Piergiorgio Roveda e l’Open Source nel GIS

Intervista a Piergiorgio Roveda, pianificatore territoriale, esperto GIS, autore del progetto City Planner e appartenente al progetto GisTonic, impegnato, tramite i suoi tutorial, nella missione di diffondere la cultura Open Source nel mondo GIS.

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Ciao, parlaci di te: età, provenienza, professione, passioni

​Ciao sono Piergiorgio ho 37 anni e sono un Pianificatore territoriale, laureato nel 2007 al Politecnico di Milano. Ho sempre avuto la passione per l’informatica e per SimCity, il video game che tutti gli urban planner conoscono.
Forse è stato questo insieme di passioni che mi ha permesso di unire la classica urbanistica al mondo dei GIS. Associo sempre la mia figura professionale di Pianificatore territoriale a quella di GIS consultant, perché con entrambe ho sempre trovato spazio nel mondo lavorativo, dapprima come dipendente e da ormai 6 anni come libero professionista.​

Come hobby, ho sempre avuto il pallino della MTB, delle camminate e da quando il nostro telefonino si è evoluto, diciamo che riesco meglio nel tracciare i miei percorsi col GPS, piuttosto che fare le foto. In ogni caso questo hobby ho cercato di unirlo alla passione per i GIS ed insieme ad un gruppo di Milano, abbiamo creato il GIStonic, con cui stiamo sviluppando un GEOblog, un sito web basato su WordPress con un sofisticato GeoDatabase, il tutto OpenSource!

 

Cosa è il GIS?

​Nella descrizione precedente, ho dato per scontato che tutti conoscono i GIS, ma mi rendo conto che non è così. Quando si parla di GIS, acronimo di Geographic Information System, che in Italiano diventa Sistema Informativo territoriale, si parla di software ce uniscono il disegno delle mappe a tabelle di dati, ovvero che ogni oggetto disegnato sulla mappa è associato a degli attributi alphanumerici, sempre disponibili ed indivisibili. Da questa base, questa relazione si può usare in svariati modi: per fare ricerche, per creare analisi e perfino per colorare le mappe. I GIS si possono inserire tra i software CAD, adatti al disegno tecnico e i software BIM, adatti alla grande scala; probabilmente i GIS sono molto simili, come logica ai BIM, ma ognuno ha la sua parte ben definiti nel mondo professionale.​
Google Maps è un GIS, ma non professionale!

 

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Quali figure professionali se ne occupano? Dal lavoro in campo ai software: raccontaci il processo di restituzione via GIS e l’utilizzo…

​Queste due domande le metto insieme perché possono essere diversi i profili che utilizzano i GIS, da cui derivano diverse professionalità:
con data entry​ si definiscono i soggetti che usano i GIS come database per inserire i dati e quando si inseriscono le informazioni nella tabella, possono anche inserire le informazioni sulla mappa, disegnando geometrie quali punti, linee e poligoni; questa mansione può diventare anche completamente dedicata al disegno della mappa, magari con un’inserimento minimo di informazioni, come codici o nomi delle vie;
i gis analyst si dedicano all’analisi dei dati, sia per una “pulizia” sia per fare ricerche sul territorio, leggendo ed incrociando i dati; infatti le funzioni di query, derivate dai database, sono anche di tipo relazionale e nel caso dei GIS anche spaziale;
i gis consultant, sono sempre passati dai primi due tipi e devono avere una tematica di base specifica: urbanisti, geologi, economisti, ingegneri; questo perchè è richiesto di avere una visione del progetto, con una certa finalità, come la tutela del territorio, pianificare una città, costruire infrastrutture; mentre i primi due profili hanno una preparazione generica da tecnico, con competenze informatiche, i gis consultant hanno delle mansioni che derivano dalla loro professione di base, che è differente per tipologia di incarico;
parallelamente ci sono i gis developers, che utilizzano le funzioni dei gis e mediante i linguaggi di programmazione, come basic, python, .net, java e linguaggi web creano delle applicazioni specifiche su misura per il cliente finale;
infine i GIS trasformano il dato in mappa, che si differenzia molto da una cartografia tecnica o da una foto aerea; queste mappe, vengono dette tematiche e possono essere utilizzate da utenti, non esperti di GIS, ma che hanno bisogno di queste rappresentazioni per proporre, discutere, decidere; questi utenti possono essere cittadini, che ad esempio usano Google Maps, per visualizzare informazioni sulla propria città, sia manager di azienda che analizzano aree di mercato o ad esempio territori di copertura agenti

 

Quali sono i software principali? E le alternative opensource?

