simultaneamente agli alloggi, venendo cosi’ ad attuarsi, fin dal principio, una corrispondenza e integrazione tra residenza e servizi>>

Cosi’ l’architetto Mario Fiorentino parla del suo progetto, il Corviale, quartiere popolare di Roma progettato in un unico edificio, lungo un chilometro.

Il progetto prevedeva una grande interazione tra servizi e residenze, tra pubblico e privato. Prevedeva la presenza di un teatro, di diverse sale condominiali, centri sportivi,un intero piano di servizi.
Si trattava di un progetto ambizioso che voleva far dimenticare la mediocrità degli edifici popolari del ventennio precedente e portare a Roma la “lezione dell’architettura moderna”.
L’opera non si sarebbe dovuta mimetizzare con le opere di architettura ordinaria, ma avrebbe dovuto denunciare la sua diversità, e avrebbe dovuto proporsi come integrazione di privato e collettivo.
L’obiettivo era consegnare a Roma un monumento democratico e progressista per i cittadini svantaggiati, esclusi dal mercato dell’edilizia.

Il progetto non è mai stato portato a termine, è nato postumo, figlio di un progettista morto suicida (si dice a causa della constatazione del fallimento della sua scommessa utopistica).
Del Corviale hanno parlato tanto e tanti: architetti, urbanisti, giornalisti, che ne hanno parlato come capolavoro o come aberrazione dell’architettura moderna.
Tutto ciò lo ha trasformato in un simbolo dai valori contraddittori e sovrapposti.

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COSA è IL CORVIALE

Il Corviale è un fabbricato alto nove piani, lungo un chilometro sul crinale di una collina, avente una forma che cita le mura antiche della città, anche perché rappresenta un confine tra città e campagna, un elogio dei valori urbani, contro l’esplosione della metropoli indistinta, una macchina dell’abitare con riferimenti a maestri del Movimento moderno come Gropius e Le Corbusier.
E’ un complesso edilizio la cui struttura portante è in cemento armato, i tramezzi sono pannelli di gesso prefabbricati. Oltre ai nove piani vi sono due piani per le cantine e un seminterrato.1202 appartamenti in cinque corpi.

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LA STORIA

Il Corviale viene costruito in Italia in una stagione particolare, a cui appartengono anche altri quartieri come il Laurentino e Vigne Nuove.
Tutto comincia nel 1968, quando si lamenta una carenza di scuole nella zona del Corviale.
Nel ‘70 viene prevista la costruzione di 10.000 alloggi e nel ‘71 viene approvato il “piano zona 61”.
E’ scelto, nel 1975, l’architetto Mario Fiorentino, già famoso per la progettazione del quartiere Ina-Casa e del Tiburtino, affiancato da una équipe di ingegneri, architetti e disegnatori .
Per l’esattezza partecipano venti architetti e undici ingegneri, tra impiantisti e strutturali.
La progettazione del Nuovo Corviale è stata preceduta da uno studio delle aspirazioni e dei bisogni durato quattro anni.

Il progetto prevedeva questo edificio lungo 960 metri, alto 9 piani, più due piani per le cantine e il seminterrato, più un altro edificio più basso, distante 30 metri e una terza costruzione inclinata a 45 gradi, ed era proiettato verso il quartiere esistente “come una mano allungata per un’integrazione tra il vecchio e il nuovo tessuto urbano”.
I servizi erano tre volte maggiori agli standard minimi fissati per legge. Il sovradimensionamento era dovuto al fatto che i servizi dovevano servire anche il resto del quartiere.
Il colosso rappresentava una ricerca di ordine nella dispersione della periferia.

Fiorentino aveva riassunto i cardini del suo progetto in nove punti che possono essere sintetizzati cosi’:

  1. ossatura indipendente in cemento armato o acciaio
  2. impiego di pareti vetrate o traslucide, citando il Crystal Palace
  3. esattezza dei calcoli strutturali,per evitare dispendio economico
  4. una circolazione facilitata
  5. sobrietà
  6. dominio dell’angolo retto
  7. adattarsi alla modernità
  8. tetto terrazza con raccolta delle acque
  9. nuovo uso dei materiali tradizionali

L’autore prevede che il successo dell’opera dipenderà dalla gestione (servizio sociale, custodia, pulizia, giardinaggio, manutenzione)
Precisa che l’utente non dovrà pensare di avere una struttura di tipo paternalistico,in cui <<tutto gli viene offerto e niente gli viene dato>>, altrimenti Corviale sarebbe destinato a un fallimento clamoroso.
Ad un liceo che lo intervistava sul funzionamento del Nuovo Corviale, dopo aver spiegato dettagliatamente tutto, conclude con questa frase:

