Pubblicato in: architettura e social media, lezioni online di irriverender arch. bonnì, open source, personal branding, Software per l'architettura

S.o.s. Architetto: come fare un portfolio

Sei alle prese con la creazione di un portfolio, di un curriculum vitae grafico, di un volantino? Risolvi il problema in tre step: impara i trucchi per fare un progetto grafico, scegli i programmi open source da usare, pubblica il tuo lavoro nelle vetrine più efficaci.

portfolio

Sono passati anni da quando ho trattato il tema. Si trattava di un articolo in cui, in realtà, univo due temi connessi tra loro: presidiare i social coi propri lavori, e presentarli tramite alcune nozioni di grafica, impaginazione, e comodissimi programmi opensource disponibili sia per mac, che per pc, che ovviamente per chi usa linux.

Partiamo dal principio: se siete neolaureati, o in cerca di lavoro, o se vi siete diplomati in una scuola a indirizzo artistico o grafico, il primo step può essere costruire un portfolio da allegare al curriculum vitae, e anche quest’ultimo può essere un cv grafico.

Spesso i percorsi di studi non ci formano su come presentare un progetto, un’idea, un percorso di studi o i nostri lavori: sono così impegnati ad insegnarci a fare le cose, che si dimenticano la parte fondamentale: come “comunicare” le proprie idee, o il lavoro che si è fatto in passato.

41MvcEtBIQL._SX347_BO1,204,203,200_

Imparare l’arte della grafica con un piccolo manuale eccezionale

Prima di addentrarci nei tecnicismi relativi a quali software usare, e su quali social visuali presentare il proprio portfolio, inizio consigliando un libro fondamentale.
L’autrice è Robin Williams (ebbene si: un’omonima del comico americano), e il libro si chiama “Imparo l’arte della grafica. Le basi dell’impaginazione e della tipografia“.
Il libro non è destinato a professionisti della grafica o della tipografia, ma a studenti, lavoratori e freelance che vogliano acquisire le conoscenze necessarie a presentare in modo armonioso e professionale il proprio lavoro (tramite un vero e proprio “progetto grafico“, che sia una newsletter, un opuscolo informativo, un annuncio pubblicitario, una presentazione in slide di una lezione, l’esposizione di dati statistici, un curriculum vitae, un biglietto da visita e molto altro.

In poche pagine, illustrate in modo chiaro, l’autrice inizia con spiegarci quattro princìpi che è necessario conoscere per impaginare gli elementi in modo armonioso ed ottenere un risultato otticamente gradevole: la vicinanza, l’allineamento, la ripetizione e il contrasto.
La trattazione è corredata sa una serie di esempi positivi e negativi e di esercizi a verifica della comprensione da parte del lettore.

Si passa quindi ad una seconda parte, in cui l’autrice tratta le regole principali relative all’utilizzo del colore, differenziando gli utilizzi destinati alla grafica per la stampa e quelli destinati alla grafica web. Si tratta di un vero prontuario da consultare volta per volta durante i primi lavori.

Dopo un breve capitolo che suggerisce alcuni spunti per manifesti, copertine di riviste, packagevolantini e carte intestatebruchure e dépliant, ma anche newsletter e altri lavori destinati al web, l’autrice passa alla trattazione relativa ai font e al loro utilizzo. Dopo aver ribadito le basi della tipografia, spiega che i diversi tipi di carattere (font), possono affiancarsi all’interno della stessa opera grafica in una relazione di concordanza, conflittuale, o contrastante.
Infine, l’autrice spiega che esistono varie “famiglie” di font (Oldstyle, Modern, Slab serif, Sans serif, Script e Decorativi, suggerendo anche questa volta degli esercizi per verificare la comprensione da parte di lettori e lettrici.
Infine, dà una serie di suggerimenti per creare il necessario contrasto tra i font scelti, basandosi su diverse dimensioni, peso, sfruttura, forma, direzione e colore.
Il libro si conclude con una serie di esercizi.