​I software ​GIS più diffusi sono: ArcGIS di ESRI e MapInfo di PitneyBowes; QGis, però non è solo un’alternativa, perché non ha nulla di meno di questi due GIS più diffusi.
Per fare una comparazione tra questi 3 software, bisognerebbe scendere nel dettaglio di ogni specifico lavoro e comunque non si può dare più peso ad uno dei tre.
Le funzionalità di base sono simili, ma ciò che può essere un plus da attribuire a QGis si basa sul fatto che è Open Source e possono essere sviluppate applicazioni specifiche con linguaggi di programmazione che sono più diffusi; questo significa tante idee da usare e trasformare.

 

Ci racconti il tuo impegno nell’open source e nei tutorial? Sono disponibili in modo free?

Il mio impegno nell’open source, deriva dal fatto che con i GIS, quando si cerca qualcosa di più, si finisce a studiare per forza di cose, il mondo open source; in altri settori​ non è così, come ad esempio la grafica. Ho sempre potuto imparare da documentazione e forum trovati sul web e così ho iniziato a farlo anche io. La mia idea di condivisione, non è però a livello di sviluppo software, dove l’open source detta le regole, ma più che altro di metodo e questo mi ha permesso di ritagliarmi uno spazio tra il pubblico di internet, ben specifico “i GIS open source per la pianificazione territoriale”. All’inizio pubblicavo contenuti che risultavano difficili da seguire, forse anche perché ero un po’ inesperto e non sapevo fare l’insegnante. Col tempo però ho imparato a fare dei contenuti più semplici da spiegare, ma nello stesso tempo comunque di livello sopra il semplice utilizzo dei GIS. Ho cambiato anche la prospettiva, infatti invece di fare “corsi di QGis”, adesso faccio video del tipo “io QGis lo uso in questo modo”. I tutorial che eseguo sono del tutto free, chiedo soltanto una email di accesso, per visualizzare il materiale. Questa email è un po’ come l’iscrizione alla newsletter, che uso per fare comunicazioni sulle mie attività di condivisione.

 

 

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10 nuovi volti per l’Ordine di Milano: arriva la lista Architettiamoci

Ecco i volti della lista Architettiamoci per Milano, che corre alle elezioni dell’Ordine degli Architetti Milanese

Per la sezione A…

Le interviste ad alcuni candidati…

Caterina Parrello
Francesca De Tisi
Laura Galli
Edmondo Jonghi Lavarini
Alessandro Sassi
Ettore Brusatori
Paola Bettoni
Angelo Errico

Per la sezione B…

Sara Brugiotti

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Manifesto

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CONCORSI OBBLIGATORI E STATI GENERALI
CON TUTTI GLI ISCRITTI PER LO SVILUPPO DI NUOVE
SINERGIE INTERSETTORIALI

I cambiamenti tecnologici in corso a livello internazionale avranno un impatto enorme sullo sviluppo della nostra società nei prossimi decenni. L’architetto può diventare parte del cambiamento con la sua capacità di mettere in relazione lo sviluppo del territorio con tutti gli strati sociali, sviluppando una realtà vicina all’uomo attraverso la maggior arte collettiva che si conosca: l’architettura. Il nuovo Consiglio dell’Ordine si deve impegnare ad organizzare gli Stati Generali 4.0 dell’Architettura coinvolgendo tutti gli iscritti.

