Software di modellazione, render e postproduzione: quali scegliere e perché

Con che criteri un giovane architetto dovrebbe scegliere quali software studiare e approfondire?

Gli annunci di proposte lavorative che ci pervengono da siti come quello dell’ Albo degli Architetti , da Professione Architetto e da portali simili, richiedono, da parte del neolaureato, ma anche da parte del professionista in cerca di impiego più navigato, la conoscenza di tutti i software di modellazione, render, postproduzione, impaginazione e logo design.
Pare che, nei corsi di laurea, le cose non siano poi tanto cambiate dai miei tempi (2002-2007), e che gli atenei non formino ancora, o quanto meno non abbastanza, sui software.
Il panorama dei programmi, invece, è diventato sepre più ampio, e i ragionamenti da fare non possono non tenere conto di alcune dinamiche ed esigenze.
Se il tuo obiettivo è proporti come
3D Visualizer (ovvero come colui che gestisce tutto il processo, dal 2D alla post produzione) questa guida ti sarà utile, poichè i software che ho scelto sono quelli che statisticamente compaiono maggiormente negli annunci provenienti dai siti più noti.

La prima riflessione riguarda il come ci vogliamo proporre: vogliamo lavorare da liberi professionisti? Proporci come dipendenti in un grande studio? O magari come collaboratori esterni per piccoli studi che fanno outsource su temi che non riguardano il loro core business? (grafica, modellazione, render, impaginazione, logo design)

Se il processo di lavoro prevede la ricezione di files già impostati da qualcun altro (un capo o un cliente che è egli stesso un tecnico), essenziale è la riflessione sulla compatibilità e sui formati, e sul fatto che alcune software house, in primis Autodesk, hanno il primato su alcuni formati (ma non su tutti, e questo è un interessante campo di indagine e di riflessione).

In questo caso è bene capire quali sono i software più usati e richiesti e formarsi su di essi. Il mare magno di videolezioni e corsi in pdf disponibili in modo gratuito riguarda, bene o male, tutti i programmi, anche se avrete qualche difficoltà a trovare materiale valido e aggiornato sui programmi basati sul Bim.

 

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Modellatori e software di renderizzazione

Veniamo a noi facendo una panoramica onesta:

AUTOCAD per il 3D (Autodesk)
Si tratta della versione completa di Autocad (non la versione “Lite”, che permette di creare elementi 3D solo con l’escamotage di dare spessore agli elementi disegnati).
Era il software più utilizzato nei miei anni di università. E’ un programma spesso disprezzato riguardo alle possibilità di modellazione e render che consente, ma è anche vero che
in parte si tratta di un pregiudizio. Avendo un numero inferiore di comandi per la modellazione 3D, per modellare in modo accurato bisogna saperlo usare bene, e per quanto riguarda la renderizzazione, da molti anni ormai si appoggia a Mental Ray, già noto ai più perché integrato a 3Ds, che permette effetti fotorealistici a patto che si abbia esperienza su temi di illuminotecnica/IOR dei materiali. Nelle ultime versioni appare il motore di render Rapid RT.
Esporta nel formato più famoso e “universale”: il dwg, e anche gli altri formati che esporta sono poi usatissimi da altri software. Purtroppo diventa lento se deve gestire un numero eccessivo di poligoni, rispetto a quanto potrebbe diventarlo un programma nato per il 3D.
Vi è anche una comoda libreria di materiali base che possono essere personalizzati, e su internet si trovano ancora facilmente anche delle librerie di blocchi 3D free.
Il vantaggio è quindi quello di avere un programma abbastanza completo (2D, modellazione e render). Lo svantaggio principale è che è pensato per un operatore 3D preparato, e che si tratta, comunque, di un programma nato per il 2D.
Dalla versione 2016 sono state introdotte alcune novità utili: le
luci fotometriche e le immagini di environment.

Rhinoceros (Mc Neel)
Rhinoceros, chiamato con affetto, “Rhino”, è un s
oftware della McNeel che piace molto a chi proviene dal mondo Autocad (perché non deve rivoluzionare la sua logica di modellazione, come invece dovrebbe fare per i programmi parametrici).
E’ molto usato dai designer (di interni e non), ma non dispiace neanche agli architetti. Anch’esso è un CAD e ricalca alcune logiche di Autocad seppur avendo un imparagonabile sviluppo riguardo ai comandi 3d (e, diciamolo, un peggiore sviluppo, al momento, sulla parte 2D). Negli ultimi anni è cresciuto molto grazie a GrassHopper (estensione usata e “abusata” da alcuni grandi studi), che lo rende parzialmente “parametrico” e dalla possibilità di istallare l’estensione Vray per i render (anche se si tratta di una versione meno evoluta di quella prevista per 3ds e priva del visual-script).
Utilissimo anche VisualArq, la nuova estensione Bim.