Scegliere i programmi open source

Recepito “in che modo” presentare il lavoro, rimane da capire quali strumenti informatici usare. Sarebbe comodo per me consigliare il pacchetto Adobe, che forse qualcuno di voi, che è ancora studente, ha in dotazione dal proprio ateneo. In realtà sono qui per suggerirvi tre alternative ad Adobe, veloci da scaricare, altamente compatibili con tutti i sistemi operativi, sempre aggiornate, e che vi permetteranno di presentare il vostro lavoro in modo accattivante e professionale.

gimp

Il primo programma è un’alternativa al programma di fotoritocco e grafica raster Photoshop: si tratta del programma GIMP, uscito recentemente con una nuova versione dal layout fresco e agevole.
E’ anche facile trovare guide online per imparare ad usarlo.

inkscape-800x445

Se invece vi interessa la grafica vettoriale, e il logo design, il programma che fa al caso vostro è Inkscape, alternativa opensource di Illustrator. Anche questo programma è estremamente userfriendly e non avrete problemi a trovare guide online, anche molto sintetiche ed efficaci. Sarà possibile ideare un logo.
Anche per la creazione di loghi, mi permetto di segnalarvi una piccola bibliografia (solo osservando si può maturare un gusto):
Il libro del graphic design
Deconstructing logo design

Infine, andiamo all’impaginazione: esiste un’efficace e comodo programma opensource che sostituisce magistralmente Adobe Indesign: si tratta di Scribus. Anche in questo caso, il programma ha un layout comodo e facile da utilizzare, è semplice reperire delle guide e vi permetterà di sperimentare con l’impaginazione, riuscendo anche a fare alcune operazioni di modifica delle immagini se necessario (anche se volendo può essere collegato a Gimp), e piccoli elementi di grafica vettoriale.

4358555d9b5b3d92b-scribus.jpg

 

Pubblicare il portfolio

Veniamo infine al “dove” pubblicare il proprio portfolio.
Se è necessario averne sempre delle versioni cartacee da distribuire all’occorrenza, è anche necessario presidiare i social pensati per la nostra categoria professionale.

Inizio col consigliare Behance, social networks legato ad Adobe e vetrina di molti professionisti del “visual”.
Proseguo con ArchiLovers, social di settore, molto di nicchia ma ben indicizzato. Vale la pena inserire anche lì il proprio portfolio.
Interessante, anche se con un taglio più alternativo e con uno sguardo all’estero, Deviant Art, soprattutto per generare collaborazioni e condivisione.
Per chi avesse anche materiale saggistico, consigliatissimo il social Academia.
Interessanti anche Pinterest e Issuu.

Ovunque voi pubblichiate il vostro curriculum vitae, il vostro portfolio, o i vostri volantini, l’importante è ricordarsi di mettere chiari riferimenti per permettere a chiunque, anche non iscritto ad un social, che potrebbe capitare sul vostro profilo dai motori di ricerca, un rapido contatto.

Behance2

Annunci
Pubblicato in: interviste, le interviste di irriverender arch. bonnì, Senza categoria

Ornamento, design, architettura nell’era del digitale. Chiacchierata con la docente Cinzia Pagni

Oggi intervistiamo la Prof.ssa Cinzia Pagni, docente , architetto di interni e giornalista d’architettura. 
Partendo da “Ornamento e delitto” di Adolf Loos, rilancia un saggio chiamato “Ornamento non è più un delitto, spunti di riflessione sulla decorazione contemporanea”, in cui ci racconta il linguaggio, o sarebbe meglio dire “i linguaggi”, dell’Architettura e del Design contemporaneo, influenzati dalla nuova socialità mediata dagli strumenti digitali.
Cinzia insegna al POLI.design (consorzio del Politecnico di Milano che gestisce i corsi post lauram, specializzazioni e master) e a Milano, invece, tiene lezioni su «Linguaggi e tendenze di oggi».
Quando l’ho intervistata era in partenza per Shangai, dove tiene un corso specialistico per professionisti dal titolo ‘Soft décoration of Interior design’.


ornamento non è più delitto

 

Buongiorno Cinzia, raccontaci qualcosa di te…

Mi rimane difficile parlare di me scrivendo e non raccontandoti le cose davanti ad un bicchiere di vino, mi piace parlare con le persone più che con un foglio digitale, ma ci provo perché ci tengo molto a questa tua intervista. Ho 54 anni e da sempre sono appassionata di architettura, arte e design.
La mia formazione al
liceo Artistico è stata determinante per sviluppare la mia sensibilità progettuale e la voglia di fare ricerca attingendo da tutti gli ambiti del mondo del progetto e dell’arte in generale. Ho avuto la fortuna di avere insegnanti come Mauro Staccioli , Paolo Rosa di Studio Azzurro, e molti altri artisti di fama e calibro internazionale.
Dopo la
laurea in architettura al Politecnico ho sentito il bisogno di approfondire la mia preparazione e ho conseguito un Ph.D in architettura degli interni e arredamento dove ho potuto studiare ed elaborare temi di ricerca tipici della cultura italiana, noi architetti di interni milanesi siamo tutti un po’ figli di Gio Ponti.