• INCONTRI PERIODICI CON TUTTI GLI ISCRITTI
– stati generali dell’architettura ogni anno
– promozione di incontri annuali tra architetti
imprese e committenza
– sinergie tra le diverse figure di architetto

• CONCORSI E TARIFFE PROFESSIONALI
– obbligatorietà del concorso nella progettazione
per le opere di carattere collettivo
– stimolare le collaborazioni tra architetti
– sviluppo di attività intersettoriali

• STRUMENTI PER COMPETERE
– sostegno allo sviluppo di forme di aggregazione
tra professionisti per la competitività internazionale
– servizi 4.0 per gli iscritti
– il credito formativo come crescita professionale

• NUOVI RUOLI PER L’ARCHITETTO
– seguire il cambiamento dell’economia globale,
adeguarsi e individuare nuovi ruoli per la professione
– individuazione ed esplorazione di nuovi ambiti
e mercati

• GIOVANI
– affiancamento e formazione specifica per
l’inserimento graduale nella professione dei
neoiscritti

• QUALITA’ DELLA PROFESSIONE E TUTELA DEL RUOLO
– attività di tutela dei diritti degli architetti
per i ruoli tradizionali e i nuovi ruoli
– la protezione del progetto
– tutela nella frammentazione degli incarichi

• MEGAFONO ISTITUZIONALE
– l’Ordine come megafono dell’intelligenza collettiva
della nostra categoria
– azioni sinergiche con gli architetti con pubbliche
amministrazioni, associazioni di categoria, imprese
e cittadini sul territorio

 

Per sostenerci vieni a votarci: ecco il calendario dei giorni.

Terza e ULTIMA votazione: valida senza quorum

Venerdì 20 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Sabato 21 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 17.00
Lunedì 23 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Martedì 24 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Mercoledì 25 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Giovedì 26 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Venerdì 27 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 20.00
Sabato 28 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 17.00

GRUPPO ARCHITETTIAMOCI

 

Erna Corbetta, con “Architettiamoci” per l’Ordine di Milano

Elezione Consiglio Ordine Architetti PPC di MILANO (2017-2021)

ERNA CORBETTA

contatto: arch@ernacorbetta.it

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Erna Corbetta

ARCHITETTIAMOCI

Ho scelto questo gruppo in quanto molto eterogeneo: questo permette un confronto aperto alle nuove idee e ricettivo alle diverse esigenze. Trovo che un dialogo così aperto e costruttivo possa generare nuove sinergie e dare la giusta spinta al cambiamento.

L’idea a cui si deve tendere è un Ordine aperto a tutti e soprattutto partecipato da tutti i Professionisti!
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COSA POSSIAMO FARE INSIEME?

I punti sono sicuramente molti. Voglio accennarne solo alcuni che ritengo comuni, in modo molto sintetico:

  • ridefinizione del ruolo dell’architetto;
  • affrontare seriamente la tematica dei minimi tariffari e delle sovrapposizioni di competenze;
  • il rispetto tra colleghi;
  • l’internazionalizzazione della figura dell’architetto;
  • il funzionamento degli uffici legati alla Professione.

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Stante che l’Ordine è un Ente pubblico che ha l’onore e l’onere di garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti: è proprio dall’agire dell’Ordine che può e deve avere inizio la tutela della professionalità della categoria.

Questo si può raggiungere solo facendo prevenzione: attivando un servizio alla categoria che possa aiutare il professionista nel rapporto con il Committente, non solo per quanto riguarda la compilazione delle parcelle. Nel ruolo che ricopre, l’Ordine deve poter essere un valido strumento, anche legale, sia a tutela dei cittadini sia dell’intera Categoria.

La dignità della professione si raggiunge anche con un miglior inquadramento della stessa: la figura professionale dell’Architetto merita riconoscimento ma per arrivare a questo è l’Architetto che deve diventare riconoscibile nel suo operato, senza entrare in competizione con le altre categorie professionali.

È giusto che ci sia una formazione di base: non deve però essere un mero strumento operativo, deve essere una opportunità per aprire nuovi orizzonti alla Professione.

Vi chiedo inoltre di poter valutare la distribuzione del voto più equamente tra rappresentanti uomini e donne.

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Le interviste ad alcuni candidati…

Caterina Parrello
Francesca De Tisi
Laura Galli
Edmondo Jonghi Lavarini
Alessandro Sassi
Ettore Brusatori
Paola Bettoni
Angelo Errico
Sara Brugiotti (Sez. B)

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Come, quando e dove si vota?