In passato era molto usato con il motore di render Flamingo.
Tramite il language pack è possibile istallare la lingua italiana ed esistono ottime videoguide e guide in pdf da scaricare liberamente dal web, tra cui la stessa guida online ufficiale, ma anche diversi siti, anche in italiano, dedicati alla formazione gratuita.

3D Studio Max (3DS Max) (Autodesk)
Programma parametrico che usa modelli matematici completamente diversi da quelli di Rhinoceros, e un migliore controllo della “storia” delle modifiche di un oggetto. La fortuna di questo programma è dovuta al grande sviluppo della parte “animazioni” e dal plug in Vray, uno dei migliori programmi (o plug in) di renderizzazione, o comunque uno dei più usati e noti, che storicamente è legato al software 3DS e per esso presenta la versione maggiormente sviluppata (tramite il visual script e la possibilità di combinare più effetti e caratteristiche).
Chi proviene dal mondo CAD di solito fa fatica a ragionare secondo le logiche di 3DS e più che altro lo usa come ambiente in cui importare file da altri software (generalmente Autocad, oggetti Sketchup da Warehouse, Rhino o Revit) e gestire la parte relativa alle luci, ai materiali e al render.
Esistono infatti dei software complementari che “assistono” l’importazione da programma a programma per far si che si perda la quantità minore possibile di materiale.

Revit (Autodesk)
Revit è un programma sia parametrico che idoneo al processo di lavoro BIM (Building Information Modeling). Viene utilizzato dai grandi studi e permette a progettisti, strutturisti e impiantisti di lavorare contemporaneamente nello stesso modello. Inoltre tutto viene gestito in modo integrato. Tramite delle “librerie” chiamate famiglie, è possibile utilizzare e introdurre “oggetti” (che possono essere parti di mobilio o anche stratificazioni di muri, soffitti, pilastri, pavimenti…), o di personalizzarli.
Diversamente dai software precedenti, pensati per la modellazione in tutte le sue espressioni, è un software pensato per la progettazione architettonica, strutturale ed impiantistica.
In revit sono quindi gli elementi veri e propri ad essere inseriti, e non si tratta di una composizione astratta di linee e volumi, ma un insieme di
elementi tecnici del mondo edilizio che hanno proprietà dimensionali, statiche e termiche specifiche e corrispondenti alla realtà.
Modellando, ad esempio, un muro, esso verrà poi riportato in tutte le sue viste (piante, prospetti, sezioni, dettagli, assonometrie…), che più che “creare”, dovete semplicemente “rendere disponibili”.
Il progetto 2D e quello 3D fanno parte di un unico “disegno”, rappresentato una volta sola. Se cambia un elemento, esso cambierà automaticamente in tutte le viste e approfondimenti visuali e non del progetto.
Il programma, nell’ultimo decennio, si è evoluto moltissimo.
Purtroppo mantiene dei limiti, inevitabili, nella gestione dei formati. E’ impossibile infatti salvare in un formato precedente perché da versione a versione vi sono cambiamenti profondi che riguardano gli elementi compositivi stessi. Usa Mental Ray per i render (come tutto il mondo Autodesk), ma spesso gli architetti si spostano in ambiente 3DS (della stessa software house) per completare alcune geometrie complesse (nonostante revit consenta la modellazione di masse concettuali, e di superfici topografiche) e per gestire luci, materiali e render con Vray (esiste comunque anche una versione di Vray per Revit).
Revit viene anche molto usato con le
nuvole di punti e i rilievi laser scanner.
E’ uno dei software preferiti dai formatori del mondo dei “crediti formativi permanenti”.

Archicad (Graphisoft)
Archicad è uno dei più antichi programmi che ragiona tramite la composizione tramite “pacchetti tecnici” (muri, solai, pavimenti…). E’ molto usato in Germania e in alcuni contesti esteri e da alcuni studi “ortodossi” che sono affezionati alla Graphisotf e quindi lo preferiscono a Revit. Rispetto a quest’ultimo presenta una gran quantità di risorse free sul web, ma i forum di condivisione in italia sono molto più “separatisti. Per i render ci sono varie possibiltà. Parlano molto bene dell’integrazione di Cinema 4D presente nelle ultime versioni, ma c’è chi preferisce Maxwell e chi invece decide di usare un programma autonomo chiamato Artlantis (della stessa software house), che permette effetti fotorealistici ma è esigente riguardo ai requisiti hardware.