Quale legame senti con questo straordinario artista e architetto?

Nel mio libro questo legame con la cultura del progetto “alla Ponti” lo si avverte con molta chiarezza, la sua capacità tutta italiana di passare dal progetto di un grattacielo (Pirellone) alle ceramiche per la tavola, agli interni dell’Hotel Parco dei Principi a Sorrento, alle ville e gli appartamenti, all’editoria.
Uno straordinario passaggio di scala e di materiali con una totale disinvoltura e capacità tra architettura, design, artigianato, tecnologia…senza creare una distinzione di merito, tutto è importante.


Il “Less is More” e i postulati del Movimento Moderno  nell’architettura italiana di oggi e di ieri…puoi parlarcene?

Il Less is More noi architetti italiani lo abbiamo recepito come una grande lezione e siamo sicuramente quello che siamo grazie ai grandi maestri del Movimento Moderno, ma oggi la società è molto complessa rispetto ai tempi di Mies o di Le Corbu.
Oggi noi viviamo in un epoca di continue
contaminazioni che provengono da vari mondi: la moda, il cinema, la grafica, le nuove tecnologie digitali, la nuova sensibilità verso il destino del pianeta, il nuovo concetto di durata, le possibilità della stampa in 3d e molto altro…  Tutto questo ha generato un nuovo modo di approcciare al progetto, fatto di tante complessità, i dettami del Movimento Moderno non bastano più perché il focus della progettazione non è più quello dei grandi maestri del Movimento Moderno, i quali avevano il compito di progettare abitazioni  più rispondenti ad una modernità fatta di dotazioni minime e che consideravano una conquista razionalizzare gli spazi, schematizzare le funzioni, i percorsi, i gesti delle persone che dentro  quegli spazi si muovevano, un approccio progettuale incentrato sull’attribuzione dei valori funzionali degli spazi, che attribuiva alla destinazione d’uso degli spazi abitati e al rapporto forma-funzione, un ruolo fondamentale caposaldo di tutta la progettazione.
Gli spazi in cui abitiamo stanno
perdendo la loro rigidità funzionale e distributiva per diventare fluidi, flessibili e a misura delle nuove pratiche di lavoro-vita-svago.
Le tecnologie hanno moltiplicato le modalità e le occasioni di svolgere diverse attività: basta pensare alla tv e alla radio, ora fruibili anche dal computer, dal tablet o dal telefono.


Quali le nuove esigenze legate agli odierni spazi abitativi?

Oggi più che mai nella progettazione convivono norme tecniche  e norme sociali tali per cui ogni società esprime e applica una sorta di grammatica comportamentale che corrisponde ai propri stili di vita.
La nostra è una società flessibile, multietnica, ipertecnologica, fluida, e per questo il linguaggio della progettazione è diventato un
linguaggio “misto” perché deve rispondere a nuovi comportamenti o nuovi stili di vita.
Lo spazio abitato oggi è un universo dalle mille sfaccettature, un luogo dove le
esperienze delle persone che ci vivono si stratificano e si sovrappongono: nella casa  le persone vivono, lavorano, si divertono, trascorrono il tempo della loro vita, coltivano le relazioni, costruiscono la propria identità la propria biografia personale.
Siamo passati dal Less is more al More and more.

 

cinzia pagni 2

 

Cosa ti ha portato a scrivere questo libro, e come ti rapporti al “Minimal”?

Questo libro è il frutto di tanti anni di ricerca che ho elaborato sia attraverso la mia attività di docente al Politecnico di Milano sia come giornalista free-lance che come architetto di interni, lavori che sembrano diversi ma che in realtà svolgo in relazione sempre alla mia specializzazione sugli interni.
Negli anni mi sono resa conto di come ci fosse una
compresenza di linguaggi della progettazione e che spesso si parlasse linguaggi e tendenze senza essere a conoscenza delle esatte differenze, ad esempio spesso si dice Minimal riferendosi ad un oggetto o spazio dalle linee geometriche pure colorato solo di grigio, bianco o nero, ma non si sa che è molto di più di questo, e che assenza di decorazione apparente non vuol dire Minimal!


Esiste un “linguaggio” corrispondente allo Zeitgeist della nostra epoca? Quanto ha inciso l’innovazione digitale?