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Sara Brugiotti, candidata per l’Ordine di Milano, Sezione B

Oggi intervistiamo Sara Brugiotti, architetto junior, candidata al Consiglio dell’Ordine degli Architetti per la sezione B. Ci parlerà della realtà degli architetti junior e dei loro problemi.

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Raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Ho 42 anni sono milanese e sono un architetto iunior. La mia formazione è sempre stata affiancata da esperienze lavorative soprattutto nel settore della moda, ma sono ormai approdata alla professione di architetto già da diversi anni. Dopo diverse fortunate collaborazioni con prestigiosi studi di architettura di Milano, ho recentemente deciso di intraprendere il difficile percorso della libera professione.

 

Cosa ti ha spinto a scegliere la via dell’Architettura? Di cosa ti occupi? In cosa si differenzia il tuo approccio?

Una grande passione per i luoghi e la loro identificazione attraverso il costruito mi hanno spinto sempre più verso la conoscenza del mondo architettonico, motivandomi fortemente ad intraprendere la formazione universitaria e sostenendomi durante gli anni faticosi di studente/lavoratore. Nella mia mente sono impresse ancora le parole di accoglienza al corso di storia dell’architettura moderna del prof. Biraghi: “L’architettura è l’unica forma d’arte con cui viviamo a stretto contatto”. Da cui nasce necessariamente una prima riflessione sulla responsabilità del progettista nel suo operato ad ogni scala di intervento e sulla funzione sociale, ma anche individuale ed umana, che il ruolo che l’architettura ricopre. Senza alcuna pretesa di creare opere d’ arte, mi occupo di migliorare gli spazi abitativi in cui viviamo quotidianamente attraverso ristrutturazioni private di appartamenti, allestimenti ed interventi su costruzioni civili.

 

Cosa dovrebbe fare l’Ordine per il professionista? Cosa fa? Cosa vorresti che facesse?

Un ordine professionale deve essere garante dei suoi iscritti, aiutandoli nello svolgimento della professione. Oltre che a ricoprire il ruolo istituzionale, può essere occasione di raccolta di informazioni e luogo di incontro per confrontarsi sulle problematiche che si riscontrano soprattutto in particolari periodi di cambiamento. Per quanto la sezione B dell’ albo vorrei che venisse ascoltata maggiormente, e che insieme ai senior si possano colmare e risolvere le problematiche intorno alla figura spesso sconosciuta dell’ architetto iunior. Ci vorrebbe una comunicazione mirata per la mia sezione, ma soprattutto una conoscenza maggiore della realtà dei suoi iscritti per individuare le difficoltà riscontrate negli anni. Essendo previsto un seggio dedicato alla sezione B nel Consiglio dell’ Ordine, mi auguro che non venga utilizzato solo a scopo politico per interessi che non considerano e non rappresentano questa categoria, che invece ha molto bisogno di una voce. Il lavoro più importante da fare insieme all’ Ordine è quello di cercare di immaginare il futuro di questa professione, per entrambe le categorie.

 

Finte partite iva, minimi tariffari, autorevolezza dell’Architetto, formazione obbligatoria, sovrapposizione di competenze….quali le problematiche di categoria finora non affrontate?

Appartenere alla sezione di B dell’ albo non mi ha risparmiata da nessuna problematica che anche i colleghi senior hanno vissuto o vivono. Gli architetti iunior sono una realtà piccola e dimenticata. La laurea triennale è nata dalla riforma universitaria del 1999 (Berlinguer/Zecchino), che avendo l’ obbiettivo di avvicinarsi alle medie europee dei laureati, ha introdotto il 3+2 per quasi tutti i cicli universitari, permettendo di avere un titolo di studio e uno sbocco professionale già a conclusione del terzo anno. Sebbene sia ben noto il fallimento di tale riforma (decretato già dal 2010 dall’ allora Ministro dell’ Istruzione, che nel 2014 dalla Corte dei Conti) che non ha portato ai risultati sperati né in termini di laureati, né in termini di formazione, sono 45 mila i laureati triennali che non continuano gli studi e approdano al mondo del lavoro, che non è affatto pronto ad accoglierli. Il Decreto Ministeriale che delinea la professione dell’ architetto iunior è molto carente nelle competenze di tale nuova figura professionale e di fatto si assiste a un declassamento di questa categoria di laureati che non soddisfa apparentemente nessuna esigenza lavorativa specifica. Siamo spesso visti come “supergeometri” e troviamo molte più difficoltà a trovare lavoro e siamo mediamente pagati meno dei nostri colleghi senior, sebbene di fatto copriamo le stesse mansioni, abbiamo gli stessi obblighi, anche formativi, e paghiamo le stesse tasse.