AllPlan (NEMETSCHEK)
Allplan usa la stessa logica di Revit ed Archicad. E’  usatissimo all’estero e da alcuni studi italiani che hanno deciso di approfondire questo programma Ultimamente, come già Archicad e Revit, viene studiato in diversi corsi che approfondiscono il metodo di lavoro BIM.

Cinema 4D (Maxon)
C4D è un programma che ragiona secondo le logiche di 3DS, e che è usatissimo nell’
animazione. Ultimamente diversi studi di architettura lo richiedono, in quanto è facile e intuitivo. Comunica bene con After Effect (della Adobe) ed ha il plug in RealFlow. Comunica bene con Allplan e con Archicad, e ha un ottimo rapporto qualità/prezzo. Anch’esso ha la possibilità di usare il plug in Vray e di numerose librerie di materiali free. Inoltre la community di utenti C4D italiani è affiatata e facilmente raggiungibile, così come sono presenti molte guide e videoguide.

Maya (Autodesk)
Acquistato da Autodesk nel 2005, usa le logiche parametriche , come 3DS
(suo concorrente “storico”) e C4D. Viene abbastanza richiesto dagli studi e consente una modellazione fluida e di qualità. Anche Maya può usufruire del plug in di Vray.

Solidworks (Dassault Systèmes)
E’ il Revit della
meccanica. Parametrico, basato su librerie, anche se prodotto da una software house meno nota, nel mondo dell’architettura, di quanto lo sia Autodesk (si tratta della Dassault Sistèmes), è scelto anche da molti architetti.
E’ un programma molto versatile e per questo
usato in molti settori, ha un ottimo rapporto qualità prezzo ed è stato sviluppato da una software house molto stabile finanziariamente, oltre al fatto che è molto versatile nella gestione dei formati sia in importazione che in esportazione. La community online è molto attiva ed affidabile, ed è comunque molto userfriendly, oltre al fatto che è in continuo aggiornamento ed al passo con le innovazioni.

Sketchup (Trimble)
Sketchup, nato in ambito Google, utilizza logiche di modellazione diverse da qualsiasi altro software e in questo risiede la genialità dei softwaristi, che hanno voluto creare qualcosa di innovativo e non copiare dagli altri.
Inizialmente veniva visto come un modellatore userfriendly e incapace di creare geometrie complesse o risultati realistici, ma
negli ultimi anni è stato sviluppato dalla Software House della Trimble e, a saperlo usare bene, permette di arrivare a risultati molto performanti.
Molto scelto ed usato dagli studi in quanto open source, in realtà ha una
versione Pro che, per condizioni generali, è l’unica che puo’ essere usata per fini commerciali, quindi non risolve il problema di chi vuole lavorare nel 3D ma non puo’ permettersi le licenze. Inoltre la versione Pro permette l’importazione dei DWG (che ormai quasi tutte le versioni Make non permettono più), l’uso professionale per la stampa, e le telecamere.
E’ pensato per lo “schizzo”3D e non per la renderizzazione (a meno che non si usi un plug in), ma la tematica dello schizzo è stata approfondita tramite i numerosi stili di visualizzazione, sia presenti, sia importabili dalle numerose gallerie sul web, o personalizzabili, che permettono di cambiare colori, spessori e stili di linea e campitura. Vengono fatti anche dei concorsi per premiare i migliori stili creati dai modellatori che usano questo programma.
Oltre ad essere molto veloce, ha un’
estesa libreria di oggetti e materiali presente online e chiamata warehouse. Questi “archmodels” possono essere usati anche in altri programmi modellatori, materiali compresi. Anche Sketchup può usare il plug in di Vray, che è sviluppato in modo molto simile a quello per Rhino, e che permette di rendere fotorealistiche le “fumettose” modellazioni Sketchup. Alcuni utenti preferiscono invece Podium, e altri ancora Kerkithea, quest’ultimo open source.
Molti corsi che dànno cfp si basano su Sketchup.