<<Ci sono due modi di fare architettura, forse ce n’è uno solo. C’è il modo di mettersi nel canale del quieto vivere e di utilizzare gli schemi super collaudati che ormai l’edilizia economica in Italia ha più o meno configurato. E poi c’è la strada della sperimentazione e questo appartiene di più a questa esperienza. Mi ricordo che Ridolfi, che è stato il mio maestro, mi diceva sempre quando fai il progetto per un cliente (e le Case Popolari sono un cliente come un privato),senza dirglielo devi sempre fare un esperimento, perché in effetti queste sono delle occasioni in cui si possono fare degli esperimenti.>>

Il progetto prevedeva 5 ingressi e 55 scale di servizio, quindi cinque punti di smistamento.
Il progetto prevedeva anche guardiole, portieri, caserma della polizia, garage sotterranei, una novità per l’epoca.
Nel 1975 viene posata la prima pietra, e nel 1982 Fiorentino muore di infarto. Una voce,probabilmente partita dal Corviale, e poi arrivata ai media, lo vorrebbe suicida per via del fallimento del progetto.
A causa di numerosi sfratti, alcuni inquilini sono fatti entrare a lavori non finiti. Solo quattro ascensori su 74 funzionano. Un anziano rimase chiuso dentro uno di essi e vi mori’.
Sorgono le prime polemiche, Prima ancora che il Corviale fosse finito, era cambiato il clima politico in Italia, e esso rimase, cosi’ come altri quartieri della stessa epoca, un orfano di un periodo storico ormai cessato.
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l Corviale viene considerato <<un quartiere avveniristico già antico, come una città degli incas completata solo ora>>.

Vi sono stati due casi di occupazione.
Nell’ 83, 700 famiglie occupano l’edificio, vengono fatte sloggiare pacificamente (se ne sorprendono anche le forze dell’ordine) e si accampano di fronte all’edificio in 70 tende. Si forma un vero e proprio paese, una baraccopoli infestata dai pidocchi e dalle malattie dovute alla poca igiene (curioso il caso di un barbiere vanitoso di aver debellato la pediculosi grazie a sciampo e rasature). Gli inquilini lamentano sonni inquieti dovuti al freddo. Molti di loro perdono il lavoro poiché <<si svegliano già stanchi>>.
Il secondo è l’occupazione del quarto piano, che, oltre ad essere un’occupazione, si tratta di una vera e propria costruzione. Gli occupanti hanno portato su pannelli e tramezzi col bene placito degli inquilini, hanno speso per sistemazioni in fin dei conti provvisorie.
Si tratta di 21 famiglie, quasi tutte italiane, arrivate li’ per amicizia o parentela. I cognomi infatti si ripetono. Sono persone di età media di 30 anni, arrivate li’ dopo esperienze fallimentari di coabitazioni, magari con genitori, abitanti anch’essi nel Corviale, da assegnatari.
Bene o male, tutti hanno l’acqua, il gas e la luce. Tutti hanno il telefono poiché la società telefonica non ha preteso il contratto di affitto.
Molti hanno fatto il cambio regolare di residenza, e ricevono li’ le schede elettorali.
Circa la metà è soddisfatta, altri invece vedono la sistemazione come un ripiego temporaneo.
Spesso si tratta di nuclei familiari con uno stipendio che permetterebbe loro di pagare un equo canone pari a un quinto del loro stipendio
Alcuni hanno preferito accamparsi dove c’era più spazio, altri dove c’era meno bisogno di intervenire. Alcuni hanno sostituito persone che sono andate via costruendo per loro.
Negli anni seguenti vengono inseriti servizi autogestiti, come un poliambulatorio, in seguito chiuso, un posto mobile di polizia,e una succursale della scuola media Fratelli Cervi, chiusa per abbandono di massa.

Dopo numerosi reati compiuti nel complesso, tra cui stupri di minori e omicidi, gli abitanti lamentano la continua diffamazione della stampa nei confronti del quartiere. Si parla di abbattere il complesso, insieme al quartiere Zen di Palermo.
Nel 95 il comune di Roma ha proposto finanziamenti per il recupero del Corviale, non solo per dare agli abitanti del complesso dei servizi, ma anche per toglierli dall’isolamento, ma tutto è rimasto fermo a causa di problemi burocratici.