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Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Alessandro Sassi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista al candidato Ettore Brusatori
Intervista a Paola Bettoni
Intervista ad Angelo Errico

Come, quando e dove si vota?

 

Angelo per l’Ordine degli Architetti di Milano

Angelo Errico, candidato all’Ordine degli Architetti di Milano, con la lista “Architettiamoci per Milano”, ci racconta il suo programma

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Raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Sono Angelo Errico, ma la mia firma è sempre stata “Angelo”.
Sono architetto, ancor prima della laurea nel 99 con Guido Nardi e dell’esame di Stato nel 2005, e prima ancora ho frequentato a Milano la scuola tecnica superiore all’epoca considerata la università per i geometri: il Carlo Cattaneo.
Sono da 52 anni amante del costruire, della forma che segue la funzione, della tecnica che silenziosa e garbata soddisfa i desideri, e l’arte del costruire è a mio avviso come l’arte del buon vivere.

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Perché ti candidi al Consiglio degli Architetti di Milano?

1 – il cambio di guardia al Collegio è previsto dal regolamento, e se tutti gli architetti sono candidabili, allora perché non io ?

2 – l’Ordine sia un riferimento per l’equilibrio tra chi desidera realizzare una idea di progetto un po’ disordinato e chi debba coronare i sogni nel recinto delle norme disorientanti

3 – anche gli architetti degli uffici tecnici sono laureati e iscritti all’albo dopo superato l’esame di Stato come gli architetti che elaborano un progetto nel proprio studio, e si incontrano per un supporto professionale

4 – quando devo cercare un’informazione tecnica e burocratica per un’idea da elaborare, stimare, appaltare, callaudare, riscuotere economicamente, voglio percepire di potermi confortare del l’ausilio di una consulenza del mio Ordine

5 – essere architetti (architettto e architetta) sia l’espressione di un libero virtuoso scambio di esperienze personali maturate e formate nei cantieri, nelle collaborazioni con le imprese edili, negli studi all’estero, con il coworking, in servizio agli sportelli di enti pubblici e amministrativi

6 – perché diceva Gio Ponti, “assurdo sarebbe discutere se un asilo, una colonia marina, […] uno stadio debbano avere o no archi e colonne o pilastri e travi”

7 – nelle stanze dell’Ordine di Milano pare di essere accolti in un asettico distaccato elegante studio notarile, non in un fluido, confortevole, stimolante luogo dove ritrovarsi e incontrarsi, in modo informale tra mille scaffali di libri e tante sedute mobili, con professionisti, con colleghi, con amici

8 – la tessera te la devi stampare e plastificare tu, e magari la usi poco o addirittura niente

9 – si può migliorare e rinnovare il dignitoso lavoro svolto da chi mi ha rappresentato fino a oggi

10 – ascolterò le richieste che gli altri architetti mi segnaleranno

 

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Come hai conosciuto Architettiamoci e perché l’hai scelta come lista?

Nell’epoca delle connessioni in rete e di social media, io ho conosciuto il gruppo Architettiamoci per Milano tramite passaparola con amici architetti.

L’informalità dei rapporti individuali, l’ampia varietà di esperienze lavorative e propensioni professionali, la quota rosa con simpatia e giovialità di carattere, hanno reso spontanea la richiesta da parte mia di partecipazione al gruppo, per condurre e proporre la mia candidatura.

Le idee personali di ciascuna e di ciascuno, con le comunicazioni arrivate in posta elettronica su malcontenti e desideri per un albo un po’ più vicino alle necessità di noi architetti, han permesso in Architettiamoci per Milano, di costruire un programma manifesto con proposte che mirino a rendere l’incontro tra noi professionisti più informale, più confortante, più coinvolgente e identitario, senza alcuna presunzione di stravolgimenti né di tabule rase, senza pronuncia di verbi da oracolo né di messia sceso in terra, con l’addizione di più voci il cui coro vuol essere, di qua e di là, un bel sentire, migliore della somma delle singole voci.