Blender (Blender foundation)
Blender, come logica, è simile a C4D, Maya e a 3DS., quindi un parametrico.
E’ l’unico programma
open source che permette di fare modellazione 3d, rendering fotorealistico, compositing, montaggio video, camera tracking, gaming, animazione 2d e 3d, sculpting, painting e tanto altro. Con Blender è possibile gestire l’intera pipeline di lavoro senza dover ricorrere ad altri software.
Inoltre ha tantissimi plug in
(add-on) tutti disponibili gratuitamente.
E’ usato moltissimo nell’ambito dell’
animazione (per chi fosse curioso, sono presenti esempi interessanti anche su youtube). E’ linux-friendly ed infatti è uno dei pochi programmi modellatori compatibili con linux. E’ amato dai debianisti e dagli attivisti per il software libero. Viene spesso snobbato dagli studi in quando considerato, a torto, “poco adatto” agli architetti. Semmai il problema riguarda i formati e la compatibilità.
Un altro difetto è la non “immediatezza” del programma. Avendo tantissime funzioni non tutte sono immediate da utilizzare e la stessa interfaccia (per quanto sia stata migliorata negli ultimi anni)
è poco user friendly, soprattutto per chi non proviene da Linux.
In compenso la curva di apprendimento di Blender é velocissima, se si capisce la mentalità. Infatti uno dei punti di forza di Blender é l’interfaccia versatile in grado di adattarsi al lavoro che si sta realizzando e non il contrario. Ovvero non è l’utente che si deve adattare all’interfaccia ma è quest’ultima che deve adattarsi all’utente. Di conseguenza bisogna avere un cambio di mentalità rispetto agli altri programmi, e questo è il “problema” che porta ad avere una curva d’apprendimento alta per i primi 20 minuti.
Se invece si lavora da freelance, è un software che consiglio,
sia perché offre una qualità altissima e tempi di modellazione nettamente ridotti rispetto alla concorrenza, sia per il suo ottimo plug (add-on) in per la renderizzazione (Cycle), sia perché in rapporto diretto con un cliente non tecnico il problema “formati” decade, essendo importante il formato dell’immagine e non il modello.
Un altro enorme pregio di Blender è l’affiatata community virtuale. Alcuni spunti per questo paragrafo sono stati forniti da BlenderGeek, una community su facebook.


Freecad:
A dispetto del nome è un giovane progetto relativo a BIM open source. Gestisce molte estensioni di files ed è uno dei pochi open source, per il BIM, in italiano. Da valutare non tanto per il freelance, ma per gli studi di media dimensione che vogliano “investire…nell’open source” (a volte l’investimento non è economico). Mi sarebbe piaciuto approfondire maggiomente sui software compatibili col processo Bim. Ad esempio Tekla Structures, il principale bim per l’acciaio, ma verrà destinato un intero articolo al tema.

Nanocad e Drafisight:
Nonostante Nanocad sia più rozzo, e ricordi le vecchie versioni di Autocad, è più completo e l’utilizzo, comandi da tastiera compresi, è molto simile ad Autocad LT. Inoltre vi è una buona compatibilità di formati.
Draftsight è un progetto più raffinato ed ambizioso, ma povero di comandi.
Entrambi leggono e producono dwg.

Post-produzione ed Impaginazione

E per la post produzione?

Alcuni considerano il render un lavoro fotografico, e ritengono che anche la postproduzione venga fatta con un programma pensato per le fotografie, come LightRoom oppure Photomatix (pensati per un fotoritocco “minimalista”, e non ad una post produzione vera e propria). Io vi consiglio di avere nel vostro cilindro da mago un programma di grafica completo e versatile. Photoshop è il più rinomato, e il più versatile e compatibile con altri programmi del pacchetto Adobe (Illustrator e Indesign ad esempio), ma nei lavori grafici è maggiormente diffusa la prassi di esportare in PNG o TIFF e quindi l’esigenza di un formato universale decàde o comunque sfuma.
Il pacchetto adobe va studiato e messo in cv per coloro che cercano da dipendenti, ma ai freelance consiglio GIMP, un programma la cui reputazione sta crescendo, tanto che fanno persino corsi per architetti che dànno cfp. Il suo unico difetto (ma importante relativamente per ciò per cui lo useremo) è che esso non dispone dei profili colore, Pantone e tanto altro che servono per la stampa offset.
Esistono innumerevoli
guide free, alcuni di professori universitari, presenti sul web, nonché videocorsi.