Per molti decenni la critica della cultura architettonica ha indotto i progettisti ad escludere il tema del decorativo dal proprio lessico progettuale, oggi invece siamo tornati ad appropriarci della facoltà di scegliere se usare i colori e i materiali in modo libero, c’è molta più libertà.
La nostra è una società, multietnica, flessibile, ipertecnologica e ognuno esprime la propria
identità, il proprio stile di vita, non c’è più un unico linguaggio che corrisponde allo “stile dell’epoca”. E’ un fenomeno assolutamente inedito rispetto al passato, dove potevamo riconoscere ed associare ad ogni epoca uno stile.
Oggi
coesistono vari linguaggi a seconda dello stile di vita alla quale si appartiene. Oggi la casa non è più solo il luogo dove si rientra dopo una giornata di duro lavoro, e il comportamento dei suoi abitanti è variegato , molteplice, in un intreccio tra pubblico e privato che apre infiniti scenari dove le stanze della casa accolgono varie attività, diventando multiuso e multifunzione, oggi a casa si lavora, si studia, si cucina, si ricevono gli amici, si parla con amici virtuali dislocati in varie parti del mondo.
La casa si carica di EVENTI, di cose da fare,di
molteplici funzioni,ce non importa dove esattamente queste azioni vengono svolte. Le nuove tecnologie informatiche hanno contribuito in modo decisivo nel modificare i nostri comportamenti all’interno delle abitazioni, le nuove abitudini che oramai sono consuetudine come lavorare in qualunque luogo e spazio e l’essere connessi con migliaia di persone distanti da noi anche molti kilometri ha inciso profondamente sul nostro modo di concepire le stanze e gli spazi dell’abitare.


Come docente e professionista, che consiglio vuoi dare a studenti e neolaureati in Architettura? E’ a loro che dedichi questo libro?

Se dovessi dare dei consigli ai giovani progettisti direi quello che dico sempre ai miei studenti: siate curiosi, siate avidi di conoscere, di viaggiare, di toccare con mano i materiali. Il computer non deve diventare un modo per isolarvi e non andare a vedere i luoghi, i materiali, i colori dal vivo.
L’architettura e il design sono veri, sono vivi, andate alle fiere, andate negli showroom toccate gli oggetti, passeggiate nelle strade e guardate
come la luce modella le architetture, dovete sentire nell’anima questa emozione dello spazio architettonico in rapporto alla città e a voi che la state percorrendo. Non è dallo schermo di un pc che si può fare questo. Il computer è uno strumento che semplifica i passaggi ma non deve diventare una gabbia.
Ho sentito il bisogno di scrivere questo libro anche per i miei studenti, da anni me lo chiedevano, spero che possa essere un piccolo contributo per ulteriori spunti di riflessione in chi come me è appassionato di questa materia.

cinzia pagni 1

Pubblicato in: attualità, architettura, urbanistica, i saggi di irriverender arch. bonnì

Milovan Farronato in Biennale: quando l’eccellenza si scontra col pregiudizio

Solidarietà e un grande in bocca al lupo al Milovan Farronato, artista, critico, docente, curatore di fama internazionale, alla guida del Padiglione Italia della Biennale, che è stato vittima del pregiudizio da parte dell’assessora Elena Donazzan.

Milovan-11-copia

La scelta del curatore del padiglione Italia della Biennale di Venezia, dopo una selezione tra i 10 nomi più rappresentativi del panorama artistico nazionale, che hanno svolto attività significative come curatori ma anche nella ricerca, è ricaduta su Milovan Farronato, direttore e curatore del Fiorucci Art Trust, per il quale ha realizzato il Festival Volcano Extravaganza a Stromboli (festival annuale rivolto all’arte performativa), ed è stata comunicata pubblicamente dal neoeletto Ministro ai Beni Culturali Alberto Bonisoli, anche se la scelta, probabilmente, risale al suo predecessore Dario Franceschini.

Milovan, poco più che quarantenne, ha un curriculum d’eccellenza. E’ stato molto attivo all’estero, in particolare curando mostre in Polonia e Brasile, ha insegnato Cultura Visiva allo IUAV di Venezia, fa fatto il critico d’arte su riviste d’arte e di moda, tra cui Artribune, e si è confrontato con artisti di fama internazionale.

Non mi interessa l’orientamento eroticoaffettivo di Milovan, e neanche le sfumature della sua identità di genere, ma è proprio per la sua immagine “gender non conforming“, che ricorda il Rocker “Cheyenne”, interpretato da Sean Penn, nel film “This Must Be The Place“, che l’artista è stato attaccato dall’assessora veneta Elena Donazzan.