 

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Intervista a Paola Bettoni
Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Alessandro Sassi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista a Sara Brugiotti (Sez. B)

Come, quando e dove si vota?

 

 

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Paola, una millennial per l’Ordine degli architetti di Milano

Oggi intervistiamo Paola Bettoni, mantovana giovanissima candidata per le elezioni del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Milano, con la lista Architettiamoci.

Paola Bettoni

Ciao Paola, raccontaci di te. Età, provenienza, passioni, professione.

Ciao, sono nata e cresciuta a Mantova e vivo a Milano da circa un anno e mezzo. Ho 32 anni, mi sono laureata presso il Politecnico di Milano nel 2012 e fin da subito ho aperto la partita iva. Sono grata a Milano poiché mi ha accolta fornendomi opportunità mai avute prima. Vivo la città con esultanza, poiché ricca di opportunità e slanci per sviluppare le mie capacità. Sento di abitare in una città realmente internazionale, la porta dell’Italia sul mondo e sono felice ed orgogliosa d’esserci.
Sono appassionata di speleologia e questo lato avventuroso mi ha portata a conoscere le parti più nascoste ed affascinanti degli edifici storici, salendo su tetti ed esplorando sottotetti, cantine e cunicoli. L’esplorazione è la mia profonda passione che cerco di coniugare con il mio lavoro. Mi sono specializzata nella manutenzione degli edifici storici. Attualmente lavoro nel campo della bioedilizia, tematica molto cara poiché è la reale riscoperta di materiali “antichi” oltre che la vera chiave per proseguire in uno sviluppo sostenibile.

 

Cosa ti ha spinto a scegliere la via dell’Architettura? Di cosa ti occupi? In cosa si differenzia il tuo approccio?

Sin dall’infanzia l’architettura mi ha attirata. La curiosità nel comprendere come venivano realizzati gli edifici era costantemente accompagnata dal gesto di toccare i diversi materiali, pietre, mattoni, intonaci, percepirne la superficie, sentire i rumori che producevano, il profumo che emanavano fino a chiedermi ed immaginarmi chi mai avesse posato quel materiale in quel determinato modo.
Quindo ho sempre avuto un approccio sensoriale a tutto ciò che era edificato. Una volta cosciente di questa passione ho conseguito la strada dell’architettura non tanto per acquisire un mero titolo rappresentativo, ma per poter avere gli strumenti necessari per poter comprendere gli edifici e dare un senso alle storie che potevano raccontarmi, il loro trascorso e loro abitanti.
Ho così naturalmente approfondito le tematiche del restauro architettonico ma soprattutto la manutenzione degli edifici storici.
Sensibile alla natura dei materiali edili, la bioedilizia di cui ora mi occupo è il proseguo della mia passione, coniugando questi materiali antichi ottimi per l’edilizia storica, alla pressante necessità di affrontare l’inquinamento ambientale tramite la realizzazione di nuovi edifici di qualità, sani e rispettosi dell’ambiente in cui viviamo.

 

Cosa dovrebbe fare l’Ordine per il professionista? Cosa fa? Cosa vorresti che facesse?