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IL CORVIALE OGGI E DOMANI

Cosa è il Corviale oggi?
E’ un chilometro di aggregati umani, 120 nuclei familiari. E’ il simbolo “mitologico” del degrado urbano.
Cosa ne è stato del piano dei servizi?
E’ stato occupato da abusivi, e al centro vi è un corridoio lungo quasi un chilometro. Sarebbe stato il viale tra i negozi e le botteghe che il quarto piano avrebbe ospitato. Adesso è una pista per ragazzini in motorino.
Non è molto netto il confine tra il quarto piano e gli atri,tra gli abusivi e gli assegnatari.
Ospita 6000 abitanti e non sono mai state fatte riunioni di condominio, la conseguenza più paradossale del fallimento dell’utopia collettivistica di Fiorentino.
Gli interventi futuri sul Corviale prevedono la “verticalizzazione delle scale”,quindi la suddivisione del Corviale in lotti autonomi e amministrati separatamente, e dei cancelletti che diano privacy alle singole abitazioni.
Gli inquilini non avevano accettato la logica del collettivismo forzato,dei ballatoi percorribili per tutta la lunghezza.
Queste misure “privatizzanti” sono in parte state prese anche dai singoli abitanti. Una coppia di abitanti regolari ha dato qualità alla propria abitazione piastrellando bagno e cucina, mettendo le grate alle finestre,creando una veranda, per personalizzare il proprio spazio, e adattarlo alle proprie esigenze.
Degli interventi più radicali hanno fatto gli abusivi del quarto piano, mal tollerati dagli altri inquilini. Hanno dovuto far costruire i muri interni, “progettare” la propria casa da soli e a seconda delle proprie esigenze.

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BILANCIO SUL CORVIALE

Adesso possiamo guardare il Corviale, a più di trent’anni dalla sua progettazione, con sufficiente distacco.
Cosa è in fin dei conti Corviale?
Forse aberrazione dell’architettura moderna, forse prigione per seimila anime, forse simbolo della periferia degradata, e come covo di immigrati clandestini, zona malfamata per criminali e spacciatori.

Per molti il Corviale è solo l’esasperazione dei conflitti,della concentrazione del malessere, della depressione della qualità della vita.
Casa-chilometro, grattacielo sdraiato, serpentone, inferno metropolitano, ghetto: questi sono solo alcuni dei modi con cui il Nuovo Corviale è stato rinominato.
Gli inquilini del Corviale si considerano emarginati,persino dagli abitanti degli edifici adiacenti.

Ma esaminiamo anche le fonti a favore del progetto Corviale
I sociologi smentiscono che si assegnatati odino Corviale, poiché non si sta peggio che in altri quartieri di periferia. Essi godono della vicinanza con l’aperta campagna, il verde, l’aria pura,pur distando dalla città solo mezz’ora di autobus.
Essi sanno molto bene che il malessere di vivere al Corviale è dovuto quasi esclusivamente all’incompiutezza dell’opera.
Se gli spazi verdi fossero stati realizzati e mantenuti, se i negozi e i servizi fossero entrati in funzione ,se in quarto piano fosse diventato una via pubblica interna animata dal commercio e dall’artigianato vivere al Corviale sarebbe stato gradevole.
Molti degli abitanti ne sono affascinati,pur non capendolo.
Essi non vogliono la sua distruzione,ma il suo completamento,con tutti i servizi che erano stati previsti. Ne basterebbe semplicemente un terzo di quelli previsti nel progetto, poiché erano stati sovradimensionati.
Forse, infondo, chi lo abita vi si è anche un po’ affezionato, poiché affezionarsi i luoghi che si conoscono bene fa parte della natura umana.
Forse il Corviale può anche essere visto come qualcosa di positivo,se lo si guarda dalle terrazze dei Palazzo della Civiltà del Lavoro all’Eur,e lo si vede come un’imponente traccia nella periferia occidentale, tutt’altro che banale.
A molte periferie manca la storicità, la riconoscibilità. Questo non è sicuramente un problema del “chilometro sdraiato”,che ha una precisa identificazione topografica, che però si perde negli interni.

Che il Corviale sia bello o brutto, l’unica cosa veramente certa è che l’amministrazione romana ha sbagliato a pensare che sarebbe stata messa in campo una gestione capace di far funzionare una macchina cosi complessa.

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2 pensieri su “Il Corviale e il problema della concentrazione delle residenze

  1. Il Corviale come le “vele” di Secondigliano è uno dei tanti falansteri che hanno rovinato l’Italia, brulicanti di abitanti, senza regole decenti di convivenza civile. Risultato di esecitazioni accademiche fuorvianti, degrado delle periferie, degrado delle città. Arch. Domenico Orlacchio

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  2. Una sperimentazione senza dubbio al di la delle stesse forze intellettuali prodotte…e certo non per Roma, una città dove non ci sono cultura a sufficienza e energie che consentano di tollerare e far funzionare strutture simili. Roma non tollera se stessa figuriamoci il corviale…

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