Ecco le parti più “significative” del discorso della Donazzan.
“Lei, pardon lui […]
 è stato chiamato a rappresentare l’Italia alla Biennale d’Arte veneziana del prossimo anno: non al Carnevale di Venezia quindi, ma all’appuntamento culturale più importante per il Veneto e l’Italia tutta, lui sarà il nostro biglietto da visita verso le migliaia di visitatori internazionali che parteciperanno alla Biennale.
[…] sia chiaro, ciò che fa nel privato non mi interessa. Ma posso dire che quando si deve rappresentare una Nazione servirebbe essere quanto meno… più autorevoli?
Non so voi, ma io non ho parole!”

Milovan-Farronato-590x395
A provocare il presunto “scandalo”, alcune foto su instagram in cui l’artista compare, con alcune amiche, con un po’ di rossetto e uno chignon.
Eppure, nel mondo degli artisti, e non solo, un look del genere non significa automaticamente essere una persona LGBT, né tantomeno essere poco autorevoli o affidabili.
Si pensi a Grayson Perry – uomo eterosessuale sposato con figli,  la cui ambiguità e il cui “crossdressing” non hanno assolutamente limitato il fatto che viene celebrato dalla comunità e accolto persino dalla famiglia reale.

Tra i più interessanti contributi in difesa di Milovan, il blog “FinestraSullArte“, ma anche la rivista Rolling Stone, che pubblica una meravigliosa intervista al “punk” che guida il Padiglione Italia alla Biennale.

Concludo dicendo che, oltre ai tanti siti d’arte e alle riviste nazionali, il blog Irriverender vuole dare il suo contributo di solidarietà a Milovan, forse per il fatto che chi scrive, al momento, è una persona anch’essa gender non conforming, e architetto, e che forse dovremmo tutti impiegare maggior tempo a valutare la competenza professionale delle persone, e il loro valore etico e intellettuale, piuttosto che impiegare del tempo a stupirci se delle labbra maschili hanno un rossetto o delle labbra femminili non ce l’hanno.

milovan-farronato-2

A cura di Irriverender Arch. Bonnì

Pubblicato in: Contributi per Blender Magazine, interviste, le interviste di irriverender arch. bonnì, Senza categoria

Intervista a Piero di Chito,architetto e specialista Blender, in esclusiva per Blender Magazine

E’ uscito il nuovo numero Blender Magazine (disponibile gratuitamente al link https://magazine.blender.it).
Si tratta dell’intervista a Piero di Chito, Architetto e specialista Blender.
Ho avuto modo di intervistare Piero e vi consiglio di leggere l’intervista a questo link  (da pagina 43 a pagina 48)

blender magazine – estratto
blendermag

Articolo di Irriverender Arch. Bonnì

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Pubblicato in: abilitazione, ordine, albo, formazione, CFP, irriverender arch. bonnì formatore, lezioni online di irriverender arch. bonnì, open source, personal branding

Social Media for Architects: corso a Milano da 14 crediti formativi

 

Sono ancora tanti i professionisti, architetti ma non solo, che vorrebbero promuoversi sul web ma non ne conoscono l’abc.
In un corso di 14 ore in 6 serate, illustrerò come poter diventare autonomi nella gestione del propri social networks, di un blog su wordpress e di un sito/biglietto da visita (landing page), come programmare la pubblicazione (publishing management), come selezionare le fonti, come creare elementi di grafica e loghi, usando programmi open source, come imparare a scrivere “per il web”, monitorare seo e parole chiave, come scegliere i social da presidiare, trovare immagini non protette da diritti da usare, come gestire un piano editoriale per fare “blogging“, e prendere familiarità con concetti come storytelling, content marketing, personal branding, SEO, query, keyword, digital branding, tone of voice, brand identity, e capitalizzare queste conoscenze per “presidiare” il web.

b3203dca-ab37-46cd-b5a0-bbf54ca5e348

Il corso è proposto dallo Spazio MIA MilanoCity (Missione Architetto) e dallo Studio Iduna. Rilascia 14 crediti per gli iscritti all’Ordine degli Architetti, ma può essere frequentato anche da tutti i professionisti, anche non architetti, che vogliano imparare ad “addomesticare” il web per promuovere i propri progetti.

CertificatoIrriverender04-2018

Le lezioni si terranno nel tardo pomeriggio di 6 mercoledì, in Via Rodolfo Farneti 2, Milano, a partire dal 7 marzo 2018, e poi sarà replicato più volte nel corso del 2018

Architect on Web – Irriverender – pdf con programma completo (prima edizione)

Architect on Web – Irriverender – pdf sintetico con calendario (prima edizione)

Sito di Iduna MilanoCity

Slide del corso

tree-200795_960_720
icon-2515316_960_720
autore: Irriverender Bonnì, architetto e formatore