L’iniziale approccio che ho avuto con l’ordine è stato piuttosto distaccato. L’Ordine essenzialmente è un organo di “vigilanza” della professione degli architetti, ma mi sarei aspettata qualcosa di più. Alle domande di richiesta di aiuto di giovani architetti spiazzati dal cannibalismo lavorativo, incapaci di potersi realizzare e autodeterminare, imbrigliati nelle vecchie logiche lavorative, trasformati in meri disegnatori sottopagati, paragonati a semplici strumenti come software informatici, è stato semplicemente risposto che non era competenza dell’Ordine aiutarli a trovare diverse soluzioni. Alla denuncia di diversi architetti che coraggiosi osservatori del loro territorio segnalavano l’abbandono, l’abuso e la distruzione di edifici di valore storico etnico e culturale, l’ordine ha risposto che più di accogliere la loro segnalazione, altro non potevano fare. All’insofferenza dei professionisti nei confronti della Pubblica Amministrazione per miopia di vedute e mancanza di dialogo per la risoluzione di molti problemi burocratici, bhè c’è ancora molto da fare.
Credo che l’ordine debba essere più di un’istituzione che faccia rispettare le regole, credo debba essere un megafono per far sentire la voce degli architetti, rendendoli nuovamente protagonisti, coinvolgendoli nei processi decisionali e accogliendo le loro istanze, ascoltandoli e cercando soluzioni assieme.
C’è da dire che attualmente la partecipazione degli architetti milanesi alla vita dell’ordine è molto limitata e se la partecipazione dei singoli non sarà più attiva, difficilmente i vecchi schemi verranno interrotti.

 

Quali sono le problematiche della professione che ritieni di maggior urgenza?

Il periodo economico appena trascorso ha esasperato le criticità che esistevano nel sistema lavorativo italiano. La solitudine lavorativa degli architetti che fino ad un decennio fa poteva ancora funzionare, oggi non può più sussistere. La spietata competitività fatta a colpi di ribasso dei tariffari, soprattutto dei giovani architetti, ha portato ad un generale impoverimento e perdita di qualità dei lavori eseguiti. È necessario quindi adeguarsi al cambiamento in atto, sfruttando la crisi trascorsa come motivo creativo per allargare i propri orizzonti lavorativi, uscendo dai soliti schematismi ed esplorando nuovi ambiti, nuove metodologie di lavoro, formando nuove figure professionali ed osservando l’estero non come minaccia ma come spunto di nuove opportunità, rimanendo comunque in Italia.

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Come, mai, tra tante liste, hai scelto “Architettiamoci”?

Ho scelto Architettiamoci poiché parla di reale cambiamento, di collaborazione attiva tra architetti, pronta a fornire maggiori informazioni, maggiori possibilità di collaborazione, cambiamento e vera apertura e coinvolgimento dei giovani architetti. È aperta all’ascolto di chiunque abbia qualcosa da comunicare e voglia di partecipare.

 

C’è davvero democrazia partecipata nelle riunioni di Architettiamoci?

Decisamente sì. Gli incontri permettono di conoscere altri colleghi,confrontarsi sui vari temi e trovare proficue affinità e collaborazioni. Indipendentemente dall’età e dall’esperienza lavorativa, ognuno viene accolto per gli stimoli, idee e competenze che può portare. La diversità di ognuno diventa così ricchezza di tutti.

 

Quali le istanze più sentite?

Cambiamento, collaborazione, apertura, ascolto.

 

Chi altro vorresti si avvicinasse al progetto?

Vorrei si avvicinassero al progetto tutti coloro che non si sentono rappresentati dall’Ordine, che anzi lo vedono più come un mero organo istituzionale che semplicemente gli permette di svolgere la loro attività, ma che di fatto non fa nulla per loro.
Vorrei si avvicinassero tutti i giovani architetti, che comprendano che il vero cambiamento si attua soltanto se per primi ci si impegna ad attuarlo. Per un futuro migliore per la loro professione è necessario che fin da subito facciano sentire la loro voce, le loro necessità e attuino di persona il cambiamento.

 

Quale la visione verso giovani iscritti all’Ordine, neolaureati e Millennials?

I giovani architetti sono coloro che vivranno il futuro della professione. Per questo è necessario in questa fase non essere statici e radicati agli schemi del passato, ma utilizzare la loro osservazione della realtà attuale, le loro energie, capacità di innovamento, visione del futuro e prospettive per riuscire ad aprirsi a nuove idee e professionalità, adatti a questo mondo in continuo cambiamento.

 

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Intervista alla candidata Francesca De Tisi
Intervista al candidato Edmondo Jonghi Lavarini
Intervista alla candidata Caterina Parrello
Intervista al candidato Alessandro Sassi
Intervista alla candidata Laura Galli
Intervista ad Angelo Errico
Intervista a Sara Brugiotti (Sez. B)

Come, quando e dove si vota?

Giovani architetti e …baroni…