Per chi è un modellatore puro ed è poco interessato ai render e al fotorealismo, consiglio la postproduzione tramite Illustrator. Esportando in 2D una vista 3d, potrete creare effetti notevoli e valorizzare, nel vostro book, la vostra bravura e inventiva nel gestire tutto il processo di modellazione, comunicando, in modo grafico e sintetico, tramite elementi di modellazione arricchiti graficamente tramite illustrator. Potrete usarlo anche sulle tavole in 2D presenti nel vostro book: Illustrator può lavorare anche coi dwg e migliorare la gestione degli spessori di stampa, dei colori e di altri stili grafici. Un’alternativa open source per chi volesse tentare questa strada espressiva è l’open source Inkscape, ma in questo caso dovrete esportare in pdf, perché la principale pecca di Inkscape per chi fa il nostro mestiere è proprio il non leggere i dwg.

Arriviamo all’ultimo punto: l’impaginazione. Non siamo impiegati e il cv europeo ci rispecchia poco. Consiglio un cv grafico corredato da un book. Indesign è lo strumento ideale sia per il cv che per il book. E’ il migliore da tutti i punti di vista: opzioni, funzioni, potenzialità, compatibilità, esportazione con standard di mercato. Può gestire anche le trasparenze e importa ed esporta un’innumerevole quantità di formati. Puà gestire anche file di molte pagine ed è un software professionale per l’impaginazione e la tipografia. Potrebbe essere un’idea dare una nuova veste alla vostra tesi o alle vostre tesine del passato e caricarle su Academia.edu. Disponibili guide e videoguide in abbondanza, oltre ad esserci una forte community molto presente ed affidabile, che ha anche aiutato a “raccontare” Indesign per questo articolo.
Merita di essere citato anche PagePlus di Serif.
Se invece volete fare il vostro cv con un software libero, consiglio
Scribus, nato in ambiente linux ma ormai versatile e disponibile per tutti i sistemi operativi.

Due note sulla formazione e sull’open source

Nulla potrà sostituire un corso professionale e anche rispetto ai corsi dipende molto da chi li organizza e chi ne è docente. Tuttavia è bene arrivare ai colloqui negli studi infarinati al meglio, approfondendo poi il o i software da loro utilizzati. Anche nell’ottica di fare un corso, è bene arrivare avendo appreso i rudimenti tramite una guida o una videoguida. Se il software in questione non è open source, scaricate la versione da 30 giorni e studiate intensivamente il software: per un livello medio/base 30 giorni intensivi sono sufficienti.
Negli anni ho suggerito ai miei studenti di approfondire con guide e videoguide. Per facilitarli, ho raccolto, ordinate per categorie,
tutte le risorse free da me trovate negli anni (guide, videoguide, materiali free, modelli free, plug in ed estensioni e molto altro) in un forum a scopo consultazione, www.irriverender.forumcommunity.net

Sarà sembrato pedante il rimarcare, per ogni capitolo e processo analizzato, che esistono dei software open source.
Dipende dal mio essere “open source activist” (non a caso mi occupo anche di promuovere la soluzione del co-working) e tutte le soluzioni che rendano “etico e sostenibile” il lavorare da giovane freelance e tra giovani freelance che collaborano, e vuole essere uno spunto, per chi è bloccato dai costi delle licenze, nell’approfondire lo studio di uno o più open source in modo da padroneggiarli e rendersi conto che nulla hanno in meno (o quasi) rispetto ai competitor a pagamento. Di certo questi sono approfondimenti che consiglio maggiormente a chi vuole lavorare da indipendente, ma è uno spunto anche per i piccoli e medi studi, che potrebbero fare una scelta coraggiosa e affidarsi all’open source.

Ricapitolando: se cerchi da dipendente, il mio consiglio è avere delle conoscenze base almeno sui programmi principali (Autocad, Revit, Sketchup, 3ds, Rhino, Revit, Photoshop), e magari approfondirne uno o due (poi approfondirai quello che il tuo studio usa, e saperne usare diversi, parametrici e non, sarà un modo per imparare velocemente software simili).
Se invece ti proponi da
freelance, munisciti dei migliori opensource/software liberi (Blender, Gimp, Inkscape, Scribus) e studiali meglio di quanto avresti studiato i software classici, perché dovrai puntare tutto sul risultato (ma non spenderai nulla se non olio di gomito, e sarai in buona compagnia, perché i software open source, di solito, hanno comunità di riferimento accoglienti e stimolanti).

Sperando che la guida sia stata utile, vi saluto e …alla prossima!

Irriverender Arch. Bonnì

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